Cultura

È morto lo scrittore Luciano De Crescenzo. Aveva 91 anni

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Adriano Mordenti / AGF

Luciano De Crescenzo

Luciano De Crescenzo, il filosofo napoletano, ingegnere dell’Ibm poi diventato attore e scrittore, è morto a Roma, all’età di 91 anni, per le conseguenze di una polmonite. Da tempo era malato. 

Scrittore, regista, attore e conduttore televisivo, De Crescenzo è stato un punto di riferimento fondamentale per il mondo della cultura partenopea e italiana. Nato nel 1928 nel quartiere San Ferdinando, nella zona di Santa Lucia a Napoli, si laureò in ingegneria idraulica col massimo dei voti presso l’Università cittadina. Dopo la laurea si dedicò alle attività più disparate, tra cui quella di cronometrista alle Olimpiadi di Roma nel 1960. 

Prima di recitare un ruolo preponderante in ambito narrativo e saggistico, svolse anche la professione di ingegnere. Nel 1976 però comprese la sua vocazione culturale, a metà tra narrazione e divulgazione e la seguì, uscendo con il suo primo libro Così parlò Bellavista, che grazie anche all’interessamento di Maurizio Costanzo riuscì a guadagnare molto spazio nel dibattito pubblico. Attraverso la partecipazione al talk show Bontà loro condotto proprio da Costanzo, e ad altre manifestazioni, fra il 1976 e il 1977 il libro riuscì a vendere piu’ di 600.000 copie e venne tradotto anche in giapponese, trasformandosi in un vero e proprio caso letterario.

De Crescenzo decise allora di dedicarsi interamente alla scrittura e alla riflessione filosofica, abbandonando il suo lavoro di addetto alle pubbliche relazioni presso l’IBM. Nel 1998, con l’opera Il tempo e la felicità pubblicata da Mondadori, l’intellettuale napoletano vinse il Premio Cimitile. In questo periodo il filosofo affiancò l’attività di romanziere a quella di divulgatore: numerosi furono i suoi contributi sia letterari che televisivi in cui dimostro’ capacita’ efficaci sul piano dell’introduzione di tematiche culturali difficili.

De Crescenzo prese parte a produzioni sia sul piccolo che sul grande schermo, guadagnandosi una parte accanto a Sophia Loren e Luca De Filippo in Sabato, domenica e lunedì nel 1990. Fu anche sceneggiatore nel 1978 del film La mazzetta di Sergio Corbucci, con protagonista Nino Manfredi.

Il suo successo più importante fu ottenuto dietro la macchina da presa con la trasposizione cinematografica del suo capolavoro “Così parlò Bellavista”. La pellicola fu premiata con due David di Donatello. In totale, l’intellettuale partenopeo ha pubblicato cinquanta libri, vendendo circa 18 milioni di copie nel mondo, di cui 7 milioni in Italia. Le sue opere sono state tradotte in 19 lingue e diffuse in 25 paesi. 

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Come finirà il Commissario Montalbano

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Maria Laura Antonelli / AGF

Commissario Montalbano, Luca Zingaretti

Il destino di Montalbano è conservato in un cassetto di una scrivania appartenuta a Elvira Sellerio, l’editrice che ha creduto in Andrea Camilleri e scomparsa nel 2010. Cinque anni prima, in un momento di fremente ispirazione, lo scrittore siciliano ebbe l’illuminazione per la fine del suo personaggio più riuscito e più amato. 

Sappiamo di questa consegna perché fu lo stesso Camilleri, in un incontro del 2017, durante la manifestazione culturale Più libri, più liberi, a raccontare l’aneddoto al direttore di Radio 3, Marino Sinibaldi. Lo scrittore commentò la voce che da qualche anno e che voleva le preziose pagine conservate all’interno di una cassaforte. Come si trattasse di una gemma preziosa o di un tesoro inestimabile. E a pensarci bene, non sarebbe stato così strano. Il valore culturale di quel racconto è impossiibile da quantificare. E le copie che venderà saranno tantissime.

