Politica

E se davvero Renzi si ricandidasse per la segreteria del Pd?

E se davvero Renzi si ricandidasse per la segreteria del Pd?

Agi.it

Silvia Lore / NurPhoto 

Matteo Renzi e Nicola Zingaretti 

Lo scontro provocato dalle parole di Massimiliano Smeriglio al Manifesto potrebbe essere l’inizio della campagna congressuale di Matteo Renzi. La tesi, raccolta dall’Agi, è di un ex parlamentare del Pd secondo il quale non sarebbero prive di fondamento le voci che parlano di un prossimo impegno diretto dell’ex presidente del Consiglio nella corsa congressuale. Molto ‘prossimo’, visto che il tempo per la raccolta delle firme stringe e Renzi, qualora decidesse di scendere in campo, avrebbe a disposizione solo un paio di giorni. Una ipotesi smentita seccamente da chi ha avuto modo di parlare con l’ex premier nelle ultime ore.

Il diretto interessato è a casa sua, a Firenze, e tornerà a Roma soltanto martedì per ascoltare la relazione di Giuseppe Conte sul Consiglio Europeo di giovedì e venerdì. Voci su un impegno diretto di Renzi, tuttavia, sono tornate a circolare con insistenza venerdì, quando in rete è comparso un sondaggio Swg in cui si chiede agli intervistati di esprimere una preferenza tra Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e, appunto, Matteo Renzi. Un sondaggio, è stato spiegato da fonti parlamentari renziane, non commissionato da Renzi. Nell’area che all’ex segretario fa capo sono in molti ad auspicare un ritorno, diretto o indiretto, di Renzi dopo settimane passate ad occuparsi dei comitati civici nati alla Leopolda e a tessere relazioni con le forze politiche europee.

Il disorientamento dei renziani

Il senso di smarrimento dei renziani è via via cresciuto con il ritiro di Marco Minniti che, pur non gradito alla totalità degli appartenenti all’area, era l’unico candidato su cui si sentiva di poter puntare. L’ipotesi di una candidatura di Renzi è poi alimentata dal fatto che, dopo le voci, nessuna smentita ufficiale è arrivata dall’interessato. Nell’unico Tweet dedicato all’argomento, Renzi si è limitato a scrivere: “Faccio il segretario, mi colpisce il fuoco amico. Mi dimetto e mi chiedono di stare in silenzio. Sto zitto e mi chiedono di parlare. Un giorno devo andarmene, un giorno fare il segretario. Ma possiamo parlare di politica anziché parlare tutti i giorni di me?”.

Il ‘fuoco renziano’ contro Zingaretti, accusato di cercare un accordo che porti il M5s a sostenerlo ai gazebo, risponderebbe proprio a questo disegno: rendere il congresso una sorta di referendum pro o contro M5s. Per questa ragione sarebbero già pronte della ‘card’ per Facebook e Twitter in cui comparirebbe anche Zingaretti con messaggi del tipo: “Noi diciamo no al M5s. E tu?”. Fonti parlamentari del Pd confermano che l’idea è tornata a circolare, ma che si tratta al momento più di un auspicio che di un vero e proprio progetto. 

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Cosa intendeva Ceresani con quella frase su Satana e il riscaldamento globale

Cosa intendeva Ceresani con quella frase su Satana e il riscaldamento globale

 (Afp)

 Cristiano Ceresani

Il capo di gabinetto del ministero per la Famiglia e le disabilità, Cristiano Ceresani, ospite nella trasmissione Uno Mattina, risponde alla domanda se ci sia un’interpretazione teologica del riscaldamento globale, che veda incolpevole l’uomo perché vittima di forze a lui superiori. Risponde Ceserani: “È ovviamente colpa dell’uomo, della sua incuria, della sua avarizia se abbiamo calpestato il pianeta, che è l’unico che abbiamo. Ma nel cuore dell’uomo agiscono forze trascendenti. Nel cuore dell’uomo agisce la tentazione. E io nel libro (Kerygma, Il Vangelo degli ultimi giorni’, ndr) cerco di spiegare come [l’azione di] Satana, a cui resta poco tempo per prendere di mira il creato, sia un dato teologico. Davanti questo dato io faccio delle domande e chiedo: perché andando a leggere nelle scritture viene evocato uno sconvolgimento del creato? E lo metto in relazione a quello che sta succedendo oggi, dove gli ultimi dati raccontano i pericoli che sta correndo la Terra e il genere umano”. 

