Cosa vogliono creare gli startupper italiani dell’incubatore più grande al mondo

startup italiani lisbona

Un tempo lì si cuocevano biscotti e si preparava il pane. Gli stessi spazi tra meno di un anno ospiteranno il più grande centro per le startup al mondo. Siamo a Lisbona, sulla sponda est del fiume Tago: si chiamerà Hub Criativo do Beato e sorgerà negli edifici che, tra il 1897 e il 2011, hanno ospitato i laboratori che sfornavano pasta al ritmo di 18 tonnellate al giorno destinate all’esercito portoghese.

Il tempio dell’innovazione in un ex edificio militare

Dopo più di un secolo al servizio dei soldati, dai militari del dittatore António Salazar a quelli della democrazia del post Rivoluzione dei Garofani, l’ex edificio militare diventerà il fulcro attorno a cui graviteranno centinaia di startup: l’Hub Criativo do Beato (Hcb) sarà al tempo stesso un incubatore-acceleratore per le imprese più giovani e la base di progetti già avviati in grado di raccogliere finanziamenti nei round Series A e B.

Senza dimenticare grandi gruppi globali che strizzano l’occhio a Lisbona, come Mercedes e Super Bock che hanno già confermato la loro presenza, o il Web Summit che qui installerà il suo quartier generale. E anche la berlinese Factoy ha fatto sapere di voler aprire una filiale a Lisbona.

Lisbona proverà a prendersi lo scettro di capitale europea delle startup grazie anche a numeri stellari: un complesso di venti edifici riqualificati per una superficie complessiva di 35 mila metri quadrati – qualcosa in più della parigina Station F, ma l’intenzione è di crescere ancora aggiungendone altri 50 mila.

A guidare la transizione dal passato al futuro c’è Startup Lisboa, l’acceleratore nato nel 2012, che nei suoi spazi all’Hcb si porterà dietro alcune delle oltre 280 imprese di cui si è occupato finora. Tra loro, e a sperare di accaparrarsi uno di quei posti, ci sono anche due imprenditori italiani: Simone Semprini e Michael Fiorentino. Entrambi hanno lanciato la propria startup a Lisbona. Agi li ha raggiunti per farsi raccontare che cosa sognano di fare.

Lavoro senza soste e karma: “Per farmi scegliere ho anche appeso le foto di Hcb in casa”

“Spero che Startup Lisboa scelga me e mi porti all’Hub – racconta Michael Fiorentino – le provo tutte: ho anche appeso in ufficio e a casa le foto di come sarà l’Hcb, chissà che il karma mi aiuti”, scherza il ragazzo nato a New York ma con origini lucane e doppia cittadinanza statunitense- italiana: il suo bisnonno era di Potenza. Da un paio d’anni lavora per sviluppare Vixtape, la televisione che secondo lui sarà quella del futuro.

“È un ecosistema mediale innovativo che mixa video, audio e dati”, un po’ sul modello del video jockey, cioè il dj delle immagini. Il suo progetto mira a rivoluzionare la fruizione sul piccolo schermo: “Gli utenti potranno interagire con il palinsesto”, racconta Fiorentino. “Vixtape trasformerà la televisione in una tela d’arte digitale”, una sorta di canovaccio che lo spettatore potrà modificare agendo sui vari livelli, mescolando appunto gli input audio e video. Obiettivo dichiarato: “Migliorare l’umore delle persone”, spiega Fiorentino secondo cui “guardare video accoppiati con la musica può far sentire l’utente più rilassato o renderlo maggiormente produttivo al lavoro, aiutarlo a fare più attività fisica o a godersi al meglio le feste”. 

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La tv del futuro (almeno un po’) made in Italy

“Vixtape non è un servizio di video on demand perché gli utenti non dovranno scegliere uno spettacolo da guardare: saranno già sulla loro tv”, spiega l’italo-americano. Sul versante dei contenuti l’intenzione è “ricombinare prodotti esistenti e produrne altri di originali”. Quel che è certo è che i primi programmi si occuperanno di “arte, danza e cultura”. A incuriosire è anche il modello di business immaginato da Fiorentino: “Niente abbonamenti, Vixtape sarà gratis proprio come la vecchia televisione basata sulla pubblicità”. Sono proprio gli spot la chiave dell’intero progetto: “Immagino che gli utenti passino dalla vecchia tv via cavo a quella in streaming, motivo per cui i brand sposteranno qui gli investimenti in pubblicità per seguirli”, spiega il fondatore.

Kayak, passeggiate a cavallo e tour enogastronomici: l’idea di TourScanner

Per il momento Vixtape è ancora in fase di lancio e l’obiettivo numero uno è chiudere un round di finanziamenti da 250 mila euro per portare avanti la versione beta del sistema e lanciare ufficialmente il servizio a metà del prossimo anno. Già avviata è invece TourScanner, la startup fondata da Simone Semprini che funziona da motore di ricerca per attività di viaggio: “Aggreghiamo 15 fornitori e li mettiamo a confronto offrendo attività che spaziano dai musei alle visite guidate, da sport come kayak e passeggiate a cavallo ai tour gastronomici”, spiega.

Oggi ha un catalogo di 300 mila attività su 5 mila destinazioni, con 50 mila visitatori mensili. Lavorano da Lisbona, naturalmente: “Con i miei due soci abbiamo deciso di lanciare l’attività direttamente qua, provare in Italia non ci ispirava troppo perché sentivamo notizie controverse sul Paese”. Il Portogallo invece sembra essere il posto giusto per diversi motivi, a cominciare dalla burocrazia snella: “Abbiamo creato la startup in mezza giornata”, ci racconta Semprini.

Oggi, poi, la capitale lusitana ha credito per quanto riguarda l’innovazione: “Essere in una città piuttosto che l’altra serve per i contatti, per trovare mentors, investitori e partnership”. Cosa manca all’Italia? “Il metodo”, risponde Semprini. “Bisognerebbe semplificare l’amministrazione, non si può lavorare soltanto per avere pezzi di carta”. Per inseguire il modello portoghese, secondo molti la nuova Berlino per l’innovazione, forse non servono rivoluzioni economiche: “Più che un fondo pubblico che investa in startup serve una burocrazia che agevoli: lasciamo che a investire siano soggetti privati”, suggerisce Semprini.

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