Innovazione

Storia dei Samsung Galaxy in 10 capitoli

samsung galaxy 10

A pochi giorni dall’arrivo del decimo capitolo della linea Galaxy è il momento di raccontare la decennale battaglia scatenata da Samsung per contendere ad Apple (con altri importanti player) il primato nel mercato degli smartphone di alta gamma.

E mentre celebra dieci anni di innovazione tecnologica che hanno cambiato il settore mobile, la casa coreana promette di inaugurare una nuova ‘generazione’ di dispositivi proprio con il lancio, il 20 febbraio, del Galaxy S10​

Prima dello smartphone ci fu un TvPhone

Dieci anni nel settore degli smartphone sono come cinquanta nella storia dell’umanità: la linea Galaxy S è l’ammiraglia dell’azienda, ma prima del lancio del ‘modelo uno’, Samsung aveva sperimentato nuove tecnologie dal lontano 1999, anno in cui aveva lanciato il primo TvPhone e sviluppato un orologio con telefono quando ancora non esisteva il termine ‘smartwatch’. Nel 2002 Samsung introdusse il display LCD con il True Color Phone e nel 2006 integrtò una fotocamera di alta qualità da 10 megapixel in un telefono cellulare: il  Samsung B600.

La linea Galaxy S

  • S – lo smartphone che introduce un’altissima qualità dei colori sul display di un telefono
  • SII – un nuovo processore: per la prima volta dual core – rende la fruizione delle app più veloce e fluida
  • SIII – introduce il multitasking sul display dello smartphone, permettendoci di seguire un video mentre, per esempio, si sta leggendo una mail z
  • S4 – definito il primo ‘life companion’ introduce funzionalità intelligenti che fanno interagire lo smartphone con gli indossabili e un display in alta definizione
  • S5 – il primo resistente ad acqua e polvere
  • S6 – introduce un nuovo rivoluzionario design con uno schermo a doppia curvatura
  • S7 – arriva la prima fotocamera dotata della tecnologia Dual Pixel: una fotocamera semi professionale su uno smartphone
  • S8 – il primo infinity display
  • S9 – introduce il Super Slow-motion

Come sarà il prossimo decennio

Alla Samsung Developer Conference del novembre 2018, Samsung ha presentato l’Infinity Flex Display, che segna l’inizio dell’era degli smartphone pieghevoli. Ha inoltre introdotto la sua nuova interfaccia ed è al lavoro per inaugurare la prossima generazione di connettività grazie alla rete 5G. Samsung è proprietaria di più brevetti 5G rispetto a qualsiasi altra società ed è stata la prima azienda a ricevere l’approvazione FCC per le sue apparecchiature di rete 5G. Ha portato il networking 5G in Corea del Sud e, in collaborazione con gli operatori statunitensi, ha introdotto il 5G negli Stati Uniti. L’obiettivo è mettere il 5G nelle mani degli utenti consumer, con uno smartphone 5G in arrivo nella prima metà del 2019.

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È stato l’anno degli smartwatch: fitness per i più giovani, sanità per gli anziani

smartwatch fitness sanita

Eugenio Marongiu

Smartwatch

È stato atteso, a lungo. È esploso, adesso. Il mercato degli smartwatch sta finalmente galoppando, almeno negli Stati Uniti. Che però di solito sono un’avanguardia più che un fuggitivo solitario. Ecco perché guardare oltre-atlantico è spesso sbirciare nel mercato globale del (prossimo) futuro. Nei 12 mesi chiusi lo scorso novembre, gli smartwatch hanno venduto il 61% e incassato il 51% in più rispetto al periodo precedente. Lo afferma il nuovo Smartwatch Total Market Report di Npd. Il giro d’affari ha raggiunto i 5 miliardi di dollari.

Apple primo per distacco

Si tratta di un mercato molto concentrato, con i primi tre marchi (Apple, Samsung e Fitbit) in grado di attirare l’88% delle vendite. E con la Mela definita “chiaro leader”. Un indizio era già arrivato nell’ultima trimestrale di Cupertino. Il segmento altri prodotti, che include – tra le altre cose – Apple Watch, l’altoparlante connesso HomePod e gli auricolari senza fili AirPods, ha incassato il 33% in più anno su anno. Una traccia e non una certezza che lo smartwatch stesse vendendo bene solo perché Apple non ha rivelato (come da tradizione) né giro d’affari né unità vendute dei singoli prodotti. Il ceo Tim Cook, però, non può stare tranquillo: il mercato tenderà a essere sempre più affollato. Perché stanno spingendo sia “i produttori di orologi tradizionali, come Fossil, sia i marchi concentrati sul fitness, come Garmin”.

