Politica

No bipartisan dal Consiglio regionale della Puglia all’autonomia

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Francesca Franzoso, consigliere di Forza Italia nella Regione Puglia

Prende piede un accordo trasversale nel Consiglio regionale della Puglia tra centrosinistra e centrodestra contro l’autonomia delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Francesca Franzoso, consigliere regionale di Forza Italia della provincia di Taranto e commissario dello stesso partito, sottoscrive infatti il documento che porta già la firma dei consiglieri regionali del Pd Amati, Blasi, Mazzarano e Pentassuglia oltre che di altri consiglieri. Dieci i proponenti iniziali del testo.

Per Franzoso, “l’autonomia rafforzata che le tre Regioni del Nord sono sul punto di ottenere sulla spinta di Salvini, riapre la ferita storica del Paese e accentua il divario esistente tra Nord e Sud. L’autonomia differenziata nient’altro e’ che la vecchia bandiera secessionista della Lega Nord, in salsa sovranista, un salto all’indietro che mina la coesione sociale e fa strame dei principi di solidarietà  e redistribuzione.

Per Franzoso, “le tre Regioni del Nord non vogliono solo nuove funzioni, ma anche più risorse. Chiedono competenze per una ventina di materie, che in sostanza si traduce nel mettere mano ad un plafond da 21 miliardi di euro (la Lombardia vedrebbe crescere il proprio bilancio di più di un quarto). Immaginando il bilancio dello Stato come una torta, se Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna si ritagliano una fetta piu’ grande tutte le altre ne avranno una piu’ piccola”.

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Per il M5S arriva il momento delle scelte ineludibili

m5s diciotti riforma movimento assemblea

 Afp

 Beppe Grillo

Un week-end per riflettere, poi lunedì sera giungerà il momento della verità per il Movimento 5 stelle. Si terrà infatti l’assemblea congiunta di deputati e senatori che servirà a fare un’analisi del voto abruzzese, alla luce soprattutto della svolta annunciata dal capo politico M5s, Luigi Di Maio. Non ci sarà, secondo quanto apprende l’AGI, Beppe Grillo il cui arrivo a Roma era previsto in un primo momento per lunedì, poi spostato al giorno successivo.

Il Garante M5s da martedì quindi sarà nella Capitale, per il suo show ‘Insomnia’ al teatro Brancaccio, ed è però molto probabile che ci sia un faccia a faccia tra Di Maio e Grillo, anche alla luce anche delle novità determinanti che aspettano il Movimento.

Temi divisivi

Per il M5s potrebbe essere una svolta cruciale: sul tavolo tanti i temi, dalla riorganizzazione del Movimento – ma nessun pentastellato la vuole chiamare ‘segreteria politica’ anche se gli potrebbe somigliare molto – all’apertura ad alleanze con liste civiche a livello locale. Tutti temi divisivi: molti tra gli ortodossi, che fanno riferimento al pensiero di Roberto Fico, non hanno alcuna intenzione di diventare come gli altri partiti e non vogliono derogare rispetto ai principi delle origini; ma molti altri, decisamente più pragmatici in linea con il leader Di Maio, sono d’accordo sul cambiamento che serve, così dice qualcuno, “a non farci perdere sempre in occasione delle elezioni amministrative dove non abbiamo mai chance contro le ‘corazzate’ degli altri”.

Tabù destinati a cadere

Alcuni parlamentari sostengono da anni la necessità di rivedere quelli che sono stati dei veri e propri tabù. Così come il dibattito sulla possibilità di derogare ai due mandati parlamentari: anche su questo fronte il No è stato sempre categorico ma adesso uno spiraglio sembra aprirsi nel caso in cui i due mandati siano stati a livello locale.

m5s diciotti riforma movimento assemblea

 Diciotti

Calde previsioni

Di Maio dovrà affrontare tutti questi temi lunedì sera e il dibattito si preannuncia acceso. Anche perché la riunione si tiene proprio alla vigilia della seduta della Giunta per l’Immunità del Senato che dovrà decidere sul caso di Matteo Salvini per la vicenda Diciotti. Anche su questo le posizioni sono molto distanti dentro M5s e nella giornata di lunedì potrebbe esserci un voto sul Blog per chiedere agli iscritti di esprimersi. Un voto che potrebbe essere a ‘rischio’? “Non credo – risponde all’AGI un autorevole esponente M5s – il nostro popolo non vuole che cada il governo e quindi penso proprio che prevarrà il no”. 

