Politica

Continua la tensione tra Di Maio e Salvini sul “Salva Roma” e il caso Siri 

governo di maio salvini 

Pierpaolo Scavuzzo / AGF 

 Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini

Non è sfuggito ai ‘big’ della Lega quell’invito rivolto da un’ala M5s a far cadere il governo sulla “questione morale” e la condivisione – viene riferito – sul caso Siri e sul 25 aprile tra Di Maio e Zingaretti.

“Dobbiamo stare attenti. Non cadiamo nel tranello, altrimenti ci ritroviamo un governo M5s-Pd e lo ius soli nel giro di qualche mese”, spiega un esponente del partito di via Bellerio. Pubblicamente sia Di Maio che Salvini dicono di non volere la crisi, ma puntualmente si rinfacciano critiche e accuse. Il braccio di ferro è in primis sul cosiddetto ‘Salva Roma’.

“Non ci sono cittadini o Comuni di Serie A e Serie B, i Romani meritano di più, non una norma ‘Salva Raggi'”, la linea dei leghisti. “Questa norma non mette un euro sulla capitale: dice solo che le banche devono chiedere meno interessi ai cittadini romani per il debito del Comune di Roma. Se c’è qualcuno che sta godendo perché non è passata, complimenti, è solo una ripicca verso i cittadini romani”, taglia corto Di Maio.

Ma lo scontro più caldo è sul caso Siri. “Non arretriamo affatto”, la posizione del Movimento 5 stelle che oggi ha lanciato quattro domande al Carroccio (“Quali sono i reali rapporti tra Siri, la Lega e Paolo Arata? perché il sottosegretario Siri ha presentato più volte delle proposte, sempre bloccate e rispedite al mittente dal Movimento 5 Stelle, per incentivare l’eolico? perché Siri si è contraddetto, cambiando versione più volte? Giorgetti sapeva che era figlio di Arata e dei rapporti del padre con Nicastri?”), non ottenendo alcuna risposta.

Una sorta di ultimatum: “Non possiamo aspettare una settimana”, ha detto Di Maio. Ma proprio nel momento in cui Salvini annunciava la decisione di ‘blindare’ Siri e spiegato che il ‘Salva Roma’ non sarebbe entrato nel dl Crescita, il vicepremier M5s ha fatto sapere di voler rientrare a palazzo Chigi per partecipare ad un consiglio dei ministri che – come delegazione pentastellata – prevedeva solo la presenza dei ministri lezzi, Bonisoli e Trenta.

Le polemiche sul giorno della Liberazione

M5s e Lega sono distanti anche sul 25 aprile. “Leggo che qualcuno oggi arriva persino a negare il giorno della Liberazione. Lo trovo grave. è curioso che coloro che oggi negano il 25 aprile siano gli stessi che però   hanno aderito al congresso di Verona, passeggiando mano per la mano con gli antiabortisti”, il duro attacco di Di Maio a Salvini. Tuttavia la tensione tra i due vicepremier è legata soprattutto alle vicende giudiziarie.

Con il ministro del Lavoro e dello Sviluppo che continua a chiedere al suo collega di ‘dimissionare’ Siri, di lasciarlo in panchina, affinché si difenda da senatore, non da membro del governo. è la stessa posizione del responsabile delle Infrastrutture, Toninelli, secondo il quale “Siri non puo’ restare al governo”.

Ma per il momento il presidente del Consiglio Conte avrebbe deciso di prendere tempo, in attesa di un faccia a faccia direttamente con l’esponente leghista indagato per corruzione. Da qui la convinzione di Salvini secondo il quale il sottosegretario resta dov’è. “Per me è innocente fino alla sentenza. Spero che i giudici facciano bene e in fretta”, ha spiegato. Il vicepremier leghista è ‘tranchant’: “I processi si fanno in tribunale e non sui giornali”. Lo scontro andrà avanti ancora. Clima da campagna elettorale.

