Notizie

“Noi non abbiamo alcuna tentazione di andare a votare”, dice Zingaretti

governo elezioni pd zingaretti

MIGUEL MEDINA / AFP

Nicola Zingaretti

“Noi non abbiamo alcuna tentazione di andare a votare, forse siamo la forza che con maggiore determinazione chiede di sostenere le scelte che si fanno insieme. Ma è importante motivare l’esistenza del governo tutti i giorni, con il buon governo”. Lo ha detto Nicola Zingaretti a Skytg24. “Quello che bisogna evitare sono le polemiche, i litigi e le distinzioni quotidiane. Perché questo logora l’idea di una squadra che vuole risolvere i problemi dei cittadini. Con questa manovra di bilancio si comincia a farlo, non era scontato evitare aumento dell’Iva, mettere i fondi per gli asili nido gratis, mettere i fondi sulla sanità”, ha aggiunto il segretario Pd. 

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it

Insignito a Yoko Uchida il premio “Umberto Agnelli” al giornalismo

uchida premio agnelli

La giornalista e scrittrice giapponese Yoko Uchida ha vinto il “Premio Umberto Agnelli al giornalismo 2019”. Da sempre Uchida ama l’Italia, anche quella dei borghi, cercando di farli conoscere al grande pubblico internazionale che spesso non li conosce.

Titolare dell’agenzia giornalistica e fotografica Uno Associates Inc., ha scritto numerosi articoli e libri sull’Italia – da “Prego un cappuccino italiano”, due volumi del 1995 e 1999, a “Venezia da un’altra fondamenta”. Tra le sue opere spiccano anche il pluripremiato la “Casa di Gino” e “Montereggio. Vicissitudini dei librai viaggiatori da un paesino”

Montereggio, i cui librai hanno dato origine al Premio Bancarella, si trova in Lunigiana. Con questo piccolo centro la scrittrice giapponese ha costruito un rapporto sentimentale intenso e profondo, tanto da promuovere un’iniziativa culturale tra gli scolari montereggini al fine di far loro conoscere l’arcipelago nipponico.

Il Premio Umberto Agnelli è stato consegnato a Tokyo, presso l’Istituto Italiano di Cultura,  nel corso della XXXI sessione dell’Italy Japan Business Group il 15 novembre 2019 dal Presidente della Fondazione Italia Giappone, Vice Presidente e Presidente pro tempore dell’IJBG, Ambasciatore Umberto Vattani.

“Si tratta” – ha commentato l’Ambasciatore d’Italia in Giappone Giorgio Starace – “di un doveroso riconoscimento all’attività della Dott.ssa Uchida, brillante divulgatrice giapponese della cultura italiana e delle bellezze dei territori del nostro Paese”.

“La visione che dell’Italia offre Yoko Uchida – rileva Umberto Vattani – è per molti versi interessante e talvolta sorprendente. In ogni caso utile e culturalmente rilevante”.Due anni fa il premio Umberto Agnelli andò a Takayuki Terashima, produttore della trasmissione televisiva “Storia dei borghi italiani” che ha sin qui raggiunto oltre trecento puntate.

Il Premio è stato istituito per volontà di Umberto Agnelli, Presidente della Fondazione Italia Giappone e del Segretariato Italiano dell’Italy Japan Business Group, per dare un segno di riconoscimento a professionisti italiani e giapponesi della carta stampata, del mondo dell’informazione e della divulgazione italiani e giapponesi che operano nel diffondere e approfondire la conoscenza dei due Paesi nei vari aspetti politici, economici, sociali e culturali.

Organizzato dalla Fondazione Italia Giappone, e denominato inizialmente come “Premio Giornalistico Italia Giappone” è stato attribuito per la prima volta nel 1992. In seguito alla scomparsa del Dottor Agnelli, il Consiglio di Amministrazione della Fondazione ha deliberato di dedicarlo alla sua memoria.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it

“In canotto nel ’66 aiutavo gli anziani. Oggi siamo impreparati”

venezia mose baretta

Mimmo Frassineti / AGF

Pier Paolo Baretta

Rispetto alla grande alluvione del novembre 1966, la differenza con l’oggi e che “allora eravamo impreparati, ora in teoria no”. Lo sostiene in un’intervista al Corriere della Sera Pier Paolo Baretta, veneziano doc, ex sindacalista a Marghera, sottosegretario al ministero dell’Economia e delle Finanze per il quale ora “siamo stati colti di sorpresa dalla dimensione dell’acqua alta e dalla frequenza” delle maree, ciò che gli fa presagire “che potrebbe non essere più un fenomeno eccezionale” come del resto testimoniano autorevoli studi che dicono che “basta un aumento della temperatura di un paio di gradi perché dal Polesine al litorale adriatico vada tutto sotto il livello dell’acqua”.

