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Paola Nugnes: voterò sì al processo per Salvini sul caso Diciotti

Diciotti Nugnes salvini

Agf

Paola Nugnes

La senatrice dissidente M5s, Paola Nugnes, voterà a favore del processo nei confronti di Salvini per il caso Diciotti. “Io resto coerente – ha detto al Corriere della Sera – dirò sì al processo”. Dopo aver spiegato che, a suo parere, il risultato del sondaggio sulla piattaforma Rousseau “non è vincolante per un parlamentare”, Nugnes ha lanciato accuse nei confronti della politica M5s: “Di fatto – ha detto – il Movimento si è salvinizzato posizionandosi anche ideologicamente a destra. Si tratta di una destra identitaria, non liberale. È la destra dei Paesi di Visegrad con cui Matteo Salvini è sempre in contatto”.

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“In Basilicata la Lega non è il cambiamento”, ha detto Di Maio 

di maio lega basilicata 

Mauro Ujetto / NurPhoto 

Luigi Di Maio

“In Basilicata la Lega non è il cambiamento, anche perché una parte degli uomini di Pittella, di quelli che stavano nel Pd, ora stanno nelle liste della Lega e questo significa un ritorno al passato”. Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio, a Melfi (Potenza) a margine di una iniziativa elettorale in vista delle elezioni regionali di domenica. 

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Stadia di Google è la rivoluzione dei videogiochi

google stadia

Justin Sullivan / Getty / Afp

Il controller di Stadia presentato da Google

Ci si aspettava una console, e invece è arrivata una rivoluzione. L’annuncio di Stadia, il nuovo servizio di Google per il mondo del gaming, rischia di segnare davvero la storia dei videogame.

In occasione della Game Developer Conference di San Francisco l’azienda dietro il motore di ricerca ha svelato la sua vision per quanto riguarda il mondo dei videogiochi: addio console, addio dischi e file da scaricare, addio differenze tra piattaforme mobile e fisse. E tutto questo entro il 2019 in Usa, Canada, Gran Bretagna e gran parte dell’Europa (forse anche Italia).

Cosa è Stadia

Stadia sarà un servizio in cloud: permetterà cioè di collegarsi e giocare da qualsiasi dispositivo, a patto che questo sia collegato alla rete con una connessione ad alta velocità. Cade per sempre la distinzione tra i dispositivi: lo stesso gioco sarà giocabile dal pc, dallo smartphone, dal tablet e dalla smart tv cui connettere un controller in wifi, anche questo presentato da Google. Anzi, sarà possibile spegnere il proprio computer e riprendere a giocare dallo stesso punto esatto su cellulare.

Cosa c’è di rivoluzionario

L’aspetto che forse più degli altri ha stupito nella presentazione di Google è la trasformazione dei videogiochi che, per la prima volta, diventano un link. Per giocare a un titolo domani basterà cliccare su un bottone su un sito, su un tweet, alla fine di un trailer su YouTube, per accedere in pochi secondi a una sessione di gioco, addirittura in quel punto esatto mostrato dal video o condiviso con noi da un amico o da un influencer. Scompare la necessità di scaricare un file, installare il gioco o caricare un disco insomma.

Tra le funzioni mostrate da Google c’è anche la possibilità di partecipare a un match online cliccando su un bottone e “mettendosi in fila”: nel video mostrato alla Gdc ai lati di un video su YouTube è comparso un tasto che permetteva agli utenti di entrare in pochi secondi in una partita di basket ad esempio. Da questo punto di vista le possibilità di interazione tra utenti e influencer crescono come non mai, come le sfide per gli sviluppatori che dovranno inserire nei loro titoli anche queste nuove modalità di fruizione.

Dal punto di vista tecnico, Stadia si presenta subito come all’avanguardia su tutti i fronti: supporto alla grafica 4k con 60 frame al secondo già al momento del lancio, con l’intenzione a breve di supportare anche gli 8k e i 120 frame al secondo. Inoltre i server di Google, distribuiti in 200 paesi del mondo, offrono una garanzia unica per quanto riguarda i tempi ridotti di latenza, indispensabili per poter giocare senza frustrazioni e ritardi nel segnale.