Il valore affettivo, però, superava qualsiasi altra stima economica. Per questo Camilleri volle affidarlo a quella che non era solo la sua editrice, ma quasi una sorella. Elvira Sellerio, con cui scambiava pareri, esperienze, consigli e ricordi.

Di quell’ultima opera sappiamo anche il titolo: Riccardino. E sappiamo anche che quella consegnata non è la copia definitiva. Il testo è stato rivisto e modificato. Non negli elementi essenziali ma nella forma, nello stile. Un lavoro di editing per migliorare quello che fu “scritto di getto seguendo la soluzione che mi piaceva”. 

Sempre nel 2017, durante un’ospitata a Carta Bianca, il programma condotto da Bianca Berlinguer, Camilleri regalò ai suoi fan anche qualche altro dettaglio sulla fine del Commissario. Innanzitutto nessuna autopsia: “Montalbano non morirà, ma non potrà più sbucare da nessuna altra parte. Se ne andrà, sparirà senza morire”. La sua paura allora non era la morte ma l’alzheimer. Pensava di non riuscire più a inventare storie, cosa che invece fece fino alla fine.

In una intervista a La Stampa, nel 2005, Camilleri anticipava altri elementi del manoscritto che sarebbe diventato Riccardino: “Il fatto che Montalbano – a differenza di altri personaggi seriali, come Sherlock Holmes o Maigret – invecchia, partecipa alla vita di tutti i giorni, mi rende sempre più difficile stargli dietro. Così ho deciso di scrivere il romanzo finale. Mi è venuta l’idea e non me la sono fatta scappare. Ma non è che finisce sparato o va in pensione o si sposa Livia, come piacerebbe ai lettori: ci voleva una trovata alla Montalbano per fargli abbandonare la scena. Anche se non è detto che questo libro uscirà subito, magari se mi viene ne pubblico prima qualche altro, o magari uscirà postumo. Nelle pagine che sto scrivendo c’è uno scontro continuo fra me e il personaggio. Montalbano si lamenta sempre, – sono vecchio, sono vecchio…-. Non è vero niente, gli rispondo, è che ti sei rotto le palle!”.

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Il trasloco della Gioconda

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GARDEL BERTRAND / HEMIS.FR / HEMIS.FR / HEMI

Gioconda, Louvre

La Gioconda ha traslocato. Il capolavoro di Leonardo ha lasciato la stanza del Louvre in cui ha dimorato dal 2005, la Salle des États, per soggiornare nella Galerie Médicis. È qui che da oggi fino a ottobre i visitatori potranno contemplare il suo enigmatico sorriso, mentre la sala viene completamente rinnovata. In realtà i lavori nella Salle des États sono iniziati a gennaio, ma fino ad ora i restauratori sono stati  in grado di girare intorno al capolavoro vinciamo. Fino a ieri.

Ma cosa significa spostare anche se di poche decine di metri e all’interno dello stesso complesso un’opera di inestimabile valore come la Monna Lisa? “È un’operazione molto difficile ma non più complessa rispetto al trasloco di un altro capolavoro”., spiega alla BBC Catriona Pearson, dirigente del settore esposizioni dell’Ashmolean Museum dell’università di Oxford. “Il rischio non cambia a seconda del valore, spostiamo gli oggetti artistici sempre allo stesso modo: facendo molta, molta attenzione”.  E sebbene il direttore del Louvre Jean-Luc Martinez abbia detto all’agenzia France Presse che le due distano appena 100 passi, il rischio c’è sempre.

Il più grande, ad esempio, è costituito dagli avventori del museo. Ecco perché nel famoso museo parigino i trasferimenti si fanno la notte o la sera tardi, dopo la chiusura.

Il secondo rischio riguarda la “passeggiata”: prima di spostare un quadro i lavoratori fanno una camminata di prova con in mano una cornice di legno grande quanto l’opera. “Questo è quello che si fa soprattutto con le opere di grandi dimensioni, se non si è certi spostare il quadro senza toccare porte e spigoli”, ha spiegato la Pearson. Le persone incaricate del trasferimento possono così prendere le misure, provare e riprovare e individuare quale sia il tragitto migliore da fare il capolavoro in mano.

