Politica

Non c’è nessun negoziato sul governo, chiarisce il Pd (anche al suo interno)

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Afp

Nicola Zingaretti

“Come abbiamo sempre detto: attendiamo le dichiarazioni di Conte e l’apertura della crisi. A quel punto alla Direzione del 21 riaffermeremo una posizione chiara: o nel corso delle consultazioni si verificano le condizioni per un governo forte e di rinnovamento anche nei contenuti o è meglio il voto”. Con questa dichiarazione Nicola Zingaretti cerca di sgombrare il campo dagli equivoci durante l’ennesima giornata combattuta in casa dem, alla vigilia della giornata che deciderà la crisi.

Ora che è arrivata la benedizione del padre nobile Romano Prodi a un esecutivo di legislatura, magari aperto anche a Forza Italia, Zingaretti ha la copertura politica sufficiente per portare avanti il dialogo con M5s su un governo che prenda il posto di quello gialloverde. Il segretario del Pd potrà così strappare al rivale Matteo Renzi la bandiera del dialogo, dopo essere stato spiazzato dall’iniziativa dell’ex premier che ha rotto il tabù antigrillino.

Certo, per prendere il controllo dei gruppi parlamentari, e quindi del partito, il governatore del Lazio rischierebbe di dover attendere quattro anni. Ma qua una grossa mano gliela ha data Luigi Di Maio stesso, quando ha chiarito che il suo interlocutore per un’eventuale trattativa potrà essere solo il segretario. Anche perché è da tempo chiaro che il principale bersaglio che Salvini offrirà alla piazza, in caso di accordo tra M5s e Pd, sarà proprio il “senatore semplice” di Scandicci, il quale sembra pronto, se accordo sarà, a giocare un ruolo defilato, magari lavorando con calma a un progetto solista, chissà.

Il dialogo quindi c’è, e ha scatenato i retroscenisti dei maggiori quotidiani, sui quali si rincorrono da giorni le indiscrezioni più disparate sulla possibile disposizione delle ‘caselle’ in un esecutivo giallorosso. Supposizioni o abbozzi di negoziato? Difficile dirlo. L’unica cosa certa è che i rumor secondo i quali il Pd sarebbe disposto addirittura ad appoggiare un secondo mandato di Giuseppe Conte sono stati decisamente troppo. E hanno spinto l’Ufficio Stampa del Nazareno a diramare la seguente nota:

Siamo alla vigilia dell’intervento del Premier Conte in Parlamento e in presenza di una crisi di governo ancora non parlamentarizzata. Per questo motivo, in riferimento ad alcune notizie rilanciate oggi, l’Ufficio Stampa del Pd precisa che è privo di fondamento parlare di negoziato sul governo e addirittura di caduta di tabù per un eventuale Conte bis.

Boccia attacca Renzi: “Ha fatto un tragico errore”

Che la situazione sia ancora confusa prima di tutto all’interno del Pd (dove, come è noto, Carlo Calenda ha già annunciato l’addio in caso di sodalizio con M5s) lo testimonia un’intervista di stamattina a Repubblica del deputato dem Francesco Boccia, che ha definito un “tragico errore avere aperto a un nuovo governo prima dell’apertura della crisi” e tutto questo “per eccesso di protagonismo”. Boccia sospetta che la disponibilità dell’ex premier a stare in disparte possa essere il preludio a uno sganciamento dell’ex “ditta” e per questo invita i renziani ad avere una rappresentanza in un eventuale esecutivo con i 5 Stelle, ai quali Renzi avrebbe dato “una centralità enorme” mentre “solo dopo l’apertura della crisi e la sintesi del presidente della Repubblica avremmo posto le nostre condizioni nette per una maggioranza di legislatura o voto immediato”.

E il renziano Faraone esplode: “Lasciateci in pace!”

Suona come una replica il post su Facebook del senatore renziano Davide Faraone, che con la segreteria ha il dente avvelenato per essere stato esautorato dalla guida del Pd siciliano. 