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Vogliamo migliorare Europa, non uscirne, dice Matteo Salvini

Vogliamo migliorare Europa, non uscirne, dice Matteo Salvini

(Afp)

Matteo Salvini 

“Non abbiamo alcuna intenzione di uscire dall’Europa, vogliamo cambiarla, migliorarla ma non abbandonarla”. Cosi’ Matteo Salvini dopo le parole del presidente leghista della commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi, sulle possibilità di un’Italexit nel caso non si riesca a cambiare questa Ue da decenni “tossica” per l’Italia. Il voto europeo del 26 maggio rappresenta la “nostra ultima speranza per cambiare l’Unione europea: se non si riuscisse a cambiare nulla e l’Europa continuasse con politiche dannose per l’Italia, io, personalmente, suggerirei di uscirne” aveva detto Borghi.

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Borghi: “Se l’Europa continuasse con politiche dannose per l’Italia, suggerirei di uscirne”

Borghi: "Se l'Europa continuasse con politiche dannose per l'Italia, suggerirei di uscirne"

Foto: Aleandro Biagianti / AGF 

Claudio Borghi  

Il voto europeo del 26 maggio rappresenta la “nostra ultima speranza per cambiare l’Unione europea: se non si riuscisse a cambiare nulla e l’Europa continuasse con politiche dannose per l’Italia, io, personalmente, suggerirei di uscirne”. È quanto ha affermato il presidente della commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi, contattato telefonicamente. “Ovviamente non è così facile uscire come dirlo, e lo abbiamo visto con Brexit. Ma a un certo punto ci deve essere un limite oltre il quale si smette di subire”, ha proseguito l’economista della Lega.

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La Regione Siciliana stanzia 180 milioni per i precari e assume 8 mila persone

Sicilia approvata Finanziaria 

Mike Palazzotto / AGF

Nello Musumeci

L’Assemblea regionale siciliana ha approvata la legge di stabilità regionale, al termine di una seduta fiume. Non era bastata la maratona notturna e il disco verde, con 34 voti a favore e 28 contrari, è scattato intorno alle 7.20, al termine dei lavori iniziati poco prima delle 22.30. Ancora in corso i lavori d’aula con l’obiettivo di varare il testo.

Alle 3.30 il dibattito si era interrotto per tre ore dopo, impantanandosi sulle tabelle della Finanziaria che assegna una serie di contributi a pioggia a enti, teatri e consorzi. “Mai piu’ sedute notturne”, ha promesso il presidente dell’Ars, Gianfranco Micciché.

Cosa è stato approvato

Via libera nella notte all’Irca, l’istituto regionale per il credito agevolato alle cooperative e agli artigiani, con l’incorporazione di Ircac e Crias. Resta in piedi Riscossione Sicilia che per legge doveva essere chiusa entro la fine del 2018. Il termine adesso è quello di fine 2019: se non dovesse decollare l’intesa con lo Stato per il subentro dell’Agenzia delle entrate, la Regione dovrà creare una nuova partecipata procedendo nella gestione diretta della riscossione e tutelando i 700 posti di lavoro.

Ok anche all’articolo che assegna un fondo da cui possono attingere i comuni virtuosi che hanno centrato almeno il 65% di raccolta differenziata, i borghi più belli d’Italia e le bandiere blu, nonché i centri storici di Ortigia a Siracusa e Ibla a Ragusa.

Assunzioni e stabilizzazioni precari

Potranno essere rinviati di due anni prepensionamenti in corso alla Regione mentre prima si aveva un anno di tempo per il disco verde ai dipendenti con i requisiti, a patto che via sia il consenso dei lavoratori. Salve le stabilizzazioni dei precari con un plafond di 180 milioni di euro l’anno da parte della Regione e il via libera a circa 8 mila assunzioni bloccate dalla Corte dei Conti. Sì a nuove concessioni per lidi, ristoranti e bar fino al 2020: l’assessorato al Territorio è autorizzato a dare nuove concessioni ma con procedura di gara pubblica secondo l’emendamento fatto votare dal M5s. Stralciato l’articolo 42 per gli impianti fotovoltaici o solari di grandi dimensioni.