Ceresani non è nuovo di queste idee. Giurista, attuale capo di Gabinetto del ministro per la Famiglia e le Disabilità Lorenzo Fontana, studioso di teologia e di tecnologia, in un’intervista a Formiche.net risponde alla domanda su cosa intendesse nel suo libro quando si parla del fatto che “Il disegno di Dio è entrato nel suo compimento” e che noi “siamo già nell’ultima ora”, come scritto nella prefazione di Pedro Barrajón, rettore dell’Università del Centro europeo di Roma. Ceresani spiega che si tratta della visione ufficiale della Chiesa, che ci ricorda che con l’Avvento di Cristo il Regno è cominciato:

“Da quel momento entriamo nell’ultima ora, che si dipana nel tempo e nella storia con una dinamica, una logica e una sequenza temporale che s’intravede nitidamente nei discorsi escatologici di Gesù, che culminano con alcune immagini: l’amore di molti che si raffredderà, l’apparizione dei falsi cristi e falsi profeti che verranno per confondere la verità, e la “grande tribolazione”, questo enigmatico evento evocato anche nella Rivelazione di Giovanni. Fino all’annunzio finale che “le potenze dei cieli saranno sconvolte”. Su questo mi interrogo. Io ritengo che queste parole siano lì a dire qualcosa a noi oggi, uomini del XXI secolo”.

E poi un passaggio sul riscaldamento globale, che legge come parte di questa fase storica per un cattolico: 

“Il surriscaldamento della terra, lo scioglimento dei ghiacciai, la desertificazione, l’estinzione delle specie animali. Noi viviamo in un’epoca dove stanno accadendo dei fatti climatici del tutto inediti, mai accaduti nella storia dell’umanità e che si sono manifestati negli ultimi decenni. Io mi domando perciò se le parole di Gesù non siano un ammonimento su quanto sta accadendo oggi”.

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Grillo ha detto che il Movimento e i Gilet gialli vogliono le stesse cose

Grillo ha detto che il Movimento e i Gilet gialli vogliono le stesse cose

ANDREAS SOLARO / AFP

 Beppe Grillo e Luigi Di Maio

 Beppe Grillo traccia un parallelo tra M5s e i Gilet gialli francesi. “I Gilet gialli hanno venti punti di programma, non parlano solo di tasse, vogliono il reddito di cittadinanza, pensioni più alte… tutti temi che abbiamo lanciato noi, ma sui giornali finiscono per aver contestato le tasse sulla benzina, cioè l’unica cosa giusta che ha fatto Macron”, dice il garante M5s al ‘Fatto quotidiano’.

Grillo sostiene che nel Movimento “ci sono grandi talenti ma manca la politica, e se la politica non indica una strada finisci vittima del cambiamento tecnologico, dobbiamo prima di tutto metterci d’accordo su che vita vogliamo”. Quindi, aggiunge Grillo, “dobbiamo rimettere al centro l’ambiente, il clima, i grandi temi”.

E qui il garante dei 5 stelle argomenta: “Entro quattro anni la benzina andrà a quattro euro, il primo anno sale di un euro, il secondo di un altro euro e così via, regolatevi di conseguenza, solo così si innesca l’innovazione. Se hai una macchina che consuma la metà ma la benzina costa il doppio spendi uguale. Ma siamo passati dalle lampadine a incadescenza ai led che sono cento volte più efficienti e ne abbiamo approfittato per installare cento led per ogni lampadina. Il cambiamento deve essere prima di tutto culturale, la tecnologia non basta”. 

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Le accuse a Zingaretti di volere un’alleanza con il Movimento 5 stelle

Le accuse a Zingaretti di volere un'alleanza con il Movimento 5 stelle

Un “disgelo” con il Movimento 5 Stelle per “fare un pezzo di strada assieme” così da “rompere il blocco nazionalista e populista”. Parole che scatenano un duro confronto interno al Partito democratico quelle di Massimiliano Smeriglio, vice presidente della Regione Lazio.