Ma i leghisti – spiega un dirigente del Carroccio – hanno posto il termine delle elezioni Europee. “Saranno i cittadini – questo il ‘refrain’ – a decidere chi avrà più forza da decidere. Sarà quello il momento della resa dei conti”, dice un esponente del partito di via Bellerio.

Sono tante le opzioni sul tavolo ma fino alle Europee la Lega non risponderà alle provocazioni del Movimento 5 stelle. “Sempre che Di Maio non voglia far saltare il banco prima”, osservano le stesse fonti. 

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Scontro tra Salvini e Movimento 5 stelle sullo stralcio del “Salva Roma” 

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Antonio Serranò / Agf

Luigi Di Maio e Matteo salvini

“Lo stralcio del Salva Roma lo concordo con chi c’è. Con gli assenti è difficile concordare”. Ha affermato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, conversando con i giornalisti prima del Consiglio dei Ministri. Salvini conferma che Di Maio non è presente al consiglio dei ministri. “I ministri della Lega ci sono tutti”. Per Salvini “ci sarà lo stralcio del salva Roma e un provvedimento ad hoc per tanti comuni in dissesto, in predissesto, indebitati, in difficoltà economica al nord, centro e sud. Vogliamo aiutare i cittadini romani, savonesi, catanesi e alessandrini”.

“Abbiamo chiesto al presidente del consiglio Conte che tutti i comuni in difficoltà vengano aiutati nella stessa maniera, non qualcuno prima e qualcuno dopo” ha aggiunto Salvini. Con un “provvedimento a parte”.
Sottolineando che “i ministri della Lega ci sono tutti” ha sostenuto: “quando si parla di crescita e di sostegno alle imprese è fondamentale esserci”.

A Palazzo Chigi, oltre al premier Giuseppe Conte, per M5s invece è arrivata solo la ministra del Sud, Barbara Lezzi. Il consiglio dei ministri, che dovrebbe approvare definitivamente il dl Crescita, è iniziato intorno alle 20.00.

“Non è ancora stato discusso il decreto Crescita, dunque non si è potuto stralciare nulla, meno che meno il salva-Capitale”. È quanto riferiscono fonti M5s, rispondendo alle dichiarazioni di Salvini.

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Ore decisive per Roma, il governo e il rilancio dell’economia

decreto crescita salva roma

Alessandro Serranò / Agf

Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Passa ora per la Capitale la linea netta di demarcazione tra 5 Stelle e Lega. E per il suo astronomico debito. Un buco da 12 miliardi di euro, l’ennesimo da riempire come le tante buche lungo le strade della città. Ed è sul “buco” che si gioca il nuovo braccio di ferro tra Salvini e Di Maio.

Oggi arriva in Consiglio dei ministri per quello che dovrebbe essere il via libera definitivo il Decreto Crescita con la norma specifica su Roma, ma il leader del Carroccio minaccia di non votarlo sulla base di un principio di uguaglianza e parità con le altre città: “Aiutiamo tutti o nessuno” come titola il Corriere.

Il filo sottile

A ingaggiare subito la contesa con quest’ultima affermazione o lettura è un titolo di prima pagina de Il Fatto Quotidiano, indiscutibili simpatie grilline, che avvisa: “Il Taglia-debito non c’entra nulla con gli altri comuni in rosso”.

Come dire: è un caso a sé, a parte. Ma presto si capisce che “Roma è solo un pretesto” perché “si legge salva Roma, si traduce caso Siri” è l’abbrivio di una cronaca interna del quotidiano diretto da Marco Travaglio.

Infatti, “è la sorte del sottosegretario leghista alle Infrastrutture, indagato per corruzione, la vera posta in palio nella rissa ormai quotidiana tra i gialloverdi, capaci di rendere isterico anche il lunedì di Pasquetta” scrive il quotidiano.