Ora il braccio di ferro col governo nazionale

Il via libera a bilancio e finanziaria arriva a prezzo di un nuovo braccio di ferro con il governo nazionale. Una vera e propria sfida, oltre che una scommessa. Già, perché la svolta che ha cambiato le tormentate sorti degli asfittici documenti contabili, si basa sugli esiti non scontati di una trattativa con lo Stato.

Sulla decisione di ritenere un dato acquisito la possibilità di spalmare in 30 anni il maggiore disavanzo quantificato dalla Corte dei Conti, salvando in questo modo le risorse per i precari, gli enti, i forestali e i consorzi di bonifica. Insomma, qualcuno commenta, “questo esecutivo se le canta e se le suona…”. Del resto uno degli articoli approvati… autorizza l’Ars a far nascere l’Orchestra del Mediterraneo, il che effettivamente un po’ stride con l’atmosfera mesta dei conti. Resta il fatto che i tagli vengono coperti con 191 milioni di accantonamenti negativi e quindi con risorse già vincolate.

Risorse legate a un meccanismo che ha bisogno del placet del governo nazionale, ma che l’esecutivo Musumeci ritiene legittima, anche a fronte del prevedibile braccio di ferro con Roma o di una impugnativa. Per l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, “c’è una legge dello Stato e una trasposizione nella legge del bilancio di questa norma: l’articolazione nel trentennio è consolidata e possiamo andare avanti”.

M5s all’attacco della manovra di Musumeci

Così, il Movimento 5 stelle parla di “manovra pessima e senza prospettive, frutto di artifici contabili più che di vere risorse e con tante norme ad alto rischio impugnativa. Questo governo irresponsabile – ha detto il capogruppo Francesco Cappello – appende i destini di migliaia di lavoratori alle decisioni di Roma, ma non provi a scaricare sull’esecutivo nazionale le proprie colpe e inettitudini”.

La lettera a Tria

A inizio febbraio l’esponente del governo Musumeci aveva inviato una nota al ministro dell’Economia, Giovanni Tria, al quale chiedeva di di potere ripianare in trent’anni il maggiore disavanzo di 546 milioni di euro, anziché in tre anni.

La Corte dei Conti, infatti, pur parificando il Rendiconto della Regione siciliana per l’esercizio 2017, ha contestato la quantificazione del disavanzo da coprire con una manovra correttiva. Una decisione, sottolineava, relativa “a un esercizio riconducibile alla precedente gestione”.

Il rischio, sosteneva Armao nella nota indirizzata a Tria, è altissimo. L’ingente impegno finanziario destinato alla copertura del pregresso disavanzo determina “gravissimi effetti sui servizi ed arreca un serio pregiudizio per lo svolgimento di talune funzioni essenziali di competenza di questa Regione”. Si chiedeva, pertanto, “ai fini del mantenimento degli equilibri di bilancio”, nonché “al fine di scongiurare il mancato esercizio delle proprie funzioni essenziali”, un intervento normativo, “da inserire nella prima finestra legislativa utile, che consenta un ripianamento trentennale del maggior disavanzo relativo all’anno 2017 causato da motivi diversi da quelli contenuti nel citato comma 874 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, 145”. Soltanto attraverso tale ripianamento “potranno essere assicurati prestazioni e servizi essenziali ed attività incomprimibili legate al pagamento di stipendi di enti e società partecipate o sottoposte a sostegno finanziario”.

“La maggioranza è andata avanti a ranghi completi” assicura la capogruppo Udc, Eleonora Lo Curto “senza per questo voler lanciare sfide al governo nazionale, poiché siamo certi che la trattativa portata avanti dal presidente Musumeci e dall’assessore Armao, per spalmare l’intero disavanzo in trent’anni. Del resto i problemi determinatisi sui conti regionali sono la conseguenza delli’adeguamento della contabilità pubblica regionale al decreto legislativo 118”.