Diverso è trasferire un’opera d’arte all’estero. “È molto più complicato”, spiega l’esperta. “I rischi sono molti. Bisogna essere assolutamente certi che il quadro sia stato imballato alla perfezione; scegliere – quando si può – il mezzo migliore; lasciare acclimatare la tela una volta giunta sul posto.

La Gioconda ha mai viaggiato all’estero?

Sì, ma solo di recente. L’ultima nel 1974 quando fu esposta prima in Russia e poi in Giappone. Circa 11 anni prima era volata fino alla Galleria Nazionale di Washington DC’ e al Metropolitan Museum of Art – Met – di New York. Nel 1911 la tela fu rubata da Vincenzo Peruggia, un ex dipendente del Louvre che aveva montato la teca che proteggeva la Monna Lisa e che quindi sapeva bene come smontarla. La tenne nascosta per quasi due anni, con lo scopo di restituirla all’Italia, poi riapparve a Firenze. 

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Cosa pensava Camilleri della morte

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Flavio Lo Scalzo / AGF

Andrea Camilleri
 

“Oggi non ho paura di niente, neanche della morte, con cui ho un buon rapporto, diciamo che ci rispettiamo… Nel momento della nascita, che non hai voluto e ti è stata imposta, ti danno il ticket in cui c’è tutta la tua vita, anche la morte. Accogliere la morte come un atto dovuto è saggezza”. In un’intervista concessa a Radio Capital un mese fa, Andrea Camilleri parlava così del suo rapporto con la morte.

“Non ho rimpianti – ha raccontato a Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto a ‘Circo Massimo’ – ho avuto una vita fortunata, ho fatto sempre quello che volevo, mi sono guadagnato il pane facendo quello che mi piaceva fare, sono felice di avere pronipoti e felice di aver vissuto”.

E quando gli è stato chiesto del ricordo più bello, non ha avuto dubbi: “Il giorno in cui sono sposato. Passai una notte infame – ha aggiunto – metà di me diceva vestiti, prendi un treno e scappa, l’altra metà diceva – cretino, nessuno ti sta obbligando, è una tua libera scelta -“.

“C’era stata una premessa: la mia futura moglie mi aveva detto di non farmi fare il vestito per il matrimonio dal solito sarto perché mi faceva delle spalle strettissime; io, invece, me lo feci fare comunque. Quando indossai quella giacchetta, mi sentii morire perché il sarto aveva superato sé stesso, avevo delle spalle infantili. Mi presentai davanti alla mia futura moglie che mi disse – Vedi che spalle strette hai? – e io mi levai la giacca, gliela sbattei in faccia e le dissi – sposati uno con le spalle larghe -. Lei avanzò di un passo e mi diede uno schiaffo”.

“Mio padre a momenti cadeva svenuto per terra – ha aggiunto – dopodiché ci guardammo negli occhi, cominciammo a ridere, e la risata ci continuò per tutto il giorno. Fu il giorno più allegro della mia vita, con incidenti incredibili, soprattutto quando mia moglie sbagliò la mano e mise l’anello al dito del prete. E oggi – ha concluso Camilleri – posso dire di essere un uomo felice”. 

In altri momenti, come ricorda Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, affrontò il tema della morte raccontando alcune sue posizioni sui temi più complicati. Dall’eutanasia: “La vorrei quando sarà il momento”. All’assenza di un futuro post-vita terrena: “La morte non mi fa paura. Ma dopo non c’è niente. E niente di me resterà: sarò dimenticato, come sono stati dimenticati scrittori molto più grandi”. Su quest’ultima frase, per fortuna, possiamo dire che il suo destino da scrittore sarà ben diverso. Sarà difficile dimenticare un autore, uno scrittore, un intellettuale come Andrea Camilleri. 
 

