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“Ho mandato un sms a Salvini, gli concedo l’onore delle armi”, ha detto Renzi 

renzi salvini 

Maria Laura Antonelli / Agf

Matteo Renzi

“Ho mandato un messaggino a Salvini quando si è dimesso e lui aveva fatto lo stesso com me dopo il referendum. Era giusto dire: sei il mio avversario e lo sarai sempre ma ti concedo l’onore delle armi”. Lo ha detto Matteo Renzi ospite di Massimo Giletti a ‘Non è l’Arena’ su La7 la cui nuova edizione è iniziata stasera. “Non so se abbia telefonato a qualcuno, ma di sicuro ha fatto un errore”, ha aggiunto.

In quanto ai presunti poteri forti che hanno influenzato la nascita del nuovo governo, Renzi pensa che “ai presunti poteri forti non interessa chi governa, basta che sia seria. Non vogliono sentirsi dire solo: usciremo dall’Euro, cosa che hanno fatto i ‘consigliori’ di Salvini dopo il diktat del Papeete”. “Non avrei scommesso mezzo centesimo sul caos di agosto. Ma non è merito mio – ha detto ancora Renzi – qui siamo in presenza di un harakiri, di un autogol devastante di Salvini. Ha chiesto una cosa impensabile, voleva pieni poteri, e abbiamo dovuto fermarlo per il bene del Paese”. 

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Se c’è stata un’opa di Salvini su Forza Italia è fallita, dice Berlusconi

berlusconi viterbo salvini 

A Matteo Salvini, Silvio Berlusconi rimprovera di avere “avuto anche il coraggio di proporre Di Maio presidente del Consiglio”. Nella telefonata a chiusura della convention FI a Viterbo, il leader ‘azzurro’ rimprovera “ai nostri alleati della Lega, di avere consentito a M5s in 14 mesi del precedente governo di caratterizzare” le politiche dell’esecutivo. Rivendica i quarti di nobiltà del socio fondatore, che stavolta fa pesare le sue quote, oltre al loro conteggio.

A Viterbo Silvio Berlusconi rimette il suo partito al centro della coalizione e ricorda, non troppo velatamente, che, in fin dei conti, è stato lui a sdoganare la destra prima e il leghismo poi. “Forza Italia non ‘fa parte’ del centrodestra, Forza Italia è il centrodestra, perché il centrodestra l’abbiamo fondato e senza noi cattolici e riformatori sarebbe solo una ‘destra destra’ che non avrebbe i numeri per andare al governo e che, se per caso, li trovasse non sarebbe capace di governare”.

Non cita i partiti né i leader, ma Berlusconi è chiarissimo quando ricorda che “abbiamo dato cittadinanza a una destra democratica e al federalismo, inseriti in centrodestra europeo e credibile”. “E questo definisce con chiarezza il ruolo di Forza Italia”, scandisce.

“Rappresentiamo in Italia, con orgoglio, la più grande famiglia politica europea, quella della democrazia e della libertà e continuiamo a credere nell’Europa ma pensiamo che sia possibile cambiarla solo dall’interno, con la famiglia dei Popolari”, avverte già in premessa.

“Il nostro futuro è dare di nuovo voce a un’Italia che al di fuori di noi non è rappresentata in politica in un’epoca di sovranismo, pauperismo e giustizialismo”, è la mission che Berlusconi espone agli ‘azzurri’ “proprio come nel ’94: anche allora sembrava che non ci fosse alternativa alla macchina da guerra della sinistra”.

Ora si tratta di dire no “due Italie incattivite e contrapposte, quella del sovranismo e dello statalismo”. Gioca su due piani, il Cavaliere. Quello nei rapporti con gli alleati e quello interno. Ed è a tutti che l’ex premier ricorda che “non esiste sinistra liberale, e non credo che Renzi possa crearla, né tantomeno soggetti che hanno spazio solo nel Palazzo della politica”.

