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Salvini: “Ho fiducia in Di Maio, altri ministri non all’altezza”

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Maria Laura Antonelli / AGF

Matteo Salvini

 “Ho fiducia in Di Maio”. Lo ha affermato il vicepremier Matteo Salvini, tornando sulle dichiarazioni di oggi, quando aveva sostenuto di non avere più fiducia personale nel leader dei 5 stelle. “Mi correggo – ha detto alla festa della Lega – io in Luigi Di Maio ho avuto e ho fiducia, secondo me è una persona per bene. Alcuni ministri dei 5 Stelle non sono all’altezza di fare i ministri, quindi è difficile governare con chi sa solo dire di no”. “L’unica alternativa a questo governo – ha chiuso – sono le elezioni”.

“Se apro il giornale e leggo che Toninelli ha bloccato la Gronda, che i genovesi aspettano da tempo, mi faccio la domanda se tutti questi no non siano un po’ troppi”, ha sottolineato Salvini, dopo aver detto che “domani non cade nessun governo. Io vado avanti tranquillo, ma se ci sono dei sì”. “Se prevale la logica alla Toninelli, sulla Tav e sulla Gronda …” ha aggiunto, lasciando la frase in sospeso.

“Savoini massacrato come Siri”

“Mi è sempre stato detto che non è stato fatto nulla fuori posto, che non è stato chiesto e ottenuto nulla. E quindi io mi fido della buona fede delle persone fino a prova contraria”, ha poi detto il ministro dell’Interno a proposito della riunione all’hotel Metropol, di cui ha detto “non ero al corrente”. “Conosco e stimo Savoini, come tutti i miei collaboratori da anni. Mi fido di lui”, ha aggiunto, spiegando di aver mandato al suo ex portavoce un messaggio di “vicinanza umana”. “È stato massacrato come Siri, Rixi e Garavaglia. È stato messo in un frullatore mediatico”.

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La nuova sfida di Elon Musk è un sensore nel cervello per aiutare i paraplegici

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FREDERIC J. BROWN / AFP

 Elon Musk

Un microscopico sensore impiantato nel cervello sarà in grado di trattare malattie cerebrali e neurologiche e di aiutare pazienti paraplegici a interagire con pc e smartphone: è l’ultima promessa di Elon Musk, il milionario e visionario imprenditore sudafricano naturalizzato statunitense. Musk, già papà di Tesla e di SpaceX, ha illustrato il primo traguardo raggiunto con la startup di nanotecnologie Neuralink annunciando alla platea della California Academy of Sciences di San Francisco di essere a un punto di svolta nella realizzazione di un sensore collegato via wireless a pc e smartphone.

Secondo quanto riferito da Musk, i test sull’interfaccia cervello-computer dovrebbero iniziare il prossimo anno, mentre finora sono stati realizzati – “umanamente”, ha precisato la società – esperimenti su ratti e scimmie.

La prima versione, assicura l’imprenditore, aiuterà le persone paraplegiche a comunicare con i loro smartphone e pc, mentre quella successiva, dalla tecnologia più evoluta, rappresenterà una nuova frontiera nel trattamento di malattie neurologiche, come il Parkinson, ad esempio, i cui tremori potranno essere regolati con una stimolazione profonda del cervello.

Infine, l’ultimo, a tratti fantascientifico, obiettivo di Musk è quello di realizzare una versione talmente avanzata da generare “superintelligenze digitali”. “Alla lunga potremmo creare un’interfaccia cervello-macchina completa per ottenere una sorta di simbiosi con l’intelligenza artificiale”, ha spiegato l’imprenditore 48enne.

Ma come funziona? 

‘Basterà’ realizzare 4 minuscoli fori di 8 mm nel cranio per impiantare quattro chip sensori di 4 millimetri collegati a un centinaio di microscopici fili flessibili, quattro volte più piccoli di un capello, che a loro volta contengono migliaia di microscopici elettrodi. Il chip aiuterà “a preservare e accrescere le capacità del cervello”, ha detto Musk. L’operazione sarà poco invasiva e verrà effettuata da un robot sotto la guida di un neurochirurgo.

Il prossimo obiettivo di Musk sarà quello di portare a casa l’approvazione alla sperimentazione dalla Food and Drug Administration (FDA) e di iniziare i trial sugli umani entro il prossimo anno.