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I numeri del fenomeno Montalbano, il capolavoro del maestro Camilleri

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ULF ANDERSEN / AURIMAGES

Andrea Camilleri

Andrea Camilleri e il commissario Montalbano, una storia lunga 25 anni: dal primo capitolo della saga, ‘La forma dell’acqua’ del 1994, fino all’ultimo lavoro uscito pochi mesi fa, ‘Il cuoco dell’Alcyon’, ancora in vetta alle classifiche di vendita. Un totale di 27 romanzi, che hanno appassionato più di una generazione di lettori.

Oltre ai romanzi, sono state pubblicate anche altre sei raccolte di brevi racconti sul commissario siciliano, che hanno ulteriormente arricchito quello che a buon diritto può essere definito il ‘fenomeno Montalbano’: oltre trenta milioni di copie vendute, traduzioni in 120 lingue e un personaggio inventato che ormai, nell’immaginario collettivo, esiste davvero in quella “sua” Vigata anche grazie al successo strepitoso – in 20 Paesi – della serie tv con Luca Zingaretti.

Dopo alcuni libri iniziali poco apprezzati, il padre di Salvo Montalbano ha raggiunto in tarda età il successo proprio grazie alla fortunata saga poliziesca incentrata sulle vicende del commissario siciliano che ha conquistato tutti. Un successo però che era iniziato già due anni prima del debutto del commissario di Vigata, nel 1992, con il libro ‘La stagione della caccia’, pubblicato sempre da Sellerio, che aveva venduto con 60 mila copie.

Lo scrittore siciliano raggiunge una grande popolarità e l’amore del pubblico a quasi settant’anni. Un amore testimoniato dal successo di altri libri come ‘Il birraio di Preston‘ (70 mila copie vendute), ‘La concessione del telefono’ e ‘La mossa del cavallo’. Il grandissimo successo, però, arriva con la saga Montalbano: libri come ‘La pazienza del ragno’ (2004), ‘La luna di carta’ (2005), ‘La vampa d’agosto’ (2006), ‘Le ali della sfinge’ (2006), ‘La pista di sabbia’ (2007), ‘Il campo del vasaio’ (2008) e ‘L’eta’ del dubbio’ (2008) dominano le classifiche dei best seller.

Una saga destinata a una conclusione con una formula precisa decisa dall’autore. Nel 2006, infatti, Camilleri ha consegnato all’editore Sellerio l’ultimo libro con il finale della storia, chiedendo che questo venisse pubblicato dopo la sua morte. Con ogni probabilità, l’opera postuma battera’ qualsiasi record di vendita. 

La vita (e la fortuna) letteraria del commissario non è però legata solo ai romanzi. A questi, infatti, si devono aggiungere le raccolte. È del 1998 ‘Un mese con Montalbano’, una raccolta di trenta racconti, per coinvolgere il lettore “con un racconto al giorno”, per usare le stesse parole dello scrittore.

L’anno dopo, altri venti racconti vengono pubblicati da Mondadori nella raccolta ‘Gli arancini di Montalbano‘. Il nome della raccolta è anche il titolo dell’ultimo racconto e una delle piu’ apprezzate puntate della serie tv sulla Rai. Nel 2002 esce ‘La paura di Montalbano’ che si compone di sei racconti, quattro dei quali lunghi e inediti, mentre gli altri due racconti brevi, ‘Giorno di febbre’ e ‘Un cappello pieno di pioggia’, erano stati invece già pubblicati.

Due anni più tardi altri tre racconti formano la raccolta ‘La prima indagine di Montalbano’, pubblicata sempre da Mondadori. Ancora otto storie, infine, compongono la raccolta ‘Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano’, pubblicata da Sellerio nel 2014. Facendo un computo totale, ai 27 romanzi di Camilleri si aggiungono i 65 racconti divisi in varie raccolte.