Alleati ma diversi. “Combattiamo insieme la battaglia del centrodestra ma non la battaglia sovranista”. Silvio Berlusconi definisce il campo e rimarca che “quello di Salvini, pur efficace, non è il nostro linguaggio, i nostri contenuti”. Insomma, se c’è stata “un’opa di Salvini su Forza Italia è fallita”, scandisce. Invece “sulla base di sondaggi e esperienze di buonsenso dico che gli italiani che possono seguirci sono tantissimi, molto più di quelli delle attuali percezioni elettorali”, garantisce.

È il riferimento a “quell’altra Italia che chiede soluzioni, non slogan e conflitto perenne”, fatta da “milioni e milioni di italiani che chiedono allo Stato di avere le condizioni per lavorare con certezze adeguate e senza continue invasioni di campo, protetti dagli abusi di un Fisco oppressivo e una giustizia arbitraria”. A questi italiani, all’area del non voto o di quello fuori delle formazioni maggiori, “noi dobbiamo parlare e far capire che è nel loro stesso interesse tornare al voto e scegliere Forza Italia”.

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“Difenderemo Dio, Patria e Famiglia, fatevene una ragione”, dice Giorgia Meloni

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“Come siamo andati in questo ultimo anno? Dal giorno della nostra nascita ci siamo dovuti sorbire questi soloni dei flussi elettorali che ci dicevano che saremmo stati fagocitati. Oggi, i sondaggi ci danno stabilmente sopra l’otto per cento, quarto partito italiano. E allora noi mandiamo una bella cartolina dall’Isola Tiberina. Sorridete!”. Così Giorgia Meloni alla festa di Atreju, scattando una fotografia alla folla dell’Isola Tiberina. “Per noi la parola data è sacra, quello che diciamo, lo facciamo, ci è stato insegnato da Giorgio Almirante”, ha aggiunto.

“Difenderemo Dio, Patria e Famiglia, fatevene una ragione”. Ancora: “Qualche giorno fa un bambino è morto in auto, dimenticato dai suoi genitori. Da più di un anno il Parlamento ha approvato la legge Meloni. La legge non è mai entrata in vigore perché quel genio del ministro Toninelli non ha mai emanato i decreti per renderla attuabile”.

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“Serve una chiamata molto larga a sensibilità ambientali, sociali, civiche”, dice Bersani

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Giuseppe Ciccia / NurPhoto  

 Pierluigi Bersani (Afp)

A sinistra serve un nuovo patto che vada oltre il Pd. A sostenerlo è il presidente di Articolo Uno, Pier Luigi Bersani, che, in un’intervista a Repubblica, dice: “Serve un gesto politico forte e generoso. Un passaggio creativo. Senza inseguire equilibrismi centristi. Serve una chiamata molto larga a sensibilità ambientali, sociali, civiche. E poi un tavolo, una svolta programmatica che ci aiuti a rompere il muro tra elettorato di centrosinistra ed elettorato 5 stelle”.

Quindi un nuovo soggetto? “Per me sì. Ma lo decide il percorso. Che sia un’alleanza, una federazione, o qualcosa di completamente nuovo, deve venire da lì Articolo 1 vuole essere il fermento di questo processo, come si vede in questa festa, dove abbiamo invitato Conte, Tsipras, Marco Bellocchio”. Quindi nel Pd non rientra? “Vede – risponde Bersani – con una domanda del genere siamo ai vecchi attrezzi. Il Pd ha lanciato la costituente delle idee, cominciamo da lì. E speriamo non sia solo delle idee”.

Lei è indulgente con i 5 stelle, che hanno un modello di partito autoritario e sono capaci di incarnare con uguale scioltezza slogan sul reddito minimo o sulle Ong taxi del mare. “Senza paternalismi, in politica vale quel che vale in pedagogia: credili migliori, diventeranno migliori. Nel 2013 il Pd e i 5 Stelle hanno avuto il 25 per cento, noi un pelo avanti. Poi non vedi la destra, ne fai il principale nemico, e dopo 5 anni il Pd va a meno 7 e loro a più 7. Dopo i 5 stelle fanno l’accordo con la destra e dimezzano i voti. Mi chiedo e chiedo: non ci sarà una ragione contigua tra questi abbandoni? Si è concesso troppo, per un verso e per l’altro, a umori di destra. Serve un programma univoco che possa unire questi due popoli”.