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L’analisi costi-benefici voluta da Toninelli è da buttare. Parola del commissario sulla Tav

tav analisi costi benefici da buttare

“Omertosa”, fatta seguendo “una metodologia non idonea” con “dati non aggiornati”.  Questa, in sintesi, la “Lettura critica” dell’analisi costi-benefici redatta dal gruppo di lavoro presieduto dal professor Marco Ponti, contenuta nel Quaderno 13 dell’Osservatorio della Torino-Lione e presentata a Torino dal commissario di governo Paolo Foietta, nel suo ultimo giorno di incarico.

“L’analisi costi benefici sulla Tav è omertosa” ha detto Foietta “presenta dei numeri ma non dice come sono stati costruiti. Un documento in cui il valore non è ricostruibile vuol dire che, o è incompleto, e a me non sembra, oppure che si è voluto fosse molto difficile ricostruire da dove arrivavano queste cifre”.

Cosa non va nella relazione

Il Quaderno dell’Osservatorio, in ventisette pagine, affronta le discordanze ed anche, quelli che Foietta definisce “errori macroscopici” contenuti nell’analisi del Governo. Si comincia con il metodo utilizzato “che non corrisponde pienamente alle linee Guida Mit (ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ndr) e che quindi rende il risultato dell’analisi non idoneo a costituire validamente il passaggio istruttorio richiesto dal nuovo codice dei contratti pubblici”; si prosegue con “i dati non aggiornati, discordanti con quanto espresso in modo analitico e documentato nei più recenti Quaderni dell’Osservatorio, senza che questa discordanza sia stata in alcun modo motivata”.

Il dossier di Agi: Tav, la verità dei fatti

Si affronta il tema dei costi di investimento, partendo da “una stranezza”, ossia che “la tratta considerata è quella Torino-Saint Jean de Maurienne, perché manca qualsiasi riferimento e stima di costo per la tratta da questa località a Lione”.  “Probabilmente” ha osservato il Commissario Foietta  “non c’erano numeri ed elementi utili per la parte degli accessi francesi. Ma allora non capisco perché in questi conti devono rientrare i costi che non sopporta l’Italia, quelli che sopportano i francesi e quelli che sopporta l’Unione Europea. Questo non mi sembra corretto, è la solita insalata russa”.

Scarica: La “Lettura Critica”

“E’ assurdo” ha osservato Foietta  “pensare che questo sia un documento dirimente su scelte pensate. Non si capisce di cosa si parla, si usano, a seconda delle convenienza parametri di riferimento diversi. I numeri non tornano. Se questa è un’analisi terza ed ineccepibile, mi sembra proprio si stia ragionando sull’assurdo”.

Cosa Foietta pensa di Ponti

Nel suo “ultimo giorno di scuola” come lui stesso lo ha definito, Paolo Foietta chiarisce che l’obiettivo delle critiche non è la persona del professor Ponti: “è un personaggio che trovo anche simpatico dal punto di vista personale. E’ uno, come me, che non ha peli sulla lingua; che dice quello che pensa; dopodiché il problema non è Ponti, ma quello che pensa il professor Ponti. La sua, infatti, è una teoria assolutamente legittima, che va bene discutere in sede universitaria, ma che se fosse applicata dallo Stato italiano , nella modalità definita in questa analisi, costituirebbe la fine del trasporto ferroviario delle merci in Italia”.

E nella sua ultima conferenza stampa da Commissario non manca anche qualche ironia nei confronti del ministro Toninelli : “dire ‘chi se ne frega di andare a Lione’ è come quelli che dicono che da Milano nessuno va a Rogoredo, peccato che tutti i treni che vanno a Roma passino da Rogoredo. Il ministro Toninelli dovrebbe ripassare la geografia e viaggiare un po’ di più. Tutte le merci che vanno nell’occidente d’Europa – ha aggiunto – che valgono in termini di interscambio 205 miliardi di euro all’anno, passano per Lione e passeranno per Lione. Oggi passano per Ventimiglia, ma sappiamo tutti che quello è un valico che ha migliaia di problemi e che, soprattutto i francesi, avrebbero idee diverse di come utilizzare la Costa Azzurra piuttosto che farne un corridoio infrastrutturale”.

E concludendo con la presentazione di questo documento l’attività di Commissario Straordinario di Governo, Paolo Foietta, sottolinea, infine, ancora una volta, “lo spirito di leale collaborazione“ con cui è stato prodotto e ribadisce “la piena disponibilità, anche dopo la fine del mio mandato, al confronto ed alla discussione di merito su tutti gli argomenti trattati”.