In più, bisogna aggiungere anche il racconto ‘La finestra del cortile‘, unico inedito all’interno della raccolta di editi ‘Racconti di Montalbano’. Considerando che gli episodi della serie televisiva ‘Il commissario Montalbano’ con Luca Zingaretti sono stati finora 34 (visti da 1,2 miliardi di telespettatori solo in Italia) – dal 1999 al 2019 – e che sono stati realizzati anche 12 episodi della serie prequel ‘Il giovane Montalbano’ con Michele Riondino – dal 2012 al 2015 – si puo’ facilmente prevedere che il commissario più famoso della letteratura e delle tv italiana sopravviverà a lungo al suo creatore e continuerà a intrattenere il suo affezionato pubblico. 

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È morto Andrea Camilleri

morto camilleri

Flavio Lo Scalzo / AGF

Andrea Camilleri

Andrea Camilleri è morto. Lo scrittore, saggista, sceneggiatore e drammaturgo siciliano aveva 93 anni ed era ricoverato al Santo Spirito da alcune settimane per una insufficienza cardio-respiratoria. Il funerale sarà privato, ha fatto sapere la famiglia, per volontà dello scrittore.

Camilleri è stato un protagonista a tutto tondo della scena culturale di fine ‘900 e dei primi decenni del 2000. malgrado la forte connotazione siciliana, le sue opere hanno valicato i confini nazionali e hanno venduto oltre 30 milioni di copie in tutto il mondo con traduzioni in 120 lingue. 

Nato a Porto Empedocle (Agrigento) il 6 settembre 1925,  Camilleri è stato una figura di grande rilievo nella letteratura italiana del 20esimo secolo e di questo inizio del 21esimo, un autore tradotto in almeno 30 lingue e che ha venduto oltre di 30 milioni di copie. Da quando è stato colpito da cecità a novant’anni, ha scritto i propri libri dettandoli alla sua assistente, Valentina Alfieri, “l’unica che sa scrivere nella lingua di Montalbano, anche se è abruzzese”.

Dopo una parentesi di vita in un collegio vescovile, dal quale venne espulso per aver lanciato uova contro un crocifisso, Camilleri cominciò a studiare al liceo classico per poi iscriversi nel 1944 alla facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, senza però conseguire la laurea.

Nel 1949 venne ammesso all’Accademia di Arte drammatica ‘Silvio d’Amico’ e qui pose le basi per la sua carriera da regista e autore, sia per la televisione (famosi i polizieschi come Il Tenente Sheridan e il Commissario Maigret) che per il teatro (fu il primo a portare in Italia Samuel Beckett). Sposato dal 1957 con Rosetta Dello Siesto, ha avuto tre figlie: Andreina, Elisabetta e Mariolina.

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I suoi più grandi successi di pubblico di questi anni sono legati senza alcun dubbio alla figura del Commissario Montalbano, da cui nasce la serie di romanzi e racconti composta a oggi da una quarantina di titoli. E dal 1999 la sua trasposizione televisiva realizzata dalla Rai con l’attore Luca Zingaretti, ex allievo di Camilleri all’Accademia d’arte drammatica, ha contribuito ad accrescere ancor di più il successo dello scrittore. Sembra che nel 2006 lo scrittore abbia consegnato all’editore Sellerio l’ultimo libro che conclude la storia di Montalbano, chiedendo che questo venisse pubblicato dopo la sua morte.

Tra i libri più venduti di Andrea Camilleri ricordiamo Un filo di fumo (1980), La stagione della caccia (1992), La forma dell’acqua (1994), Il birraio di Preston (1995), Il cane di terracotta (1996), La concessione del telefono (1998), La scomparsa di Patò (2000), Il re di Girgenti (2001), L’odore della notte (2001), La pazienza del ragno (2004), Un covo di vipere (2013), Donne (2014).

Molti romanzi scritti da Camilleri si caratterizzano per un linguaggio tra l’italiano e il dialetto siciliano, peculiarità che nacque quando assistette il padre morente. Lo scrittore gli raccontò una storia che avrebbe voluto pubblicare. un po’ in dialetto e un po’ in italiano, “come si parlava tra di noi”, e alla fine il padre gli consigliò di scriverla “come l’hai raccontata a me”. E Camilleri la scrisse nel libro “Il corso delle cose”, da allora quel modo di scrivere diventò uno dei tratti distintivi delle sue opere.