“Non mi meraviglia che Salvini attacchi Renzi e una quarantina di senatori renziani che vogliono cacciarlo, né che Grillo attacchi Renzi. Neppure che Scalfari, ogni santa domenica, attacchi Renzi e non mi meraviglia che l’Espresso dica che Renzi e Salvini siano uguali. Non mi meraviglia neanche che nessuno del Pd difenda Renzi e che anzi, tanti del Pd attacchino Renzi e i renziani”, scrive Faraone, “stanno tutto il tempo a brandire una scissione, a dire che vogliamo andare via dal Pd, che vogliamo farci un altro partito e in tanti nel Pd ci trattano come se fossimo di un altro partito. Non uno straccio di comunicato a difesa di Matteo e dei senatori del Pd attaccati da Salvini quotidianamente. Addirittura leggo di strategie di ‘autorevoli’ esponenti del Pd che si accontentano di avere Salvini premier pur di cacciare ‘Renzi e i suoi’. Ma lasciateci in pace!”. 

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Nessun negoziato sul governo o su un eventuale Conte-bis, dicono al Pd

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Afp

Nicola Zingaretti

“Siamo alla vigilia dell’intervento del Premier Conte in Parlamento e in presenza di una crisi di governo ancora non parlamentarizzata. Per questo motivo, in riferimento ad alcune notizie rilanciate oggi, l’Ufficio Stampa del Pd precisa che è privo di fondamento parlare di negoziato sul governo e addirittura di caduta di tabù per un eventuale Conte bis”. È quanto precisa una nota dell’Ufficio Stampa del Partito democratico.

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“Un tragico errore avere aperto a un nuovo governo prima della crisi”, dice Boccia

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Mimmo Frassineti / AGF 

 Francesco Boccia

“È stato un tragico errore avere aperto a un nuovo governo prima dell’apertura della crisi” e tutto questo “per eccesso di protagonismo”. Non fa sconti a Matteo Renzi Francesco Boccia, deputato democratico, dal primo agosto componente della Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Sistema bancario e finanziario della XVIII Legislatura e da luglio anche responsabile Economia e società digitale del Pd. Un errore, perché tra le altre cose “ha dato ai 5Stelle una centralità enorme” mentre “solo dopo l’apertura della crisi e la sintesi del presidente della Repubblica avremmo posto le nostre condizioni nette per una maggioranza di legislatura o voto immediato”, dice in un’intervista a la Repubblica in edicola.

E così, anche sull’ipotesi di una “coalizione Ursula” avanzata domenica 18 agosto dall’ex premier Romano Prodi in un editoriale su Il Messaggero, Boccia dice che in Italia avrebbe senso solo “se ci fossero impegni chiari” perché, di fatto, “con la destra e la sinistra insieme in Europa sono cresciuti i nazionalismi”. Ed è ancora troppo presto per poter dire se “con la von der Leyen, donna del Ppe, si cambia passo”, lo si capirà nei prossimi mesi. E al momento l’esito che ha portato von der Leyen ai vertici della Commissione non è condizione né necessaria né sufficiente per poter “far nascere un governo in Italia”.

Quindi Boccia si esprime sulla necessità di andare quanto prima al voto, “per fare chiarezza” e anche perché “quando si è chiari non si ha mai paura del voto”. Anche perché oggi le discriminati sono chiare ad avviso del deputato dem: “O si sta con il lavoro, l’equità, la giustizia sociale o si sta con le destre per i dazi e contro l’Europa. Non c’è una via di mezzo e chi la cerca comprando tempo attraverso la gestione del potere, commette un grave errore politico”. E dopo tutto quel che è successo tra Lega e M5s in questo quasi anno e mezzo “diventa necessario capire chi vuole rappresentare cosa” tanto che oggi ci sono le stesse possibilità “che ci furono nel 1996 quando tutti davano per vincente Berlusconi ma vinse a sorpresa Prodi”. Certo, “in un mondo diverso”.

Quindi, proprio Boccia – che all’indomani del voto del 4 marzo era favorevole a intese con i 5Stelle contro la tattica del “popcorn” (nessun dialogo) voluta da Renzi, e che continua a ritenere che sia stato un grave errore politico di Renzi e Di Maio protagonisti della rottura del 2018 senza neppure un confronto – pensa che oggi il dialogo si può costruire “ma dopo il voto, se non c’è una maggioranza” e “non dopo un governo di destra come quello M5Stelle-Lega esaltato per 14 mesi e poi scaricato dagli stessi protagonisti”.

Quindi è “più giusto sfidare a viso aperto Salvini andando al voto” ma se poi dovesse esserci un governo Pd-5Stelle, allora “Renzi dovrebbe impegnarsi direttamente con il coinvolgimento di personalità a lui vicine come Maria Elena Boschi”, dice a chiusura dell’intervista.

