Politica

Emma Bonino ha detto agli studenti che l’unico modo per resistere a Salvini è studiare

Emma Bonino ha detto agli studenti che l'unico modo per resistere a Salvini è studiare

Foto: THIERRY ROGE / BELGA / AFP 

 Emma Bonino

“Se studi sei più forte per resistere alle bufale di Salvini e compagnia bella. Sai dirgli esattamente che la divisione dei poteri è alla base della democrazia”. Così Emma Bonino ha esortato i centinaia di studenti dell’aula magna della Bocconi, venuti ad ascoltarla alla conferenza annuale ‘Europa: miraggio o realtà’. “La conoscenza è un’arma di difesa, arma democratica” ha aggiunto. La leader radicale fa riferimento ai tanti episodi di razzismo e intolleranza che si stanno ripetendo ultimamente e lancia l’allarme: “non si possono e non si devono sottovalutare gli episodi che hanno costellato questi ultimi mesi. La signora che dice ‘io accanto a lei non mi siedo perché è nero’, il caso delle mense di Lodi, o l’attacco di Grillo ai poteri del Capo dello Stato non sono una ragazzata”.

“Un episodio in sé può sembrare sminuito ma se li metterete tutti insieme è allarmante – spiega – La signora per bene che non si fa visitare dal ginecologo perché è nero, ed è una signora del ricco nord, credo debba allarmare tutti quanti”. “Come già accaduto l’assalto alla legalità porta con se sempre la ricomparsa dei fantasmi del nazionalismo e razzismo, accompagnato da bullismo tribale e di stampo squadrista – sottolinea – Non sono quattro chiacchiere al bar ma sono le istituzioni stesse”.

Per la senatrice “c’è da preoccuparsi”. “Questi attacchi vanno respinti da tutti. Sta a noi decidere se paralizzarci nella paura o costruire un futuro migliore grazie alle opportunità che ci sono offerte. Quello che dobbiamo fare è trasformare il rancore in speranza di un futuro migliore. Non c’è nulla di peggio che starsene con le mani in mano. Qualche impegno in più vi farà bene – esorta i giovani in platea – Occupatevi di quello che volete, ma fatelo, smettetela di brontolare e delegare ai vecchi come me. Tiriamoci su le maniche”. 

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Chi è l’uomo politico che a Bolzano prende più voti di Salvini

Chi è l’uomo politico che a Bolzano prende più voti di Salvini

Per colpa delle delicate alchimie, politiche e non solo, che reggono gli equilibri dell’Alto Adige non potrà essere lui a ricoprire la carica che gli spetterebbe, quella di vicepresidente della Provincia Autonoma di Bolzano in alleanza con la Svp. Tocca, per statuto, a un italiano.

Vittoria sul campo su tutti gli avversari

Niente da fare, quindi, ma si tratta di una vittoria negata solo a tavolino: sul campo di gioco è lui l’unico che ha vinto. Di sicuro più del partito tradizionale dei sudtirolesi, la Suedtiroler Volkspartei, che non ha fatto male come i confratelli bavaresi un paio di settimane fa (-10%) ma comunque ha lasciato sul terreno quattro punti percentuali. Più dei grillini, fermi su un umiliante 2,4 percento. Più dei sovranisti-secessionisti denominati Freihetilichen: questi sì che hanno perso come la Csu in Baviera, erano al 17 e sono al 6 percento. Più dello stesso Matteo Salvini, rimasto distanziato di quattro punti.

Anche in Alto Adige esistono i liberi elettori

A voler trovare per forza un parallelo sempre bavarese vengono in mente i Freie Waehler. Sono i Liberi Elettori che a Monaco e dintorni davano tutti per fagocitati dalla destra estrema degli Alternativi per la Germania. E invece non solo hanno resistito, ma sono arrivati prima dei tanto temuti avversari diretti. La cosa si presta ad una serie di considerazioni.