Perché a poche ore da un Consiglio dei ministri “che vale come uno snodo Lega e Cinque Stelle giocano pesante”, camminano sul filo sottile della crisi di governo a cui nessuno dice di credere a un mese dalle europee, “ma che non è solo un’ipotesi di scuola”, visto che il Carroccio minaccia di non votarla, la norma taglia debito. Di più, perché Salvini “pretende che il salva Roma venga tolto dal Dl Crescita” oggi in Consiglio dei ministri, per poi essere votato in sede di conversione del decreto “assieme alle altre norme per i Comuni”. 

Ma “non si capisce bene quali e per chi siano, queste norme”, chiosa Il Fatto.

Tra il preoccupato e lo spaventato per l’evolversi della situazione politica, soprattutto per le posizioni della Lega, il capogruppo del Movimento 5Stelle alla Camera Francesco D’Uva, si rivela con il Corriere della Sera e si dice sicuro che “il governo va avanti”.

Esordisce così nell’intervista. Ma appare più che altro un mantra, una formula di autoconvincimento.

“Abbiamo preso un impegno e, nonostante i battibecchi, dobbiamo realizzare tutti i punti del contratto”. Forse si tratta di qualcosa di più di semplici battibecchi…

“Ora la situazione è un po’ più seria — ammette il capogruppo dei 5 Stelle alla Camera — Un po’ perché ci sono le elezioni e un po’ perché il caso Siri ci ha colpito per la sua gravità (…) questa cosa è molto pesante. Il faccendiere Paolo Arata avrebbe chiesto a Siri un emendamento per sanare interessi nel campo dell’eolico. Arata risulta socio di Vito Nicastri, che è socio del boss Messina Denaro”.

Ma veniamo al punto, I ministri della Lega voteranno il Salva Roma? Risposta di D’Uva: “Non è un Salva Roma, è un provvedimento che elimina la gestione commissariale e fa risparmiare due miliardi e mezzo per abbassare le tasse ai romani, a costo zero per lo Stato. Mi dispiacerebbe se, per guadagnare consensi, si facesse del male ai romani. Ma sono fiducioso, sarà approvato senza problemi”.

Ma il “caso Siri” e i finanziamenti per Roma si muovono si muovono su linee parallele e difficilmente convergenti tra i veti incrociati. E una sindrome di complotto, visto che la Repubblica riporta una dichiarazione di Salvini secondo il quale “non so se sia un caso che mentre il centrodestra, e soprattutto la Lega, vincono e convincono, ci siano iniziative giudiziarie di questo genere”.

Mentre anche la Lega ripete il proprio mantra “non voteremo nessuna norma salva Roma. Non esistono comuni di serie A e serie B. O si aiutano tutti i sindaci in difficoltà o nessuno, la Repubblica ricostruisce i contorni della resa dei conti che si dovrebbe consumare a ore in CdM, perché una cosa è certa: “Di Maio vuole la testa di Siri” secondo il principio che “con la mafia non si scherza”.

decreto crescita salva roma

 Afp

 Virginia Raggi

Da qui lo strappo del Carroccio. Probabile quanto possibile… anche se “è soprattutto l’escalation mediatica pianificata dal ministro dello Sviluppo a far dubitare della tenuta dell’esecutivo”.

“I quesiti pubblici sono già pronti – scrive la Repubblica – e aspettano solo di essere pubblicati, forse in un post su Facebook. Di Maio chiederà conto dei rapporti tra Siri e Arata, del perché il sottosegretario ha presentato gli emendamenti sull’eolico, del cambio di versione dell’indagato rispetto ai suoi rapporti di conoscenza con l’imprenditore siciliano. E ancora, del contratto di lavoro concesso da Giancarlo Giorgetti al figlio di Arata. Ma i dubbi più pesanti sono rivolti al segretario del Carroccio. ‘Sapevi dell’assunzione di Federico Arata?’, domanderà Di Maio al collega. E gli chiederà anche di ‘fare luce’ sui finanziamenti ricevuti dalla fondazione Più Voci che avrebbe poi girato il denaro a Radio Padania”.

