Notizie

La giornata decisiva per Autostrade. In cui forse non si deciderà nulla

La giornata più calda per il futuro della concessione della rete autostradale ad Aspi si consuma tra un consiglio di amministrazione della società in mattinata e un Consiglio dei ministri in tarda serata.

Quella a Palazzo Chigi doveva essere una informativa in Cdm in mattinata, in modo che “tutti i ministri potessero essere a conoscenza del dossier”. Ma qualcosa è ancora da mettere a punto nella linea comune del governo, se è vero che è stato necessario uno slittamento di 11 ore. 

Il rischio che il governo possa spaccarsi (sia in Cdm che in Parlamento) è dietro l’angolo anche se la decisione finale non arriverà oggi. Anche il ministro De Micheli dovrebbe portare in Cdm una relazione, prefigurando le due strade, una che prevede la revoca e l’altra no, indicando quali potrebbero essere le conseguenze delle decisioni da prendere.

Quali sono le posizioni nel governo?

Fonti parlamentari del Pd sottolineano che a questo punto deve essere il premier Conte ad indicare il percorso da seguire. “Noi non freniamo, né ostacoliamo. Chi vuole assumersi delle responsabilità lo faccia“, osserva un ‘big’ dem. Italia viva è sulle barricate, i ministri renziani si schiereranno contro la revoca.

Per Rosato Conte “sta cedendo al populismo”. “Il populismo urla slogan, la politica propone soluzioni”, dice Renzi che attacca: “Sapete perché non hanno mai scritto il documento di revoca? Perché ci sono scritti sopra i miliardi che devono dare a Benetton. Questo giochino rischia di costare ai nostri figli 20/30 miliardi“.

Il presidente del Consiglio intende in ogni caso chiudere al più presto il dossier e mantiene una linea dura: fuori i Benetton o c’è la revoca. Renzi e anche il Pd, secondo quanto sottolineano fonti parlamentari dem, puntano sull’ingresso di Cdp, convinti che le novità sull’azionariato possano ammorbidire la posizione del Movimento 5 stelle. La strada della ‘nazionalizzazione’ viene invocata insomma da più parti.

Quanto costerebbe la

Continua a leggere – Fonte dell’articolo

 

La strategia di TikTok per salvarsi dalla scure di Trump

Funambolo TikTok. L’applicazione sta cercando un equilibrio tra mercato internazionale e cinese, tra cassa e politica, fra trasparenza e censura. La strategia è chiara: rifarsi una verginità in Europa e Stati Uniti senza inimicarsi Pechino. Il manichino su cui cucire questo abito double face c’è già.

Un unico sviluppatore, ByteDance, controlla due app uguali ma con rigidità censorie differenti: Douyin in Cina, TikTok nel resto del mondo. Passare dal disegno alla realizzazione del vestito su misura, però, non sarà semplice. ByteDance ci sta lavorando.

India no, Stati Uniti forse

Nell’hardware, le filiere di Cina e occidente sono intrecciate. Produzione e mercati di sbocco non possono fare a meno l’una degli altri. Nei servizi, invece, c’è ancora una forte distinzione per aree di influenza. Facebook, Twitter e Google non sono ammessi da Pechino e le app cinesi non sono riuscite a imporsi oltre i propri confini. La principale eccezione è proprio TikTok, la cui proprietà ha sede nel distretto di Haidian.

Anonymous ha raccomandato di “cancellarla subito”, perché “di fatto sarebbe un malware gestito dal governo cinese per eseguire un’operazione massiva di spionaggio”. La prima a muoversi è stata l’India. Dopo gli scontri al confine tra i due eserciti, il Paese ha bandito l’applicazione (assieme ad altre 58) per questioni di “sicurezza nazionale”: c’è il timore che raccolgano dati per il governo cinese. Le stesse preoccupazione hanno spinto il segretario di Stato Usa Mike Pompeo a “valutare il bando”.

ByteDance, operazione internazionale

India e Stati Uniti non sono due mercati qualsiasi per TikTok: sono i più importanti fuori dalla Cina. Ecco allora la volontà di darsi una lucidata. A parole, lo ha sempre fatto: ByteDance ha parlato di accuse infondate e negato qualsiasi rapporto con Pechino. Adesso però serve altro.