Koellensperger, come i Liberi Elettori, ha tutto l’aspetto di chi si trovi per puro caso in mezzo alla politica. Non è un allevatore di maiali (il leader dei Liberi Elettori lo è) ma è un informatico di 48 anni e di fisico giovanile rigorosamente protetto da camicie casual. Più che in un’aula consiliare ti aspetteresti di trovarlo in cima all’Ortles. Niente di più lontano dallo stereotipo del politico di professione. Eppure di politica si occupa e non da ieri: è stato consigliere provinciale del Movimento 5 Stelle, fino allo scorso luglio.

Doppio passaporto, doppio taglio

A metà estate ha maturato la rottura, rivendicando a gran voce la sua diversità nell’essere all’opposizione. Lui la sognava ben più determinata di quanto non sia stata concretamente condotta dal Movimento, ma i sogni in politica si spengono spesso il mattino successivo alla tornata elettorale.

Così tre mesi fa ha fondato il suo movimento fai da te, chiamandolo senza troppa fantasia Team Koellensprenger, e ha iniziato a riempirlo di esponenti di quella che in gergo aulico si chiama la Società Civile. Tutti “dal centro della vita”. Quindi gli ha dato una caratura locale, ma non sovranista: aveva annusato fin da subito che le boutade d’Oltrebrennero sul doppio passaporto (italiano e austriaco) ai sudtirolesi sarebbero state un’arma a doppio taglio. Ottima cioè per i politici austriaci, spuntata per non dire controproducente nel dibattito da questa parte del confine. Aveva ragione.

Un moderato pragmatico

Si è presentato insomma come il concreto esponente di un gruppo di persone che non si lascia convincere dal sovranismo spicciolo antimigranti (anche qui: proprio come i Liberi Elettori bavaresi) anche se ci tiene alla propria identità. E al tempo stesso non ama le fughe in avanti, le facili rivendicazioni che non sai mai dove ti portano, i pugni sbattuti sul tavolo. 

Chi è l’uomo politico che a Bolzano prende più voti di Salvini

Salvi Bessone, Lega Nord Alto Adige Brennero (Marangoni) 

L’uomo delle postrisposte

Chi ha votato per lui? Vedendo le percentuali elettorali verrebbe da dire una parte degli elettori della Svp e una parte dei secessionisti, ma si tratta di una spiegazione non del tutto convincente. Troppo di rottura per piacere ai primi, troppo moderato per i secondi.

L’impressione è che i suoi consensi siano ben più trasversali, e che vadano anche al di là delle divisioni linguistiche.

Altrimenti sarebbe troppo difficile spiegare il cattivo risultato del M5S, ma anche quello del Pd. Insomma, il tecnico informatico potrebbe avere trovato già le postrisposte alla politica della postverità, quella inaugurata da Trump in America e importata in Europa dai sovranisti – magari leghisti – grazie ai buoni uffici di Steve Bannon.   

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Trentino: Fugatti (Lega-Centrodestra) presidente col 46,74%

Fugatti Trentino

Maurizio Fugatti è il nuovo presidente della provincia autonoma di Trento. Il candidato del centrodestra al termine dello scrutinio delle 529 sezioni ha vinto con il 46,74% (124.590 voti) lasciando a 25,40% il candidato del centrosinistra Giorgio Tonini. Il governatore uscente Ugo Rossi si è fermato al 12,42%. Fugatti, attualmente sottosegretario del ministero della Salute, faceva parte di una coalizione formata da Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, UdC-Centro Popolare, Progetto Trentino, Agire, Civica Trentina, Associazione Fassa e Autonomisti Popolari. Non era mai accaduto nella storia trentina che la maggioranza di governo fosse di centrodestra. Gli altri candidati presidenti erano Filippo Degasperi del Movimento 5 Stelle (7,10%), Antonella Valer di L’Altro Trentino a Sinistra Liberi e Uguali (2,66%), Mauro Ottobre di Autonomia Dinamica (1,96%), Roberto De Laurentis di Tre – Territorialità Responsabilità Economia (1,51%), Paolo Primon di Popoli Liberi (0,89%), Ferruccio Chenetti di Moviment Ladin De Fascia (0,71%), Filippo Castaldini di Casapound (0,47%) e Federico Monegaglia di Riconquistare l’Italia (0,13%). 