Tutti gli snodi della crescita

Ridotti all’osso fatti&misfatti intorno al Salva Roma sono tutti qua. Sul quale Il Foglio titola che “non salva il governo”. “Dopo averlo covato per quasi un mese il decreto crescita, approvato dal governo “salvo intese” il 3 aprile, torna oggi in Consiglio dei ministri in una versione che più che a salvare il paese dalla stagnazione mira a evitare la rottura Salvini-Di Maio elargendo soldi pubblici a pioggia: l’intervento pubblico da 2,5 miliardi sui debiti di Roma, urgente per il M5s, si estende ai comuni a rischio dissesto di destra e sinistra, poco importa il motivo”.

Perché, spiega il quotidiano diretto da Claudio Cerasa, “nel pacchetto dovrebbero entrare anche il prolungamento senza scadenza del prestito statale ad Alitalia, i risarcimenti ai risparmiatori cosiddetti truffati dalle banche, dei quali verrebbe soddisfatto intanto il 90 per cento (per il restante ecco commissione “indipendente”), una seconda tranche di rottamazione e cancellazione di multe e tributi locali” così “a un mese dalle europee l’interesse dei due litigiosi partner di governo è distribuire, non investire”.

Dunque? “Almeno la Dc di De Mita e Pomicino non si vergognava delle mance elettorali. E a proposito di mance: ricordate le campagne, via web e sui giornaloni, contro gli 80 euro di Renzi? E queste come le chiamiamo?”, si chiede icastico Il Foglio.

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Il complicato rapporto tra Salvini e il 25 aprile

lega 25 aprile salvini

CHRISTIAN MINELLI / NURPHOTO 

Matteo Salvini

Nessun ministro leghista parteciperà a manifestazioni in occasione della Festa per la Liberazione dal nazi-fascismo. Matteo Salvini ha fatto sapere che, il 25 aprile, sarà a Corleone, in Sicilia, per l’inaugurazione del locale commissariato di polizia, insieme al governatore siciliano, Nello Musumeci, e il capo della polizia, Franco Gabrielli. “È giusto ricordare i drammi storici di settanta anni fa, però, la guerra di Liberazione oggi io, da ministro dell’Interno, non la faccio ricordando il fascismo e il comunismo. La faccio combattendo la mafia nel cuore della Sicilia che ha diritto di essere liberata dalla mafia. Fortunatamente siamo in democrazia fascismo comunismo e nazismo non torneranno più”, ha spiegato il capo della Lega.

Da sempre critico nei confronti di una ricorrenza, che, a suo giudizio, negli anni “si è tinta un po’ troppo di rosso” e invece dovrebbe tornare a essere la “festa di tutti” e non un “derby tra fascisti e comunisti”. Tra i ministri leghisti, il titolare delle Politiche agricole, Gianmarco Centinaio, ha fatto sapere che passerà “in famiglia” la ricorrenza. Mentre non risulta nelle agende di alcun altro ministro del partito di via Bellerio una partecipazione alle celebrazioni.

Ma i governatori e i sindaci ci saranno

Diverso è il discorso sul territorio. I governatori e i sindaci della Lega dovrebbero partecipare alle cerimonie, in veste istituzionale. Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, sarà a Vittorio Veneto con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, così come il governatore lombardo Attilio Fontana dovrebbe partecipare alle celebrazioni nella ‘sua’ Varese. Stesso discorso per molti sindaci ‘ex nordisti’, finiti semmai nel mirino per aver ‘accorciato’ la durata dei cortei, come il primo cittadino di Gallarate, nel Varesotto, Andrea Cassani. Mentre ha fatto discutere, sempre in Lombardia, la decisione della sindaca di Lentate sul Seveso, Laura Ferrari, di cancellare le celebrazioni della Liberazione. La sindaca non è pero’ della Lega, ma di Forza Italia, anche se sposata con il capogruppo leghista in Senato, Massimiliano Romeo. 