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Di Maio: Salvini ha pugnalato alle spalle M5s e il Paese

di maio salvini governo elezioni anticipate

“La verità è che un governo c’era, era forte e qualcuno l’ha buttato giù per rincorrere i sondaggi. Mentre i ministri MoVimento 5 Stelle erano al lavoro, lui era in spiaggia a pensare come fregare tutti. Questi sono i fatti”. Così il capo politico del M5s, Luigi Di Maio, in un post su Facebook.

“Non voglio scendere in polemiche. Qui le cose sono molto chiare”, afferma il vicepremier, che elenca: “1. chi sapete voi (non voglio nemmeno nominarlo) ha sfiduciato il governo chiedendo di tornare al voto in pieno agosto, pugnalando alle spalle non solo il MoVimento 5 Stelle ma il Paese; 2. lo ha fatto perché non voleva tagliare i parlamentari e i loro stipendi, due proposte del MoVimento. Diceva persino che il taglio dei parlamentari era una Salva-Renzi; 3. quindi è tornato da Berlusconi e anche Berlusconi gli ha dato picche, perché nemmeno lui si fida più della sua parola; 4. quando ha capito di aver fatto un disastro è tornato sui suoi passi, iniziando ad offendere il sottoscritto e il MoVimento 5 Stelle e inventandosi la storia dell’accordo col Pd. Voi una persona che si comporta così come la definireste? Credereste ancora alla sua parola?”, conclude Di Maio.

“Oggi ci siamo incontrati insieme a Beppe, Davide, Roberto, Alessandro, Paola e i capigruppo. Siamo forti e compatti e questo spaventa qualcuno”, prosegue il vicepremier, “noi non rispondiamo alle offese, noi pensiamo solo al Paese e a non far aumentare l’Iva perché con quel che hanno provocato c’è pure questo rischio. Così come rischiamo la chiusura di alcune fabbriche in tutta Italia perché non riusciamo ad approvare il decreto legge su Whirlpool, ex-Alcoa e simili. Il 20 saremo al fianco del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il MoVimento 5 Stelle non tradisce mai la parola data agli italiani”. 

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“Se Pd e M5s fanno un accordo, in piazza a chiedere il voto”, annuncia Salvini

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“Se fanno un accordo sulla spartizione del potere, io i numeri in Parlamento per fermarli non li ho… Questo va detto. Allora ci ritroveremo pacificamente nelle piazze italiane a chiedere il diritto di voto”. Lo ha detto Matteo Salvini nel corso dell’intervento-intervista di questa sera alla Versiliana, a Marina di Pietrasanta. “Vado solo avanti, indietro non si torna. Quando c’è il rischio di rivederci Renzi al governo si va solo avanti e tempo da perdere non ce n’è”, ha aggiunto Salvini, “qualunque governo che non risponde alla volontà popolare è un governo che risponde a Bruxelles, Parigi e Berlino”. 

“Voi riterreste normale un governo Pd-M5s-Forza Italia o di marziani? Mi sembrano tutte ipotesi per buttare fuori Salvini e la Lega”, ha detto ancora il ministro dell’Interno, secondo il quale un esecutivo del genere sarebbe “una truffa agli italiani”. Come andrà martedì? “Voglio ascoltare le parole del presidente del Consiglio. Certo se il mood è quello delle scorse settimane, allora la via maestra è chiara”, sottolinea ancora il vicepremier, “fossimo una democrazia normale sappiamo come andrebbe a finire, si andrebbe subito al voto. Chi ha paura del popolo è perché ha la coscienza sporca”.

 “In questa settimana portate pazienza, faro del mio meglio per l’Italia”, ha concluso Salvini, “la via maestra in un momento di difficoltà e crisi economica non è un governo strano o del tiriamo a campare”. A proposito della Open Arms, che ha inoltrato una richiesta di sbarco urgente a Lampedusa, la linea non cambia: “Con la mia autorizzazione non ne sbarca neanche uno dalla Open Arms”. 

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Per Calderoli “sarebbe paradossale che due perdenti costituiscano un governo”

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Foto: Armando Dadi / AGF 

Roberto Calderoli  

“Se devo pensare a quello che è rimasto sul tavolo del contratto di governo direi che è traditore chi ha preso in giro gli alleati e il Paese. Penso alla riforma delle autonomie regionali, ma anche alla flat tax”. Parola di Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, esponente storico della Lega, a cui tutti, maggioranze attuali e passate, opposizioni di oggi e di ieri, riconoscono tre qualità: grande lavoratore, onestà intellettuale, grande conoscenza di regolamenti parlamentari e leggi elettorali.