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La Lega vuole che vadano a processo anche bambini di 12 anni

Baby gang legge Lega abbassare eta imputabile 

Arriva una legge targata Lega contro le baby gang. Firmata da tutti i deputati del partito di via Bellerio presenti nella Commissione Giustizia. Sarà incardinata a breve ed è stata richiesta anche la firma del Movimento 5 stelle.

La Proposta di legge prevede di abbassare il limite dell’imputabilità da 14 a 12 anni. Al momento chi commette un reato sotto i 14 anni non viene considerato ‘punibile’. Ovvero “non assoggettato alla pena”, secondo il codice penale. “Ma” spiega uno dei firmatari del progetto di legge “un minore di 12 anni di oggi è diverso rispetto a quello di qualche anno fa. Bisogna aggiornare il codice e considerare la realtà”.

Il fenomeno delle baby gang

La fotografia è quella dell’aumento del fenomeno delle baby gang (secondo l’Osservatorio Nazionale Adolescenza ne fa parte il 6,5% degli adolescenti) in città come Napoli, Milano, Roma, Bologna, Bari, Palermo. Ma è in crescita anche il fenomeno dei ‘baby boss’, ovvero di minori adescati dalla criminalità organizzata (anche dalla camorra e dalla mafia) per fungere da ‘pony express’ della droga o altro. Per non parlare dell’aumento degli episodi di tentativo di stupro, accoltellamenti e di bullismo.

Proprio per stroncare le baby-gang arrivano anche altre misure repressive. La prima: un minore che commette reati in gruppo – secondo la logica del branco – non avrà diritto ad alcuna premialità, ovvero sconti di pena. La seconda: avvalersi della facoltà di non intendere e volere sarà piu’ difficile, occorrerà fornire delle prove più stringenti. Oltre alla repressione la Lega punta sulla prevenzione. Ovvero sull’insegnamento con la reintroduzione dell’educazione civica come materia scolastica.

L’allarme in Campania

La Lega punta soprattutto a combattere il fenomeno dei ‘baby camorristi’ in Campania (il primo firmatario della legge è il coordinatore in regione Cantalamessa). Quando era ministro degli Interni Minniti il governo inviò l’esercito a Napoli e anche nei giorni scorsi la Direzione investigativa antimafia ha parlato di azioni delle baby gang connotate da ingiustificata ferocia. 

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Alla fine cosa voterà il M5s sul caso Diciotti?

m5s voto giunta diciotti salvini

 (Afp)

  Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista

Con tre giorni di anticipo sul calendario fissato dal Regolamento, la Giunta delle immunità del Senato voterà nel pomeriggio di martedì prossimo la proposta del relatore, Maurizio Gasparri, di respingere l’autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini, che il Tribunale dei ministri di Catania accusa di sequestro di persona aggravato.

Il caso Diciotti, la vicenda della nave della Guardia costiera bloccata per giorni lo scorso agosto con 177 migranti a bordo al largo del porto di Catania, giunge all’atto finale del primo passaggio a palazzo Madama. Alle 13.30 – ha annunciato oggi lo stesso senatore di Forza Italia, presidente dell’organismo – i 23 commissari si riuniranno per le dichiarazioni di voto.

“Stiamo ragionando”

Si conoscerà solo allora anche la decisione del Movimento 5 stelle, che sino ad oggi non si è pronunciato ufficialmente sulla questione. “Stiamo ragionando. Martedì saprete la nostra posizione”, ha detto il pentastellato Mario Giarrusso al termine della seduta di questa mattina, durata circa tre ore e dedicata alla conclusione della discussione generale. Il senatore non ha invece risposto a cronisti che gli hanno chiesto se il Movimento attiverà una consultazione online e se nei prossimi giorni ci sarà una riunione con Luigi Di Maio per sciogliere definitivamente la riserva. 