Da quando è alla guida della Lega – dicembre 2013 – Salvini non ha mai partecipato a manifestazioni organizzate per la Festa della Liberazione. Due anni fa, ha radunato il popolo leghista attorno al tema del diritto alla legittima difesa, in una sorta di contro manifestazione a Verona.

Il 25 aprile non è una delle ricorrenze che più scaldano i cuori leghisti, che, anzi, preferiscono, soprattutto in Veneto, festeggiare San Marco. Ma l’impronta ‘anti-fascista’ data da Umberto Bossi al partito che ha fondato non è stata completamente cancellata. E rimane negli annali della storia politica l’incursione del senatur, alla guida di un drappello di ‘lumbard’, al corteo del 25 aprile milanese, contestato per l’appoggio al primo governo Berlusconi, nel 1994. Poi applaudito per averlo fatto cadere, l’anno successivo. L’ex ministro e governatore Roberto Maroni ha quasi sempre partecipato alle celebrazioni a Varese.

“No al derby fascisti-comunisti”

Diverso l’approccio inaugurato con la segreteria di Salvini. Il 25 aprile, scandiva Salvini nel 2016, “sto coi miei figli, perché l’ipocrisia ‘rossa’ mi infastidisce, perché la Resistenza non fu solo rossa: fu bianca, liberale, democratica, ci furono tanti parroci fatti fuori dai comunisti”. “L’occupazione ‘rossa’ di una festa che dovrebbe riguardare tutti mi dà estremamente fastidio e quindi non mi presto alla strumentalizzazione di questa ricorrenza”, sosteneva.

“Sono al fianco dei patrioti come Marine Le Pen, che combattono contro questa dittatura dell’Unione europea che usa la moneta al posto dei carri armati ma fa gli stessi morti”, tuonava dal palco della manifestazione per la legittima difesa, il 25 aprile del 2017. “No al derby fascisti-comunisti. Io sono idealmente nelle piazze dove si parla di libertà e liberazione, ma io voglio portarla fino in fondo”.

Le idee di Salvini erano già definite nel 2004, quando organizzò un 25 aprile padano. Sfruttando la sua crescente popolarità nel Movimento, organizzò l’apertura di quattro sezioni di Milano per discutere della Resistenza in compagnia di partigiani “che combatterono dall’altra parte” rispetto ai rossi che sfilavano in piazza. ‘I nuovi partigiani siamo noi’, recitava lo slogan. I leghisti contestavano la sinistra non solo per le sue responsabilità storiche ma soprattutto perché si stava opponendo alle loro nuove rivendicazioni federaliste e perché predicava il dialogo con l’Islam.

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“Perché Facebook non ha potuto rimuovere il post di Morisi con Salvini e il mitra”

mitra salvini morisi raimo

Enzo Castellano/Agi

Matteo Salvini alla festa dei Nocs della Polizia

“Il post di Luca Morisi? Un esempio tipico di comunicazione postmoderna. In questo lui è molto bravo. Sia chiaro, una comunicazione dedicata al male totale…”. Christian Raimo, 44 anni, scrittore, saggista, insegnante, editor, traduttore e dal 2018 assessore alla cultura indipendente nel III Municipio di Roma (“Sono di sinistra ma senza tessere di partito”, chiarisce), di comunicazione postmoderna se ne intende parecchio. 

Pochi giorni fa aveva postato un messaggio sulla sua pagina Facebook che aveva lasciato spiazzato più d’uno: “Dopo molta meditazione, ovviamente sofferta e articolata, delle ultime settimane e mesi ho deciso di votare Lega alle prossime europee”, l’incipit.

Per poi proseguire: “E sto ragionando se sia opportuno prendere anche la tessera della Lega”. Per poi passare ad elencare in maniera, a tratti ambivalente, le motivazioni che lo avrebbero portato alla scelta estrema, in totale controtendenza rispetto al suo pensiero e alla sua pratica militante, rigorosamente di sinistra radicale. E aggiungendo poi: “Salvini merita – anche obtorto collo, anche turandosi il naso – il voto alle europee, perché sta portando avanti un’azione politica che solo apparentemente è scriteriata e critpofascista”.