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Giorgetti vede Mattarella e rinuncia a correre come Commissario Ue

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Giancarlo Giorgetti ha avuto un incontro con Sergio Mattarella nella giornata di oggi sul tema del commissario europeo. È quanto riferiscono fonti governative leghiste. Durante, l’incontro di circa mezz’ora, che viene definito cordiale e positivo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha comunicato al presidente della Repubblica che rinuncia a qualsiasi candidatura a commissario europeo.

Da qualche ora nei palazzi della politica circola inoltre la voce che il vicepremier Matteo Salvini voglia incontrare Mattarella per conoscere le sue intenzioni in caso di crisi di governo, ma dal Colle non confermano la notizia di tale incontro che, comunque, non potrebbe avvenire che dopo il rientro del ministro da Helsinki. Ovviamente al Quirinale si monitora la situazione e l’agenda è aperta a ogni evenienza, anche a un incontro con il titolare del Viminale se richiesto.

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È morto lo scrittore Luciano De Crescenzo. Aveva 91 anni

morto de crescenzo


Adriano Mordenti / AGF

Luciano De Crescenzo

Luciano De Crescenzo, il filosofo napoletano, ingegnere dell’Ibm poi diventato attore e scrittore, è morto a Roma, all’età di 91 anni, per le conseguenze di una polmonite. Da tempo era malato. 

Scrittore, regista, attore e conduttore televisivo, De Crescenzo è stato un punto di riferimento fondamentale per il mondo della cultura partenopea e italiana. Nato nel 1928 nel quartiere San Ferdinando, nella zona di Santa Lucia a Napoli, si laureò in ingegneria idraulica col massimo dei voti presso l’Università cittadina. Dopo la laurea si dedicò alle attività più disparate, tra cui quella di cronometrista alle Olimpiadi di Roma nel 1960. 

Prima di recitare un ruolo preponderante in ambito narrativo e saggistico, svolse anche la professione di ingegnere. Nel 1976 però comprese la sua vocazione culturale, a metà tra narrazione e divulgazione e la seguì, uscendo con il suo primo libro Così parlò Bellavista, che grazie anche all’interessamento di Maurizio Costanzo riuscì a guadagnare molto spazio nel dibattito pubblico. Attraverso la partecipazione al talk show Bontà loro condotto proprio da Costanzo, e ad altre manifestazioni, fra il 1976 e il 1977 il libro riuscì a vendere piu’ di 600.000 copie e venne tradotto anche in giapponese, trasformandosi in un vero e proprio caso letterario.

De Crescenzo decise allora di dedicarsi interamente alla scrittura e alla riflessione filosofica, abbandonando il suo lavoro di addetto alle pubbliche relazioni presso l’IBM. Nel 1998, con l’opera Il tempo e la felicità pubblicata da Mondadori, l’intellettuale napoletano vinse il Premio Cimitile. In questo periodo il filosofo affiancò l’attività di romanziere a quella di divulgatore: numerosi furono i suoi contributi sia letterari che televisivi in cui dimostro’ capacita’ efficaci sul piano dell’introduzione di tematiche culturali difficili.

De Crescenzo prese parte a produzioni sia sul piccolo che sul grande schermo, guadagnandosi una parte accanto a Sophia Loren e Luca De Filippo in Sabato, domenica e lunedì nel 1990. Fu anche sceneggiatore nel 1978 del film La mazzetta di Sergio Corbucci, con protagonista Nino Manfredi.

Il suo successo più importante fu ottenuto dietro la macchina da presa con la trasposizione cinematografica del suo capolavoro “Così parlò Bellavista”. La pellicola fu premiata con due David di Donatello. In totale, l’intellettuale partenopeo ha pubblicato cinquanta libri, vendendo circa 18 milioni di copie nel mondo, di cui 7 milioni in Italia. Le sue opere sono state tradotte in 19 lingue e diffuse in 25 paesi. 

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Governo: Salvini, venuta meno fiducia tra alleati anche personale

governo salvini 

Claudia Greco / AGF

Matteo Salvini 

“Sì, purtroppo sì. Anche personale, perché io mi sono fidato per mesi e mesi”. Così Matteo Salvini ha risposto a chi gli chiedeva se fosse venuta meno la fiducia tra alleati di governo. Ma si può ricucire? “Tutto è possibile. Io speravo che dopo il 26 maggio si placassero le polemiche”, ha replicato il ministro dell’Interno.  

