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Per Brunetta “Noi rischiamo di pagare più degli altri”

Ottimista perché “la pandemia finirà, il vaccino si troverà, l’economia tornerà a correre”, ma anche “amareggiato e arrabbiato” perché “ci stiamo facendo del male da soli”. In un’intervista al Corriere della Sera l’ex ministro della Funzione pubblica dei governi di centrodestra a guida Berlusconi dichiara che “rischiamo di pagare un prezzo spropositato mentre poteva essere l’occasione di un rilancio per Italia e Ue”.

Secondo l’ex ministro di Forza Italia manca un piano mentre “noi chiediamo e proponiamo ma c’è un muro di gomma-“. E si chiede, Brunetta: “Può un Paese che rischia di perdere interi settori della propria economia non avere un’idea complessiva di futuro?”. Secondo l’ex ministro questa “è la responsabilità più grave e del governo” che rischia di farci “morire di incertezza”.

Poi Brunetta afferma: “La crisi è asimmetrica” e sempre con tempistiche diverse “sta colpendo tutti i Paesi allo stesso modo” e perciò “servono tanti bazooka che sparino insieme” oppure la crisi può farsi “asimmetrica e i Paesi più forti ed efficienti ne usciranno prima e meglio, quelli più in difficoltà invece pagheranno il conto per tutti”. E “sarà salatissimo” garantisce l’ex ministro di FI alla funzione pubblica.   

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 Pd e M5s attaccano Fontana. La Lega: ‘Conte meschino’

All’indomani del nuovo diverbio tra il governo e la Regione Lombardia sulla gestione dell’emergenza coronavirus, la Lega scende in campo a difesa di Attilio Fontana e torna ad attaccare il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Mentre da Pd e M5s muovono critiche molto forti all’operato di Palazzo Lombardia, per la gestione due dei focolai di Alzano lombardo e Nembro, nella Bergamasca, e della situazione nelle residenze sanitarie assistenziali (Rsa).

“Noi difendiamo la Lombardia: questo fuoco di fila nei confronti della nostra Regione è meschino soprattutto se si considera che proviene da cui, quando doveva prendersi le proprie responsabilità, non le ha prese”, dice il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, all’AGI. Il riferimento è alla decisione di dichiarare ‘zona rossa’ i Comuni di Alzano lombardo e Nembro, del cui ritardo il governo accusa la Regione e la Regione accusa il governo.

“È Conte che doveva prendere questa decisione. La Regione spingeva per farlo dal 3 marzo ma qualcosa è saltato e questo ce lo deve spiegare il premier”, aggiunge. “Questa spinta, input politico, ad attaccare la Regione quotidianamente è doppiamente meschina perché proviene da chi invoca la collaborazione tra maggioranza e opposizione a livello nazionale”.

Fortemente critici nei confronti della gestione dell’emergenza da parte di Palazzo Lombardia sono invece Pd e M5s.

Per il Movimento, il vice ministro allo Sviluppo economico, il lombardo Stefano Buffagni, premette di voler evitare le polemiche ma è netto nell’individuare quelle che, a suo giudizio, sono le gravi responsabilità di Palazzo Lombardia. “Arriverà il momento per fare i conti e dare le giuste responsabilità a chi ha giocato sulla pelle dei lombardi, a chi ha strumentalizzato politicamente ogni vicenda a chi ha usato questa occasione per farsi pubblicità: quel momento non è ora”, chiarisce all’AGI.

“Adesso serve lavorare per vincere la battaglia contro il virus e far ripartire

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Per Bonetti “non si può pensare a un lockdown senza data”

“Non possiamo immaginare mesi e mesi con un blocco come quello di oggi. Pensiamo subito a come organizzare il dopo. La politica deve sapere governare gli eventi, non subirli. Programmiamo ora la ripartenza”. In un’intervista a la Repubblica la ministra delle Pari opportunità e della Famiglia Elena Bonetti, renziana, dice anche che “non è pensabile il lockdown indeterminato dopo il 13 aprile” perciò invita a studiare subito “con quali regole, con quale gradualità, con quali dispositivi di sicurezza riprenderemo”. “non pensiamoci dopo – scandisce – pensiamoci ora. E diamo una prospettiva di speranza”.