Ma “da quando faccio l’assessore – ha poi aggiunto – ho capito che la sicurezza è importante, e che, per quanto autore di una comunicazione disastrosa del senso del suo lavoro, il ministro degli interni precedente Minniti non ha sbagliato nell’emanare le sue norme sulla sicurezza, come i daspo urbani, perché hanno effettivamente protetto l’Italia in un contesto internazionale che avrebbe potuto essere dirompente”.

Un messaggio che ora definisce “sarcastico”. Una sicura provocazione. Come a dire: “Ho scherzato”.

Professor Raimo, cosa pensa del messaggio lanciato da Morisi che potrebbe incitare anche all’uso delle armi?

“In realtà nella sua comunicazione di impronta postmoderna, la comunicazione della Lega non vuole comunicare niente, ma esprime principalmente la simulazione di una logica. Nel post di Morisi di ieri ci sono dei messaggi contraddittori che però disegnano un unicum che porta a reazioni diverse. Di irritazione, di contrarietà, di dubbio. Ma alla fine resta il senso di un’ambivalenza perché non si capisce fino in fondo se si tratti di un messaggio provocatorio oppure di un messaggio per sostenere certe posizioni sulle armi”.

Ma proprio questa ambiguità non rischia di ingenerare confusione, alimentare reazioni ambigue?

“Non c’è una reazione univoca a quel messaggio, non è possibile che ci possa essere, nonostante in qualche modo e in una certa misura il ministro dell’Interno debba o dovrebbe avere una comunicazione il più possibile istituzionale”.

Ma perché la definisce una comunicazione postomoderna?

“Perché oggi ci troviamo in una fase in cui il linguaggio pubblico stresso lo è. Quel che comunichiamo spesso è assolutamente privo di conseguenzialità logica o di attinenza ai fatti, di corrispondenza alla verità. E ciò ci costringe a fare ogni giorno del debunking e cercare una logica in quel che dicono Trump e lo stesso Salvini. Ma, appunto, quel che comunicano è privo di conseguenzialità. Anche se è giusto e importante che se Salvini dice una stupidaggine sui numeri dei morti nel Mediterraneo noi diamo il dato vero e gli opponiamo un’altra verità”.

Conseguenzialità. Cosa intende con questo termine? La foto di un mitra in mano ad una persona come Salvini può invece avere delle conseguenze enormi, non crede?

“Io parlo di conseguenzialità logica, intesa come consecutio. La frase è: ‘Ci stanno attaccando’, il mitra in mano, e poi l’augurio ‘Buona Pasqua’. Armati metaforicamente o sul serio? Attaccati da chi? Dalla magistratura? Se l’attacco è questo non si risponde armati… E poi, noi chi? Il partito? Il governo? Salvini? Morici? Il mitra nelle mani non ha una sola chiave di lettura. Che bisogna rispondere con le armi è chiaramente un messaggio che lascia a noi una serie diversa di chiavi di lettura. Ed è esattamente ciò che fa la comunicazione postmoderna. Certo che le conseguenze, se diamo alla parola questo valore etimologico, sono forti. Ma se io devo scomporre il messaggio mi trovo al tempo stesso a dovermi confrontare con un messaggio che produce un effetto illogico, violento, ma che non è interpretabile univocamente”.

Sicuro?

“Io ritengo di sì, e la prova sta nel fatto che Facebook non lo può rimuovere. Il messaggio non è nelle parole di Salvini, bensì nelle reazioni. Anzi, nel totale delle reazioni. Il senso della frase si svela nell’effetto della comunicazione postmoderna”.   