Nel 2019, con Km 123 e Il cuoco dell’Alcyon, Camilleri è rimasto molte settimane in cima alle classifiche dei libri più venduti in Italia. Sempre critico e impegnato civilmente, lo scrittore aveva attaccato solo qualche prima del ricovero il leader leghista Matteo Salvini dai microfoni di Radio Capital. “Non credo in Dio, ma vedere Salvini impugnare il rosario dà un senso di vomito” aveva detto, “E’ chiaro che tutto questo è strumentale fa parte della sua volgarità”. Il ministro dell’Interno aveva risposto sui social: “Scrivi che ti passa”.

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Trovato in Europa il più antico esemplare di Homo sapiens non africano

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KATERINA HARVATI / EBERHARD KARLS UNIVERSITY OF TUEBINGEN / AFP

Homo sapiens

È stato identificato il più antico Homo sapiens non africano: è greco e ha 210 mila anni, secondo uno studio pubblicato dalla rivista Nature. In sostanza, questa scoperta anticipa di oltre 150 mila anni l’arrivo della nostra specie in Europa. “Apidima 1“, come lo chiamano gli scienziati, è “più vecchio di qualsiasi altro esemplare di Homo sapiens trovato al di fuori dell’Africa”, dice Katerina Harvati dell’Università di Tubinga in Germania, coautrice del studio.

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Perché ho voluto raccontare Mussolini

mussolini scurati intervista

Agf

Antonio Scurati

Pieni di Mussolini, anzi stracolmi, gli scaffali di storia e di memorialistica. Vuoto, stranamente vuoto era rimasto quello della narrativa. Finché Antonio Scurati ha opzionato il primo grande spazio con il romanzo ‘M. il figlio del secolo’, oltre 800 pagine e cinque anni di faccia a faccia con Benito Mussolini che gli hanno procurato, dice, “qualche piccolo squilibrio secondo il medico di base” ma soprattutto un Premio Strega lambito già due volte, nel 2009 e nel 2014. Al Ninfeo di Villa Giulia s’è trattato per Bompiani, gruppo editoriale Giunti, più di un trionfo che di una vittoria: 228 voti contro i remoti 127 del secondo classificato della cinquina.

‘M. il figlio del secolo’ abbraccia il periodo fra il ’19 e il ’24. Il duce parla a piazza San Sepolcro, a Milano, la mattina del 23 marzo 1919 davanti “a cento persone scarse” ma l’Italia uscita dalla Grande Guerra è “alluvionata da undici milioni di cadaveri”.

Perché ha scelto Mussolini?

“Non sono di quelli che ne ha mai subìto il fascino, neanche da ragazzo”, spiega Scurati all’Agi. “Anzi, faccio forse parte dell’ultima generazione che s’è formata nell’antifascismo. Ma l’impellenza di raccontare Mussolini m’è scattata un giorno mentre lavoravo al libro su Leone Ginzburg, ‘Il tempo migliore della nostra vita’”.

Scelta improvvisa o meditata?

“Una folgorazione”.

Non è curiosa l’assenza di Mussolini nella produzione narrativa italiana?

“C’era una sorta di interdetto implicito dovuto alla pregiudiziale antifascista su cui si fonda la Repubblica italiana. Pregiudiziale a mio giudizio sacrosanta, ma che inibiva i romanzieri da fare di Mussolini e del fascismo materia narrativa”.

Dopo il suo libro, che è il primo di un’annunciata trilogia, non sarà più così?

“Oggi alcuni leader politici ammiccano a Mussolini, ne rievocano frasi e atteggiamenti, per cui raccontarlo in questa fase è più doveroso ancora per non ricaderci”.

Lei dice: bisogna rifondare l’antifascismo. C’è una riproposizione del fascismo?