Perché tempi e tecnologia sono maturi

“Negli ultimi 18 mesi – spiega Weston Henderek, analista di Npd – le vendite di smartwatch hanno acquisito un forte slancio, smentendo i critici che non pensavano il prodotto potesse raggiungere una diffusione di massa”. Tra i fattori che hanno spinto gli smartwatch, Henderek cita la connessione Lte (che rende gli orologi indipendenti dagli smartphone): è stato “un punto di svolta”, che permette di “completare una vasta gamma di attività sul dispositivo, incluse la ricezione di notifiche, messaggi, controllo della smart home altro ancora”.

Dal fitness alla salute: un mercato senza età

Oltre ai numeri crudi e alle fette di torta che ogni marchio riesce a mangiare, l’analisi di Npd contiene altre indicazioni sulla direzione del mercato. Con questi numeri di vendita, non sorprende che la quota degli americani che possiede uno smartwatch sia passata in un anno dal 12 al 16%. Né spiazza il fatto che a guidare la fila siano i più giovani: tra i 18 e i 34 anni, uno statunitense su quattro porta la tecnologia al polso. La distanza con gli anziani è però destinata a ridursi. E non solo perché chi ha qualche lustro in più sta invecchiando con un display touch tra le dita. Dipende anche dalle caratteristiche degli smartwatch. “I segmenti d’età più anziani – spiega il rapporto – avranno un notevole incremento man mano che i nuovi dispositivi saranno più incentrati sulla salute”. L’esempio più chiaro è proprio l’Apple Watch. Nato con un forte accento sulla moda, ha virato prima sul fitness e, con la versione numero 4, sulla sanità grazie all’integrazione del primo elettrocardiografo da polso. L’altra grande tendenza è quella della connettività casalinga: il 15% di chi possiede uno smartwatch afferma di utilizzarlo per gestire e controllare i dispositivi connessi del proprio appartamento.  

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Una curiosa serie di immagini annuncia l’arrivo del Galaxy S10

samsung galaxy s10 immagini

Samsung

La campagna per il Samsung S10 in piazza Duomo a Milano

In vista della presentazione del 20 febbraio, Samsung lancia curiose anticipazioni dello smartphone Galaxy S10.  Una nuova campagna teaser di affissioni segue il lancio iniziale dei primi di gennaio a Parigi in Place de la Concorde.

In alcuni luoghi simbolici in tutto il mondo, tra cui Times Square a New York, Piazza Duomo a Milano, Piazza Callao a Madrid, l’Hydroproject Building a Mosca, e il The Heeren a Singapore, gigantesche lettere dell’alfabeto coreano Hangul annunciano l’arrivo del nuovo top di gamma.

samsung galaxy s10 immagini

La campagna mostra anche immagini che simboleggiano “la realizzazione del futuro”, alludendo al futuro della nuova linea Galaxy così come una nuova visione per la line-up Galaxy.

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Un premio per progetti sulla sostenibilità di innovatori under 30 

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Progetti che sappiano coniugare la crescita economica con la tutela dell’ambiente e il rispetto dei principi di equità sociale saranno protagonisti della terza edizione di “Youth in Action for Sustainable Development Goals”, il concorso rivolto ai giovani under 30 che premierà le migliori idee progettuali in grado di favorire il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs).   

In linea con il carattere dell’Agenda 2030, che intende la sostenibilità come visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo, i giovani under 30 – che, da quest’anno, potranno partecipare singolarmente o in team – iscritti a un corso universitario o post-universitario, o già in possesso di un titolo di laurea o post laurea, dovranno sviluppare progetti al servizio dello Sviluppo Sostenibile. Saranno premiate fino a 26 idee individuali, e una in team.

Quali sono i premi

A ciascuno dei 26 vincitori sarà offerto uno stage retribuito, fino a 6 mesi, presso uno dei promotori e partner dell’iniziativa: Accenture, Assicurazioni Generali, Assidim, Cassa di Assistenza Area Salus, CGM, Davines, Eni, Fondazione Allianz UMANAMENTE, Fondazione Eni Enrico Mattei, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Fondazione Italiana Accenture, Fondazione Sodalitas, Gruppo Feltrinelli, Gruppo Sanpellegrino, Italia Non profit, Jobiri, Leonardo, Microsoft, Nexi, Reale Foundation (due stage), Snam, Techsoup, UniCredit, Unipol, WWF (Premio YIA Stage).   