E si può fare con Conte premier? “Gli do un consiglio non richiesto. Per un bel po’ il concetto di crisi di governo sarà una tigre di carta, e davanti a una tigre di carta si può morire solo di spavento. Perciò, al meglio della mediazione, si tira dritto”. Cosa pensa di Italia viva? “Renzi insegue la sua vocazione con altri mezzi. Che avesse in testa un partito personale, orientato al centro, per tagliare ogni ponte perfino coi simboli della sinistra, lo ha dimostrato negli anni in cui è stato nel Pd. Ha aperto un varco alla destra nei ceti popolari, e quella destra ha buttato giù una a una le nostre roccaforti. È stata questa l’origine del nostro strappo, non si azzardino a paragonarlo ad altri”. 

Leggi l’intervista integrale su Repubblica

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Conte ad Atreju: “Lega isolata. Chiederò un patto con il mondo produttivo per l’ambiente”

conte atreju 

Mimmo Frassineti / AGF

Giuseppe Conte e Bruno Vespa

Matteo Salvini? È isolato nell’Ue, persino Orban non lo ha seguito. Matteo Renzi? Non è un Demolition man, anche se avrebbe gradito che l’ex segretario dem gli avesse comunicato l’intenzione di lasciare il Pd prima che nascesse il governo. Dopo un primo ‘assaggio’ a una festa di partito, con l’intervento giovedì sera al raduno di Mdp-Articolo1, Giuseppe Conte ha debuttato davanti a una platea dell’opposizione parlando ad Atreju, la convention annuale di Fratelli d’Italia in corso a Roma.

E non ha risparmiato stilettate alla Lega, pur senza ‘innervosire’ una platea che al Carroccio guarda per le future alleanze. Quaranta minuti di intervista con Bruno Vespa di fronte a una sala gremita che ha rispettato il ruolo istituzionale del premier senza fischi (anche grazie alla ‘moral suasion’ della padrona di casa, Giorgia Meloni), ma con partecipazione, e che ha accompagnato le parole del presidente del Consiglio con applausi di approvazione o mormorii di dissenso (ad esempio sul tema migranti).

In apertura del dibattito Meloni ha chiesto un applauso per il premier che, con la sua presenza, “fa un atto non scontato, di coraggio”. Conte arriva all’isola Tiberina con il figlio (“oggi era il mio turno, sono un papa’, se no a chi lo lascio…”), e dopo le foto di rito con Meloni, il premier non si è sottratto alle domande anche più politiche. Vespa lo incalza: “Ci ha preso gusto a fare politica…”. Lui ribatte ironico: “A giudicare dall’applausometro è lei che è pronto a scendere in politica”.

Renzi? Non è un Demolition man

Poi, più seriamente, fa notare: “Il presente è già tanto sfidante, ragionare del futuro è un salto nel buio”. Sul piatto ci sono tutti i dossier più attuali: la formazione del nuovo governo, lo strappo di Matteo Renzi (“non credo sia un Demolition man”, la definizione che dell’ex rottamatore ha dato l’Economist), la manovra economica, i rapporti con l’ex alleato Matteo Salvini e le riforme. E, soprattutto, tema caldo per il pubblico di Atreju, le politiche sull’immigrazione.

Il premier batte l’accento sui temi economici: “è chiaro che il vero ostacolo, e quindi il vero risultato, sarà evitare l’incremento dell’Iva. Nella manovra potremo solo dare dei primi significativi assaggi del progetto politico. Ho preteso, ad esempio, asili nido gratuiti per famiglie con redditi medi e bassi”.

Poi parla di Alitalia: “La soluzione da me prediletta è quella di mercato”. E di possibili tasse da reinvestire in politiche per la green economy e per la scuola, come proposto anche dal ministro dell’Istruzione. Lorenzo Fioramonti: “Mi pare praticabile”, risponde a Bruno Vespa che gli chiede dell’idea di trovare risorse tassando merendine, bibite gassate e aumentando i biglietti aerei di un euro per i voli nazionali e di 1,5 euro quelli internazionali.