Tuttavia, “se ci fosse stato almeno il Mose in funzione – sottolinea il sottosegretario – non avremmo avuto questa tragedia” che “sarebbe stata in parte arginata”. Anche se Venezia il problema non è l’acqua alta, “con la quale conviviamo, ma il livello che ha raggiunto” precisa.

Ma il punto, secondo Baretta, è che “bisognava superare la fase del commissariamento”, nato giustamente dopo lo scandalo delle tangenti del 2013, “ma l’errore è stato non aver separato la gestione dello scandalo da quella dei lavori, che già allora erano a buon punto. Se li avessimo continuati avremmo avuto il Mose già in funzione”.

Quindi come procedere?

Per Baretta “dobbiamo subito costituire la società di gestione del Mose e decidere quale autorità abbia il potere di spingere il bottone” e a suo avviso “deve essere il sindaco, cioè chi rappresenta la collettività”.

Baretta, che assicura anche che i fondi per Venezia sono già stati stanziati, aggiunge anche che arriveranno a breve altri provvedimenti per l’emergenza, e “sicuramente verranno sospesi i tributi a Venezia e nell’area circostante”.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it

Restano gravi le condizioni di Matsumoto, papà di Capitan Harlock

condizioni gravi matsumoto

È ricoverato in gravi condizioni al reparto di rianimazione delle Molinette di Torino Leiji Matsumoto, il celebre fumettista ideatore di Capitan Harlock, colpito ieri sera da un malore mentre si trovava in hotel.

Matsumoto è in città per celebrare i 40 anni dalla prima messa in onda del celebre cartone animato. Il fumettista è stato intubato e la prognosi resta riservata. Dall’ospedale fanno sapere che ci vorranno almeno 24 ore per fare ulteriori valutazioni.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it

Shock!, il piano di Renzi per “rilanciare l’economia”

renzi piano shock

Alberto Ramella SYNC / AGF

Matteo Renzi presenta il suo piano ‘Shock!’ per rilanciare l’economia

Ha scelto ancora una volta Torino, Matteo Renzi, per annunciare una sua iniziativa. “A Torino – ha detto l’ ex premier salendo sul palco sulle note di una canzone dei Queen – nasce tutto e chi vuole fare una cosa nuova parte da qui”.

Questa volta l’annuncio riguarda il piano “Shock!” di Italia viva per rilanciare l’economia. “Non è una contromanovra” ribadisce il leader dal palco della Casa Teatro della città sabauda presentando il piano e non è neanche un avvertimento al governo che, dice l’ ex premier, “deve abbassare le tasse e sbloccare i cantieri”.

In platea è presente lo stato maggiore di Italia viva, da Maria Elena Boschi a Ettore Rosato, ai “torinesi ” Silvia Fregolent, Mauro Marino ed il leader dei Moderati Giacomo Portas. La ricetta del piano di Italia viva è chiara: “oggi lanciamo un programma di 120 miliardi di sblocco delle infrastrutture – spiega Renzi – soldi che già ci sono, vanno soltanto rimosse le pastoie burocratiche. Un po’ come abbiamo fatto qualche anno fa con l’Expo a Milano. Obiettivo è fare viaggiare l’Italia come Milano”.

Un piano quello di Italia viva che, nelle intenzioni del suo leader, dovrà diventare fra due mesi esatti, il 15 gennaio, “un articolato testo di legge che chiederemo al presidente del Consiglio di trasformare in decreto legge”.

“Andremo dal presidente del Consiglio – ha aggiunto – a dire che questo è il nostro contributo per permettere all’Italia di rimettersi in moto e chiederemo a tutti anche alle opposizioni di votarlo”. In tutto si tratta di sette punti: strade e ferrovie; le opere bloccate; porti e aeroporti; periferie e piani città; dissesto idrogeologico; scuole e ospedali; cultura e turismo; energia e green act. “L’ Italia è in una curva discendente drammatica, il Pil è crollato. O interveniamo o non andiamo da nessuna parte”.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it

Renzi propone “un piano shock da 120 miliardi” per spingere il Pil

matteo renzi piano shock italia viva

Agf

Matteo Renzi

Un piano shock da 120 miliardi “per rilanciare investimenti e infrastrutture nei prossimi tre anni” è la ricetta che Matteo Renzi propone venerdì alla convention di Italia Viva a Torino. E in un colloquio con Il confindustriale Sole 24 Ore, l’ex premier e segretario del Pd dice che se la manovra economica “ha il merito di aver evitato l’aumento dell’Iva”, certo “non basta e non può bastare”.