A maggio, alla guida della società è arrivato un americano, Kevin Mayer:

Continua a leggere – Fonte dell’articolo

 

Gli arazzi di Marsala, trama e ordito di un restauro ‘aperto’ che li curerà

Sono otto, e in 350 cm di larghezza e 500 cm di altezza, raccontano la guerra e tra Romani e Giudei del 66 d.C.. Chi li realizzò voleva, attraverso la trama e l’ordito fiamminghi, invocare la clemenza di Filippo II nei confronti dei Calvinisti olandesi, allo stesso modo in cui l’Imperatore romano era stato benevolo nei confronti degli ebrei.

Patrimonio della chiesa Madre di Marsala, gli arazzi, risalenti al XVI secolo, vanno incontro a un’altra avventura: un processo di restauro che si concluderà tra circa un anno,  visibile al pubblico, al termine del quale troveranno spazio in una nuova struttura, in grado di ospitarli e dar modo all’arte tessile, alle maestranze che li realizzarono e a quelle che li stanno ‘curando’, all’arte tessile e pittorica della cultura europea del XVI secolo di tornare a ‘parlare’ al pubblico, mettendo in fila, uno dopo l’altro e in modo unitario, la propria narrazione.

Gli arazzi giunsero in Sicilia in modo misterioso, sul quale una leggenda fa solo parzialmente luce. Furono lasciati alla chiesa Madre nel 1589, da monsignor Antonino Lombardo, già canonico della cattedrale di Mazara e arciprete di Marsala, di origine marsalese, cui erano stati donati dalla Corte spagnola. La leggenda narra che la Regina d’Inghilterra, Maria I Tudor figlia di Enrico VIII, durante una tempesta abbia trovato riparo nel porto di Marsala e sia stata ospitata da Lombardo, apprezzato uomo di cultura e di fede, che in breve divenne confessore della regina e suo apprezzato consigliere culturale.

Gli otto arazzi furono il dono di ringraziamento della regina al religioso, che a sua volta li lasciò alla chiesa Madre con l’obbligo che non fossero mai dispersi né spostati in altro luogo. Da allora costituiscono la più importante raccolta dopo quella conservata a Napoli nel Museo di Capodimonte. “La Chiesa custodisce la Bellezza – ha spiegato il vescovo vi Mazara del Vallo, Domenico Mogavero – pur se espressa nel linguaggio pagano. La Chiesa è pienamente inserita nel tempo che viviamo”.

Gli arazzi furono esposti

Continua a leggere – Fonte dell’articolo

 

Italia-Slovenia, Mattarella mano nella mano con Pahor: “La sofferenza sia patrimonio comune”

Mano nella mano davanti alla Foiba di Basovizza. Mano nella mano, davanti al monumento che ricorda quattro antifascisti sloveni fucilati nel 1930 per ordine del Tribunale speciale fascista. Insieme, mentre consegnano le più alte onorificenze dei due Stati allo scrittore ultracentennnario Boris Pahor. 

Vicini, ancora, mentre assistono alla sigla del memorandum d’intesa che restituisce il Narodni Dom alla minoranza slovena in Italia, e quando visitano quei luoghi distrutti dai fascisti esattamente cento anni fa, il 13 luglio del 1920. Sergio Mattarella e Borut Pahor hanno compiuto oggi a Trieste nuovi passi sul cammino della riconciliazione tra due popoli che nel corso del Novecento sono stati spesso avversari sul confine orientale.

“La storia non si cancella e le esperienze dolorose, sofferte dalle popolazioni di queste terre, non si dimenticano”, dice il presidente della Repubblica invitando tutti a guardare avanti senza dimenticare i drammi della storia. “Il tempo presente e l’avvenire chiamano al senso di responsabilità, a compiere una scelta tra fare di quelle sofferenze patite, da una parte e dall’altra, l’unico oggetto dei nostri pensieri, coltivando risentimento e rancore, oppure, al contrario, farne patrimonio comune, nel ricordo e nel rispetto, sviluppando collaborazione, amicizia, condivisione del futuro”. 

Mattarella non ha dubbi: “Sloveni e italiani sono decisamente per la seconda strada, rivolta al futuro, in nome dei valori oggi comuni: libertà, democrazia, pace”, anche peché, osserva, il significato di frontiera come separazione “è ormai, per fortuna, superato per effetto della comune scelta di integrazione nell’Unione Europea”. 

Soddisfatto anche il presidente sloveno: “Oggi come disse qualcuno, viviamo quei sogni proibiti che si avverano, come se dopo cento anni tutte le stelle si fossero allineate. Ma non lo hanno fatto da sole, siamo stati noi a farlo”, afferma. 