Per il miglior progetto di team verrà offerto da Lavazza spa una esperienza all’estero, in un Paese produttore di caffè, dove l’azienda è attiva con progetti di sostenibilità (premio YIA Lavazza)

Tre saranno, inoltre, i premi speciali che arricchiranno quest’anno le opportunità per i partecipanti:

  • Premio speciale Sounding Board: Fondazione Italiana Accenture premierà la migliore idea progettuale con l’erogazione di una somma di denaro pari a 5.000 euro da utilizzare per percorsi formativi.
  •  Premio speciale SDSN Youth: una delle idee progettuali finaliste avrà la possibilità di partecipare all’ International Conference on Sustainable Development di New York, una delle principali conferenze mondiali sul tema sostenibilità a settembre 2019
  • Premio speciale SDSN Youth “Youth Solutions Hub (YSH)”: una delle idee progettuali proposte verrà selezionata dal Project leader di SDSN Youth e sarà inclusa nella piattaforma online YSH che facilita il contatto tra giovani innovatori impegnati su temi di Sviluppo Sostenibile (SDG) e tutor, strumenti e risorse utili a validare e affinare le soluzioni progettate.

Tutti i partecipanti al concorso avranno l’opportunità di seguire corsi di formazione online attraverso moduli dedicati di e-learning, finalizzati all’approfondimento di tematiche relative al perseguimento degli SDGs e più in generale alla sostenibilità.

I finalisti verranno poi supportati nell’affinamento dell’idea progettuale attraverso una giornata di workshop formativo indirizzato al perfezionamento della stessa e alla preparazione di una presentazione per i rappresentanti delle aziende e organizzazioni partner.

Come si partecipa

Il concorso è promosso da Fondazione Italiana Accenture, Fondazione Eni Enrico Mattei e Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, ed è ospitato sulla piattaforma digitale ideaTRE60, in collaborazione con ASviS e con il supporto di AIESEC, RUS e SDSN Youth. È possibile candidare le proprie idee fino al 3 maggio 2019.

Per conoscere i dettagli del bando clicca qui.

Cosa è l’Agenda 2030

 L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Essa inserisce 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile all’interno di un programma d’azione globale.

L’ufficializzazione degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – evoluzione dei Millennium Development Goals proiettati fino al 2015 – è datata 2016, anno in cui è stata lanciata l’Agenda 2030, ossia il nuovo mandato d’azione globale per lo Sviluppo, rivolto ad attori pubblici, privati e società civile. In esso, si rintracciano le 17 priorità di policy che – a tutti i livelli – stimoleranno i decisori ad avanzare modelli e pratiche di Sviluppo per la Sostenibilità socio-ambientale globale.

Come sono andate le altre due edizioni

“Le prime due edizioni di ‘Youth in Action for Sustainable Development Goals’ sono state la conferma della intuizione di Fondazione Italiana Accenture nel promuovere, insieme ad altri partner, un concorso che crea un ponte sul terreno della Sostenibilità tra le aziende e i giovani, che sono motore di cambiamento e agente indispensabile per permettere al pianeta di intraprendere una nuova coscienza sostenibile” ha sottolineato Simona Torre, Segretario Generale di Fondazione Italiana Accenture “La terza edizione porta novità sia in termini di ottimizzazione nell’incrocio tra progetti presentati dai giovani e SDGs di riferimento indicati dalle aziende, sia in termini di premi ed opportunità per i partecipanti. In particolare Fondazione Italiana Accenture quest’anno offre un voucher del valore di 5000 euro da utilizzare per percorsi di formazione. Sostenibilità e formazione sono infatti per noi un binomio inscindibile: il livello di consapevolezza su questi temi sta crescendo e noi desideriamo contribuire al meglio, facendo leva sui nostri assets più consolidati”.

“La Fondazione Eni Enrico Mattei da sempre ha focalizzato la sua attività di ricerca internazionale sui temi della sostenibilità, diventando anche il punto di riferimento in Italia in quanto istituto ospitante del Sustainable Development Solutions Network (SDSN), il network delle Nazioni Unite che ha contribuito a definire l’Agenda 2030″ ha dichiarato Paolo Carnevale, Direttore Esecutivo di Fondazione Eni Enrico Mattei, “La partecipazione di Fondazione Eni Enrico Mattei a Youth in Action, nasce dalla volontà di dare risposte concrete alle domande dei giovani in materia di sostenibilità. Occorre agire sui temi della giustizia climatica, dare risposte concrete che facciano la differenza e mettersi in gioco da subito per non lasciare un pesante fardello a coloro che verranno dopo di noi. Le generazioni future saranno i prossimi decision maker ma è adesso, e con loro, che va costruita una coscienza critica”.