“Se la sfida è su incontrare le persone, le parti sociali, va bene. Se la sfida è all’insulto, allora no. Anche oggi l’intervista su un quotidiano italiano in cui parlava di tradimenti…”, ha proseguito Salvini, parlando di Giuseppe Conte. Non ha apprezzato? “No”, ha risposto il ministro. Che poi ha scherzato coi cronisti che gli chiedevano se la finestra elettorale si sta chiudendo: “Guardate che bel cielo. La finestra è sempre aperta”. “I parlamentari della Lega sono gli ultimi a essere attaccati alla poltrona”, ha tenuto a precisare il segretario leghista. 

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Come finirà il Commissario Montalbano

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Maria Laura Antonelli / AGF

Commissario Montalbano, Luca Zingaretti

Il destino di Montalbano è conservato in un cassetto di una scrivania appartenuta a Elvira Sellerio, l’editrice che ha creduto in Andrea Camilleri e scomparsa nel 2010. Cinque anni prima, in un momento di fremente ispirazione, lo scrittore siciliano ebbe l’illuminazione per la fine del suo personaggio più riuscito e più amato. 

Sappiamo di questa consegna perché fu lo stesso Camilleri, in un incontro del 2017, durante la manifestazione culturale Più libri, più liberi, a raccontare l’aneddoto al direttore di Radio 3, Marino Sinibaldi. Lo scrittore commentò la voce che da qualche anno e che voleva le preziose pagine conservate all’interno di una cassaforte. Come si trattasse di una gemma preziosa o di un tesoro inestimabile. E a pensarci bene, non sarebbe stato così strano. Il valore culturale di quel racconto è impossiibile da quantificare. E le copie che venderà saranno tantissime.

Il valore affettivo, però, superava qualsiasi altra stima economica. Per questo Camilleri volle affidarlo a quella che non era solo la sua editrice, ma quasi una sorella. Elvira Sellerio, con cui scambiava pareri, esperienze, consigli e ricordi.

Di quell’ultima opera sappiamo anche il titolo: Riccardino. E sappiamo anche che quella consegnata non è la copia definitiva. Il testo è stato rivisto e modificato. Non negli elementi essenziali ma nella forma, nello stile. Un lavoro di editing per migliorare quello che fu “scritto di getto seguendo la soluzione che mi piaceva”. 

Sempre nel 2017, durante un’ospitata a Carta Bianca, il programma condotto da Bianca Berlinguer, Camilleri regalò ai suoi fan anche qualche altro dettaglio sulla fine del Commissario. Innanzitutto nessuna autopsia: “Montalbano non morirà, ma non potrà più sbucare da nessuna altra parte. Se ne andrà, sparirà senza morire”. La sua paura allora non era la morte ma l’alzheimer. Pensava di non riuscire più a inventare storie, cosa che invece fece fino alla fine.

In una intervista a La Stampa, nel 2005, Camilleri anticipava altri elementi del manoscritto che sarebbe diventato Riccardino: “Il fatto che Montalbano – a differenza di altri personaggi seriali, come Sherlock Holmes o Maigret – invecchia, partecipa alla vita di tutti i giorni, mi rende sempre più difficile stargli dietro. Così ho deciso di scrivere il romanzo finale. Mi è venuta l’idea e non me la sono fatta scappare. Ma non è che finisce sparato o va in pensione o si sposa Livia, come piacerebbe ai lettori: ci voleva una trovata alla Montalbano per fargli abbandonare la scena. Anche se non è detto che questo libro uscirà subito, magari se mi viene ne pubblico prima qualche altro, o magari uscirà postumo. Nelle pagine che sto scrivendo c’è uno scontro continuo fra me e il personaggio. Montalbano si lamenta sempre, – sono vecchio, sono vecchio…-. Non è vero niente, gli rispondo, è che ti sei rotto le palle!”.

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Concluso il roll-out della Soyuz MS-13 che porterà Parmitano nello spazio 

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Marta Allevato

Soyuz MS-13

Si sono concluse al cosmodromo russo di Baikonur, in Kazakistan, le operazioni di roll-out della Soyuz MS-13 e del suo lanciatore, che sabato porteranno sulla Stazione spaziale internazionale (Iss) l’astronauta italiano dell’Esa Luca Parmitano, quello della Nasa Andrew Morgan ed il comandante russo Alexander Skvortsov di Roscosmos. Per roll-out si intende il trasporto e il posizionamento della Soyuz dall’hangar di assemblaggio alla rampa di lancio.