Sulla possibilità di una maggioranza giallo-rossa, con il Pd in soccorso ai 5 Stelle, Calderoli nota parlando all’AGI: “Sarebbe paradossale che due perdenti alle elezioni possano costituire un governo. Oltretutto, le simulazioni che leggo sui giornali fanno vedere che vi sarebbe una maggioranza risibile, possibile in Parlamento, ma assolutamente opposta alla realtà dei fatti”.

“Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire”, aggiunge riferendosi al premier, Giuseppe Conte. “Glielo ha detto Salvini e abbiamo proposto una mozione di sfiducia, ma Conte comunque, ha deciso di presentarsi in Parlamento”, spiega Calderoli a chi gli chiede che cosa succederà martedì prossimo, in Senato, giorno delle comunicazioni alle Camere del presidente del Consiglio. Il premier, “dopo aver sentito gli interventi in Aula, nella discussione generale che seguirà le sue comunicazioni, salirà al Quirinale, senza aspettare che la crisi di governo, che è già una realtà politica, venga formalizzata da un voto dell’assemblea”.

Il taglio del numero dei parlamentari, battaglia che la Lega rivendica come propria arriverà a diventare legge? “Se vi sarà la sfiducia al governo o se Conte deciderà di dimettersi, l’esecutivo potrà procedere solo per portare avanti gli atti obbligatori”, spiega ancora l’ex ministro. Dunque, per “il momento non si potrà affrontare la modifica costituzionale”. E sulle determinazioni del capo dello Stato, Sergio Mattarella, osserva: “Sulle prerogative e sulle decisioni del presidente non è mai corretto entrare. Fino ad ora si è dimostrato molto prudente e rispettoso” del dettato Costituzionale.

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M5s compatto: “Salvini non è più un interlocutore credibile”

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 Jacopo Landi / NurPhoto / AFP

 Roberto Fico, Beppe Grillo, Luigi Di Maio (Afp)

Incontro a Marina di Bibbona tra Luigi Di Maio, Beppe Grillo, Davide Casaleggio, Roberto Fico, Alessandro Di Battista, Paola Taverna e i capigruppo Patuanelli e D’Uva, tutti compatti nel definire Salvini un interlocutore non più credibile. È quanto si apprende da fonti del Movimento 5 Stelle.

Prima la sua mossa di staccare la spina al Governo del cambiamento l’8 agosto tra un mojito e un tuffo – viene spiegato – poi questa vergognosa retromarcia in cui tenta di dettare condizioni senza alcuna credibilità, fanno di lui un interlocutore inaffidabile, dispiace per il gruppo parlamentare della Lega con cui e’ stato fatto un buon lavoro in questi 14 mesi. Il Movimento sarà in Aula aula al Senato al fianco di Giuseppe Conte il 20 agosto.

“Lega disperata, se la prenda con Salvini”

D’Uva e Patuanelli hanno poi diffuso una nota nella quale scrivono che “ormai in casa Lega sono arrivati a scrivere i comunicati della disperazione. Dopo aver aperto una crisi di governo in pieno agosto, portando il Paese sul baratro, hanno anche il coraggio di parlare e arrivano ad inventarsi la fake news su Renzi, perché non sanno più dove sbattere la testa”.

“I capigruppo della Lega invece di attaccare il Movimento se la prendano con quell’irresponsabile di Salvini. È chiaro a tutti, anche a molti leghisti, che la colpa di questa inverosimile situazione sia solo la sua. Adesso che hanno fatto la frittata, che hanno tradito, non vengano a piangere da noi”, concludono.

Di Maio: “Salvini ha pugnalato alle spalle noi e il Paese”

“La verità è che un governo c’era, era forte e qualcuno l’ha buttato giù per rincorrere i sondaggi. Mentre i ministri MoVimento 5 Stelle erano al lavoro, lui era in spiaggia a pensare come fregare tutti. Questi sono i fatti”, scrive poi il capo politico del M5s, Luigi Di Maio, in un post su Facebook.