La giornata è stata caratterizzata da una serie di gesti simbolici che in molti non hanno esitato a definire storici. Il primo – come detto – è stata la deposizione di una corona di fiori, con i nastri delle Bandiere dei

Continua a leggere – Fonte dell’articolo

 

Scontro sullo stato d’emergenza: ipotesi di una proroga a fine ottobre​

AGI – Tra le ipotesi sul tavolo del governo vi è quella di non prorogare lo stato di emergenza nazionale per la pandemia da Covid 19 di altri sei mesi, dal 31 luglio fino a fine anno, ma di procedere per ‘step’ e intanto estendere l’emergenza fino al 31 ottobre. E’ quanto riferiscono fonti parlamentari di maggioranza. Ma nessuna decisione definitiva sarebbe stata presa. 

“Duecentoventimila contagi Covid in un solo giorno a livello mondiale. Mai prima un numero così alto in sole 24 ore. Questo ci dice che non è vinta e che serve ancora attenzione da parte di tutti”, avverte il ministro della Salute Roberto Speranza. “Dobbiamo continuare a seguire la linea della prudenza e della gradualità”. Speranza illustrerà in Parlamento martedì i contenuti del nuovo Dpcm che rivedranno le misure anti-contagio in scadenza e che potrebbe aumentare i controlli in spiaggia e nei luoghi pubblici dove si possono verificare assembramenti come discoteche, sagre e feste.

Come anticipato da Giuseppe Conte, il governo poi va verso la proroga dello stato di emergenza in scadenza a fine mese. E le comunicazioni del ministro alle Camere, martedì, potrebbero essere una occasione per aprire il dibattito in Parlamento sulla proroga, contro la quale si è schierata l’opposizione di centrodestra. Intanto, l’intervento, improvvisato, ieri sera, al termine del concerto della banda della polizia, è stata una occasione per il presidente del Consiglio per tracciare una sorta di bilancio di questi mesi, alla vigilia di una settimana cruciale per il destino dell’Unione europea che si chiuderà con il summit dei capi di Stato e di governo di venerdì e sabato sul piano ‘Next generation Ue (Conte è atteso a Bruxelles già giovedì sera per in incontri preparatori al vertice, mentre domani volerà in Germania per un bilaterale con Angela Merkel).

“E’ stata una prova molto difficile per tutto il Paese,

Continua a leggere – Fonte dell’articolo

 

L’effetto Covid sul digitale: cinque tendenze per il futuro

AGI – Quando si prova a ipotizzare quali siano le tendenze tecnologiche, l’orizzonte non è certo quello di un semestre. Questa volta ad Accenture è toccato fornire una seconda edizione delle sua Technology Vision 2020, riformulando le previsioni di gennaio. Già questo è un indice di quanto l’accelerazione digitale impressa dal coronavirus sia stata forte.

Tanto forte da creare uno “scontro”, ha spiegato Valerio Romano, intelligent cloud & engineering director di Accenture. Si è passati dal techlash (termine spuntato sull’Economist tre anni fa per indicare la disillusione nei confronti dell’entusiasmo digitale) al “tech-clash”: un “disallineamento” tra i valori delle persone e i modelli tecnologici. “Le aziende che non sapranno gestirlo si troveranno ad affrontare un clima di sfiducia e insoddisfazione crescente da parte dei consumatori”. Quelle che invece ambiscono a superarlo, dovrebbero cavalcare queste cinque tendenze.

I cinque trend tecnologici del 2020

Le aziende avranno bisogno di creare esperienze personalizzate, che diano agli individui maggior potere decisionale. “Questo modello trasforma spettatori passivi in attori attivi e partecipi”, afferma Accenture. Cinque imprese su sei ritengono che, per vincere la concorrenza nel prossimo decennio, le organizzazioni debbano trasformare il proprio rapporto con i clienti e renderli partner. È quello che il rapporto ha definito “The I in Experience”.

“AI and Me”: l’intelligenza artificiale potrebbe diventare lo strumento in grado di far emergere il pieno potenziale delle persone. Analizzando il quadro post Covid, sono emersi “i vantaggi della collaborazione tra uomo e AI”. Nel settore sanitario e non solo.