Il ‘green deal’ italiano per l’ambiente

L’idea è quella di un ‘green deal’ italiano per l’ambiente: “Chiederò un patto con tutto il mondo industriale e produttivo”, assicura il premier. “Io devo poter orientare il nostro sistema ma non posso mettere meccanismi incentivanti o disincentivanti senza nessun discernimento. Elaboriamo un piano industriale con un patto con tutto il mondo produttivo”.

Conte non chiude la porta a possibili riforme costituzionali (FdI ad esempio spinge per il presidenzialismo) e elettorali, ma mettendo in chiaro che innanzitutto “c’è un problema di stabilità” e poi spiegando che “ci sono diverse soluzioni”, ma occorrono “sicuramente equilibri e controbilanciamenti”. E, comunque, “qualsiasi progetto riformatore ha bisogno di un arco temporale minimo di due-tre anni”. La platea si surriscalda quando si arriva al confronto con i partner della Ue sulla redistribuzione dei migranti: “La linea dura è un interesse di tutti in Europa. Serve un meccanismo automatico europeo di redistribuzione, non ho mutato idea su questo punto: non ho detto che oggi in Italia entra chiunque”.

Il pubblico prima rumoreggia poi applaude. Quanto a Salvini, Conte torna sul suo dialogo dello scorso inverno con Angela Merkel relativo alla Lega, intercettato dalle telecamere: “Non mi sono mai permesso di denigrare una forza politica che sosteneva il precedente governo. Io dicevo che il rischio dell’isolamento, dal mio punto di vista, era evidente”. E a riprova sottolinea: “Oggi pomeriggio su questo palco viene Orban, chiedete a lui perché non ha seguito Salvini ed è rimasto nel Ppe. La Lega si è ritrovata completamente isolata, ed era quello che io intuivo anche allora”.

Finita l’intervista dal pubblico si leva il coro “elezioni, elezioni”, chiaro riferimento alla richiesta di FdI di andare a votare dopo la caduta del governo gialloverde. Conte non si scompone, saluta e va via. Dopo, sui social, scrive: “Il confronto democratico, fondato sul reciproco rispetto, esprime il grado di civiltà del nostro sistema. Con Fratelli d’Italia non condividiamo le medesime idee, ma il passaggio e il confronto di questa mattina sull’isola Tiberina mi hanno arricchito e stimolato”. 

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Chi è Francesca Di Maolo, il possibile punto di equilibrio tra M5s e Pd in Umbria 

francesca di maolo m5s pd umbria 

(Youtube)

Francesca Di Maolo

E’ Francesca Di Maolo il nome che sembrerebbe aver messo d’accordo Pd e M5s per la guida di una lista unica in vista delle elezioni regionali in Umbria. Le voci si sono fatte più concrete nelle ultime ore, dopo che la proposta di un accordo tra il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle per formare un fronte unito in Umbria ha ricevuto l’ok dalla piattaforma Rousseau pentastellata. Dalle due forze politiche però non è arrivata ancora alcuna conferma sul nome del candidato.

Il curriculum di Francesca Di Maolo parla chiaro: esponente del mondo cattolico e molto radicata sul territorio. 49 anni, avvocatessa originaria di Spoleto ma residente ad Assisi, Di Maolo è dal 2013 presidente dell’Istituto Serafico, un centro di eccellenza per bambini e ragazzi con disabilità fisiche, psichiche e sensoriali. Laureata in Giurisprudenza all’Università di Perugia, con specializzazione in Diritto sindacale, del Lavoro e della Previdenza, Francesca Di Maolo è sposata e con una figlia di 20 anni, anche lei iscritta alla facoltà di Giurisprudenza, riporta Il Messaggero.

Dal 2017 Di Maolo è anche alla guida dell’Aris Umbria, l’associazione che riunisce istituti di ricovero, case di cura e centri di riabilitazione impegnati nella rigorosa tutela della vita e della dignità della persona. “Io credo che tutta la politica italiana ed europea debba trarre spunto dagli insegnamenti di San Francesco e anche seguire il suo esempio nell’umiltà”, ha dichiarato di recente, “tutti noi pecchiamo di poca umiltà, però quando vieni e respiri l’aria di Assisi ti ricordi che il più grande valore dell’uomo è proprio l’umiltà”.