I dubbi

Non mancano tuttavia i punti interrogativi su Stadia. Il primo tra tutti è il prezzo: non è stato annunciato se servirà un abbonamento per usare Stadia e quanto costerà. E poi c’è l’incognita numero uno quando si parla di videogiochi: i videogiochi appunto. Al momento non si sa infatti quali giochi saranno disponibili per Stadia e, nonostante la presenza sul palco di alcuni sviluppatori anche importanti (tra cui i creatori di Doom), nulla si sa su quali titoli dei franchise più famosi saranno disponibili su Stadia e che tipo di rapporti, anche economici, ci saranno tra Google e i vari studios. Sarà inoltre interessante vedere come intendono reagire i grandi player dell’industria, primi tra tutti i produttori delle console come Sony, Microsoft e Nintendo. La sfida di Stadia è stata lanciata innanzitutto a loro.

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La lite via tweet tra Borghi e l’ufficio stampa dell’Europarlamento 

Borghi tweet molinari parlamento europeo

Francesco Fotia / Agf

Claudio Borghi

Da una parte il presidente della Commissione Bilancio della Camera, il leghista Claudio Borghi. Dall’altra il portavoce della rappresentanza italiana del Parlamento europeo, Maurizio Molinari. Nel mezzo una tempesta di tweet che parte da un sondaggio e coinvolge il Milan il governo, l’opposizione e Strasburgo. 

La polemica nasce a seguito di una serie di tweet pubblicati nei giorni scorsi dall’account italiano del Parlamento in cui l’Eurocamera, citando l’Eurobarometro di ottobre scorso, riportava il fatto che il 65% degli italiani sono favorevoli all’euro.

Poco dopo Borghi aveva replicato al tweet invitando a “preparare le scatole di cartone” perché “sarete spazzati via”. Nella serata di lunedì il responsabile dell’ufficio stampa del Parlamento europeo in Italia, per l’appunto Molinari, ha replicato alle parole del deputato della Lega: “Non si sta scaldando un po’ troppo? Invitiamo insieme tutti gli italiani ad andare a votare il 26 maggio e, con gli altri cittadini europei, decideranno loro che direzione dovrà prendere l’Ue. Per ora i due terzi degli italiani sono pro Euro, che le piaccia o no”, ha scritto.

“Ah bene E’ lei l’autore del capolavoro – è stata la replica di Borghi – Quindi il Parlamento fa propaganda sulla base dei sondaggi che lui stesso commissiona. Interessante. Mi fa una bella infografica del Parlamento europeo contro l’immigrazione dato che la maggioranza degli italiani è contraria?”.

Il funzionario del Parlamento ha ribattuto: “Ma quale propaganda, mi trovi un dato errato nei tweet invece di sproloquiare? A fare propaganda è chi millanta un solo morto nel Mediterraneo nel 2019! Ma si sa occhio non vede cuore non duole”.

Il botta è risposta è andato avanti, il parlamentare leghista ha riportato alcuni tweet passati di Molinari critici nei confronti della Lega e del M5S accusandolo di essere un “addetto stampa di un’istituzione che sta facendo politica abusando del suo ruolo”. Fino alla minaccia finale: “Penso che lei non sia lucido e non sia adeguato per il ruolo che ricopre – scrive il presidente della Commissione Bilancio – Provvederemo dopo le elezioni a far presente la cosa al nuovo ufficio di presidenza del Parlamento UE. A presto”.  

“Ormai siamo alle liste di proscrizione prima delle elezioni” ha protestato il vice presidente del Parlamento europeo David Sassoli. “Forse per Borghi non è ancora chiaro – continua l’esponente dem – ma gli ricordo che il Parlamento non è una sua proprietà o una dependance della Lega, ma appartiene ai cittadini europei, che con il voto eleggono i propri rappresentanti. Noi difenderemo fermamente l’indipendenza del Parlamento e dei suoi dipendenti da questo assalto volgare e squadrista”

Con Molinari si è schierato anche il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani. “Non tocca a sia pur importanti politici italiani minacciare la sua rimozione per aver dato notizie o aver espresso opinioni a loro non gradite. Difendo l’autonomia della Istituzione che presiedo e respingo con forza ogni minaccia” ha detto.

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Il Congresso delle famiglie che sta scaldando gli animi (non solo a Verona)

congresso famiglie verona

Verona si prepara ad ospitare, dal 29 al 31 marzo, il World Congress of Families, un congresso sulla famiglia che rischia di trasformare Verona per qualche giorno in un teatro di guerra ideologica.