Sta cambiando “il concetto di proprietà di un prodotto”. Non è una questione politica ma economica e tecnologica: un prodotto connesso muta di continuo perché aggiornato di continuo. L’emergenza sanitaria sta aumentando notevolmente il bisogno di oggetti e servizi intelligenti. Il possibile squilibrio tra connettività e privacy è destinato a emergere

Continua a leggere – Fonte dell’articolo

 

​E’ scontro al governo sullo stato d’emergenza

AGI – Si apre il confronto nel governo sul piano di Aspi recapitato nel tardo pomeriggio. Piano che è sul tavolo di palazzo Chigi e sarà al centro del Cdm di martedi’ (ma è possibile che l’esecutivo si prenda ancora altro tempo). Ma il confronto nell’esecutivo è partito tra nuove tensioni perché i penastellati restano sulle barricate. “Sono state accolte tutte le richieste avanzate, sarà difficile dire di no”, spiega un ministro del Pd che esprime soddisfazione per il cambio di marcia dell’azienda. Secondo fonti parlamentari della maggioranza lo stesso premier avrebbe apprezzato il passo avanti nella trattativa ma nella sede del governo non filtrano commenti. “A questo punto – dice un’altra fonte dem dell’esecutivo – non si pò’ pensare di chiudere la porta in faccia ad Aspi”. Silenzio da parte del Movimento 5 stelle che considera la revoca della concessione come la via maestra da portare avanti. Ma nel merito oggi le carte sono cambiate, rilanciano anche i renziani (“si guardi agli interessi dei cittadini”, l’appello della Boschi).

Il timore degli alleati dei pentastellati è che ci possa essere una posizione ideologica, ovvero un no preventivo da parte M5s. Si riaffacciano insomma i fantasmi del Mes, anche se il dossier Autostrade non si potrà rinviare, come invece si farà sul possibile utilizzo del fondo Salva Stati. Da parte di Aspi c’è stata una apertura sul piano tariffario e sulle compensazioni.

L’azienda ha aperto sul possibile ingresso di nuovi investitori. Per chiudere la pratica della revoca sul tavolo ci sarebbero 3,4 miliardi come risarcimento per il crollo del Ponte. Bisognerà vedere se si riuscirà a convincere il Movimento 5 stelle ad accontentarsi di mettere i Benetton in minoranza (si parla della possibilità di scendere al 30% delle azioni). La partita comunque è entrata dunque nel vivo e “si deve

Continua a leggere – Fonte dell’articolo

 

“Quel capitello greco è troppo brutto: è una bufala”

Capitello greco o bufala? Italia Nostra e diversi archeologi contestano “l’eccezionale ritrovamento” di un “capitello ionico di grandi dimensioni all’interno di un pozzo circolare nell’area urbana di Gela”, annunciata dall’assessore siciliano ai Beni culturali, Alberto Samonà. “Il capitello – spiega Samonà in un post su Facebook e in un comunicato –  realizzato in pietra arenaria, è stato rinvenuto in via Sabello durante i lavori di scavo per la posa di cavi elettrici condotto sotto la sorveglianza archeologica della Soprintendenza dei Beni Culturali di Caltanissetta”.

Ad aprire le danze della perplessità è Leandro Janni, storico dell’arte e da 15 anni presidente di Italia Nostra in Sicilia. “La prima cosa che salta agli occhi è che è brutto, e non possiede la bellezza dei capitelli ionici, che risalta in ogni particolare a prescindere dal manufatto a cui appartengono”, spiega Janni all’AGI. “Mi fido della mia capacità di analisi”, aggiunge Janni, aggiungendo di aver visto il capitello solo in foto.

Si tratta, prosegue, “di un mediocre manufatto, risalente probabilmente al secolo scorso: il modulo e la plastica si discostano nettamente dai modelli greci. E inoltre, non si tratta di un capitello ma un semicapitello. Dunque, si è presa una cantonata? Molto probabilmente. E d’altronde, non è la prima volta che ciò accade. Vedi la recente vicenda del gruppo bronzeo della Biga di Morgantina o quella, meno recente, delle false teste di Modigliani“.

Tra gli archeologici è Flavia Zisa, docente di Archeologia all’università Kore di Enna, a guidare la schiera dei dubbiosi “Nè il modulo nè la plastica sono greci e tantomeno arcaici”, spiega all’AGI. “Mi sembra una mensola del primo ‘900. Ne ho visto la foto: non può essere greco”, aggiunge, dando un contributo al dibattito che alimenta i blog di archeologia.