Alle 7:00 ora locale (le 4 in Italia), come vuole una tradizione di lunga data, la navicella di Parmitano e del resto dell’equipaggio della Spedizione 60/61 è partita dall’hangar di assemblaggio, diretta su rotaia verso la rampa di lancio N1 del cosmodromo, intitolata al primo uomo nello spazio, il cosmonauta sovietico Yuri Gagarin. Lungo i quattro chilometri del percorso, con una temperatura sopra i 35 gradi già dalle prime ore del mattino, si è assiepata una folla di giornalisti, tecnici e turisti arrivati con agenzie specializzate.

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Marta Allevato
Soyuz MS-13

Il treno ha viaggiato a passo d’uomo, alla velocità di 2 km/h. Uno dei rituali di buon auspicio, che accompagnano i preparativi del lancio di una missione da Baikonur, prevede il lancio di monetine sui binari dove passa il treno. Un’usanza da diversi anni ufficialmente proibita, per l’incolumità dei visitatori, ma su cui i militari russi che controllano le attività al cosmodromo a volte chiudono un occhio.

Ad osservare il passaggio del treno, sono arrivati anche i tre membri dell’equipaggio di riserva, che parlando con la stampa hanno riferito che i colleghi, compreso Parmitano, “stanno bene e sono pronti per la partenza”. Arrivata alla rampa di lancio, con una delle operazioni più spettacolari della vigilia di un lancio, la navicella incapsulata al suo lanciatore – alto una cinquantina di metri – è stata sollevata e issata in posizione verticale.

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Marta Allevato

Cosmodromo russo di Baikonur, in Kazakistan

I bracci di sicurezza della rampa si sono poi gradualmente chiusi. Si riapriranno solo al momento della partenza, quando la Soyuz si solleverà sospinta dai suoi propulsori. Quella di Parmitano sarà l’ultima spedizione a partire dalla rampa di lancio Gagarin, che verrà poi chiusa per lavori di ristrutturazione.

I riti propiziatori che precedono il lancio

I giorni che precedono le missioni spaziali dal cosmodromo russo di Baikonur sono pieni di tradizioni, riti e leggende a cui anche Luca Parmitano non potrà esimersi. L’equipaggio riproduce passo, passo quanto fatto nel 1961 da Yuri Gagarin, ma col tempo sono stati aggiunti nuovi riti, come la benedizione del razzo e della capsula Soyuz, impossibile da pensare in epoca sovietica, quando vigeva l’ateismo di Stato.

soyuz rampa di lancio luca parmitano
Marta Allevato
Soyuz MS-13

Si inizia già quando l’equipaggio parte da Mosca, alla volta del Kazakistan. Gli astronauti rendono omaggio a Gagarin, morto nel 1968 a 34 anni, portando dei garofani sulla sua tomba e su quella del padre del programma spaziale sovietico Sergey Korolev, entrambe sotto le mura del Cremlino. L’equipaggio primario e quello di riserva vanno in quarantena all’hotel Cosmonaut a Baikonur.

Circa cinque giorni prima del lancio, prendono parte alla cerimonia con cui vengono issate le bandiere dei Paesi che partecipano alla missione verso la Stazione spaziale internazionale (Iss). Altro momento importante, a Baikonur, è quando ogni astronauta che parte la prima volta pianta un albero nel cosiddetto ‘Giardino dei cosmonauti’. Gagarin è stato il primo a piantare qui un albero, che è ancora in buona salute. A Baikonur, inoltre, entrambi gli equipaggi devono visitare il museo di Korolev e lasciare la loro firma su una parete, vicino alle foto-ritratto di tutti gli astronauti partiti dal cosmodromo: fino a oggi, 121.

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Marta Allevato

Cosmodromo russo di Baikonur, in Kazakistan

Le ore prima della partenza sono piene di attività. La notte della vigilia, si guarda un film russo del 1969, ‘Sole bianco del deserto’, come gesto propiziatorio. Il giorno del lancio, ogni astronauta deve lasciare la sua firma sulla porta della stanza in cui ha dormito e bere champagne. Subito dopo, escono dall’hotel Cosmonaut – sulle note della canzone russa degli Anni ’80, ‘Trava u doma’ (L’erba vicino casa), una sorta di inno dei cosmonauti – per dirigersi al bus, che li porterà alla navicella.