La manifestazione ha avuto il benestare del Ministro della Famiglia, il leghista Lorenzo Fontana, le cui idee su temi come diritti degli omosessuali e aborto sono note, e conterà tra i partecipanti anche il Ministro degli Interni Matteo Salvini, che salotto di Barbara D’Urso ha promesso che combatterà “contro l’utero in affitto e i bambini in vendita” e osservato che se “ognuno nella sua vita privata fa ciò che vuole”, “per quello che mi riguarda un bambino ha diritto ad avere una mamma e un papà e ad essere adottato da una mamma e un papà”. 

Sarà la Lega, con l’appoggio di diverse associazioni pro life e anti-Lgbt,, per esempio Generazione Famiglia, Comitato Difendiamo i Nostri Figli, ProVita Onlus e CitizenGo, come scrive il Corriere della Sera a dare il la ad una due giorni che è già diventata un caso politico. Innescato anche da Palazzo Chigi che in un primo momento aveva dato il proprio patrocinio, salvo poi revicarlo per bocca del premier Conte, una volta venuti a galla i temi del Congresso e le conseguenziali polemiche. E ce ne sono state moltissime di polemiche, come scrive Repubblica, specialmente dal fronte dei Cinque Stelle, che della Lega è pur sempre alleato di governo.

Da un lato si pensava a coinvolgere il più possibile, come scrive il Corriere, “associazioni cattoliche integraliste, ortodosse ed evangeliche, unite dalla promozione dei valori cristiani, la contrarietà all’aborto, la condanna dell’omosessualità, la battaglia contro la pornografia”. Dal’altra il ministro della Giustizia Bonafede, pentastellato, che condanna un evento che, dice, porterebbe “le lancette dell’orologio sulla concezione della donna indietro di qualche secolo”.

E si unisce al coro anche il vicepremier Luigi Di Maio: “Ognuno va agli eventi che vuole, ma io a quegli eventi non ci vado. A Verona è una destra degli sfigati. Quella visione della donna sostanzialmente mero ‘angelo del focolare’ non rappresenta niente della cultura del M5s. Chi vuole tornare indietro ne risponderà alla storia, neanche agli elettori”.

Il PD da parte sua si prepara a una contromanifestazione e le istituzioni cittadine si schierano. L’Università di Verona non solo ha rifiutato di ospitare l’evento nei propri locali, come chiesto dall’organizzazione, ma si è anche esposta con una nota ufficiale a firma del rettore Nicola Sartor: “L’Università è un luogo di studio aperto al confronto scientifico fondato sulla libertà della ricerca e dell’insegnamento”, in più da sabato nel chiostro dell’ateneo campeggia enorme uno striscione dai colori arcobaleno: “L’Università promuove il pluralismo delle idee e respinge violenza, discriminazione e intolleranza”.

A livello politico locale il capogruppo in consiglio comunale del Carroccio, Mauro Bonato, ha detto di essere  “contrario al fatto che il Comune sia co-organizzatore di un evento con relatori che hanno posizioni agghiaccianti”.

Ma chi sono i relatori chiamati ad intervenire? Sempre il Corriere ne offre una carrellata, partendo da Dmitri Smirnov, arciprete della Chiesa ortodossa russa che ha definito “assassine e cannibali” le donne che decidono di abortire; poi ancora il Presidente della Moldavia Igor Dodon, famoso per aver dichiarato subito dopo la vittoria delle elezioni di “non essere il presidente dei gay, perché loro dovrebbero eleggere un loro presidente”. La parola passerà poi ad Alexey Komov, ambasciatore russo del World family congress presso l’Onu, che circa il crescente numero di casi di omofobia in Russia ha dichiarato: “Trovo ridicolo parlare di omofobia, nel caso vi sarebbe semplice avversione verso certi stili di vita, tipici dei gay”. Poi  si potrà ascoltare Brian Brown, presidente dell’International organization for the family, da sempre in ferma opposizione contro i matrimoni gay e l’ingresso dei transessuali nell’esercito (sua la frase “l’esercito è per la guerra, non per le erezioni”); e per finire Katalin Novak, ministra della Famiglia del governo ungherese di Viktor Orban che ha recentemente dichiarato “Non vogliamo più migranti, ma più bambini ungheresi e in generale più bambini europei cristiani”.

Tutte posizioni abbastanza forti che innescano inevitabilmente reazioni altrettanto forti, come quella del gruppo Facebook “Veronesi aperti al mondo”, che ha pubblicato un elenco delle sette strutture alberghiere convenzionate con il congresso e l’invito a boicottarle.