Da parte sua la ministra è pronta a varare un pacchetto di misure concrete da sottoporre al governo che hanno come caposaldo “l’investimento per le famiglie, con l’assegno universale straordinario per tutti i figli almeno fino a 14 anni” e “l’allungamento dei giorni di congedo parentale. Sono 15 giorni fino ad ora – dice Bonetti – ma con il prolungamento della chiusura delle scuole, vanno aumentati in proporzione”.

L’assegno straordinario per i figli dovrebbe ammontare nel complesso a 5 miliardi di stanziamento nel decreto di aprile ma la ministra Bonetti dichiara che “stiamo facendo i conti” in quanto “sono risorse importanti. E sono a debito” ciò “significa che a pagarle saranno i nostri figli” quindi “noi stiamo ipotecando il loro futuro e perciò i nostri figli, bambini e adolescenti, devono essere protagonisti della nostra attenzione politica”.

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La squadra del governo contro la disinformazione online

Uno strumento per contrastare la disinformazione che indebolisce lo sforzo di contenimento del contagio. “Era un passaggio doveroso, a fronte della massiccia, crescente diffusione di disinformazione e fake news relative all’emergenza COVID-19. Come ho spiegato ed annunciato nei giorni scorsi, ho firmato il decreto che istituisce presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri questa task force che d’ora in avanti avrà vari compiti: dall’analisi delle modalità e delle fonti che generano e diffondono le fake news, al coinvolgimento di cittadini ed utenti social per rafforzare la rete di individuazione, al lavoro di sensibilizzazione attraverso campagne di comunicazione. Tutto questo in stretta collaborazione con Agcom, Ministero della Salute, Protezione Civile ed avviando partnerships con i soggetti del web specializzati in fact-checking, i principali motori di ricerca e le piattaforme social. Dal Governo arriva dunque una risposta all’insidia della disinformazione che indebolisce lo sforzo di contenimento del contagio”. A dirlo è il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Editoria, Andrea Martella, sull’istituzione della ‘Unità di monitoraggio per il contrasto della diffusione di fake news relative al COVID-19 sul web e sui social network’.

L’Unità di monitoraggio si avvale dell’apporto di una serie di esperti: Riccardo Luna, Francesco Piccinini, David Puente, Ruben Razzante, Luisa Verdoliva, Roberta Villa, Giovanni Zagni, Fabiana Zollo. “Si tratta di un organismo molto snello, pensato per agire in maniera rapida ed agile, attraverso un lavoro di raccordo e confronto a distanza, come richiede l’emergenza in corso. Ringrazio – aggiunge Martella – le donne e gli uomini che hanno accettato con generosità di mettere a disposizione del Paese le loro esperienze e competenze, maturate nel vasto ambito delle problematiche che siamo chiamati ad affrontare già nel tempo ordinario ma soprattutto in questa gravissima emergenza. E’ un tema di cui si avverte tutta la complessità e delicatezza per i

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Liquidità e Golden Power, così il governo ‘blinda’ le imprese

Famiglie e imprese: sono questi i due pilastri che sorreggeranno tutto il decreto di aprile che il Consiglio dei Ministri dovrebbe varare fra domani e lunedì con l’obiettivo di dare ossigeno a imprenditori e lavoratori piegati dall’emergenza coronavirus. Il cuore del decreto saranno i finanziamenti per garantire i prestiti delle banche alle imprese: circa 10 miliardi in grado di iniettare nel sistema economico 200 miliardi di euro.