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Il chip di uno smartphone ha completato la Sinfonia incompiuta di Shubert

Il chip di uno smartphone ha completato la Sinfonia incompiuta di Shubert

L’Intelligenza artificiale ha completato gli ultimi due movimenti della celeberrima Sinfonia No. 8 di Schubert, conosciuta come “The Unfinished Symphony” – la sinfonia incompiuta. Rimasta incompleta per 197 anni, nonostante i numerosi tentativi di musicisti e compositori, la storia della sinfonia incompiuta resta uno dei più intriganti e affascinanti misteri della musica di tutti i tempi.

L’Intelligenza Artificiale messa in campo da Huawei non ha fatto tutto da sola, c’è stato un contributo umano, ma la sinfonia è stata eseguita in una performance live alla Cadogan Hall d Londra. I 66 elementi della English Session Orchestra si sono esibiti di fronte ad una platea di oltre 500 ospiti.

L’inedita versione della sinfonia è stata creata grazie all’utilizzo di un modello di Intelligenza Artificiale basata sulla doppia unità NPU dello smartphone di punta dell’azienda cinese: il Mate 20 Pro. Analizzando il timbro, il tono e il metro del primo e del secondo movimento esistenti della sinfonia, l’AI è stata in grado di generare la melodia per i mancanti terzo e quarto movimento. In questo progetto, Huawei ha collaborato con il compositore vincitore degli Emmy Lucas Cantor, per creare una partitura orchestrale dalla melodia, il più possibile fedele allo stile e allo spirito dell’originale Sinfonia No. 8 di Schubert.

“Abbiamo utilizzato il potere dell’AI per spingerci oltre i confini di ciò che è umanamente possibile e mostrare il ruolo positivo che la tecnologia ricopre nella cultura moderna. Se il nostro smartphone è così intelligente da fare questo, dove potrà spingersi ancora?” ha detto  Walter Ji, Presidente Huawei WEU CBG. Pochi mesi fa l’AI di uno smartphone di Huawei aveva guidato una Porsche.

“Il mio ruolo in questo progetto è stato quello di estrarre il meglio dall’AI e affinarlo, per garantire che il risultato finale fosse impeccabile, pronto per essere suonato da un’orchestra sinfonica” ha aggiunto Lucas Cantor, “Il risultato di questa innovativa collaborazione con l’Intelligenza Artificiale dimostra ancora una volta che la tecnologia offre incredibili possibilità.”

Ospite della serata londinese il pianista Giovanni Allevi. “E’ l’inizio di una collaborazione musicale tra l’uomo e il computer, che va giudicata in vista di sviluppi futuri, come se fosse il primo volo dei fratelli Wright. È una avventura entusiasmante che va sostenuta e guardata con ottimismo e senza paura, perché fin quando l’uomo percepirà la propria anima come un mistero insondabile, a causa della sua natura metafisica ed inconoscibile, non potrà ad ogni modo infonderla ad una macchina. D’ora in poi, molta nuova musica sgorgherà dai circuiti di un microchip, ma fortunatamente il genio proviene da una scintilla divina: culliamoci nell’idea che assai difficilmente potrà mai essere riprodotto da un computer; o almeno, per molto tempo, sarà ancora così”.

La Sinfonia No. 8 in SI minore di Schubert è considerata l’archetipo della “Sinfonia Incompiuta“. Gli esperti di musica si stanno ancora interrogando sul motivo per cui Schubert non sia riuscito a completarla, che sia stato a causa dei suoi problemi di salute o per via del suo intenso lavoro, ma quello che è certo è che, con questa sinfonia, Schubert stava tracciando un nuovo e inedito terreno musicale.

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Il piano di Huawei e Honor per conquistare il mondo

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NIU BO / IMAGINECHINA

 Zhao Ming, presidente di Honor

Quando Gabriele Maggio, Ceo di Moschino, è salito sul palcoscenico della Salle Pleyel di Parigi, è stato chiaro che la partnership tra Honor e la casa di moda italiana non sarebbe stata un mera operazione di co-branding, destinata a durare l’arco della vita dell’ennesimo modello di smartphone: sei mesi nella peggiore delle ipotesi, un paio d’anni nella migliore.