Quello che Renzi annuncia è dunque un piano, come lui stesso lo definisce, “più ambizioso di quello messo in campo in Germania” e che riguarda una ventina di aspetti: da strade e ferrovie a porti e aeroporti, dal dissesto idrogeologico all’edilizia scolastica. Una iniziativa che va sotto lo slogan: “Sblocchiamo tutto” come annuncia lui stesso.

Al Sole Renzi anticipa anche il piano delle iniziative, raccontando che “sono in programma 100 incontri su tutto il territorio nazionale” e che nella prima metà di gennaio sarà messo anche a disposizione del premier e del governo un decreto legge, perché – aggiunge – “ci accusano di essere guastatori ma noi vogliamo stare sui problemi concreti, sulle proposte. Certo non possiamo assistere inerti all’arrivo della recessione che si preannuncia”.

Il nodo principale quando si parla di infrastrutture e grandi e piccole opere è sempre lo stesso, dice Renzi che analizza: “Per la parte pubblica i soldi sono già stanziati e anche la disponibilità privata non manca”. E racconta che nei due giorni trascorsi a Londra “ho potuto constatare il vivo interesse da parte di società di investimento e di banche, anche straniere. Il vero problema è che i progetti non partono, sono bloccati”. Pertanto quel che serve “è una corsia preferenziale sblocca-burocrazia come abbiamo fatto con l’Expo di Milano e con gli scavi di Pompei”.

Ovvero, “per ogni grande opera una legislazione ad hoc che superi i lacci burocratici” perché n Italia “sono bloccate opere stradali e ferroviarie per oltre 56 miliardi. 8 circa per mancanza di finanziamenti, le restanti per la burocrazia”, dice l’ex premier, che così conclude il colloquio con il quotidiano di viale dell’Astronomia: “Serve un’assunzione di responsabilità da parte di tutti, altrimenti il Paese non ce la farà. E noi – ripete – non assisteremo inerti a un declino che tutti insieme possiamo evitare”.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it

“Inevitabile ultimare il Mose”, dice Conte 

venezia acqua alta mose
FILIPPO ATTILI / Palazzo Chigi press office / AFP

 

Giuseppe Conte a Venezia

Con ancora davanti agli occhi “la bellezza quasi struggente di una città unica al mondo e insieme i segni della distruzione causata dalla furia dell’acqua e dalla corrosività della salsedine”, in un’intervista al Correre della Sera il premier Giuseppe Conte annuncia che “il Il 26 novembre ho convocato un ‘Comitatone’ interministeriale per la salvaguardia di Venezia, nel corso del quale verrà discussa anche la governance per i problemi strutturali della città, come quello delle grandi navi e del Mose” e anticipa anche “il sindaco sarà nominato commissario in relazione allo stato di emergenza che ieri abbiamo deliberato in Cdm”.

Dopo la nomina del commissario del Mose, nella figura di Elisabetta Spitz, già al Demanio, al quotidiano di via Solferino che fa notare che manca ancora la nomina del provveditore alle opere pubbliche che è la figura che si occupa dell’intera salvaguardia e tutela della laguna, il premier ribatte che “la ministra De Micheli ha terminato sette giorni fa l’interpello e fra qualche giorno deciderà sui risultati di questa procedura pubblica”.

Mentre sui fondi da destinare a Venezia, Conte afferma che “per quanti fondi destinare a Venezia dopo lo stato di emergenza di queste ore attendiamo la puntuale ricognizione dei fabbisogni e degli interventi che il sindaco ci ha garantito farà nei prossimi giorni” e “quando avremo il quadro complessivo – aggiunge il premier – stanzieremo quanto necessario per le opere di ripristino, e con il ministro Franceschini anche per gli interventi sui beni culturali”.

Ma Conte fa osservare che intanto “nel Consiglio dei ministri di ieri abbiamo deliberato lo stato di emergenza per la città e stanziato i primi 20 milioni per gli interventi più urgenti. Il prossimo passo sono gli indennizzi a privati e commercianti, poi i fondi per rifinanziare la legge speciale per Venezia”.