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“Il Meticcio” di Federica Fantozzi, l’Ascia nera in una Roma noir

federica fantozzi il meticcio marsilio

La mafia nigeriana, un oscuro traffico internazionale di diamanti, una giornalista atipica, provvista di “killer instinct” e fiuto da segugio, una Roma mai così decadente, melmosa e inquietante, con corriere dell’Ascia nera chiamato “Bambino”. Sono i segni distintivi de “Il Meticcio”, il nuovo romanzo di Federica Fantozzi, appena uscito per i tipi di Marsilio. Un caso a sé, quello di Fantozzi, che unisce atmosfere da intrigo internazionale, a tratti degne di un film di James Bond, con elementi presi dall’attualità, compresi il capolarato, il terrorismo, la criminalità organizzata. Il che si spiega anche con il fatto che l’autrice è, di suo, una giornalista. Con il “Meticcio” è alla seconda puntata di una trilogia inaugurata con “Il Logista”, che due anni fa fece molto parlare di sé.

“Nei miei libri non c’è una scaletta, un canovaccio, un ordine o una gerarchia”, spiega Fantozzi all’Agi. “Nemmeno io so cosa succederà alla fine del capitolo che sto scrivendo. Ad un certo punto, è un’immagine ad accendere la luce nella mia mente e a far partire il libro: una scena, un personaggio, un’azione. Nel “Logista” era l’assalto di un commando terrorista ad un resort delle Maldive: uno Zodiac nero, le sagome affusolate dei sub, l’acqua scura della notte. Nel “Meticcio” tutto è nato dai passi esitanti di un bambino che sale su una specie di palafitta di legno, in mezzo alla giungla brasiliana, dove si trova il corpo della giovane madre. Toccherà a lui farsi coraggio e raccoglierne l’eredità: il biglietto per una nuova vita”.

Ne “Il Logista” lo sfondo era la minaccia del terrorismo internazionale, la paura molto contemporanea del terrore “all’angolo della strada”, vedi alla voce Bataclan. Questa volta ci racconti una storia molto oscura legata alla minaccia crescente della mafia nigeriana. “Mi intriga il nemico che salutiamo tutti i giorni senza riconoscerlo”, spiega Federica. “Il lupo travestito da agnello, lo specchio in cui rifiutiamo di riconoscerci. Il male non è lontano e avulso da noi: si insinua, cresce e si nutre della nostra indifferenza e delle nostre paure ad affrontare i cambiamenti della realtà”. 

 Nel “Meticcio” uno dei protagonisti è la città di Roma, ritratta in maniera inusuale, ben lontana da quella della “Grande bellezza”: una Roma è decadente, più brutta che bella, melmosa e oscura. E’ una scelta consapevole? “Sì e no”, risponde Fantozzi. “Dopo aver letto le prime bozze del “Logista” un’amica mi disse: non vogliamo proprio metterci qualcosa di carino su Roma?  Solo lì mi resi punto di come avevo ritratto la mia città: sporca, triste, ma soprattutto rassegnata. Usciamo di casa e zigzaghiamo tra le buche, ci tappiamo il naso per la puzza di monnezza, occhieggiamo cauti i gabbiani voraci. E il clima impazzito, che ricopre il Tevere di alghe tropicali, non giova”.

 “Il Meticcio” è un libro in cui si parla anche molto di giornalismo. Amalia Pinter, la protagonista del libro, è una cronista, ma le difficoltà sul suo lavoro crescono ogni giorno di più. Come spiega l’autrice, c’è stanchezza di fronte alla crisi crescente della carta stampata: “E’ una delle cicatrici che Amalia si porta addosso in questo secondo romanzo: la fine delle illusioni. Il suo piccolo “quotidiano corsaro” perde copie e senza pubblicità annaspa. Gli editori, remote entità con sede a Montecarlo, si rivelano uguali a tutti gli altri e inclini ai “tagli lineari”. Il caporedattore, un buon diavolo che viene dalla gavetta vera, si vede costretto alle marchette, travestite da “attenzione al lifestyle”, ed è sperduto. I cronisti si ritrovano catapultati in un mondo di cocktail, eventi mondani e fiere canine in cui trovare sponsor affinché la nave non affondi. Amalia prova rabbia e amarezza, anche se la partecipazione a un’asta di pietre preziose in cui viene venduto un rarissimo diamante rosso risulterà determinante per l’indagine in cui è coinvolta”.   