Probabilmente il tema sarà affrontato lunedì, all’assemblea dei parlamentari convocata per la sera dal vice presidente del Consiglio. Il ‘no’ del Movimento 5 stelle alla richiesta dei magistrati siciliani è comunque dato da molti per scontato, nonostante le voci in disaccordo. Questa mattina la senatrice Elena Fattori (che non fa parte della Giunta) ha ribadito la sua contrarietà: “Lo Stato e il governo non coincidono”, ha affermato spiegando che “se non si riesce a fare una buona politica per convincere l’Unione europea ad aiutarci con i migranti, non si possono sequestrare delle persone”.

Dopo la Giunta, la parola all’Aula

A giudizio di Matteo Renzi un no all’autorizzazione a procedere “sarebbe per M5s il più incredibile dietrofront della storia. Ma pur di mantenere la poltrona credo che questi voteranno di tutto. Sono passati dal gridare ‘onestà’ a dare il salvacondotto a Salvini pur di stare al governo”.

Contro la risoluzione Gasparri voterà Pietro Grasso, ex presidente del Senato ed esponente di Liberi e uguali. “La proposta che è sottoposta alla nostra attenzione dice sostanzialmente ‘il fine giustifica i mezzi’. Nel senso che se il fine è politico qualsiasi modalità puo’ essere adottata in relazione al perseguimento di quello scopo. Questo non si può accettare senza un bilanciamento degli interessi”, ha sottolineato l’ex magistrato ricordando di non aver comunque ancora espresso ufficialmente la sua decisione, cosa che farà martedì. Dopo il voto della Giunta la parola passerà all’Aula che si dovrà pronunciare entro il 25 marzo. 

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Quanto pesa il consenso per la Lega nella maggioranza

sondaggi lega

Flavio Lo Scalzo

Matteo Salvini

Le ultime settimane hanno determinato alcune significative variazioni nel consenso ai partiti: la Lega si attesta al 33%, consolidando il suo vantaggio; il Movimento 5 Stelle otterrebbe oggi il 25,2%. Sono i dati del Barometro Politico di febbraio dell’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento. 

Con le forze di Governo che conquistano insieme il 58% dei consensi, l’opposizione resta in difficoltà: in attesa delle Primarie, si conferma stabile il PD al 17,5%; molto distanti Forza Italia all’8,6% e Fratelli d’Italia al 3,4%. Sotto il 3% le altre liste, Più Europa, LeU e Potere al Popolo.

Nonostante alcune divergenze tra Lega e Movimento 5 Stelle, il 54%, la maggioranza assoluta degli italiani intervistati da Demopolis per il programma Otto e Mezzo, ritiene che il Governo Conte debba andare avanti. Solo una minoranza del 15% vedrebbe positivamente una differente maggioranza; per il 26% sarebbe invece preferibile ipotizzare un ritorno alle urne. 
 

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Lega: Bossi ricoverato a Varese dopo caduta in casa

Lega Bossi

Umberto Bossi è ricoverato in ospedale a Varese in seguito a una caduta nella sua abitazione di Gemonio. È quanto riferiscono fonti del partito di via Bellerio.Il fondatore della Lega, 77 anni, ha battuto la testa. È stato soccorso nel pomeriggio da un’ambulanza proveniente da Cittiglio, dove era stato portato l’11 marzo del 2004, quando fu colpito dall’ictus che lo paralizzato parzialmente. Il senatur è poi stato intubato e trasferito in elisoccorso a Varese.

“Questo pomeriggio, poco prima delle 18, Umberto Bossi è stato portato in elisoccorso al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Circolo di Varese”, comunica il nosocomio in una nota, “sono in corso gli accertamenti necessari ad individuare le cause del malore che lo ha colpito al domicilio”. L’ospedale di Circolo ha comunicato che ci saranno “degli aggiornamenti domani mattina attorno alle 12”.

Umberto Bossi è stato sottoposto a una ‘angiotac’ al cervello che non ha riscontrato alcuna emorragia in corso. È quanto riferiscono all’AGI fonti leghiste. Il senatur, colpito da un ictus nel marzo del 2004, muoverebbe il braccio destro e questo sarebbe accolto come un segnale di cauto ottimismo da parte dei medici che avanzerebbero l’ipotesi di una crisi epilettica. Bossi dovrebbe essere sottoposto a una nuova Tac nelle prossime ore e a una sospensione della sedazione. I valori ematochimici risulterebbero bassi, e questa potrebbe essere la causa che ha provocato una crisi epilettica.

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