“Non voglio scendere in polemiche. Qui le cose sono molto chiare”, afferma il vicepremier, che elenca: “1. chi sapete voi (non voglio nemmeno nominarlo) ha sfiduciato il governo chiedendo di tornare al voto in pieno agosto, pugnalando alle spalle non solo il MoVimento 5 Stelle ma il Paese; 2. lo ha fatto perché non voleva tagliare i parlamentari e i loro stipendi, due proposte del MoVimento. Diceva persino che il taglio dei parlamentari era una Salva-Renzi; 3. quindi è tornato da Berlusconi e anche Berlusconi gli ha dato picche, perché nemmeno lui si fida più della sua parola; 4. quando ha capito di aver fatto un disastro è tornato sui suoi passi, iniziando ad offendere il sottoscritto e il MoVimento 5 Stelle e inventandosi la storia dell’accordo col Pd. Voi una persona che si comporta così come la definireste? Credereste ancora alla sua parola?”, conclude Di Maio.

“Oggi ci siamo incontrati insieme a Beppe, Davide, Roberto, Alessandro, Paola e i capigruppo. Siamo forti e compatti e questo spaventa qualcuno”, prosegue il vicepremier, “noi non rispondiamo alle offese, noi pensiamo solo al Paese e a non far aumentare l’Iva perché con quel che hanno provocato c’è pure questo rischio. Così come rischiamo la chiusura di alcune fabbriche in tutta Italia perché non riusciamo ad approvare il decreto legge su Whirlpool, ex-Alcoa e simili. Il 20 saremo al fianco del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il MoVimento 5 Stelle non tradisce mai la parola data agli italiani”. 

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Prodi è per un governo di legislatura a ‘maggioranza Ursula’ (anzi, Orsola)

prodi governo maggioranza ursula orsola

Omar Bai / NurPhoto 

Romano Prodi (Afp) 

Una coalizione di governo “Ursula”, italianizzata “Orsola”, nel Parlamento italiano tra le forze che a Strasburgo hanno eletto la nuova presidente della Commissione von der Leyen: a proporla è Romano Prodi, in un fondo scritto per il Messaggero. L’ex premier e padre nobile dei dem avalla esplicitamente l’ipotesi di un accordo tra Pd e M5s (e verosimilmente parte di FI), ma questo accordo dovrà essere di legislatura: “Bisogna partire”, ha osservato, “dalle ragioni che hanno portato al declino del governo attuale e preparare le basi di una maggioranza costruita attorno a un progetto di lunga durata, sottoscritto in modo preciso da tutti i componenti della coalizione. È un compito difficilissimo ma non impossibile. È stato messo in atto in Germania”.

“Non ho la minima idea di come possa svolgersi un congresso dei 5 stelle perché sono cresciuto con la convinzione che per confrontarsi sia necessario almeno guardarsi in faccia, ma ho un’idea ben chiara sulla necessità di aprire un dibattito nell’ambito del Partito democratico, così che la posizione prevalente possa portare avanti in modo deciso e fermo le decisioni prese, senza che esse vengano continuamente messe in discussione, anche con ipotesi di scissione”

Romano Prodi, editoriale sul Messaggero

“È chiaro che l’accordo deve prima di tutto fondarsi sul reinserimento dell’Italia come membro attivo dell’Unione europea”, ha sottolineato Prodi, “forse bisognerebbe battezzare questa necessaria coalizione filoeuropea ‘Orsola’, cioè la versione italiana del nome della nuova presidente della Commissione europea. Deve essere un accordo duraturo: non per un tempo limitato ma nella prospettiva dell’intera legislatura. Perché questo sia credibile è innanzitutto necessario che contenga, in modo preciso e analitico, i provvedimenti e i numeri della prossima legge finanziaria. Non sarà certo facile – aggiunge il Professore – trovare l’unità necessaria per definire questo programma fra partiti che si sono tra di loro azzuffati per l’intera durata del governo e che hanno perfino un diverso concetto del ruolo delle istituzioni nella vota del Paese”. 

Leggi anche: Il “piano Ursula” che farebbe evitare le elezioni

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“Io penso che chi ha tradito una volta, tradirà di nuovo”, dice la ministra Trenta

trenta chiude alla lega

Agf

Elisabetta Trenta

“Io penso che chi ha tradito una volta, tradirà di nuovo. E che quella della Lega sia una porta che non vada riaperta”. Lo dice la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta in un’intervista alla Stampa in cui ha chiuso all’ipotesi di una nuova alleanza con il Carroccio. Sul tema dei migranti, la Trenta si è detta certa che “qualsiasi governo arriverà, dovrà puntare i piedi e al tempo stesso collaborare con l’Europa”.

“Non si può aprire a tutti, come era prima – ha sottolineato – dall’altra parte, però, se decidiamo di di aprire in un certo modo, dobbiamo avere la capacità di comunicarlo e di non creare attriti tra le fasce più deboli della popolazione”.