Federica Fantozzi

Uno dei personaggi più affascinati del romanzo è un corriere dell’Ascia Nera soprannominato Bambino, spiega la scrittrice. “E’ un personaggio che si è guadagnato uno spazio ben oltre le mie intenzioni. Era nato come secondario e marginale: uno dei tanti corrieri dell’Ascia Nera, spedito attraverso i continenti con un incarico. Al punto che non gli avevo dato un nome ma solo un soprannome. Era ispirato dagli africani che incontriamo a ogni angolo: diamolo loro una moneta oppure no, ma non li guardiamo mai in faccia. Invece Bambino, sgomitando, ha preteso attenzione, raccontandoci una storia per niente banale. E’ una preda o un cacciatore? Un ragazzo disperato o il detentore di un segreto pericoloso? Comunque vada, in qualche modo alla fine sarà lui a vincere”.

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Il lancio in sordina dei nuovi iPad

ipad mini air

Apple

Gli iPad Mini e Air

Apple non aspetta l’evento del 25 marzo. Sul sito ufficiale sono comparsi due nuovi iPad: Mini e Air. Il palco dello Steve Jobs Theatre sarà quindi dedicato alla piattaforma di streaming, mentre i tablet si devono accontentare di un lancio senza fanfare. Nella mattinata del 18 marzo, l’Apple Store online non è stato raggiungibile per alcune ore. “Torniamo subito. Il tempo di aggiornare l’Apple Store e ci rivediamo qui”, si leggeva nel messaggio presente sul sito italiano. Indizio chiaro dell’arrivo di nuovi dispositivi.

Com’è l’iPad Mini

L’iPad Mini è comparso in un tweet di Tim Cook. Insolito come il lancio dei nuovi dispositivi: il Ceo tiene in una mano il piccolo di casa, con su scritto “hello”. Una foto per sottolineare le novità principali: dimensioni contenute e compatibilità con Apple Pencil, il pennino digitale di Cupertino.

L’iPad Mini ha un design conservativo, quasi vintage. Le cornici sono pronunciate come sull’iPad base e non estremamente ridotte come quelle del Pro. Il dispositivo è animato dal chip A12 Bionic, ha fino a 256GB di archiviazione e ha un display Retina da 7,9 pollici, con 3 milioni di Pixel .

La Mela definisce l’iPad Mini come un dispositivo “più che portatile, tascabile”. Pesa appena 300 grammi ed è spesso 6,1 millimetri (meno di un iPhone). Promette 10 ore di energia con una ricarica e ha connettività 4G Lte. Due le fotocamere: una frontale e una posteriore. Prezzo: si parte dai 459 per al versione da 64 GB e solo Wi-fi per arrivare a 769 euro (256 GB e aggiunta di rete cellulare).

Com’è l’iPad Air

L’iPad Air ha un chip A12 Bionic, un display Retina da 10,5 pollici ed è compatibile con Apple Pencil. In sostanza è una versione extra-large del Mini, con dimensioni che superano anche quelle dell’iPad base (9,7 pollici). In più, rispetto la fratello minore da 7,9 pollici, può essere combinato con una tastiera che lo rende un 2-in-1. L’Air (così come il MacBook che porta lo stesso nome) punta sulla leggerezza: 500 grammi e spessore di 6,1 millimetri. È disponibile in tre colori (gli stessi del Mini): argento, grigio siderale e oro. Prezzo a partire da 569 euro per la versione da 64GB e connessione Wi-Fi fino agli 879 euro per 256 GB e aggiunta di rete cellulare.

Gli iPad lasciano il palco ai servizi

Lanciando i propri dispositivi adesso e senza un evento specifico, Apple invia alcuni segnali. Gli iPad erano attesi entro metà 2019, ma sono già disponibili alla fine del primo trimestre. Una scelta che punta a rinnovare in fretta la propria gamma hardware, con l’esigenza di sostenere le vendite.

Non a caso, sin dall’inizio, sia per Air che per Mini c’è la possibilità di “rottamare” un vecchio iPad, con benefici fino a 292 euro. È anche il segnale di una società che non può più permettersi – come un tempo – mesi di silenzio tra un iPhone e l’altro. Come a dire: ci siamo e ci stiamo provando. Ma con la piena consapevolezza che non c’è più quell’attesa liturgica che ha accompagnato la rivelazione dei nuovi dispositivi Apple.