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Quelli che pensano che un’altra destra non salviniana sia possibile e urgente

Quelli che pensano che un'altra destra non salviniana sia possibile e urgente

 (Afp)

 Matteo Salvini e Marine Le Pen

Qualcosa si muove a destra. Qualcosa si muove in quella destra che “non vuole morire salviniana”, perché, prendendo in prestito le parole di Salvatore Merlo sul Foglio, “sicurezza, serietà e responsabilità non sono valori da estremisti di destra: la migliore cura per i razzisti e per chi campa elettoralmente con la paura sarebbe una destra civilizzata”. Impossibile una destra così? Beh, a un’osservazione superficiale sembrerebbe di sì. Ma poi si ripensa all’editoriale di Alessandro Sallusti che, parlando di Matteo Salvini sul “Giornale”, ha vagheggiato addirittura il rischio nazismo. E tornano in mente coloro non hanno non potuto applaudire la vice presidente della Camera, Mara Carfagna, quando, ricordando tra le altre cose che “la propaganda gonfia il consenso nell’immediato, ma non produce effetti sul medio periodo” ha ‘silenziato’ Matteo Salvini. Se infine ci si accorge di un evento previsto per il prossimo ‪27 ottobre, ci si può rendere conto che, invece sì, qualcosa sta davvero succedendo. Sotto traccia, senza clamori.

Dall’appello pubblico, apparso su Repubblica, del direttore artistico di Caffeina, Filippo Rossi, al “recupero della forza liberatrice di una buona destra, che sia antisalviniana, laica, inclusiva, una destra moderna, affidabile, autorevole ma non autoritaria, che si richiami a Paolo Borsellino”, che ha fatto registrare positivi riscontri e adesioni da tutta Italia, prende il via l’esperimento “Viva l’Italia. Discorsi per un’altra politica”. Tra i relatori, oltre a Luigi Di Gregorio, Antonio Rizzo, Adriana Galgano, anche un Piercamillo Falasca che in un post su Facebook spiega così la linea di confine: “Il patriota difende l’Italia e la sogna migliore, il nazionalista gonfia il petto, aggredisce gli altri e fa male al Paese”.

“Uno spazio per menti libere che vuole essere soprattutto un punto di ripartenza. Un laboratorio politico-sociale che invita alla riflessione e aspira a porsi come un contenitore di differenti esperienze, tutte accomunate da un forte disagio per i modi e i contenuti a cui al giorno d’oggi è stata ridotta la politica. Un’occasione per superare l’omologazione del pensiero e dare voce alla vivacità della diversità”, spiegano gli organizzatori. Sul palco del Teatro Caffeina di Viterbo, con Filippo Rossi e Chiara Moroni si alterneranno (sabato 27 ottobre) gli interventi e i contributi di professori, giornalisti e osservatori politici.

“Un’altra politica: sarà questo il tema intorno al quale ruoteranno gli interventi e i confronti – dice Rossi – dato che l’evento non ridurrà lo spettro della discussione unicamente a destra. È possibile oggi un’altra politica, pensata e praticata con ideali, realismo e concretezza? Crediamo che ci sia una forte necessità di cambiare nel nostro Paese soprattutto la politica intesa come massificazione del pensiero e rifiuto violento della diversità, strumenti troppo spesso usati per nascondere l’incapacità di combattere battaglie di civiltà sul piano sociale e culturale”. E ancora: “Matteo Salvini incarna alla perfezione un’estrema destra capace solo di esaltare i problemi senza trovare le soluzioni, capace solo di vivere sulle paure dei più senza scommettere sul coraggio di pochi. Salvini è la destra per come l’ha sognata la sinistra per anni: un incubo. Ma un grande paese come l’Italia non può sottostare senza reagire a questa idea caricaturale, deforme di destra. Un fenomeno da baraccone”.