Secondo quanto riporta Assisi Oggi, l’accordo sarebbe stato raggiunto in serata, ma lei, la diretta interessata, “al telefono non ha risposto, mandando un sms con scritto: ‘Non posso, sono a cena’”. Di Maolo “pare che ancora non abbia deciso”, continua il giornale. “Ha delle resistenze, perché ha degli impegni importanti con l’istituzione che guida. Ma molti personaggi del mondo politico stanno facendo di tutto per convincerla, perché è l’unica – a loro dire – fuori dai giochi politici e con le caratteristiche del civismo chieste da Di Maio e dal M5S”.

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Le notizie del giorno (ore 17,00)

notizie di oggi

LUCAS BARIOULET / AFP

Scontri a Parigi tra gilet gialli e polizia

CONTE ALLA FESTA DI ATREJU: “SALVINI ISOLATO ANCHE DA ORBAN”
Il premier: nella legge di stabilità solo i “primi assaggi” del progetto politico. “Nell’Ue nemmeno i Paesi di Visegrad si alleano con la Lega”. “Renzi non è Demolition Man”. Dalla platea urla per chiedere “elezioni”.

IL PREMIER: “EVITEREMO L’AUMENTO DELL’IVA, Sì A TASSE SU VOLI, MERENDINE E BEVANDE GASSATE”
Il capo del governo giallorosso propone un patto con le imprese per un ‘green deal’ e apre all’imposizione fiscale per finanziare misure per il clima e per la scuola. “Su Alitalia l’obiettivo è una soluzione di mercato”.

ZINGARETTI FIDUCIOSO PER L’UMBRIA, “MA NESSUN AUTOMATISMO CON M5s PER LE ALTRE REGIONI”
Il segretario del Pd: da Renzi solo un WhatsApp a decisione presa, a lui e Salvini conviene litigare per avere la ribalta.

INFRASTRUTTURE, DE MICHELI CHIEDE UN’OPERAZIONE VERITÀ SULLE GRANDI OPERE
Il ministro: non si deve avere paura di dire qualche no ma non si può lasciare il Paese fuori dall’Europa.

SCONTRI A PARIGI PER IL RITORNO DEI GILET GIALLI, OLTRE 100 FERMATI
Gli agenti lanciano lacrimogeni sugli Champs Elysees. La capitale francese blindata con 7.500 agenti anche per i cortei sul clima e una protesta contro la riforma delle pensioni.

HONG KONG, SCONTRI E BARRICATE NEL 16MO WEEKEND DI PROTESTE
I manifestanti bloccano il parco di Tuen Mun. Diversi arresti, la polizia usa i lacrimogeni e spara proiettili di gomma.

BIDEN ALL’ATTACCO DI TRUMP SUL CASO UCRAINA: “FACCIA PUBBLICARE LA TRASCRIZIONE DELLA TELEFONATA”
Il candidato alle primarie democratiche definisce “ripugnante” le pressioni del presidente sul collega di Kiev perché la magistratura indagasse su suo figlio.

GLI USA RAFFORZANO LA PRESENZA IN ARABIA SAUDITA IN CHIAVE ANTI-IRAN
Inviati rinforzi nelle basi della regione con 2.000 uomini aggiuntivi, di cui 500 già arrivati nel regno. Saranno potenziati i sistemi di difesa aerea e missilistica.

EGITTO: DISORDINI ALLA PROTESTA CONTRO AL-SISI A PIAZZA TAHRIR, 150 ARRESTI
La polizia usa i lacrimogeni per disperdere la folla. Manifestazioni anche in altre città contro la corruzione denunciata dall’imprenditore in esilio Mohamed Ali.

IN OTTO FRATTURANO IL NASO ALL’AUTISTA DELL’AUTOBUS PER UN RIMPROVERO, DENUNCIATO UN 17ENNE ROMANO
Il pestaggio a via Boccea dopo che i ragazzi avevano azionato per divertimento la leva di emergenza porte. Caccia agli altri membri del gruppo. Il sindaco Raggi: episodio vergognoso.