Per quanto possa sembrare paradossale – quindi – l’arrivo degli iPad (così e adesso) è il segno di quanto l’hardware sia al momento secondario. Basso profilo, tempi stretti, dispositivi che completano la gamma senza avere la pretesa di rivoluzionarla: gli iPad non vogliono rubare spazio ai servizi. Per quanto non sia escluso che il 25 marzo si parlerà anche dei tablet, Cupertino ha deciso che all’evento ci dovrà essere un protagonista assoluto: la piattaforma di streaming. È quello che serve. Lo dicono i numeri: tra ottobre e dicembre 2018, gli iPad hanno generato 6,7 miliardi. E nonostante la loro resilienza (+17% anno su anno), non reggono il confronto con i servizi. Che non sono esposti alle oscillazioni stagionali tipiche degli hardware, incassano di più (10,9 miliardi) e crescono più in fretta (+19%).     

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Migranti: Salvini accusa Ong, “Arrestateli”

migranti salvini ong

 (AGF) 

 Matteo Salvini  

La nave Mare Jonio con 49 migranti a bordo ha disobbedito per due volte all’ordine della Guardia di Finanza di spegnere i motori. “È come un’auto che non rispetta l’alt di un posto di blocco. Il mare non era mosso né c’era pericolo di affondamento”. Lo sottolinea il Viminale, sulla base delle risultanze emerse nel tavolo permanente sulla direttiva Salvini. La Mare Jonio, spiega il ministero, era più vicina a Libia e Tunisia ma ha fatto rotta verso l’Italia, sottoponendo gli immigrati a un viaggio più lungo.

La nave non ha avvisato Malta. Ha disobbedito alle indicazioni della guardia costiera libica. Un comportamento che dimostra, secondo il Viminale, il chiaro intento di voler portare in Italia immigrati clandestini. Nelle ultime ore, a conferma che la presenza di navi Ong è un incentivo alle partenze, si sarebbe verificato un naufragio davanti alla costa di Sabrata. 

“Nessun pericolo di affondamento né rischio di vita per le persone a bordo (come documentato da foto) – sottolinea il ministro dell’Interno Matteo Salvini – nessun mare in tempesta. Ignorate le indicazioni della Guardia Costiera libica che stava per intervenire, scelta di navigare verso l’Italia e non Libia o Tunisia, mettendo a rischio la vita di chi c’è a bordo, ma soprattutto disobbedienza (per ben due volte) alla richiesta di non entrare nelle acque italiane della Guardia di Finanza. Se un cittadino forza un posto di blocco stradale di Polizia o Carabinieri, viene arrestato. Conto che questo accada”. 

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Lo scontro Lega-M5s sul condono edilizio

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Tiziana FABI, Alberto PIZZOLI / AFP 

 Matteo Salvini e Luigi Di Maio

Ad agitare le acque della maggioranza e a far crescere la reciproca diffidenza tra Cinquestelle e Lega, questa volta è il caso di un sospetto “condono edilizio” su “piccoli abusi per le licenze ottenute prima del ‘77”. Ne parla con forza ed evidenza il Corriere della Sera con un titolo al centro della prima pagina (“Un condono agita il governo”) sia Il Fattoquotidiano (“Sblocca cantieri, spunta il condono della Lega”. Ma al vertice di Palazzo Chigi il M5s fa muro”).

“L’ultimo scontro tra Lega e Movimento 5 Stelle si accende sul colpo di spugna sui piccoli abusi edilizi”, racconta Enrico Marro sul quotidiano di via Solferino svelando anche “la norma” di come funzionerebbe il condono: “Una norma comparsa lunedì nelle bozze del decreto legge «sblocca cantieri» che dovrebbe essere approvato mercoledì dal consiglio dei ministri. Il blitz sarebbe stato messo a punto dalla Lega che, come ha spiegato Matteo Salvini, vuole che il decreto non trascuri il sostegno all’edilizia privata. Ma i 5 Stelle sarebbero contrari. E questo non è l’unico punto di disaccordo sulla bozza del provvedimento, che i pentastellati avevano preparato in solitaria nei giorni scorsi ma sul quale la Lega sta intervenendo con pesanti modifiche. Ultima, appunto, la cancellazione delle piccole irregolarità sui vecchi edifici”.

Ovvero: “Si tratterebbe, in sostanza, di porte e finestre spostate o cambiate di dimensione e di altre piccole variazioni nelle costruzioni precedenti il 1977 che verrebbero così regolarizzate ope legis. L’articolo che ha fatto infuriare i 5 Stelle è il 37 bis. In esso si stabilisce che «non costituiscono violazione edilizia» (il colpo di spugna, appunto) le opere «eseguite in corso di edificazione» in variazione alle licenze rilasciate prima della legge 28 gennaio 1977, «ma non costituenti totale difformità».