“Tra cent’anni fa e oggi ci sono moltissime differenze, a cominciare dalla quotidianità della violenza che contrassegnò gli albori del fascismo. Però siamo davanti a una soglia epocale che è nuovamente quella: gli italiani, e gli europei, devono scegliere tra la speranza progressista nella democrazia, nel senso civico, nella crescita culturale e gli spettri della paura che vigono dall’altro lato, con le relative tentazioni di consegnarsi a forme di dispotismo autoritario, di cecità, di obbedienza. È un bivio come cent’anni fa”.

Sembra quasi che lei, cinque anni fa, presentisse gli eventi.

“Nessuno scrittore apre un cantiere così vasto per inseguire la cronaca. Talvolta accade però che il suo progetto letterario vada in risonanza con l’attualità. Lo diceva Céline”.

Malgrado il nazismo.

“Un uomo pessimo senz’altro ma grandissimo scrittore. Diceva che gli scrittori sono come cani da slitta siberiani: fiutano il crepaccio nella tormenta a cento metri di distanza”.

Mussolini cosa fiutò?

“Figlio di un fabbro di una sperduta cittadina delle Romagne, fiutò il suo tempo e usò due armi: il bastone degli squadristi e il suo giornale. Non aveva idee né sentimenti veri, ma li simulava entrambi. Le sue erano tattiche, opinioni, opportunismo. Un uomo dalle mille maschere. Quella degli inizi, cui poi sostituirà quella dello statista e del padre della patria negli anni del regime”.

Quanto serve un romanzo per capire la storia?

“Molto perché cattura un pubblico più ampio e perché il fascismo, a scuola, è generalmente studiato male. Sono contento che tanti studenti universitari, ma pure liceali, mi abbiano espresso gratitudine e si siano appassionati grazie al libro alla storia del fascismo. Essendo anche un docente, sono fautore dell’alleanza tra le arti del racconto e i metodi didattici”.

Fra tante minute, intime storie anche in cinquina allo Strega, lei ha scelto la Storia maiuscola. E ha stravinto.

“Non credo a gerarchie narrative assolute. Ci sono capolavori contemporanei che, come ha insegnato Virginia Woolf, ruotano su una stanza. Ma la mia idea letteraria è quella del romanzo erede di un’epica, che parli di cambiamenti profondi e del destino dei popoli. Come lettore mi piacciono le vicende collettive. Perciò mi piace scriverle”.

Non si è stancato di Mussolini?

“Anzi. Non vedo l’ora di continuare la mia trilogia”.

Ha accantonato qualcosa per questo?

“No”.

Quante volte il duce, in cinque anni, le è apparso in sogno magari a biasimarla?

“Mai. A occhi aperti, di giorno, forse sì. Perché la letteratura è sempre un po’ così…”

Una specie di seduta spiritica?

“È un parlare con i morti”.

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In Turchia dalle acque di un lago in secca è spuntata una città sommersa

riemerge citta sommersa lago turchia

Amministrazione locale Hazar

Lago di Hazar

Il livello delle acque del lago di Hazar, situato nella provincia di Elazig, nell’est della Turchia, si abbassa e porta alla luce una città sommersa. Sembra una storia inventata, ma è tutto vero, con anche tour in barca che iniziano a nascere per portare i turisti a vedere parti di una cittadella fortificata, palazzi, torri, di un insediamento la cui nascita è datata a ben 4.000 anni fa, prima che a lasciare la propria impronta nella fossero i bizantini prima, poi i selgiuchidi nel 1200, e infine la dinastia ottomana. 

Diverse epoche la cui eredità emerge ora centimetro per centimetro, man mano che il livello delle acque si abbassa e che ha spinto l’amministrazione provinciale a chiedere riconoscimento e protezione da parte dell’Unesco.