Parole che, i diretti avversari di Nicola Zingaretti, con il quale Smeriglio governa la Regione, interpretano come un via libera del candidato alla guida del Pd ad una alleanza con i grillini: “Smeriglio teorizza la partecipazione di elettori di formazioni a sinistra del Pd alle primarie del prossimo 3 marzo per votare Zingaretti e poi portare il Pd all’alleanza con il Movimento 5 stelle”, è la lettura di Lorenzo Guerini: “Ha il merito di rendere chiaro il nucleo centrale della proposta politica-congressuale della mozione Zingaretti. Io penso invece che il nostro compito sia opporci con forza a questo governo e costruire l’alternativa al nazional-populismo di Lega e 5 stelle”.

Ma è una pioggia di critiche, prese di distanza e richieste di chiarimenti quelle che arrivano dalle diverse anime del Pd. Carlo Calenda, ad esempio, sottolinea che su un tema del genere “non sono tollerabili ambiguita'”. Per Giuseppe Fioroni “se la proposta è quella di consegnarsi a Grillo, certamente si snatura la funzione di un partito concepito per unire il centro e la sinistra, non per rianimare vanamente la sinistra immaginando di ammansire il populismo. All’orizzonte in questo caso c’è la dissipazione della nostra autonomia”.

In soccorso di Zingaretti, arrivano le parole del deputato Roberto Morassut: “Non mi pare Zingaretti abbia mai detto di voler fare un governo coi Cinque Stelle. Su questo nel Pd non vedo grandi differenze. Altra cosa è dire che i Cinque Stelle vanno scomposti. E questo, semmai, ha sempre detto Zingaretti”.

La risposta del governatore arriva ed è durissima: “Dobbiamo recuperare con la politica l’elettorato che ci ha abbandonato. Questo è un impegno etico. Il resto sono chiacchiere e fango di chi fa finta di non capire e usa in maniera subalterna, questo sì, gli stessi metodi dei 5 Stelle per gettare fango nel confronto politico”. Quanto al merito delle parole di Smeriglio, il governatore ricorda di aver “detto fino alla noia che non ho alcuna intenzione di allearmi con il Movimento 5 Stelle”.

“Ritornare in maniera isterica e ossessiva ogni volta su questo tema è segno della debolezza di chi non sa dire nulla di positivo su se stesso e ha come unica arma parlare male degli altri. La cosa divertente è che di solito i protagonisti di questa gazzarra sono tra i principali responsabili della disfatta elettorale che ha portato i 5 Stelle al Governo e pretendono di dare lezioni a me che li ho sconfitti. Io credo che sia essenziale un’altra cosa: un cambiamento radicale che torni a metterci in sintonia con l’elettorato che abbiamo perso e che, in gran parte per rabbia e sfiducia, ha votato 5 Stelle”, conclude Zingaretti. 

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Citazioni, musiche e orizzonti della piazza di Salvini, che guarda già oltre la Lega

Citazioni, musiche e orizzonti della piazza di Salvini, che guarda già oltre la Lega

Matteo Salvini chiede “unione” alla piazza e al Paese e tenta di proiettare il suo movimento – primo nei consensi, tiene e rimarcare – oltre i confini tradizionali della Lega.

In piazza del Popolo, a Roma, per la seconda volta dopo la prima grande manifestazione nazionale celebrata nel febbraio 2015, il segretario leghista parla al suo popolo ma non solo. Per la prima volta su un palco di una manifestazione del partito che fu di Umberto Bossi c’è il Tricolore sotto lo slogan ‘L’Italia rialza la testa’, le bandiere italiane sono presenti anche nella piazza al fianco dei tradizionali vessilli autonomisti.

E il discorso del segretario ha toni governativi, ecumenici, nelle citazioni di Giovanni Paolo II. “Dureremo cinque anni e manterremo le promesse. Non farò mai saltare un governo che lavora per gli italiani, neanche se arriviamo all’80%, per un sondaggio”, scandisce Salvini, intervenendo dal palco.

Il vice premier leghista, quindi, assicura che l’esecutivo di cui fa parte non metterà “nessuna nuova tassa, su auto, case e conti correnti”. Mentre, sul tema manovra, chiede alla piazza di dargli “il mandato di andare a trattare con l’Ue, non come ministro, ma a nome di 60 milioni di italiani che vogliono lasciare ai loro figli e nipoti un’Italia migliore”.