MIGRANTI: NUOVI SBARCHI A LAMPEDUSA E NEL REGGINO
In 108 sono arrivati nell’isola. Una barca a vela con 41 a bordo soccorsa a pochi metri dalla costa della Locride.

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Renzi mi ha avvertito della scissione con un WhatsApp, racconta Zingaretti

zingaretti scissione renzi whatsapp

“Ovviamente no, l’avrei detto subito. Io ho ricevuto un WhatsApp quando la decisione già era presa”. Lo ha detto il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti a “L’Intervista” di Maria Latella su Sky TG24 rispondendo alla domanda se fosse stato avvisato della scissione da Matteo Renzi prima della nomina dei componenti del Governo. Zingaretti ha spiegato che sulla scelta di lasciare il partito la ministra Teresa Bellanova e il viceministro Ivan Scalfarotto “non mi hanno mai avvisato. Non ne faccio un problema personale, non pretendevo una telefonata. Il problema è spiegare alle persone perché il giorno dopo del  giuramento di un Governo accade quello che è accaduto”.

Ancora Zingaretti nell’intervista: “Non saluto con favore l’addio di Matteo Renzi, anzi mi dispiace ma è stato un gravissimo errore. Dividersi è sempre un errore. Credo abbia dato a tutti fastidio, addirittura anche a chi non è del Partito democratico, il fatto che, il giorno esatto in cui giurava un Governo che si era così fortemente voluto, un po’ a freddo si è provocata questa rottura. Mi fa molto piacere che da tutta Italia si segnala di tantissime persone che si stanno iscrivendo al Pd”.

“Diffido, soprattutto nei momenti delicati per l’Italia, dei partiti personali. Non hanno mai funzionato in Italia. Anche nel campo del centrosinistra ci sono state esperienze che rispetto ma che sono durate pochissimo perché tema non è un leader ma la vita e il futuro delle persone. Non si può legare il destino di un movimento politico al destino di una persona”.

Per Zingaretti Matteo Renzi e Matteo Salvini “sono due persone che hanno idee diverse e a tutti e due conviene litigare per avere la ribalta. Ma la grande forza dell’alternativa, il baricentro del cambiamento di Governo in questo Paese si chiama e si chiamerà Partito democratico, che è l’unica grande forza nazionale che intercetta la voglia di cambiamento. È il Partito democratico la garanzia che le destre italiane rimarranno all’opposizione, perché non si sconfigge quella proposta politica con le cerbottane o con le battute giornalistiche”. ​

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Elon Musk vuole una sua assicurazione per i proprietari delle Tesla

tesla assicurazione markel

MARK RALSTON / AFP

Elon Musk

Per far risparmiare i propri clienti, Tesla potrebbe diventare una delle prime case automobilistiche a fornire anche prodotti assicurativi. I primi passi si sono visti già due settimane fa, quando la casa automobilistica ha inaugurato una collaborazione con la compagnia assicuratrice Markel, per la quale farà da intermediario con i clienti in California. Ma a Tesla non basta: la società ha confermato al Financial Times che in futuro vorrebbe fornire una propria polizza, utilizzando il suo stesso bilancio per garantire le coperture, in quella che sembra essere “una mossa altamente inusuale, se non unica nel mercato delle case automobilistiche”, come scrive il Financial Times.

Già in passato Elon Musk si era lamentato dei premi alti per le polizze assicurative delle sue auto, che negli Stati Uniti vanno da 38 mila dollari (34 mila euro) agli 80 mila dollari (72 mila euro). Ad aprile di quest’anno proprio il fondatore di Tesla aveva anticipato il desiderio di avviare un’iniziativa assicurativa, basata essenzialmente sui dati in tempo reale che la sua società è in grado di ricavare da tutte le automobili su strada, che comunicano costantemente tramite la rete cellulare, con la casa madre.

tesla assicurazione markel

 Afp

 Tesla Roadster 2

“In pratica, abbiamo un’opportunità arbitrale sostanziale dal momento che abbiamo diretta conoscenza del profilo di rischio dei clienti e della macchina”, aveva osservato Musk, assicurando comunque che sarebbero stati utilizzati solo dati aggregati e anonimizzati, aveva precisato.