Così come è indicativa un’altra partnership annunciata da Honor in occasione del lancio del View20: quella con Epic Games, gli ideatori, per intenderci, di Fortnite.

La scalata alla vetta

Con un paio di mosse l’azienda cinese ha compiuto una piccola rivoluzione: per sé e per il mercato, sganciandosi dal gruppo dei nuovi e aggressivi (OnePlus, Oppo e Xiaomi su tutti) per tentare la scalata al podio oggi dominato da Apple, Samsung e Huawei.

Già, Huawei, proprio la società di cui Honor è uno spin-off – nato nel 2013 con l’intenzione di conquistare i nativi digitali – e la cui politica di penetrazione nel mercato europeo potrebbe ora apparire indebolita dalla determinazione del marchio cadetto.

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NIU BO / IMAGINECHINA 

Una presentazione Honor

“E’ il quartier generale di Huawei a sollecitare la competizione tra i due brand” racconta Yang Jingsi, general manager di Honor Italia ad Agi, “e quello che è successo nell’ultimo anno è che in Italia Honor ha conquistato più mercato, passando dal 3 al 7,5%, mentre Huawei non ha perso nulla. Quello che siamo andati a erodere è il mercato di Samsung, mentre quello di Apple appare ancora troppo solido per cedere porzioni ai nuovi arrivati”

Ma quanto è ‘nuova’ Honor nell’affollato modo della telefonia mobile?

Breve storia di Honor​

Quando Huawei ‘genera’ Honor, lo fa con lo scopo di mettere in vendita uno smartphone pensato di chi ha bisogno di tutto tranne che di telefonare. Prodotti ottimizzati per l’uso di Internet con prestazioni per soddisfare le esigenze dei nativi digitali: da usare per il gaming e da tenere con disinvoltura nella tasca posteriore dei jeans senza che, una volta poggiati su un tavolino, abbiano a sfigurare di fronte ai top di gamma dei brand più blasonati. Tecnologia innovativa e materiali premium  a un prezzo competitivo: una strategia folle per un marchio che all’epoca deve ancora scrollarsi di dosso l’aura di basso costo e scarsa affidabilità che ha accompagnato i primi passi della telefonia cinese in Europa.

L’idea è quella di agire su un mercato presidiato fino a quel momento dagli iPhone di fascia bassa (o dismessi dai genitori) e adattarsi e innovarsi sulla base di ciò che si apprende dagli utenti. Gli slogan ‘for the brave’ (per i coraggiosi) e ‘for the young at heart’ (giovani dentro) la dicono lunga: da una parte si sfidano gli adolescenti a sfuggire al mainstream dominato da Apple per aderire a un nuovo modo di intendere la tecnologia e dall’altra si cerca di attirare gli utenti che si affidano alla solidità di un marchio come Samsung.

Il primo Honor arriva in Italia nel 2014. Per il modello 6 l’accoglienza è timida, ma interessata: è ancora uno smartphone economico e la strada per il podio è lunga e faticosa. La svolta è di quasi due anni dopo quando, nel luglio 2016, arriva Honor 8 con un colore, il Sapphire Blue, che diventerà iconico del marchio. Il caso esplode letteralmente, tanto che nemmeno il management dell’azienda sa spiegarlo. Il successo del modello 8 è tale che travalica le previsioni di marketing: piace non solo agli adolescenti ma a un pubblico vasto e difficile da profilare, tanto che tre mesi dopo l’azienda decide si sviluppare la presenza in Italia facendo crescere e strutturando la squadra e nel gennaio 2017, sull’onda del successo che sta avendo il P9 di Huawei, primo smartphone con doppia fotocamera, lancia Honor 6X, il primo dual lens sotto i 250 euro.

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ZUMAPRESS.com / AGF 

Clienti cinesi di Moschino a Londra

Nel giugno del 2017, arriva l’Honor 9 con la nuova colorazione Glacier Grey e nel dicembre dello stesso anno View10 conferma la scelta dell’azienda di seguire la tendenza di lanciare un telefono ogni sei mesi. “A fronte della velocità con cui evolve la tecnologia, è una scelta quasi obbligata” dice Yang, “Apple fa una scelta di stile e può permettersi il lusso di far aspettare un anno i propri utenti, noi vogliamo mettere a disposizione la tecnologia migliore appena è disponibile e se farlo con troppa frequenza non ha senso da un punto di vista commerciale, aspettare più di sei mesi significa arrivare sul mercato con un prodotto già vecchio”.