In questi casi basterà avere il «certificato di abitabilità o agibilità» e questo regolarizzerà la situazione costituendo «attestazione di conformità di quanto realizzato». Ammesse al colpo di spugna anche «le irregolarità geometriche e dimensionali di modesta entità eccedenti il 2% (al di sotto già ora la legge non lo considera un abuso, ndr), la collocazione di impianti e opere interne» a condizione che «non pregiudichino l’agibilità dell’immobile». 

«La Lega vorrebbe una sorta di condono edilizio per sanare le irregolarità dei vecchi edifici – scrive il quotidiano diretto da Marco Travaglio -, ma il Movimento 5 stelle fa muro. Ci sarebbe anche questo all’interno del cosiddetto decreto legge Sblocca cantieri, al centro di un vertice che si è svolto in serata a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte. In attesa dell’approdo mercoledì sul tavolo del Consiglio dei ministri, il dl rischia di diventare nuovo terreno di scontro tra Lega e M5s. Il Carroccio, infatti, avrebbe raccolto in un documento di 24 pagine le proposte da inserire nel provvedimento. Ma inserendo in chiusura del dossier quello che nel M5s  tacciano come un vero e proprio condono edilizio per i privati».

Chi è invece in grado di rivelare quanti si sono seduti al tavolo nel vertice di Palazzo Chigi sul “condono” è la Repubblica, che pubblica anche la foto del documento: un incontro “a cui hanno partecipato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, i ministri Danilo Toninelli e Giovanni Tria, i sottosegretari Armando Siri, Edoardo Rixi e Laura Castelli insieme ai tecnici dei ministeri. Secondo i 5S sarebbe la Lega a volere il minicondono” anche se “nonostante le 24 pagine, fonti del Carroccio smentiscono le ipotesi di condono edilizio “nè nello sblocca cantieri nè in altri provvedimenti. La Lega è contraria a ogni tipo di condono”.

Per nulla allarmato il racconto del quotidiano di Confindustria Il Sole 24 Ore, per quanto riguarda i lavori in casa: “Dopo modifiche e chiarimenti tardivi, accelera la possibilità di «monetizzare» le detrazioni. Accanto alle piattaforme per lo scambio degli sconti sul mercato operano anche le utility. Il 2019 è il primo vero banco di prova per il sistema ideato per aiutare i privati a riqualificare gli immobili”.

Marco Cremonesi, sul Corriere, è però in grado di sondare gli umori del momento vicepremier leghista e del suo entourage, tanto da scrivere che in Matteo Salvini si annida un sospetto: “«I 5 Stelle hanno cambiato strategia: vogliono farci male». L’indicatore più affidabile della tensione tra Lega e M5s è nella frase del vicepremier leghista, che sbotta in mattinata: «La Lezzi si occupi delle regioni del Sud, che hanno bisogno di qualcuno che lavori a tempo pieno».

Salvini proprio non ce la fa a tenersi, con chi gli chiede un commento alle parole della ministra 5 Stelle Barbara Lezzi che aveva bocciato la flat tax come «promessa che non si può mantenere». E dire – scrive il giornalista – “che non era ancora detonato il caso di giornata, quello sul presunto condono che i leghisti — secondo fonti 5 Stelle — vorrebbero introdurre nel decreto Sblocca cantieri. Il bello è che giusto ieri mattina lo stesso Salvini aveva fatto circolare per l’ennesima volta il suo comandamento ai parlamentari: «Non cadete nelle provocazioni, non commentate, non fate nulla che possa aumentare la tensione». Poi, il mordersi la lingua è stato troppo difficile anche per lui. Anche perché la frase di Lezzi gli è stata riportata poco dopo che lui si era fatto rimandare il testo del contratto di governo per rileggersi il punto riguardante la flat tax «che c’è sempre stata anche per le famiglie»”.

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L’apertura a sinistra del nuovo Pd targato Zingaretti 

pd zingaretti sinistra 

“Aprire il Pd”: Nicola Zingaretti lo ripete da quando è sceso in campo per la segreteria e lo ha ribadito anche ieri nella prima relazione all’Assemblea da segretario. Oggi, in Basilicata per tirare la volata al centro sinistra, mette in pratica la parola d’ordine e apre a una alleanza con Articolo 1 – Mdp, Socialisti Italiani, Verdi e Italia in Comune per arginare il fronte sovranista alle prossime elezioni Europee.