Qualcuno la ha chiamata “la Atlantide dell’Oriente”, forse un’esagerazione, tuttavia l’emersione di una antica città dalle acque in ritirata di un grande lago, costituisce un evento raro e affascinante. Alcuni mesi fa un’equipe di 7 persone dell’agenzia per lo sviluppo del’area dell’Eufrate e della municipalità di Sivrice ha effettuato un’immersione in un punto del lago di Hazar conosciuto come “l’isola della chiesa”, in cui da tempo si parlava di uno scoglio sommerso con un campanile.

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Amministrazione locale Hazar

Lago di Hazar

Appena sotto la superficie delle acque azzurre si sono trovati a nuotare in una città sommersa, le cui rovine stanno venendo alla luce man mano che il livello del lago si abbassa.

Un centro probabilmente importante dell’Anatolia orientale, dove bizantini, selgiuchidi e ottomani sono stati insediati per secoli; una teoria corroborata dalla presenza di torri di avvistamento sulle montagne attorno al lago.

Alcune torri ed edifici sono ormai visibili anche attraversando il lago in barca, tuttavia la parte più affascinante è destinata a rimanere sott’acqua e magari diventare meta di immersionisti, come spera ora l’amministrazione locale, intenzionata a sfruttare il potenziale della “Atlantide d’Oriente”.
 

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Cinema: morto a Roma il regista Ugo Gregoretti, aveva 89 anni

morto Ugo Gregoretti

Agf

Ugo Gregoretti in una foto recente

È morto nella sua casa di Roma, Ugo Gregoretti, regista, autore tv e attore. Era nato il 28 settembre 1930 a Roma. Arguto e ironico osservatore di costume, Gregoretti aveva esordito sul piccolo schermo con ‘La Sicilia del Gattopardo’ nel 1960, documentario he gli valse il Prix Italia. In Rai realizzò poi lavori televisivi di grande successo, in cui univa ironia, sperimentalismo e grande cultura: da ‘Controfagotto’ del 1961, a ‘Il Circolo Pickwick’ del 1968, dalle serie parodistiche Romanzo popolare italiano del 1975 e ‘Uova fatali’ del 1977, all’omaggio a Zavattini scrittore del 1982, dall’inchiesta Sottotraccia nel 1991 dedicata all’Italia seminascosta, a ‘Lezioni di design’ nel 2001, trasmissione che presentava oggetti notevoli di design ed i relativi autori e che fu insignita nel 2001 del Premio Compasso d’oro.

Fu anche regista cinematografico tra cui spiccano l’apologo fantascientifico ‘Omicron’ del 1963 e, lo stesso anno, ‘Ro.Go.Pa.G., film del 1963 diviso in quattro episodi, il cui titolo è una sigla che identifica i registi dei quattro segmenti: Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti. 

Sempre impegnato politicamente – nel 1970 aderì al Partito Comunista Italiano, rimanendo poi sempre legato all’area politica della Sinistra italiana anche negli anni successivi al suo scioglimento – realizzò due importanti documentari sulle proteste degli operai alla fine degli anni ’60: ‘Apollon, una fabbrica occupata’ nel 1969 e ‘Contratto’ nel 1971.

Si è misurato anche come regista lirico, mettendo in scena tra l’altro una memorabile edizione de ‘L’italiana in Algeri’ nel 1976, mentre nel 1998 ha messo in scena ‘Purgatorio 98’, una versione rivisitata e ‘contaminata’ del Purgatorio di Dante in cui ha fatto uso anche del dialetto napoletano.

Nel 2009 ha ricevuto il Premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi, quale “giornalista, autore teatrale e televisivo, regista, attore, sempre uomo d’alto impegno intellettuale e civile”, e nel 2010 il Nastro d’argento alla carriera, mentre nel 2016 viene insignito del titolo di socio onorario del Rotary Club di Benevento.

Nel 2006 ha pubblicato la sua autobiografia ‘Finale aperto’, riedita nel 2012 con il titolo ‘La storia sono io (con finale aperto)’ di cui al Bif&st annuncio’ 4 anni fa di voler fare un film a basso costo: “Sarà il ritratto di un perfetto cialtrone, la mappa esatta delle mia cialtroneria congenita e inguaribile”, racconto’.

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