“Se l’Europa è quella che si ferma allo spread, alla finanza, agli zero virgola è un’Europa destinata a fallire”, critica. Nel suo intervento, diversi gli accenni all’esperienza di governo: da quanto fatto in materia di immigrazione, alla legge sulla sicurezza e alla riforma del codice degli appalti (lo abbiamo riscritto “pagina per pagina, era da Medioevo”). Sul fronte del partito, il segretario leghista rivendica con orgoglio: “Quando la Lega del 4 per cento manifestò in questo piazza mai avrei pensato che gli italiani ci dessero la forza di essere il primo movimento politico di questo Paese”.

Quella che doveva essere una “festa” è oscurata dalla tragedia nella discoteca marchigiana e la manifestazione si apre con un minuto di silenzio in onore delle vittime. Dopo il tributo ai sei morti di Corinaldo, gli interventi dei ministri leghisti del governo Conte. Il breve tributo ai governatori – Luca Zaia, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti – è affidato al ministro per gli Affari regionali Erika Stefani.

Le citazioni di Giovanni Paolo II, Alcide De Gasperi e Martin Luther King

Poi la parola al ‘capitano’, che, nel suo discorso cita Giovanni Paolo II, Alcide De Gasperi e Martin Luther King. “Io non mollo”, garantisce Salvini, invitando i sostenitori a “marciare uniti e compatti perché cercheranno di dividerci nei prossimi mesi”. “Questa non è una piazza che ha tempo da perdere in odio e polemiche. La vita è troppo breve. Questa è una piazza di unione e speranza. Lasciamo a qualcun altro le polemiche”.

“Leggendo i giornali la mattina mi accorgo che siete nel giusto perché se i portavoce dei poteri forti” ci attaccano, “vuol dire che siamo nel giusto”. Salvini ringrazia “Luigi” (Di Maio) e chi lo sta accompagnando in questo “progetto coraggioso” di governo. “Non molleremo mai vi dò la mia parola che andremo fino in fondo. Non saranno gli attacchi e le bugie a fermarci”.

Le “lezione” di Wojtyla – che “oggi alcuni giornalisti definirebbero un sovversivo, invece era un visionario” – è evocata più volte come esempio per la “costruzione di un’Europa fondata sul lavoro e sulle identità”. Ma nel Pantheon di Salvini c’è anche Luther King. “Martin Luther King diceva che non c’è bisogno di fare guerre per farsi dei nemici, basta dire quello che si pensa”, dice. “Non posso ripetere ‘Molti nemici e molto onore’ – aggiunge ricordando quando fu accusato di citare Benito Mussolini -, sennò mi rimproverano di nostalgie che non ho”.

Il segretario leghista poi tiene a ricordare quanto sosteneva De Gasperi, secondo cui “un bravo politico non pensa alle prossime elezioni ma alle prossime generazioni”. Poi Salvini lascia la piazza e per andare nelle Marche. Domani l’incontro al Viminale con il mondo produttivo, tra cui imprenditori e artigiani che hanno manifestato contro la manovra. Lunedì intervista coi corrispondenti stranieri a Roma, martedì e mercoledì missione in Israele dove ha in programma un incontro con Benjamin Netanyahu. ‘Rottamati’ i tradizionali ‘Carmina burana’ leghisti, Salvini è salito sul palco sulle note di ‘Vincerò’ dall’aria ‘Nessun dorma’ della ‘Turandot’ di Giacomo Puccini.

Nel ‘canzoniere’ leghista poi spazio al pop e rock con brani di Rino Gaetano, Eugenio Bennato, Vasco Rossi, Cesare Cremonini, ‘I bambini fanno oh’ di Povia e anche qualche canzone natalizia. 

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Tav: Grillo, “Non è questione di destra o sinistra, serve tavolo con ingegneri e filosofi”

Tav: Grillo, "Non è questione di destra o sinistra, serve tavolo con ingegneri e filosofi"

“Non è questione di destra, sinistra, centro, movimento o non movimento: bisogna sedersi ad un tavolo con ingegneri, architetti, filosofi ed artisti e contaminarsi”. Lo ha detto Beppe Grillo parlando della Tav a Roma, dove ha partecipato alla presentazione del libro “Palermo Connection” di Petra Reski, alla mostra Più libri, più liberi.

Oggi intanto, a distanza di poco meno di un mese Piazza Castello a Torino si è di nuovo riempita. Oggi sono state le bandiere no tav, le canzoni, gli slogan del movimento della Valle di Susa a caratterizzare questo giorno di festa torinese. Una manifestazione che si è svolta senza incidenti, come aveva preannunciato alla vigilia il questore Francesco Messina, partita da Piazza Statuto e che ha raggiunto piazza Castello dopo avere percorso il centro di Torino.