E in un’altra intervista a La Stampa di Torino, il premier torna sulla necessità di portare a termine l’opera di ingegneria idraulica all’ingresso della laguna veneziana, affermando che “ultimare la realizzazione dell’opera è inevitabile. Ad oggi il Mose è realizzato al 90-93% circa, siamo alle battute finali e i fondi investiti sono tanti. Elementi questi che, insieme a una valutazione di interesse pubblico, rendono impensabile qualsiasi soluzione diversa”.

Oggi, ha poi sottolineato il presidente del Consiglio, “stiamo facendo i conti con diverse emergenze, Venezia, l’ex Ilva, le tensioni commerciali, che richiedono una risposta corale del sistema Italia, a cui ho sempre fatto affidamento”.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it

Per spingere il Pil “un piano shock da 120 miliardi”, dice Renzi

matteo renzi piano shock italia viva

Agf

Matteo Renzi

Un piano shock da 120 miliardi “per rilanciare investimenti e infrastrutture nei prossimi tre anni” è la ricetta che Matteo Renzi propone venerdì alla convention di Italia Viva a Torino. E in un colloquio con Il confindustriale Sole 24 Ore, l’ex premier e segretario del Pd dice che se la manovra economica “ha il merito di aver evitato l’aumento dell’Iva”, certo “non basta e non può bastare”.

Quello che Renzi annuncia è dunque un piano, come lui stesso lo definisce, “più ambizioso di quello messo in campo in Germania” e che riguarda una ventina di aspetti: da strade e ferrovie a porti e aeroporti, dal dissesto idrogeologico all’edilizia scolastica. Una iniziativa che va sotto lo slogan: “Sblocchiamo tutto” come annuncia lui stesso.

Al Sole Renzi anticipa anche il piano delle iniziative, raccontando che “sono in programma 100 incontri su tutto il territorio nazionale” e che nella prima metà di gennaio sarà messo anche a disposizione del premier e del governo un decreto legge, perché – aggiunge – “ci accusano di essere guastatori ma noi vogliamo stare sui problemi concreti, sulle proposte. Certo non possiamo assistere inerti all’arrivo della recessione che si preannuncia”.

Il nodo principale quando si parla di infrastrutture e grandi e piccole opere è sempre lo stesso, dice Renzi che analizza: “Per la parte pubblica i soldi sono già stanziati e anche la disponibilità privata non manca”. E racconta che nei due giorni trascorsi a Londra “ho potuto constatare il vivo interesse da parte di società di investimento e di banche, anche straniere. Il vero problema è che i progetti non partono, sono bloccati”. Pertanto quel che serve “è una corsia preferenziale sblocca-burocrazia come abbiamo fatto con l’Expo di Milano e con gli scavi di Pompei”.

Ovvero, “per ogni grande opera una legislazione ad hoc che superi i lacci burocratici” perché n Italia “sono bloccate opere stradali e ferroviarie per oltre 56 miliardi. 8 circa per mancanza di finanziamenti, le restanti per la burocrazia”, dice l’ex premier, che così conclude il colloquio con il quotidiano di viale dell’Astronomia: “Serve un’assunzione di responsabilità da parte di tutti, altrimenti il Paese non ce la farà. E noi – ripete – non assisteremo inerti a un declino che tutti insieme possiamo evitare”.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it

“È pericoloso rivedere i classici Disney in chiave politicamente corretta” 

Disney Giuseppe Culicchia

Roberto Gandola / Leemage 

Giuseppe Culicchia

La Disney propone i suoi storici cartoni animati nella sua piattaforma streaming preceduti da un avviso che avverte gli utenti che le pellicole potrebbero risultare “rappresentazioni culturali obsolete“. Un modo per tutelarsi da possibili cause in tempi nei quali (il fenomeno Me Too è un esempio), la sensibilità del pubblico, in particolare quello anglosassone, è mutata al punto tale che oggi molti cartoon classici appaiono politicamente scorretti (offensivi per le minoranze, le donne, ecc.).

Il tema è stato trattato magnificamente da un libro uscito in questi giorni per Einaudi, ‘Bianco’ di Bret Easton Ellis. Il traduttore italiano del libro, lo scrittore Giuseppe Culicchia, autore a sua volta di numerosi romanzi di successo – da ‘Tutti giù per terra’ a ‘Torino è casa mia’ – anche sulla scorta del libro che ha appena tradotto sottolinea che questa decisione della Disney “descrive una situazione paradossale, una follia collettiva che ha preso piede”.