La ministra si è anche soffermata sulla proposta di Angela Merkel di riaprire la missione di pattugliamento europeo Sophia affidandone la guida alla Germania: “Sarebbe un errore enorme perdere l’unica missione europea, finora a guida italiana, che ci permette di giocare un ruolo centrale nel Mediterraneo”. “Credo sia ancora possibile riprendere il timore di Sophia, ne ho parlato con Conte e lui è d’accordo con me”, ha aggiunto.

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Nella Lega c’è ancora chi spera in una riconciliazione con M5s

crisi governo lega m5s dimissioni conte

Il messaggio che arriverà dalla Lega martedì a palazzo Madama sarà chiaro: questo governo è al capolinea, non si può continuare ad andare avanti. Una eventuale risoluzione ci sarà solo dopo aver ascoltato il presidente del Consiglio Conte ma il convincimento tra gli ‘ex lumbard’ è quello che il premier salirà al Colle per fare un passo indietro. E soltanto allora che si aprirà la vera partita. Con le lancette che torneranno al 4 marzo di un anno fa. Quando il dossier sarà nelle mani del Capo dello Stato non si esclude nulla. I leghisti non chiuderebbero neanche all’eventualità di un rilancio dell’alleanza giallo-verde, una parte del Carroccio vorrebbe esplorare questa strada. Per un nuovo esecutivo. Ma ormai i pentastellati hanno fatto sapere che quel forno è chiuso.

Chi succederà a Conte?

E quegli spiragli che si erano aperti in questi giorni sembrano non esserci più. Dunque il ritorno al 4 marzo di un anno fa: se il Movimento 5 stelle dovesse andare al Quirinale e proporre un accordo di fine legislatura con il Pd si apriranno le danze in Parlamento. E la Lega punta a far sì che i numeri per una vera maggioranza non ci siano. Con l’auspicio che la prima carica dello Stato non possa chiedere un tentativo di formare un nuovo governo – a guida Cantone? Fico? Di nuovo Conte? Su questo punto ogni scenario è ancora aperto e prematuro – se il rischio è che cada dopo pochi mesi.

“Se parte un governo sarà di fine legislatura”, l’ammissione di un ‘big’ del partito di via Bellerio. Dunque anche la via di un esecutivo per fare la legge di bilancio e poi portare il Paese al voto – ipotesi alla quale il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti nei giorni scorsi non ha chiuso – sarebbe difficile da percorrere. “Se si dovesse saldare l’asse Pd-M5s chiederemmo il voto e nel caso ci prepareremmo anche all’opposizione”, osserva anche un altro ‘ex lumbard’. Ora la prossima mossa la farà il premier Conte. La convinzione nella maggioranza è che il premier non voglia ricucire il rapporto con Salvini. 

I dilemmi del Pd

Da qui la tesi secondo la quale il capo dell’esecutivo è pronto a dire a Mattarella che non c’è più una maggioranza giallo-verde. Di Maio continua a ritenere le aperture di Salvini come un tentativo di fermare le manovre per un nuovo governo. E ha dato mandato ai suoi di esplorare il canale con il Pd. Ma il partito del Nazareno preferisce attendere i passaggi formali, ovvero i colloqui che ci saranno con il Capo dello Stato. Per i renziani non ci sono pregiudiziali, in un esecutivo per varare la legge di bilancio potrebbe anche esserci Di Maio con Conte alla guida del timone. Non così per Zingaretti, a sentire un ‘big’ dem.

Nel Movimento 5 stelle è però in corso un confronto su chi eventualmente debba guidare le trattative quando e se arriverà il momento del dialogo ai massimi livelli. “Dovrà essere Di Maio”, osserva un pentastellato di primo piano. E c’è fibrillazione anche nella Lega. Salvini ha fatto sapere ai suoi che è inutile venire a Roma lunedì, che le giornate in cui si deciderà tutto saranno quelle di martedì e di mercoledì. E che la decisione sulle prossime mosse la prenderà lui e poi la comunicherà. Ma tra gli ‘ex lumbard’ resta la preoccupazione su cosa succederà. Non a tutti è gradita la strada dei quattro anni circa di opposizione. Da qui la tentazione di poter rilanciare un governo giallo-verde magari con ministri nuovi, pur di evitare il matrimonio tra il Pd e il Movimento 5 stelle.

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