“Viva l’Italia non vuole offrire ricette semplicistiche e solo apparentemente efficaci rispetto ad una politica che oggi sta costruendo una società deresponsabilizzata, iniqua, familista e bloccata – aggiunge il direttore artistico di Caffeina – vuole essere una proposta di metodo per riportare al centro del dibattito pubblico realismo e competenze, pensiero critico, inclusività e libero confronto”. Qualcosa si muove, nella scommessa che abbia ragione Flavio Tosi: “È evidente che si apre uno spazio per una forza europea, responsabile e seria. Troppi cittadini non sono più rappresentati…”.

E anche nel tentativo di dare qualche risposta all’esortazione di Aldo Cazzullo: “Serve la capacità di sentire il Paese, interpretare il sentimento popolare senza farsene condizionare, elaborare una proposta per le nuove generazioni guardando al domani e non al consenso immediato. Non sono processi che si improvvisano, o che si affidano alla pseudodemocrazia del clic. Ma già con le candidature alle prossime Europee il centrodestra, se ancora esiste, dovrebbe dare un segnale. L’alternativa è pagare all’ondata populista un prezzo altissimo”.

“Noi non abbiamo tutte le risposte. Ma sentiamo l’urgenza di porci le domande. Non vogliamo proporre ricette, ma coinvolgere in un metodo di discussione e di azione, tutti coloro che osservando la politica di oggi scuotono la testa”, spiega poi Chiara Moroni, docente all’Università della Tuscia, analista politico ed esperta di comunicazione. “Anche se la politica è afflitta da continue emergenze noi crediamo che sia possibile trovare ad esse soluzioni attraverso progetti e fini, politici e sociali, di più ampio respiro. Noi crediamo nella Politica”.

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Trentino: Fugatti (Lega-Centrodestra) al 43,59% (61 sez.su 529)

Trentino: Fugatti (Lega-Centrodestra) al 43,59% (61 sez.su 529)

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 Salvini e Fugatti

Maurizio Fugatti, leghista, sottosegretario alla Salute e candidato per il centrodestra alle elezioni provinciali in Trentino, dopo 61 sezioni scrutinate su 529, è in vantaggio col 43,59% sul candidato di centrosinistra Giorgio Tonini (28,09%). Poco sopra il 10% il governatore uscente Ugo Rossi. Per quanto concerne le liste, la Lega dopo 40 sezioni su 529 è al 25,62% davanti al Pd con il 15,57% e al Partito Autonomista Trentino Tirolese. Spoglio delle schede un po’ a rilento.

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Ue, Di Maio: a gennaio/febbraio manifesto per un’Europa diversa

di maio manifesto europa diversa

 Afp

 Luigi Di Maio

“Le elezioni europee a maggio  avranno una sola certezza: come c’è stato un terremoto politico positivo in Italia il 4 marzo, ci sarà anche a livello europeo e nulla sarà più come prima. I popoli si sono stancati dell’austerità”. Nel contratto di governo “c’e’ il fatto che noi vogliamo cambiare l’Europa e il M5s si farà promotore di un nuovo gruppo parlamentare per portare avanti un’Europa diversa”. Lo ha ribadito il vicepremier Luigi Di Maio ai microfoni di Rtl 102.5. “C’è già un’interlocuzione con alcune forze politiche che entreranno per la prima volta nel Parlamento europeo e che hanno già un discreto seguito – ha detto – a gennaio/febbraio presenteremo un manifesto per un’Europa diversa, che non ha nulla a che vedere con la destra sovranista e la con sinistra”.

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Alto Adige: Svp supera il 40%, forti Team Koellensperger e Lega

Alto Adige: Svp supera il 40%, forti Team Koellensperger e Lega

La Suedtiroler Volkspartei si è confermato il partito di maggioranza in Alto Adige vincendo le elezioni provinciali con il 41,9% davanti alla sorpresa del Team Koellensperger, una sorta di Movimento 5 Stelle in salsa tedesca (15,2%) e alla Lega (11,1%), primo partito a Bolzano città col 27,8% e a Laives col 36,9% Per la Svp, storicamente partito di raccolta dell’elettorato di lingua tedesca, si tratta di un successo che lascia molto a pensare nel suo interno perché ha registrato un calo di oltre il 3% rispetto al 2013.