Durante il viaggio, il pullman si ferma e gli astronauti – donne esentate – fanno pipì contro una ruota del mezzo, così come la leggenda vuole abbia fatto Gagarin, poco prima del suo storico volo. Nel frattempo, un pope benedice la Soyuz. Sulla navicella, infine, il comandante porta un oggetto di valore affettivo, di solito un giocattolo dei figli, che servirà simbolicamente a riconoscere il momento in cui si entra in orbita e inizia lo stato di microgravità. 

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Salvini: “M5s e Pd sono già al governo insieme, per ora in Europa”

governo salvini pd m5s 

Claudia Greco / AGF

Matteo Salvini 

“5 stelle e Pd? Da due giorni sono già al governo insieme, per ora a Bruxelles. Tradendo il voto degli italiani che volevano il cambiamento, i grillini hanno votato il presidente della nuova Commissione Europea, proposto da Merkel e Macron, insieme a Renzi e Berlusconi. Una scelta gravissima, altro che democrazia e trasparenza”. Così Matteo Salvini in una nota. 

Intervendendo ad Agorà su Rai Tre, il ministro per la Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno rispondendo a chi le chiede se il governo durerà h detto: “Io vedo M5s e Lega due forze politiche con sensibilità diverse. Credo che in queste ore questa diversità stia trovando dei momenti… si stia un po’ acuendo. Credo che siano giorni importanti per prendere delle decisioni”. E poi ha aggiunto “come ministro il mio auspicio è che ancora una volta si trovi una sintesi. Certamente queste sensibilità dimostrano una certa distanza”.

Poche ore prima, sempre Bongiorno intervendendo a Radio 1 aveva detto: “Questo governo ogni mattina sembra che duri 4 giorni o 4 anni, a seconda delle dichiarazioni che si susseguono. E’ innegabile il fatto che sia un momento particolarmente delicato, che le due sensibilità delle forze politiche che compongono questo governo sono completamente diverse. Se continuiamo ogni giorno a dire no, è meglio chiuderla qui”. “Mi riferisco soprattutto – riprende l’esponente della Lega a proposito dei ‘no’ – alle opere pubbliche, alle infrastrutture, ad alcuni rallentamenti che effettivamente ci sono, che noi notiamo e che non si possono più accettare”, ha concluso. 

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“Troppi attacchi, se dicono altri no cambia tutto”, annuncia Matteo Salvini

salvini conte governo

ANDREAS SOLARO / AFP

Matteo Salvini

Il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini non vede alcuna differenza tra rispondere ad un question time o riferire in aula sul Russiagate. E, incalzato dal Corrriere della Sera che lo intervista su questo punto a lato del vertice europeo sui migranti dei ministri dell’Interno a Helsinki, perde un po’ la pazienza e sbotta: “Allora faremo una conferenza internazionale”. Per aggiungere subito dopo: “Se c’è una inchiesta possono cercare quello che vogliono, ma non trovano un euro, un dollaro, nulla”.

E non troveranno nemmeno un rublo, insiste Salvini, semmai “trovano sicuramente la convinzione che i rapporti con la Russia siano fondamentali, che Putin sia un grande uomo di Stato e che le sanzioni siano sbagliate”. Quindi “non c’è nessun finanziamento” occulto, ma tutta questa attenzione per la Lega non avviene “per caso”, perché potrebbe anche essere un risvolto o una diretta risposta al tentativo del Carroccio di rivoluzionare l’Europa. Un altolà. Un avviso. Poi punzecchia il premier quando si chiede cosa mai debba riferire Conte sulla Russia, che ogni giorno. “d’altronde”, ribadisce che è lui il presidente del Consiglio: ma “chi l’ha mai messo in dubbio?” si chiede stupito Salvini.

Quanto alla conoscenza, l’amicizia e i rapporti di collaborazione con Savoini (“Non ho mai detto di non conoscerlo. Lo conosco da 27 anni”) e D’Amico che lo hanno accompagnato nei frequenti viaggi in Russia, il vicepremier non ha alcuna autocritica da farsi, perché, sottolinea, “io mi fido delle persone che mi sono vicine”. E, a dimostrazione di quel che dice, porta la vicenda del viceministro all’Economia Garavaglia proprio ieri assolto dall’accusa di turbativa d’asta “dopo anni di calvario”, un caso che Salvini definisce “eloquente”.

Il vicepremier leghista ieri ha parlato anche con la Repubblica alla quale dice non voler scappare dal Parlamento ma assicura che ci andrà, ma a tempo debito: “ Lei non si preoccupi di quando, ci andrò”.