Matteo Salvini alla festa dei Nocs della Polizia (Foto Castellano/Agi)
 

Salvini dice che se la sinistra protesta attaccandosi alle foto dei mitra o dei peluche con sua figlia, vuol dire che “stiamo lavorando bene”. Lei cosa risponde?

“È una riposta in linea nell’analisi e nella retorica salviniana. Ma questa dichiarazione non ha alcun senso. Se però noi dobbiamo analizzare da un punto di vista logico le dichiarazioni di Salvini, l’unica cosa che possiamo è fare un continuo debunking, cioè le pulci, una correzione alle volte grammaticale, alle volte morale, alle volte istituzionale, eccetera. Questo può essere anche parte del nostro ruolo, e rispetto alla foto di un ministro con il mitra in mano che fa gli auguri di Pasqua io penso che chi ha un compito istituzionale deve sottolineare l’illeicità di quel comportamento; d’altra parte, il discorso di Salvini non può essere ridotto a una reazione indignata, istituzionale, a un messaggio che è nella maggior parte dei casi sciatto, confuso, un messaggio tipicamente postomoderno. La verità di quel messaggio sta nel suo effetto. Ed è un errore che si è già fatto con Berlusconi. La sua non era una comunicazione confusiva ma solo iperbolica. La sua era creazione pura e semplice di una realtà. Edulcorata o ottimistica, vitalistica”.

E quella di Salvini?

“Quella di Salvini si muove su più piani. E per questo ha un consenso anche trasversale. Bisogna sempre porsi l’interrogativo su quale sia l’effetto e rispetto all’effetto ragionare. Si tratta sempre di due forme di linguaggio performativo. La politica è sempre un linguaggio performativo. Berlusconi è stato più facile da contrastare. Con Salvini è più difficile invece, e quindi bisogna cercare di essere paradossali da una parte e realistici dall’altra”.

mitra salvini morisi raimo

Profilo Facebook

Christian Raimo

La stessa paradossalità che ha usato lei nel suo post…?

“Quel post era sarcastico. E una cosa che interessa molto a me, da intellettuale e da politico, è proprio – come diceva Gianni Rodari – garantire tutti gli usi della parola a tutti quanti. Oggi lo spazio pubblico ha delle diverse possibilità di esprimere le proprie parole, le proprie opinioni, perché il pubblico che viene ogni volta raggiunto da messaggi è un pubblico che viene pesantemente condizionato dalla forza dell’emittente. Ciò che produce inevitabilmente una polarizzazione del discorso. Quindi la riduzione di tutte le forme della complessità del linguaggio”.  

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Fonti M5s: “Gaffe di Salvini, il Salva-Roma è a costo zero”

m5s lega salva roma 

Antonio Serranò / Agf

Luigi Di Maio e Matteo salvini

“Siamo di nuovo costretti a puntualizzare, perché la Lega con Matteo Salvini è inciampata in una grandissima gaffe senza saperlo. Il provvedimento di cui parlano, che loro chiamano salva-Roma, poi salva-Raggi quando capiscono che il primo epiteto non paga in termini elettorali, è totalmente a costo zero. Non andiamo oltre, ci fermiamo qui, sarebbe paradossale spiegare qualcosa che capirebbe anche un bambino”. Lo dicono fonti del M5S.

Nel pomeriggio fonti della Lega invece avevano precisato: “Nessuna norma salva Raggi. Non esistono comuni di serie A e serie B. O si aiutano tutti i comuni e i sindaci in difficoltà o nessuno. La Lega non vota norme che creano disparità. Bene il decreto crescita con le misure per i risparmiatori truffati, per abbassare le tasse alle imprese, riduzione della burocrazia per gli enti territoriali”. 

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Trump:, “Ho parlato con Conte, telefonata molto buona”

Trump telefona a Conte
LEON NEAL / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP
Giuseppe Conte-Donald Trump (AFP)

“Ho parlato con il primo ministro italiano, Giuseppe Conte, soprattutto per quanto riguarda l’immigrazione, le tasse, il commercio e l’economia di entrambi i nostri Paesi. E’ stata una telefonata molto buona!”. E’ quanto ha scritto su Twitter il presidente americano, Donald Trump, che sottolinea di aver avuto una “telefonata molto buona” con Conte.