“Una follia – aggiunge – che a mio giudizio è anche alla base del successo di Donald Trump negli Usa: in molti si sono sentiti presi in giro da questo modo di concepire la vita, in cui gli viene detto cosa può dire e cosa non può dire. Alla fine si è ottenuto, per reazione, l’effetto opposto che porta ad apprezzare chi è politicamente scorretto ma appare sincero mentre viviamo in un momento in cui l’ipocrisia verbale è una moda diffusa”.

Parlando poi della Disney, secondo Culicchia “la paura di cause milionarie assurde ha portato la casa di produzione a cambiare negli ultimi anni anche i suoi personaggi snaturandoli completamente: Gambadilegno senza gamba di legno, Basettoni che non usa la pistola. Cose così”. La situazione di paura seguita a tante cause per molestie o per offese alle persone o alla sensibilità religiosa è ancora molto attuale, anzi, sostiene Culicchia, “vive ancora un periodo di esuberanza”. “È una cosa surreale e pericolosa – aggiunge – perché riguarda la questione della libertà, anzi di mancanza di libertà”.

Culicchia, da anni traduttore di alcuni dei maggiori scrittori mondiali tra cui Scott Fitzgerald, Mark Twain, Bret Easton Ellis, si interroga sulla necessità di ‘rivedere‘ o avvertire i lettori o chi guarda un film che si tratta di un’opera realizzata molti anni fa.

“E’ un po’ come se chiedessero all’editore di un libro di Jonathan Swift di scrivere che quando lo scrittore dice che per risolvere la fame nel mondo bisognerebbe mangiare i bambini esprime un’opinione che oggi non è condivisibile. La mancanza d’ironia, oltre a un’assenza di realismo, creano questa situazione paradossale che oggi porta la Disney ad avvertire i bambini che i contenuti dei cartoni animati degli anni ’50 sono rappresentazioni culturali obsolete”.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it

I classici Disney “possono contenere contenuti scorretti”

Disney cartoni contenuti scorretti

Il politicamente corretto colpisce anche i cartoni animati che hanno accompagnato l’infanzia di molte generazioni. Come racconta il Guardian, sulla nuova piattaforma Disney+ lanciata il 12 novembre – che in sole 24 ore ha raccolto 10 milioni di utenti -, tutti i film d’animazione, proposti nella loro versione originale, sono preceduti da un avviso che recita: “Questo programma è presentato come originariamente creato. Può contenere rappresentazioni culturali obsolete”.

Capolavori come ‘Dumbo‘, ‘Lilli e il Vagabondo‘ e ‘Gli aristogatti‘ rischiano di diventare un problema per la mitica casa di produzione fondata da Walt Disney. Riproporre in sala o in tv cartoon del passato può infatti urtare la sensibilità degli utenti di oggi, legati ai dettami del politicamente corretto. E così, quando la Disney riprende in mano un suo cartone animato classico per farne la versione live action, come accaduto con il ‘Dumbo’ di Tim Burton, cambia la storia, elimina personaggi e… Fa flop.

A questo devono aver pensato i dirigenti della casa di produzione adesso che, dal 12 novembre, hanno lanciato in pompa magna negli Stati Uniti, in Canada e nei Paesi Bassi, la piattaforma che più di tutte le altre è pronta a far concorrenza al successo smisurato di Netflix, Disney+, che ha già registrato oltre 10 milioni di abbonati nelle prime 24 ore.

La Disney si trascina dietro da sempre accuse, anche pesanti, su presunti messaggi politici e religiosi (alcuni perfino satanici) ma il clima non è mai stato difficile come oggi, tant’è che molti credevano che Disney+ avrebbe proposto versioni già censurate dei vecchi cartoni. La scelta invece è stata diversa e si è optato per un avviso analogo a quello che precede immagini che possono turbare lo spettatore.

Il motivo è chiaro: il contesto socio-politico del 1941, anno in cui, per esempio, è stato portato in sala ‘Dumbo – L’elefante volante’, è decisamente diverso da quello dei giorni nostri, così i corvi del film, disegnati con addosso gli abiti in voga ai tempi nelle comunità afroamericane e chiamati ‘Jim Crow‘, in relazione al pacchetto di leggi volte alla segregazione razziale in quel momento in vigore negli Stati Uniti, potrebbero essere considerati oggi offensivi. Così come i gatti siamesi di ‘Lilly e il vagabondo‘, che nella versione originale parlano con uno smaccato accento orientale. Preoccupazioni che hanno costretto la Disney a rivedere e modificare queste scene nel momento in cui sono stati proposti i remake nelle sale. 

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it