Infatti, il partito della “stella alpina” in consiglio provinciale porterà “solo” 15 consiglieri (minimo storico), due in meno rispetto alla precedente legislatura, ben sette in meno rispetto a 30 anni fa nella tornata che consegnò l’Alto Adige a Luis Durnwalder. Il governatore Arno Kompatscher ha ottenuto 68.210 preferenze, quasi undicimila in meno rispetto a cinque anni prima segnale che qualcosa all’interno della Svp effettivamente non funziona. Secondo candidato più votato è stato l’Obmann della Svp, Philipp Achammer che da 14.202 è balzato a 33.288.

L’italiano più votato è stato Massimo Bessone della Lega con 4.398.Questo il dettaglio del voto:-SVP Suedtiroler Volkspartei (119.108 preferenze) 41,9%-Team Koellensperger (43.315) 15,2%-Lega Nord (31.510) 11,1%-Verdi – Gruene – Verc (19.391) 6,8%-Die Freiheitlichen (17.620) 6,2%-Suedtiroler Freiheit (16.927) 6,0%-Pd Partito Democratico (10.806) 3,8%-Movimento 5 Stelle (6.670) 2,4% -L’Alto Adige nel Cuore Fratelli d’Italia Uniti (4.883) 1,7%-Buergerunion fuer Suedtirol (3.664) 1,3%-Noi per l’Alto Adige – Fuer Sudtirol (3.428) 1,2%-Forza Italia (2.825) 1,0%-Casapound Italia (2.451) 0,9%-Vereinte Linke Sinistra Unita (1.753) 0,6%.

Il nuovo consiglio provinciale altoatesino che sarà formato da 35 consiglieri eleggerè in un secondo momento il presidente della giunta. Con il termine delle operazioni di scrutinio, la Suedtiroler Volkspartei avrà 15 consiglieri (ne aveva 17), il neonato Team Koellensperger, composto da diversi dissidenti del M5S sarà rappresentato da 6 consiglieri, la Lega da 4, i Verdi da 3, i Freiheitlichen 2 (ne avevano 6), la Suedtiroler Freiheit 2 (ne aveva 3), il Partito Democratico 1 (ne aveva 2), il Movimento 5 Stelle 1, L’Alto Adige nel Cuore Fratelli d’Italia Uniti 1. Considerando che la Svp non ha la maggioranza sin da oggi si metteràa lavoro per trovare almeno tre consiglieri di altri partiti. Di fronte a questo scenario non è escluso, ma nemmeno certo, un accordo con la Lega che è partito al Governo nazionale.

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Urne chiuse in Alto Adige: Svp sotto il 40%, Lega al 30% a Bolzano

urne chiuse alto adige

Alla chiusura delle urne delle ore 21 nei 487 seggi presenti in Alto Adige la percentuale di affluenza è stata del 73,9%. I votanti che si sono recati alle urne per il rinnovo del consiglio provinciale altoatesino sono stati complessivamente 282.244. Rispetto alle elezioni del 2013 si è registrato un calo nell’affluenza pari al 3,8 %. A Bolzano la percentuale è stata del 64,6 %, stesso valore di cinque anni fa. In calo, anche fino ad oltre il 7 % (Val Venosta), l’affluenza nelle valli che sono notoriamente roccaforte dell’elettorato di lingua tedesca. 

Dopo 64 sezioni scrutinate su 495 a livello provinciale la Suedtiroler Volkspartei è sotto il 40% e cede alcuni punti percentuali rispetto a cinque anni fa. Molto forte la Lega, terzo partito dell’Alto Adige con il 13,1% e primo partito a Bolzano città con quasi il 30%. Secondo il Team Kollensperger con il 15,2%, una sorta di lista civica con molti “dissidenti” del Movimento 5 Stelle.