“Ma chi se ne frega di Fico”. Così poi il vicepremier risponde ancora al Corriere che lo stuzzica sul fatto che il presidente della Camera sta lavorando ad un governo con il Pd. Salvini non teme un governo Pd-5Stelle, non se ne occupa né si preoccupa. Però interrogato anche su come pensa di poter proseguire l’esperienza di governo in questo clima tra alleati, il ministro risponde: “Lo chiederò a Conte e a Di Maio. Gli attacchi e gli insulti del Pd ci stanno, ma qui ogni giorno due o tre esponenti cinquestelle si alzano e attaccano Salvini. Attilio Fontana e poi Siri, Rixi, Molinari, Romeo, per qualcuno sono tutti colpevoli e ladri a prescindere, atteggiamento poco democratico”. E agli alleati intima: “Troppi attacchi, se dicono altri no cambia tutto”.

E a la Repubblica che gli obietta che aveva tutte l possibilità di far cadere il governo a maggio, dopo le Europee, e gli chiede perché non l’ha fatto quando aveva invece l’Italia in mano, Salvini risponde: “Io non sono fatto così. Non bado alla convenienza immediata o partitica. Certo, se questi ogni giorno vanno avanti a far così…”. E il giornalista spiega che il vicepremier fa con le mani il segno che è tutto finito.  

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Il trasloco della Gioconda

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GARDEL BERTRAND / HEMIS.FR / HEMIS.FR / HEMI

Gioconda, Louvre

La Gioconda ha traslocato. Il capolavoro di Leonardo ha lasciato la stanza del Louvre in cui ha dimorato dal 2005, la Salle des États, per soggiornare nella Galerie Médicis. È qui che da oggi fino a ottobre i visitatori potranno contemplare il suo enigmatico sorriso, mentre la sala viene completamente rinnovata. In realtà i lavori nella Salle des États sono iniziati a gennaio, ma fino ad ora i restauratori sono stati  in grado di girare intorno al capolavoro vinciamo. Fino a ieri.

Ma cosa significa spostare anche se di poche decine di metri e all’interno dello stesso complesso un’opera di inestimabile valore come la Monna Lisa? “È un’operazione molto difficile ma non più complessa rispetto al trasloco di un altro capolavoro”., spiega alla BBC Catriona Pearson, dirigente del settore esposizioni dell’Ashmolean Museum dell’università di Oxford. “Il rischio non cambia a seconda del valore, spostiamo gli oggetti artistici sempre allo stesso modo: facendo molta, molta attenzione”.  E sebbene il direttore del Louvre Jean-Luc Martinez abbia detto all’agenzia France Presse che le due distano appena 100 passi, il rischio c’è sempre.

Il più grande, ad esempio, è costituito dagli avventori del museo. Ecco perché nel famoso museo parigino i trasferimenti si fanno la notte o la sera tardi, dopo la chiusura.

Il secondo rischio riguarda la “passeggiata”: prima di spostare un quadro i lavoratori fanno una camminata di prova con in mano una cornice di legno grande quanto l’opera. “Questo è quello che si fa soprattutto con le opere di grandi dimensioni, se non si è certi spostare il quadro senza toccare porte e spigoli”, ha spiegato la Pearson. Le persone incaricate del trasferimento possono così prendere le misure, provare e riprovare e individuare quale sia il tragitto migliore da fare il capolavoro in mano.

Diverso è trasferire un’opera d’arte all’estero. “È molto più complicato”, spiega l’esperta. “I rischi sono molti. Bisogna essere assolutamente certi che il quadro sia stato imballato alla perfezione; scegliere – quando si può – il mezzo migliore; lasciare acclimatare la tela una volta giunta sul posto.

La Gioconda ha mai viaggiato all’estero?

Sì, ma solo di recente. L’ultima nel 1974 quando fu esposta prima in Russia e poi in Giappone. Circa 11 anni prima era volata fino alla Galleria Nazionale di Washington DC’ e al Metropolitan Museum of Art – Met – di New York. Nel 1911 la tela fu rubata da Vincenzo Peruggia, un ex dipendente del Louvre che aveva montato la teca che proteggeva la Monna Lisa e che quindi sapeva bene come smontarla. La tenne nascosta per quasi due anni, con lo scopo di restituirla all’Italia, poi riapparve a Firenze. 

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