View10 è il primo smartphone con Intelligenza Artificiale sotto i 500 euro e appena due mesi dopo, nel febbraio 2018, arriva il 9 Lite, con full view display e con 4 fotocamere a meno di 230 euro.

Consolidata la tecnologia, è il momento di pensare allo stile e così a maggio l’Honor 10 presenta un design riflettente effetto aurora cangiante dal blu al viola e nuova tecnologia del sensore d’impronta sotto il display. In agosto l’azienda entra nel mondo del gaming con Honor Play e la GPU Turbo.

L’ultimo nato è View 20, top di gamma che introduce una fotocamera frontale da 48 MP integrata nel display All-View. E questa è una vera svolta per Honor perché si passa dal produrre smartphone di alta fascia a un prezzo accessibile ai giovani a device per telefonare, lavorare, ma anche scattare foto professionali, guardare film e web serie e giocare ai videogiochi come da console. Un nuovo pubblico, insomma: non solo adolescenti, ma giovani professionisti nativi digitali che riempiono i tempi morti giocando o su Netflix, tutto sullo stesso smartphone.

Quanto vende Honor?

Qua bisogna fidarsi dei dati diffusi dall’azienda: il 9 Lite, primo smartphone sul mercato con 4 fotocamere sotto i 300 euro, è andato molto bene nei canali di vendita online: secondo device più venduto nella fascia di prezzo 200-300 euro e tra i 4 prodotti più venduti su open market, oltre che il primo prodotto ad andare sold-out su Amazon durante il Black Friday 2018.

Dove vende Honor?

Dopo la Cina che è il mercato principale, in Europa ci sono Russia, Germania, Italia. I prodotti Honor sono disponibili quasi dappertutto tranne che in Nord America, dove il marchio madre, Huawei, sta già avendo i suoi problemi.

L’idea, dice Yang, è quella di consolidare la presenza sui mercati online “lavorando con partner e-commerce in tutto il mondo”. “Siamo sicuri che potremo espandere le nostre partnership e il nostro ecosistema con partner globali che consentiranno esperienze mobile superiori anche nei mercati d’oltremare”.

A chi vuole vendere?

Quella lanciata a Parigi a gennaio è una sfida ambiziosa: sfondare il tetto dei 500 euro e cercare di vendere in un mercato frammentato come quello europeo e complesso come quello italiano un top di gamma da 700 euro. E le partnership con Moschino ed Epic Games va in questo senso. “Moschino è un brand universalmente noto” dice Yang, “ma con una clientela che cambia di Paese in Paese. In Italia, ad esempio, si rivolge alle giovani donne, ma in Cina e in Russia non ha praticamente età. Per cavalcare l’onda della crescita di mercato e fare di Honor la scelta dei millenials abbiamo messo su la partnership con Epic Games. L’obiettivo non è solo portare un gioco di successo come Fortnite sullo smartphone, ma creare una macchina che possa reggere l’evoluzione del gioco online senza far rimpiangere l’esperienza su console”.

Oggi Honor ha un posizionamento unico nel suo genere – creato per venire incontro ai nativi digitali attraverso prodotti ottimizzati per l’uso su Internet – ma domani potrebbe non essere più così: brand aggressivi come OnePlus, Oppo e Xiaomi si affacciano sul mercato. “Non siamo in questo business per vincere contro i competitor” dice Yang, “Sicuramente competitor cinesi recentemente entrati nel mercato italiano creano nuove sfide ma anche nuovi stimoli per continuare a innovare e produrre prodotti di qualità. Ma ora che in Italia siamo già quarti nel mercato, la nostra intenzione è chiara: salire sul podio”.

Resta da vedere quale avversario sarà disponibile a farsi buttare giù.

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Giocare ai videogame in ufficio fa bene alla produttività. Una ricerca

videogame ufficio

 (Afp)

  Videogiochi

Chi gioca ai videogames sviluppa le connessioni neurali fino al punto di risultare molto più recettivo nell’immagazzinare nuove informazioni. I videogames aiuterebbero anche a prendere decisioni, ad accrescere la nostra capacità in quello che in gergo aziendale viene chiamato problem solving, lavorando sulla flessibilità cognitiva.

È stato anche dimostrato che i videogames stimolerebbero esattamente quella parte del cervello che poi determinano stati di ansia e depressione.

Bastano 45 minuti di gioco

Oggi un nuovo tassello si aggiunge al puzzle, perché una recente ricerca della Brigham Young University dimostrerebbe anche come 45 minuti di pausa passati in ufficio a giocare ai videogames con i propri colleghi aumenterebbero esponenzialmente la produttività. Per lo studio, raccontato da timesofindia.com, sono state reclutate 352 persone suddivise in 80 team messi alla prova con una prima manche con semplice gioco per la mente chiamato Findamine.