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Beppe Grillo vuole meno poteri per il Quirinale

grillo conte di maio capo stato

È Beppe Grillo che ancora una volta spariglia. Fra battute, satira e blues, il fondatore, con Gianroberto Casaleggio, del Movimento 5 Stelle sale sul palco della quinta kermesse M5s e ruba la scena a tutti i big. Sono su di lui e sul suo ‘attacco’ ai poteri del Quirinale gli occhi puntati al termine di una due giorni, organizzata al Circo Massimo di Roma, per festeggiare i 5 Stelle ormai alla guida del Paese. Tanto che in serata sono fonti dello stesso M5s a voler precisare che le forze di maggioranza e il Governo non intendono riformare i poteri in questione. Non è nel contratto e, si fa notare, Grillo non riveste ruoli istituzionali. Piena fiducia, si apprende, viene poi ribadita nel ruolo di garante della Costituzione del presidente Mattarella. Nessun commento da palazzo Chigi sulle parole di Grillo, ma, anche questa volta, fonti ricordano ancora che nel contratto di governo non è prevista alcuna riforma dei poteri del Colle. Manina di plastica in mano ad evocare le recenti discussioni sul possibili manipolazioni del decreto fiscale che ha diviso per ore la maggioranza, in realtà, Grillo ne ha per tutti: dalle agenzie di rating al presidente francese Macron, per esempio.

A dare il ‘la’ alla giornata stamattina è stato Luigi Di Maio, vicepresidente del Consiglio e ministro del Lavoro, con un bagno di folla fra gli stand allestiti. Nessuna dichiarazione ai giornalisti e poi di nuovo a parlare alla piazza, nel pomeriggio in cui sono intervenuti anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e Davide Casaleggio, presidente dell’associazione Rousseau che il Movimento mette in rete.

Di Maio annuncia un “manifesto del cambiamento”

Piazza di governo, quest’anno, per il Movimento che alterna le voci dei suoi ministri per spiegare quanto è stato fatto e quanto bisognerà ancora fare. Il cammino è ancora “lungo”, dice il premier Conte e gli altri se ne “facciano una ragione”, si arriverà al “2023” per portare a compimento i punti del contratto di Governo che non era mai stato fatto prima e in cui le “cose sono scritte in modo trasparente”. E “noi – sottolinea Conte – manteniamo le promesse”. Nel frattempo, spiega Di Maio, ci sarà modo anche di ridare “cuore e umanità alle istituzioni europee” e fra gennaio e febbraio, annuncia sicuro che in Ue M5s diverrà ago della bilancia, arriverà il manifesto del cambiamento.

Non solo il Pil e lo spread che possono decidere del futuro di una nazione, spiega Davide Casaleggio agli attivisti arrivati alla manifestazione, che non mancano di fischiare Juncker e Moscovici quando il vicepresidente del Parlamento europeo, Massimo Castaldo, difende la manovra varata dal Governo e la definisce “giusta e del riscatto”. Si parla di reddito di cittadinanza, di giustizia, di vitalizi e contributi alla stampa, di musei e cultura, di riforme, in questi due giorni di raduno a 5 Stelle nella Capitale, e si parla anche della rete che, sottolinea Casaleggio “non indebolisce la democrazia”.

Poi arriva il ‘ciclone Grillo’: annuncia che la sinistra è morta, che l’ironia è il sale della vita, scherza sull’accordo con Matteo Salvini, ma sottolinea che il leader della Lega è uno che dice una cosa e poi la mantiene, “un miracolo” in politica, ed attacca le agenzie di rating e chi come Macron gli dà del lebbroso. Quindi l’affondo sui poteri del capo dello Stato, senza mancare di accennare al vilipendio per cui ha, da un po’ di tempo, una causa in corso: bisognerebbe togliere poteri al presidente della Repubblica che “nomina 5 senatori a vita, presiede il Csm, è a capo delle forze armate. Non è più in sintonia con il nostro modo di pensare”.