A fianco del movimento esponenti di Sinistra italiana, Rifondazione comunista, consiglieri regionali e comunali del M5s, rappresentanti della Fiom e della Cgil. Tanti sindaci provenienti in particolare dalla Val di Susa, con la fascia tricolore come il vice sindaco di Torino, Guido Montanari, che ha sottolineato: “La mia partecipazione al corteo l’abbiamo decisa tutti insieme con la sindaca e la maggioranza. Il tav è una di quelle opere inutili che consuma energia e per questo siamo qui oggi”.

In corteo anche alcuni amministratori francesi della Maurienne, alcuni dei quali con i gilet gialli. “Siamo il movimento che unisce l’opposizione franco-italiana al Tav. – ha detto uno di loro dal palco -. Combattiamo il progetto della Torino-Lione e proponiamo l’uso della linea esistente. Ricordate – ha aggiunto- che anche in Francia l’opposizione è ampia”.

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La Lega celebra in piazza a Roma il sorpasso sul M5s

La Lega celebra in piazza a Roma il sorpasso sul M5s

(Foto di Federica Valenti)

 La manifestazione della Lega a Roma

Al via la festa della Lega a piazza del Popolo, musiche italiane e canzoni natalizie si susseguono, per dare il senso della festa e della moderazione. Ma pesa la tragedia di Corinaldo dove hanno perso la vita sei persone. E’ lo stesso Salvini ad invitare a osservare un minuto di silenzio.

Salvini è salito sul palco di piazza del Popolo a Roma per salutare i sostenitori riuniti per la seconda grande manifestazione nazionale della Lega. Il ministro dell’Interno indossa una felpa bordeaux con la scritta ‘Polizia’.

Come è cambiata la Lega 

Nel 2015 quando la “Lega al 4 per cento” manifestò in questa piazza “mai avrei pensato che gli italiani che ci dessero la forza di essere il primo movimento politico di questo Paese” ha detto Salvini. “La battaglia della Lega non si ferma più all’interno dei confini nazionali”, ha affermato. Il mio obiettivo è “un Paese unito nel rispetto delle tradizioni e delle differenze”.  

Il sottosegretario Giancarlo Giorgetti insiste sul cambiamento “del buon senso che abbiamo portato in politica” e dal palco di piazza del Popolo dice che “quando questo buon senso va al governo si legge anche con la parola responsabilità”. “Noi sappiamo quello che stiamo facendo”.

Questa “responsabilità è anche verso l’Europa, noi vogliamo essere protagonisti anche di questo cambiamento storico”, per far sì che l’Europa sia “più democratica, più rispettosa dei popoli , delle loro culture”, sottolinea. 

“Ci aspettano mesi impegnativi, non ci sarà niente di facile, stiamo dando fastidio a poteri forti che avevano come obiettivo quello di depredare l’Italia, quindi uniamoci perché uniti si vince” sottolinea Salvini. “Lo dico anche all’opposizione, abbiamo fatto opposizione per tanti anni, ci sta che ora sia tutta colpa di Salvini”.

“Roma si merita di più”

“Questa piazza è bellissima, Roma è bellissima, forse meriterebbe molto di più. Il nostro cambiamento sarà fatto dal buon senso” ha detto il ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, dal palco di piazza del Popolo. Bongiorno ha elencato le battaglie portate avanti alla Lega, a partire dalla legittima difesa e dalla lotta alla violenza alle donne. Senza tralasciare il suo settore: “Ci sono tantissimi dipendenti pubblici veramente servitori dello Stato”, ma sui ‘furbetti’ aggiunge: “è buon senso dire che è reato?” chiede ottenendo il sì scontato della piazza.

“Ho trovato leggi scritte solo in inglese, io voglio leggi scritte in italiano”, ha proseguito. “Stop ai premi per coloro che vengono trovati in flagranza di reato, per chi uccide. Hai ucciso? Stop agli sconti di pena”, ha detto ancora invitando i manifestanti delle regioni del Sud: “è buon senso fare questa Lega tutti insieme?”.