Come è stata condotta la ricerca

Subito dopo sono stati suddivisi nuovamente in tre mega gruppi ai quali sono stati proposti tre generi di “allenamento” mentale diversi per una durata di 45 minuti: compiti a casa, discussioni e dibattiti su un tema specifico e, appunto, sedute con i videogames. Subito dopo si è tornati a giocare a Findamine, e i risultati sono stati sconvolgenti, le squadre assegnate alle consolle, che hanno scelto di giocare a Rock Band o Halo 4, hanno aumentato il loro punteggio molto più delle altre due squadre.

I ricercatori hanno notato come, a differenza degli altri gruppi, i videogiocatori hanno fatto squadra e hanno costruito un rapporto, utile poi per lo svolgimento delle prove, molto più velocemente. Greg Anderson, il professore associato della Brigham Young che ha diretto la ricerca, infatti ha dichiarato “Le aziende stanno spendendo migliaia e migliaia di dollari per attività di team building, e io sto pensando di acquistare una Xbox!”.

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Zepeto, la app che potrebbe cambiare la nostra storia social

Zepeto, la app che potrebbe cambiare la nostra storia social

 YouTube

Zepeto

Mentre noi stiamo lì a pontificare su Facebook, i nostri figli impazziscono per Zepeto. Dopo Instagram e Snapchat è la nuova frontiera social degli adolescenti. In questo momento nel mondo è la app più scaricata solo in Italia, ma negli Stati Uniti e in Gran Bretagna è accaduto a fine novembre, in Francia e Germania ha fatto il botto a dicembre: era solo questione di tempo. Del resto non ha una versione italiana: è in inglese, giapponese e coreano.

L’ha sviluppata una azienda dalla Corea del Sud, Snow, riesumando il mondo com’era prima di Facebook: vi ricordate Second Life, il mondo virtuale dove entravamo venti anni fa assumendo sembianze a piacere? Zepeto è anche questo, solo che tutto parte da un generatore di avatar che crea un nostro cartone animato da un selfie. Siamo noi in versione manga, più o meno. E lì inizia il gioco, perché il tua avatar puoi modificarlo e vestirlo come ti pare (a pagamento); e andare a spasso e interagire con gli altri in una città di cartoni animati.

La classifica di App Annie che mostra la posizione di Zepeto tra le app più scaricate in alcuni Paesi.
 

La differenza con Facebook, ma anche con Instagram e Snapchat, è abissale. Su Facebook siamo noi stessi con la nostra storia e il nostro esibizionismo intellettuale; su Instagram, siamo noi stessi con le nostre foto migliori, belli e felici; su Snapchat i nostri selfie sono rese giocosi da mille sticker colorati. Su Zepeto siamo chi ci pare.

È pericoloso?, mi ha chiesto mia figlia. Mi sono informato. Zepeto condivide tutte le tue informazioni, compreso il numero di telefono con alcune società a fini commerciali e le informazioni sulla privacy sono scritte in coreano, il che non è esattamente rassicurante. Ma la voce per cui condivide anche la nostra posizione si è rivelata falsa.

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Certo, stai su un social network in cui incontri qualcuno che può facilmente aver mentito su età e sesso, ma questo può capitare anche sugli altri. Durerà? Vedremo. Mi ha colpito scoprire che la società che lo ha sviluppato, Snow, un anno fa ha incassato 50 milioni di dollari da due grossi investitori (Softbank e Sequoia China); e che nel 2016, quando Zepeto ancora non c’era ma c’era solo una una app per chattare e scambiarsi stickers, Mark Zuckerberg ha telefonato al fondatore di Snow, Hae-Jin Lee, per comprarsi tutto. La risposta fu no. Quel no potrebbe cambiare la nostra storia social.

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Il riconoscimento facciale è accusato di nuovo di “razzismo”

Il riconoscimento facciale è accusato di nuovo di “razzismo”

 (Afp)

Il sistema di riconoscimento facciale di Amazon ha dei “pregiudizi”: identifica con maggiore difficoltà i volti femminili rispetto a quelli maschili e quelli di colore rispetto a quelli bianchi. Lo afferma una ricerca del MIT dell’Università di Toronto.