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Com’è andato il confronto a distanza tra Renzi e Di Maio sul condono a Ischia

Com'è andato il confronto a distanza tra Renzi e Di Maio sul condono a Ischia

Francesco Fotia / AGF
Cristiano Minichiello / AGF 

Luigi Di Maio – Matteo Renzi (Agf) 

“Il condono è dire che non c’è legalità, c’è il condono fiscale. Ma cosa ha Di Maio ad Ischia per dire tutte le volte che serve il condono tombale. Come mai nessun giornalista si chiede il perché di questa insistenza di Di Maio su Ischia?”. la domanda l’ha posta in mattinata Renzi nell’intervento conclusivo della nona edizione della Leopolda. A stretto giro la replica del vicepremier: “Nel decreto Genova non c’è alcun condono per Ischia. Non c’è nessun condono – ha spiegato intervenendo su Raitre alla trasmissione di Lucia Annunziata – perché a Ischia si applicavano in passato condoni fatti dai precedenti governi. C’è stato un terremoto un anno e mezzo e in un anno e mezzo non si è fatto nulla. Noi abbiamo nominato il commissario alla ricostruzione e abbiamo deciso di velocizzare le pratiche della sanatoria per le case crollate. Perché se non velocizziamo le pratiche non possiamo ricostruire le case, abbiamo 600 famiglie sfollate”. 

Leggi anche: Anche il condono di Ischia fa litigare Lega e M5s

“Non si applica – ha insistito Di Maio – a tutta Ischia o a tutti i comuni terremotati ma solo alle case crollate. Le case illegali restano illegali perché non sono sanabili. A quelle case si applicavano dei condoni esistenti, del passato”. 

Com'è andato il confronto a distanza tra Renzi e Di Maio sul condono a Ischia

 Eliano IMPERATO / AFP 

    Ischia Terremoto

“Per quanto riguarda il decreto Ischia non c’è nessun condono, noi vogliamo soltanto aiutare la ricostruzione delle case crollate dal terremoto. Tra l’altro, lo vogliamo fare accelerando le pratiche già esistenti di un condono del 2003 che hanno votato loro, perché c’erano loro al governo insieme a Forza Italia a suo tempo”. Già ieri, Luigi Di Maio, parlando con i cronisti delle questioni aperte con la Lega, aveva spiegato il suo pensiero. E stamattina, in una intervista al Mattino, il viceministro leghista alle Infrastrutture, Edoardo Rixi ha escluso qualsiasi condono edilizio ad hoc per Ischia, spiegando che un simile provvedimento, più leggero, andrebbe esteso alle regioni del Centro Italia colpite dal sisma.

“Noi siamo contrari a un condono generalizzato – ha spiegato Rixi – nel decreto Emergenze c’e’ sia la questione di chi ha presentato le pratiche per la sanatoria del 2003, che non sono state evase, sia un tema d’impatto ambientale sul quale non si può derogare. Ma la questione è un’altra: nelle zone terremotate del Centro Italia ci sono ben altre regole. Perché devono valere lì e non nell’isola di Ischia?”.

“Una sanatoria non è prevista in nessun accordo di governo – ha sottolineato Rixi – detto questo, si può discutere su qualcosa di buon senso. Innanzitutto concentrarlo nelle aree davvero colpite dal terremoto. Poi si può venire incontro a chi ha presentato la pratica di condono in tempo e non se l’è mai vista esaminare. In questi casi si mandano i tecnici a fare i controlli per valutare l’abuso e, se parliamo di cose minime come aver aperto una finestra, è un conto, un altro se sono gli scempi paesaggistici”.

“Togliere il ruolo ai presidenti di Regione, con un emendamento della maggioranza, è un colpo di mano”, aveva detto due giorni fa il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, dopo che la conversione del decreto relativo alla ricostruzione ha tolto ai presidenti delle Regioni Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio, subcommissari al terremoto del 2016, il potere di condivisione delle ordinanze commissariali. “Una manona – l’ha definita il governatore a Rainews 24 – condivisa con il governo per dare un segnale di neocentralismo: ci aspettavamo un ruolo crescente dei territori, si e’ verificato l’opposto”. Ceriscioli ha spiegato che “anche i sindaci vengono di fatto messi fuori, non ha piu’ senso neanche partecipare alla commissione paritetica”. Per il presidente della Regione Marche, l’emendamento “è qualcosa che va contro le aspettative di tutti e che renderà più difficile il percorso di qualunque scelta, un’azione contraria ai principi costituzionali, con il rischio di invalidare l’importante strumento dell’emergenza proprio per una mancata intesa con le Regioni”.

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