Una mossa che vede tutti d’accordo anche se oggi sono circolate voci su un presunto braccio di ferro fra il Partito Democratico e Italia Viva, avente per oggetto la quota del prestito da garantire. “Non c’è nessun braccio di ferro sulla quota di garanzia per i prestiti alle imprese. Il Pd lavora per assicurare alle imprese liquidità nel più breve tempo possibile”, sottolineano pero’ fonti del Pd. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha infatti spiegato in una intervista che “la nostra proposta ha come punto centrale il fatto che lo Stato dia alle banche la garanzia al cento per cento e le banche automaticamente bonifichino sul conto corrente delle partite Iva, tutte, purché siano piccole e medie, sotto i 40-50 milioni di euro, fino all’equivalente del 25% del fatturato dello scorso anno”. Interpellato dall’AGI, il responsabile economico del Partito Democratico, Emanuele Felice, ha sottolineato di voler “portare oltre il 90 per cento, verso il 95 per cento” la garanzia dello Stato alle banche, “e su questo lavoreremo anche perché le banche non ostacolino questa liquidità”.

Alle imprese guarda anche il provvedimento sulla golden power per le realtà italiane più ‘appetibili’ dai mercati esteri. Se il leader della Lega, Matteo Salvini, dice di aver chiesto al governo “di approvare la Golden Power, cioè che l’Italia possa dire no alla possibilità di acquistare da parte straniera”, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, spiega che

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“Incontri ravvicinati” contro le malinconie da coronavirus

È disponibile gratuitamente, in tutti i maggiori store on line, Incontri ravvicinati del Terzo Tempo (Giunti editore). “Una raccolta di otto racconti di ostinata allegria, ma scaturiti dal profondo delle nostre angosce” spiega la curatrice e ideatrice Lidia Ravera. Infatti l’antologia, pensata e nata in questi giorni complicati, caratterizzati per tutti da “una nemica sconosciuta, dall’identità sfuggente: la malattia”, si inserisce pure in “Terzo Tempo”, la collana di brillanti romanzi d’amore, per over 60, che Ravera ha ideato e dirige per Giunti. Nella raccolta, testi di Brunella Schisa, Emanuela Giordano, Roberta Colombo, Elena Vestri, Grazia Giardiello & Barbara Cappi, Linda Brunetta, oltre che della stessa Lidia Ravera. Special guest: il primo uomo a esordire in “Terzo Tempo”, Paolo Guzzanti.

All’inizio c’è una collana – già caso editoriale – nata per prendersi gioco degli stereotipi, delle nuove grammatiche dell’amore. E un gruppo di autrici che ha saputo raccontare la voglia di vivere, la passione anche in terza e quarta età. Il presente, certo, è più complicato. Il tempo del coronavirus, dei numeri, delle statistiche, delle cifre. E di quel sentire colpevole che attribuisce poca o minore importanza ai pazienti più anziani e alle loro vite, come se la loro esistenza fosse meno preziosa, meno carica di sentimento, di relazioni, di energia. Allora ecco il bisogno di una reazione, ma sempre con il sorriso sulle labbra.

Nascono anche da qui questi nuovi Incontri ravvicinati. Perché sì, “siamo tutti a rischio, tutti impauriti o angosciati, tutti incerti, confusi, condizionati da un fiume di informazioni spesso contraddittorie” spiega Lidia Ravera. “Da gaudenti del mondo occidentale, abituati a programmare viaggi, a organizzare pizza e cinema al sabato sera, a distrarci con lo shopping, a innamorarci, disinnamorarci, innamorarci di nuovo, ci siamo ritrovati agli arresti domiciliari. Costretti dentro casa, dentro città svuotate, fra esercizi commerciali chiusi e cinema e teatri sbarrati. Costretti alla solitudine. Oppure costretti a simbiosi matrimoniali fuori

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“Riaperture da metà maggio”. Borrelli torna nel mirino dei partiti

E’ presto per fare previsioni sull’inizio della fase 2 dell’emergenza Coronavirus, quella che dovrebbe vedere la riapertura di alcune attività. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lo va ripetendo da giorni, rimettendosi ai dati forniti dalla comunità scientifica. Angelo Borrelli segue la stessa linea e, nel corso di una intervista, spiega: “Se si riaprirà il 16 maggio? Se l’andamento non cambia, potrebbe essere come potrebbe essere prima o dopo. Il Primo Maggio? Non penso che per quella data questa situazione sarà passata”.