Errori più numerosi su donne di colore

Il sistema di Amazon, Rekognition, è stato in grado di azzeccare tutte le corrispondenze quando ha analizzato i volti di uomini bianchi. Commetteva l’1,3% di errore in caso di uomini di colore. Le percentuali aumentano in caso di visi femminili bianchi (7,1%) e, soprattutto, di donne con la pelle più scusa: afroamericane e ispaniche venivano individuate come uomini in un caso su tre. Gli algoritmi non hanno convinzioni razziste, ma si espongono alle distorsioni perché sono quel che mangiano. Cioè creano la propria visione in base ai dati che elaborano.

Lo studio rinnova quindi i timori che, oltre a rappresentare un rischio per la sorveglianza di massa, il riconoscimenti facciale possa penalizzare le minoranze o determinati gruppi etnici. Amazon non è la sola grande società che sviluppa sistemi di riconoscimento facciale. Ma, a differenza di Google, non ha ancora bloccato la loro vendita a governi e forze dell’ordine. Matt Wood, a capo della divisione intelligenza artificiale del gruppo, ha contestato i risultati dello studio canadese. Afferma che abbia utilizzato “l’analisi facciale” e non “il riconoscimento facciale”. Il primo individua i volti e attribuisce alcune caratteristiche generiche (ad esempio, indossa gli occhiali o ha la pelle scura). Il secondo è invece più affidabile perché crea una corrispondenza precisa tra volti e persone.

Ma il punto non è l’accuratezza

Joy Buolamwini, una delle autrici della ricerca assieme a Inioluwa Deborah Raji, ha risposo a Wood in un post su Medium: al di là delle obiezioni, la tecnologia può essere abusata “indipendentemente dalla sua accuratezza”. Il punto non sta quindi nelle distinzioni tecniche (che comeunque, per Buolamwini, sono marginali) ma nella necessità di “regolamentare” per evitare una sorveglianza di massa. Perché non serve “identificare un individuo” (riconoscimento facciale) ma basta “valutare un attributo come genere o classificazione etnica” (analisi facciale) per “violare le libertà civili”.

Se la tecnologia scambia una persona per un’altra, è possibile che “un innocente venga indicato come criminale sottoposto a controlli ingiustificati. E questo non è più uno scenario ipotetico”. “I potenziali abusi – spiegano le ricercatrici nelle conclusioni del loro studio – non possono essere ignorate”. Anche perché non c’è alcuna certezza che “le minacce alla privacy e le violazioni delle libertà diminuiscono con l’aumento dell’accuratezza”. Servono quindi “azioni politiche, norme di condotta aziendali e linee guida” per far sì che “le minoranze verranno protette e non messe a rischio dall’evoluzione tecnologica”.

Il precedente: parlamentari o criminali?

Rekognition è una tecnologia che Amazon ha già messo, in fase di test, nelle mani delle forze dell’ordine. Non è infatti la prima volta che viene sollevato il problema. Lo scorso luglio, l’American Civil Liberties Union (associazione statunitense per la difesa delle liberà civili) ha testato la tecnologia su 535 parlamentari americani. In 28 casi (cioè in più del 5%), il riconoscimento facciale aveva trovato una corrispondenza (in realtà inesistente) tra i volti del Congresso e quelli di criminali contenuti in un archivio pubblico.

Gli errori avevano coinvolto uomini e donne, politici democratici e repubblicani, bianchi, ispanici e afroamericani. Ma, anche in quel caso, di false corrispondenze era stato molto più alto tra i parlamentari di colore. Costituivano un quinto del Congresso ma sono stati coinvolti nel 39% degli errori di Rekognition. Tra i 28 parlamentari identificati come criminali c’era anche John Lewis, nel 1963 tra i leader della marcia su Washington accanto a Martin Luther King.

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iPhone ha fatto guadagnare a Apple il 15% in meno. iPad il 17% in più

apple trimestrale ricavi

 (Afp)

 Apple

Le entrate di Apple nel primo trimestre fiscale 2019 sono state di 84,3 miliardi di dollari, in calo del 5% rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso. Le vendite internazionali hanno rappresentato il 62 percento delle entrate del trimestre e quelle da iPhone sono diminuite del 15 percento rispetto all’anno precedente, mentre le entrate totali di tutti gli altri prodotti e servizi sono aumentate del 19 per cento e ammontano al massimo storico di 10,9 miliardi. Anche i ricavi di Mac e indossabili, Home e Accessori hanno raggiunto i massimi storici, con una crescita del 9% e del 33%, rispettivamente, e le entrate di iPad sono cresciute del 17%.

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