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Il M5s espelle la deputata Cunial: “Ho solo parlato di mafie”

M5s Cunial espulsa dal gruppo

Era intervenuta in dissenso alla linea del suo gruppo parlamentare sulla Xylella ed oggi Sara Cunial, deputata del Movimento 5 Stelle, annuncia di essere stata espulsa dal gruppo: “Sono stata espulsa il 17 aprile. Nessun parlamentare o capo politico mi ha chiesto di entrare a far parte di una forza politica esistente”, scrive su Facebook la deputata.

“Tantissimo affetto e stima dai cittadini di cui sono stata chiamata ad essere portavoce. In fondo ho solo parlato di mafia in parlamento. Sono serena. Oggi è giorno di festa. Per Tutti. Un Abbraccio”, conclude Cunial.     

Nel post, la deputata pubblica anche il video del suo intervento in Aula e la foto della lettera con cui il capogruppo alla Camera, Francesco D’Uva, scrive: “Con la presente e su indicazione del capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, intendo comunicare la sua espulsione dal Gruppo parlamentare Movimento 5 Stelle a decorrere dalla data odierna”.

In Aula, Cunial era intervenuta durante la discussione dell’articolo 8 del decreto emergenze che recita “Le misure fitosanitarie ufficiali e ogni altra attività ad esse connessa, ivi compresa la distruzione delle piante contaminate, anche monumentali, sono attuate in deroga a ogni disposizione vigente”. Una norma che mira a contrastare il diffondersi della Xylella, il batterio che sta portando all’abbattimento degli olivi in molte aree della Puglia. Una norma nei confronti della quale Cunial aveva espresso contrarietà.

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Salva Roma: M5s, “Salvini incredibile, basta ricatti”

salvini salva roma raggi

Nicola Marfisi / AGF

Matteo Salvini

“Anche oggi Salvini non ha perso occasione di fare sterili polemiche su Virginia Raggi. Ma glielo ribadiamo, il suo niet a quello che definisce impropriamente ‘un regalo’ per Roma è in realtà uno sgarbo a tutti gli italiani visto che la norma che il Movimento 5 Stelle vuole inserire nel Decreto Crescita, oltre ad essere a costo zero, permetterebbe di recuperare due miliardi e mezzo di euro”. Lo afferma la senatrice romana del Movimento 5 Stelle, Alessandra Maiorino. 

“Perciò la posizione assunta dalla Lega ha veramente dell’incredibile e vogliamo sperare che Salvini & Co. ritrovino il buonsenso facendo dietrofront. Roma è la capitale d’Italia ed è stucchevole utilizzarla per fare campagna elettorale. Piuttosto, invece dei ricatti, diamogli più poteri e risorse come stabilito da una mozione parlamentare che viaggia proprio in questa direzione e che, non piu’ tardi di qualche mese fa, anche la Lega ha votato”, conclude Maiorino.

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La foto col mitra è una polemica sul nulla, dice Matteo Salvini

salvini foto mitra

“Sono polemiche fondate sul nulla”. Così il leader della Lega, Matteo Salvini a Pinzolo in Val Rendena (Trento), dove sta trascorrendo alcuni giorni di vacanza, rispondendo ad una domanda sulla foto apparsa sui social media nel giorno di Pasqua mentre tiene in mano un mitra. “Stamattina ho pubblicato la foto di tre peluche che porto in gita a Campiglio con mia figlia e hanno polemizzato anche sui peluche, quindi vuol dire che se la sinistra si attacca alle foto per polemizzare ai peluche, ai mitra o al pane e Nutella vuol dire che stiamo lavorando bene”. Salvini si è detto favorevole alla reintroduzione del servizio militare in Italia.

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