Oggi quegli stessi dati contribuiranno al prodotto assicurativo appena lanciato in California, che promette di garantire ai clienti di Tesla “premi più bassi del 20 per cento fino al 30 per cento”, come scrive l’azienda sul proprio sito. “Dal momento che Tesla conosce meglio i propri veicoli, Tesla Insurance è in grado di far leva su tecnologie avanzate, sicurezza e disponibilità dei servizi delle nostre macchine in modo da fornire assicurazioni a costi minori – si legge -. Questo prezzo riflette i benefici delle caratteristiche di sicurezza attiva e di assistenza avanzata al guidatore che sono uno standard di tutti i nuovi veicoli Tesla”.

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L’acceso botta e risposta tra Tria e Salvini 

scontro tria salvini

Matteo Salvini – Giovanni Tria


FILIPPO MONTEFORTE / AFP

“Con Salvini ho faticato ma è passata la mia linea”. Lo racconta in una intervista a Repubblica, l’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria. “Né incubo né sogno: la mia esperienza al ministero dell’Economia è stata sicuramente positiva anche se molto molto faticosa”, spiega, “e poi – aggiunge – malgrado le dichiarazioni più o meno avventurose di taluni esponenti di quel governo, malgrado le tante parole d’ordine politiche, le tante promesse, la linea di fondo che è passata e’ stata sempre la mia. Abbiamo consegnato al nuovo esecutivo un’Italia che ha evitato il commissariamento e che ha anzi migliorato i conti pubblici facilitando cosi’ la manovra 2020”.

Tria spiega che l’ipotesi di una riforma fiscale in deficit senza coperture non c’è mai stata. “Sono solo dichiarazioni a fini politici”. Ma, aggiunge, “io nella mia bozza di manovra, concordata con i viceministri Garavaglia e Castelli, avevo scritto ben altro”. E spiega: “C’era scritto che avremmo scongiurato la clausola di salvaguardia sull’aumento dell’Iva (23 miliardi), in parte (8 miliardi) con entrate fiscali aggiuntive e risparmi di spesa su Quota 100 e Reddito di cittadinanza, e per il resto con un taglio delle spese tendenziali, uno sfoltimento delle agevolazioni fiscali e misure anti-evasione. La mia idea era quella di rimodulare l’Iva, aumentando alcune aliquote agevolate, senza creare danni ai consumi: si sarebbero potuti liberare altri 8 miliardi per abbassare l’Irpef. Poi se la vogliamo chiamare Flat tax o taglio del cuneo fiscale, non vedo una grande differenza”.

E rispondendo ad una domanda sulla possibilità che ora l’Europa possa favorire l’Italia nella manovra economica, Tria ha detto: “Quel che posso dire è che è cambiato il clima generale in Europa perché la recessione tedesca sta spingendo tutti a reclamare una politica di bilancio più espansiva”. (

L’affondo di Salvini

La risposta del leader della Lega non si è fatto attendere: “L’ex ministro Tria è uno dei motivi per cui non c’è più il governo”. Poi attacca ancora gli ex alleati del M5s: “Hanno bloccato tutto quanto, strade, porti, aeroporti, Ferrovie. Il taglio delle tasse non ce lo fanno fare, quindi abbiamo detto: facciamo votare gli italiani. Noi siamo persone serie e stiamo al governo se possiamo fare quello che abbiamo promesso. Ci torneremo a breve perché questo è un governo che sta insieme solo nel nome delle poltrone, quindi andiamo avanti”. 

E una delle prime misure potrebbe essere quella relativa delle autonomie regionali: “Ce lo chiede tutto il mondo dell’impresa da Nord a Sud. Chi e’ contro l’autonomia sono i politici ladri e incapaci da nord a sud”. Salvini guarda già alle prossime elezioni in Umbria:  “Sono contento che Pd e 5 Stelle vadano avanti nel nome dell’inciucio anche a livello locale: gli umbri sapranno far giustizia di una porcheria dettata dalla disperazione per salvare qualche poltrona. Andranno a casa lì, come in Calabria, Emilia Romagna e tutte le terre in cui hanno malgovernato”.

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