E la “scoperta” non convince neanche Dario Palermo, docente di Archeologia all’università di Catania, il primo a parlare di un “semicapitello”. “Io

Continua a leggere – Fonte dell’articolo

 

Il mal di pancia dentro il governo sulla proroga dello stato di emergenza

AGI – Scontro in maggioranza sul probabile rinnovo dello stato di emergenza per fronteggiare l’epidemia di coronavirus. All’annuncio del presidente del Consiglio, il Partito democratico e Italia viva hanno immediatamente replicato chiedendo un intervento di Conte in Parlamento. “Lo stato di emergenza – ha spiegato il premier – serve per tenere sotto controllo il virus. Non è stato ancora deciso tutto, ma ragionevolmente si andrà in questa direzione”, ha confermato a Venezia dove si trovava per la prova del Mose.

Il Pd è stato il primo tra i partiti che sostengono il governo a chiedere spiegazioni. “Non si può dubitare che l’esecutivo, se ha questo orientamento, abbia solide motivazioni – ha affermato Stefano Ceccanti – Per questo motivo ci attendiamo che venga a esporre preventivamente le sue ragioni, anche per raccogliere indirizzi delle Camere, in particolare rispetto alla durata della proroga e alle concrete modalità, dando seguito all’ordine del giorno bipartisan dei componenti del Comitato per la Legislazione accolto ieri”.

Marco Di Maio, capogruppo di Italia viva in commissione Affari Costituzionali, è sulla stessa linea: “Se ci sono le condizioni e le necessità di prorogare il provvedimento fino al 31 dicembre (e non abbiamo motivo di dubitare che sia così), c’è un dovere che il Presidente del Consiglio ha prima di tutti gli altri: recarsi in Parlamento e confrontarsi sulle ragioni e le modalità”.

L’esponente di Iv ha anche chiesto che “il Parlamento venga adeguatamente coinvolto in questa decisione. Non per compiacere i parlamentari, ma perche’ in una democrazia rappresentativa come la nostra è quella la sede in cui fornire queste informazioni”.

Protesta l’opposizione. “Allungare lo stato di emergenza fino al 31 dicembre? No, grazie“. Ha risposto il segretario leghista, Matteo Salvini. “Gli italiani – ha aggiunto – meritano fiducia e rispetto, donne e uomini eccezionali che hanno dimostrato buon senso e generosità che adesso vogliono vivere, lavorare, amare. Con tutte

Continua a leggere – Fonte dell’articolo

 

Conte: “Nessun rimpasto di governo all’orizzonte. Non lavoro a fare un mio partito”   

AGI – “No, non vedo all’orizzonte un rimpasto di governo. Io sono soddisfatto della squadra dei ministri”. Il premir Giuseppe Conte ha rilasciato una lunga intervista al canale spagnolo Nius parlando della situazione che sta vivendo il governo e rispondendo ad una domanda sulla crisi di agosto che ha portato alla formazione del governo giallo-rosso: “Il Movimento 5 stelle come il Pd e le altre forze hanno dimostrato grande responsabilità”. Per poi aggiungere: “Non chiedete a me perché hanno deciso” di chiedermi di rimanere in questo ruolo”. 

Tra i temi toccati ci sono anche quelli relativi alle misure europee contro la crisi economica causata dalla pandemia da coronavirus: “Non dobbiamo parlare di compromesso” perché la risposta europea “deve essere forte, solida, adeguata alle circostanze eccezionali che stiamo vivendo”.

“Noi stiamo elaborando una risposta che viene da noi stessi, europea, non è più un piano che ci viene proposto dall’esterno”, ha risposto a chi gli ha chiesto se veda assonanze fra il Recovery fund e il piano Marshall. “Lo stiamo elaborando noi perché dobbiamo essere consapevoli del momento che stiamo vivendo e dobbiamo coordinare gli sforzi, tutti insieme, per poterci riprendere e dare una prospettiva ancora più rafforzata alla stessa Unione europea, alla nostra casa comune”.

Quanto ai tempi di attuazione, “credo – ha detto – che i tempi siano determinanti, io, e anche con il presidente Sanchez siamo d’accordo: ci batteremo perché si possa formalizzare questo negoziato già al prossimo vertice o comunque nel mese di luglio. Una risposta può essere adeguata ma se tardiamo diventa inadeguata, rischiamo di dover moltiplicare gli sforzi economici”. 

Il presidente del Consiglio ha poi ribadito la sua posizione sul Mes: “Non è mai stato un tabù, ho semplicemente detto che noi non puntiamo sul Mes perché non è la risoluzione dei nostri problemi”. E ancora: “C’erano alcune posizioni che mi spingevano ad accettare il Mes nel momento in cui

Continua a leggere – Fonte dell’articolo