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Perché Salvini ha ringraziato Pamela Anderson

Lega Salvini ringrazia Pamela Anderson

TORSTEN SILZ / DDP / ddp images/AFP
 

 Pamela Anderson

Dal palco della manifestazione di piazza del Popolo, Matteo Salvini ha ringraziato Pamela Anderson celeberrima bagnina sexy di Baywatch. “Io ringrazio coloro che oggi non sono in questa piazza” ha detto il leader della Lega riferendosi alle polemiche sollevate per la campagna con i ‘non testimonial’ lanciata in vista della manifestazione leghista, “Ci mancava Pamela Anderson… Abbiamo contro Pamela Anderson e non so se riusciremo a cambiare l’Europa con cotanti oppositori…”.

Ma perché il ministro dell’Interno ha scelto di citare proprio l’attrice di origine canadese?

Attivista per i diritti umani e animali, sostenitrice di Bernie Sanders e di Julian Assange, Pamela Anderson si esprime spesso sulla politica internazionale tramite il suo profilo Twitter.

Nei giorni scorsi avevano fatto notizia i suoi cinguettii sulle proteste dei gilet gialli, nei quali definiva la violenza di alcuni manifestanti reprensibile ma incomparabile alla “violenza strutturale delle élite francesi e globali”. 

Qualcuno, troppo frettolosamente, aveva arruolato l’ex bagnina di Baywatch nel pantheon sovranista. Niente di più sbagliato. La protesta contro la globalizzazione nacque pur sempre da sinistra e gli appelli della Anderson sono sempre stati al fronte progressista, perché si renda capace di contrastare allo stesso modo sia i poteri globalisti incarnati da Emmanuel Macron che le nuove destre rappresentate da Matteo Salvini. In particolare in vista delle prossime, cruciali elezioni europee.

Nell’affrontare l’attuale situazione politica italiana, l’attrice e modella si lascia andare a paragoni con il Ventennio.

E la risposta contro l’avanzata del nazionalismo, che in Italia starebbe portando a “nuove forme di fascismo”, non possono essere certo gli europeisti istituzionali alla Macron.

Anzi, Salvini e Macron sono due facce della stessa medaglia: “Hanno bisogno l’uno dell’altro e si rafforzano l’un l’altro, la soluzione può essere solo un risveglio paneuropeo che superi confini e nazionalità e che sia in grado di affrontare la profonda crisi economica, sociale ed ecologica dell’Europa odierna”.

Come avrà reagito Salvini? Fermo il suo dolore da fan di Baywatch, il ministro degli Interni ha provveduto subito ad arruolare Pamela Anderson nella serie di personaggi, da Vauro a Oliviero Toscani, che l’8 dicembre non saranno presenti alla manifestazione leghista di Piazza del Popolo.

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Zingaretti accusato di inseguire i 5 stelle: “Solo fango”

zingaretti m5s fango

Scoppia una nuova polemica nel Pd. Il bersaglio questa volta è Nicola Zingaretti, governatore del Lazio e candidato alla segreteria del partito. A scatenare un duro confronto interno, le parole di Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della regione Lazio e uomo vicino a Zingaretti, che prospetta un “disgelo” con il Movimento 5 Stelle per “fare un pezzo di strada assieme” così da “rompere il blocco nazionalista e populista”. Immediata la reazione degli esponenti dem che si oppongono alla candidatura del presidnete del Lazio. Dice Lorenzo Guerini: Smeriglio “ha il merito di rendere chiaro il nucleo centrale della proposta politica-congressuale della mozione Zingarett. Io penso invece che il nostro compito sia opporci con forza a questo governo e costruire l’alternativa al nazional-populismo di Lega e 5 stelle”. E Carlo Calenda, a sua volta, sottolinea che su un tema del genere “non sono tollerabili ambiguità”. 

La risposta del governatore arriva ed è durissima: “Dobbiamo recuperare con la politica l’elettorato che ci ha abbandonato. Questo è un impegno etico. Il resto sono chiacchiere e fango di chi fa finta di non capire e usa in maniera subalterna, questo sì, gli stessi metodi dei 5 Stelle per gettare fango nel confronto politico”. Quanto al merito delle parole di Smeriglio, il governatore ricorda di aver detto “fino alla noia” di non aver alcuna intenzione di allearsi con il Movimento 5 Stelle: “Ritornare in maniera isterica e ossessiva ogni volta su questo tema è segno della debolezza di chi non sa dire nulla di positivo su se stesso e ha come unica arma parlare male degli altri”.

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