Le parole di Borrelli

Parole inattese da chi è chiamato a gestire la macchina organizzativa messa a disposizione del governo. Le polemiche esplodono immediatamente, dall’opposizione ci si chiede se spetti a Borrelli fare annunci di questo tipo e se tali annunci siano stati concordati con Palazzo Chigi. Ogni parola, in questo momento, pesa come un macigno e poco importa se Borrelli, nel corso della stessa intervista, precisa che tutto “dipende dai dati” e che se la curva epidemiologica sarà incoraggiante si potrebbe riprendere prima.

Scatta l’allarme nella maggioranza

Nei quartier generali dei partiti di maggioranza scatta l’allerta. “Informazioni del genere dovrebbero darle solo Conte e Speranza e, anche in quel caso, sarebbero da concordare con il comitato tecnico scientifico”, viene sottolineato da fonti parlamentari. Si evita con cura di commentare ‘in chiaro’, ma il malumore per la nuova uscita di Borrelli è palpabile. Perchè si tratta del secondo “incidente” in cui è incorso il numero uno della Protezione Civile: il 23 marzo una intervista a Repubblica fece andare su tutte le furie le forze di maggioranza a cominciare dal Pd. I dem, con il responsabile dell’organizzazione Stefano Vaccari, attaccarono duramente: “In emergenza, chi è a capo della catena di comando deve fare e parlare il meno possibile”.

La marcia indietro del Commissario

Riserve che emergono anche in questa occasione tanto che,

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Anche Hollywood vacilla, persi 600 milioni e il 25%  del fatturato

Nei primi tre mesi del 2020 le entrate al botteghino in Nord America hanno subito un calo del 25% su base annua con una perdita di circa 600 milioni di dollari. Sono le prime cifre dell’impatto sul mondo del cinema negli Stati Uniti e in Canada della pandemia di coronavirus che ha costretto alla chiusura della sale nei due Paesi. La maggior parte del danno economico è stata ovviamente rilevata nelle ultime settimane.

E’ praticamente dal 20 marzo che le sale sono chiuse sia negli Usa che in Canada, ad eccezione di alcuni cinema indipendenti e drive-in.
Dal primo gennaio al 19 marzo, giorno in cui Comscore ha smesso di rilevare i dati sugli incassi, le vendite di biglietti hanno registrato un fatturato complessivo di 1,81 miliardi di dollari dai 2,41 miliardi del primo trimestre 2019. Nel mese marzo, quando l’attività del cinema ha prima subito un rallentamento e poi uno stop, le entrate sono scese a soli 255,7 milioni di dollari, con un calo del 58% rispetto ai 612,8 milioni incassati del periodo 1-19 marzo dello scorso anno. 

Come riferito da Adam Aron, ceo della catena di cinema AMC Theatres, nessuno può dire con certezza quando riapriranno le sale o quanto tempo ci vorrà perché le attività riprenderanno davvero. I produttori di Hollywood hanno già rinviato molte uscite di film a giugno o luglio e sono previsti ulteriori cambiamenti che non potranno non avere impatto su quel che resta del calendario 2020 e su quello del prossimo anno. Eppure il 2020 era iniziato bene, con le entrate di gennaio a quota 912 milioni, trainate dal successo di ‘Bad Boys for Life’ della Sony, con un aumento del 12% rispetto allo stesso periodo del 2019. A febbraio poi erano stati registrati incassi al box office per 644,8 milioni, con il successo di ‘Sonic the Hedgehog’ della

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I librai che fanno consegne a domicilio

L’emergenza coronavirus e le misure draconiane prese dal governo per uscire dalla pandemia hanno colpito tante categorie di lavoratori. Tra queste, spiccano i librai. I libri non sono considerati ‘beni di prima necessità, per cui le librerie si trovano in grossa difficoltà. In un settore, peraltro, già in crisi prima del coronavirus.