“Alle Europee so che Articolo 1 e socialisti di Nencini si stanno preparando per una loro lista. C’è un’altra lista fatta credo da Pizzarotti e i Verdi. Ci incontreremo anche per discutere di questo. La questione non è rientrare nello stesso partito, ma rendere le liste competitive e non perdere nessun voto”. Una affermazione, quast’ultima, che mira a rassicurare i potenziali alleati sul rischio che una alleanza possa giovare al solo Pd, facendo perdere preferenze ai candidati delle altre formazioni.

Un rischio che ha già portato +Europa a dire ‘no’ alla lista comune con i dem per le Europee. Quella delle alleanze larghe, in ogni caso, non sarà un episodio nel Pd zingarettiano, ma diventerà una costante. Così il nuovo segretario ha intenzione di declinare la ‘vocazione maggioritaria’ che ha accompagnato il suo partito fin dalla nascita, oltre 11 anni fa: “Ad Articolo 1 chiederò di essere uniti nelle alleanze in tutta Italia anche in comuni molto importanti come Firenze, Prato, Livorno. In tutta Italia ci sono alleanze larghe fatte da esperienze civiche, e questo è il modo giusto per non regalare i comuni e le regioni a Salvini e Di Maio”, sottolinea Zingaretti: “Quindi incontrerò Roberto Speranza, per vedere come queste alleanze possano essere un elemento comune. Perché non bisogna essere ipocriti. Se vogliamo salvare l’Italia, dobbiamo costruire queste alleanze”.

Nel Pd, tuttavia, è ancora aperta la ferita della scissione, con l’uscita di esponenti come Pierluigi Bersani e Roberto Speranza, sfociata nella nascita di Articolo 1 – Mdp e con la formazione dei gruppi parlamentari di Leu assieme a Sinistra Italiana. “Le ammucchiate contro non hanno mai portato fortuna al Pd. Presentarci alle elezioni europee con Leu sarebbe una riedizione del passato, una sorta di nuova Unione. Zingaretti si ravveda”, affermano i senatori renziani del Pd Caterina Bini, Eugenio Comincini e Nadia Ginetti.

Anche un altro senatore vicino all’ex premier, Dario Parrini afferma: “Giusto dialogare anche a sinistra in vista delle elezioni nei comuni. Una lista unica tra Pd e gli scissionisti di Mdp per le Europee sarebbe invece una scelta nella direzione sbagliata e un segnale che disorienterebbe un pezzo importante di popolo del Pd. Spero sinceramente che Zingaretti non imbocchi questa strada”. Per questo Zingaretti tiene a precisare che “nessuno vuole rientrare nel Pd. Non creiamo mostri che non esistono, non è nelle mie intenzioni nè negli obiettivi di quelle di Speranza”.

E mentre lavora alle alleanze, Zingaretti mette a punto la sua squadra per il Pd. In attesa dell’insediamento degli organismi esecutivi, d’intesa con il tesoriere, Luigi Zanda, il segretario Pd ha insediato presso la sede nazionale – che al momento è ancora il Nazareno – uno staff operativo, coordinato da Paola De Micheli. Sarà l’esponente dem Marco Miccoli a seguire, oltre che il Coordinamento delle iniziative politiche, anche la Comunicazione, l’Ufficio Stampa e i Social Network. Andrea Martella seguirà, invece, il Coordinamento dei rapporti Istituzionali con le Forze Politiche e Sociali. Entrano nello staff del segretario anche Marina Sereni, al coordinamento delle attività in vista delle prossime elezioni amministrative, ed Enzo Amendola per il coordinamento delle attività in vista delle prossime elezioni europee.

Il tutto, in attesa di riavere accanto un amico e ‘compagno’ di viaggio come Goffredo Bettini: il parlamentare europeo ha annunciato che non si ricandiderà al Parlamento di Strasburgo e Nicola Zingaretti gli ha scritto ringraziandolo per il lavoro fatto, per la sua amicizia – di cui si dice “onorato” – ed esprimendo la sua personale soddisfazione per avere Bettini in Direzione Nazionale.

L’organo di indirizzo politico del partito è stato varato ieri, durante l’Assemblea riunita a Roma. Durante la sua relazione, tra le altre cose, Zingaretti ha annunciato di volere cambiare il Pd a cominciare dallo Statuto. E un primo segnale di cambiamento arriva oggi: “Io candidato premier alle politiche? Dovremmo mettere il candidato, o la candidata, piu’ forte. E, se serve, andare anche oltre lo Statuto”. Parole che certificano il superamento del doppio ruolo segretario-candidato premier, così come annunciato dallo stesso Zingaretti ad inizio della sua campagna congressuale. 

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