I dati forniti dall’Aie, Associazione italiana degli editori, sono drammatici nella loro freddezza: per l’editoria si parla di un calo del volume d’affari in tre settimane tra il 70 e il 75%. Per cercare di reagire all’emergenza sanitaria e alla quarantena e sostenere la ‘fame’ di lettura degli italiani in casa, approfittando del fatto che Amazon e i colossi online hanno dato priorità ai beni di primi necessità quindi c’è meno concorrenza, e’ nata da una settimana l’iniziativa #Libridasporto.

Grazie ad un fondo istituito da alcuni editori le librerie indipendenti possono spedire i libri a casa dei clienti senza far pagare al cliente le spese di spedizione che vengono sostenute interamente dal fondo. L’elenco delle librerie che hanno aderito all’iniziativa è lunghissimo e si aggiorna quotidianamente. Interessa tutta Italia da Palermo ad Aosta e la lista continua ad aggiungersi di nuovi nomi che intendono partecipare al progetto.

“A Roma #Libridasporto sta andando benissimo – spiega Marco Guerra della libreria ‘Pagina 348’ – Ci è parsa subito una buona idea. Semplice ma geniale. Soprattutto perché permette alle librerie indipendenti di competere con quel mostro che è l’online. Questa iniziativa permette quindi quelle che un tempo erano le cosiddette vendite per corrispondenza”.

Guerra ha aderito da pochissimo all’iniziativa, “Sono alle prime spedizioni” quindi non riesce a darci una stima precisa, ma “vedendo il numero delle adesioni si capisce che è un’ottima idea”.

Dello stesso avviso Davide Manni della ‘Libreria Trastevere’, posta nel cuore di Roma. “Considerando il momento difficile spedire libri a domicilio gratuitamente è una grande iniziativa, un aiuto concreto degli editori a

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Il coronavirus ferma Hollywood 100 anni dopo la Spagnola

Hollywood si ferma, ma non è la prima volta. Era il mese di ottobre del 1918, la Prima guerra mondiale stava per terminare e la nascente industria del cinema muto stava per esplodere con la distribuzione delle immagini in oltre 20mila teatri d’America, quando l’influenza spagnola bloccò ogni attività.

Secondo le previsioni quello delle produzioni cinematografiche, sarebbe presto diventato il quinto settore degli Stati Uniti dopo agricoltura, carbone, acciaio e trasporti. La grande influenza, che avrebbe provocato complessivamente circa 50 milioni di vittime in tutto il mondo, costrinse studi e teatri a fare i conti con i maggiori rischi per il proprio sostentamento e la vita dei propri dipendenti.

Per mesi, gli studi di Los Angeles e le catene di teatri pensarono che la cosiddetta “spagnola” fosse solo un problema della costa orientale. Ma in realtà l’influenza si stava già spostando verso ovest. All’inizio di ottobre, come ricostruito dal The Hollywood Reporter, la National Association of the Motion Picture Industry, l’organizzazione americana dei produttori, che perdeva denaro per il semplice fatto che negli Usa i teatri erano semivuoti, annunciò un embargo per l’uscita di nuove pellicole, per un mese, precisamente a partire dal 14 ottobre.

Fu l’inizio di uno stop che si trovava a fare i conti anche con una buona dose di sottovalutazione del pericolo. Sid Grauman, leggendario impresario teatrale, ricordato per avere creato a Hollywood il Chinese Theatre e l’Egyptian Theatre, al Los Angeles Times dichiarò di avere “parecchi film a portata di mano, che nessuna parola era arrivata da nessuno per chiudere e che non aveva sentito un solo starnuto dai suoi spettatori”.

L’11 ottobre fu il municipio di Los Angeles a ordinare la chiusura di tutti i teatri, le case cinematografiche, sale e luoghi di divertimento fino a nuovo avviso. In tutto furono chiuse 83 sale cinematografiche che accoglievano diverse migliaia di spettatori

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