Politica

L’ira dei gruppi M5S: “Basta con la dittatura dei vertici e le scelte dall’alto”

AGI – “Basta con la dittatura dei vertici e con le decisioni calate dall’alto”. E’ un fuoco di fila quello partito da deputati e senatori durante l’assemblea M5s. Il segnale che i parlamentari non ci stanno più a sopportare scelte che non sono chiamati a determinare.Il capo politico Crimi ha avanzato tre proposte per cercare di abbassare la tensione. Nelle sue interlocuzioni prima della riunione con i gruppi alla quale non hanno partecipato ‘big’ e ministri (presente solo il responsabile della scuola Azzolina) ha indicato una strada di compromesso. La costituzione di una sorta di ‘Commissione’ formata da dieci persone, espressione del Movimento della Camera, del Senato, della delegazione in Europa, nelle regioni e nei comuni. Indicherebbe l’indirizzo politico, vaglierebbe le iniziative e le strategie, comprenderebbe di fatto tutti i vari livelli del Movimento in attesa degli Stati generali il cui percorso a livello territoriale partirebbe il 15 ottobre ma per completarsi dopo qualche mese, attraverso una consultazione sulla rete dei progetti e delle idee avanzate.

Per i gruppi bisogna evitare che sia Casaleggio a determinare le scelte

E’ un meccanismo che andrebbe nella direzione di evitare uno scontro aperto nel Movimento, siglare una sorta di ‘pax interna’ per non scaricare le fibrillazioni sull’attività parlamentare e sul governo. Un’idea che ha trovato un’apertura da parte dell’ala governista ma sulla quale occorrerà ancora ragionare, magari nel vertice che Crimi terrà con i ministri e i sottosegretari M5s lunedì. Le altre due strade indicate prevedono un voto su ‘Rousseau’ di un capo politico o di un organismo collegiale. Gli ultimi due scenari sarebbero stati accolti con maggiore freddezza, la volontà dei gruppi M5s è soprattutto quella di evitare che sia ancora la Casaleggio Associati a determinare le scelte del Movimento. Non è un caso che molti di quelli intervenuti – a partire da Morra – abbiano chiesto di mettere

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Bettini propone “un patto politico per tutta la legislatura”

“Non gioisco delle difficoltà dei 5 Stelle o di altri alleati. Certamente la nuova forza del Pd potrà garantire quel salto di qualità anche da me più volte invocato”. È quanto dichiara in un’intervista al “Corriere della Sera” Goffredo Bettini, ascoltato e influente consigliere del segretario del Pd Nicola Zingaretti. Per Bettini, ora serve “una maggiore sintonia tra i partiti di governo, essenziale per ricostruire l’Italia dopo l’emergenza; l’avvio rapido di un processo di riforme da tempo attese; l’utilizzo del Recovery fund non dispersivo ma concentrato su alcune strategie innovative che i cittadini possano comprendere e apprezzare: lo sviluppo green, la valorizzazione del nostro capitale umano (a partire dai giovani e dalle donne), politiche di crescita per realizzare più giustizia sociale”.

Un programma, questo, che per Bettini include anche “i cambiamenti istituzionali e regolamentari che completino il processo avviato con il Sì”. Secondo l’analisi del consigliere del leader dem, se “una parte degli elettori ha votato No, tra essi non pochi del Pd” quindi “guai ad atteggiamenti di iattanza da parte nostra. Piuttosto quei voti ci daranno ulteriore forza per mantenere gli impegni assunti, a partire dalla riforma della legge elettorale”.

E su governo e possibile rimpasto Bettini è secco: “Il Pd non vuole poltrone o equilibri di potere più vantaggiosi. Piuttosto da tempo indichiamo l’esigenza di un rafforzamento politico e programmatico della coalizione attorno a Conte. Spetta al premier trovare i modi per realizzarlo”, quindi indica una strada da percorrere: “È il momento della responsabilità, per un patto politico e programmatico che dia certezze all’Italia nel corso di tutta la legislatura. La destra ha preso un colpo micidiale. Ma se sbagliamo, in un momento può rialzare la testa”, conclude Bettini.

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A Crotone si profila un ballottaggio tra Manica e Voce

AGI – Il candidato di centrodestra, Antonio Manica, conduce la corsa per l’elezione del prossimo sindaco di Crotone. Le ultime proiezioni della Rai lo danno in leggero vantaggio (39,4), rispetto ai principali avversari: Vincenzo Voce (35,5%) e Danilo Arcuri (20,2)%. Nelle elezioni comunali, in caso di affermazione sotto il 50%, è previsto un ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti. 

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Al referendum vince il Sì. Giani in vantaggio in Toscana. Testa a testa in Puglia


Articolo aggiornato alle 15.53

Al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari il ’Sì’ si starebbe affermando con una percentuale tra il 65 e il 68 percento. Sono questi i risultati dei primi exit poll. Secondo i dati del Viminale intanto l’affluenza sarebbe leggermente oltre il 52%.

Quanto alle elezioni regionali, in Toscana Giani sarebbe leggermente in vantaggio su Ceccardi. La Campania resterebbe a De Luca che si affermerebbe nettamente su Caldoro. Nelle Marche è altrettanto netto il vantaggio del candidato del centrodestra Acquaroli così come in Veneto, che confermerebbe Zaia con oltre il 70%  e in Liguria con Toti oltre il 50%. In Puglia sarebbe invece testa a testa tra Emiliano e Fitto, entrambi tra il 39 e il 43 percento. Questi i risultati dei primi exit poll.

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Tutto quello che c’è da sapere sul voto del 20 e 21 settembre 2020

AGI – Seggi aperti oggi e domani per l’election day. I cittadini sono chiamati a votare per le suppletive del Senato, il referendum costituzionale, il rinnovo di sette Consigli regionali e circa mille Comuni. Si vota in due giorni: oggi, domenica 20 settembre, e domani, lunedì 21. I seggi sono aperti dalle 7 alle 23 di oggi e dalle 7 alle 15 di domani. Sono 46.641.856 gli elettori chiamati ad esprimersi per il referendum costituzionale e 18.473.922 quelli per le elezioni regionali, che interessano 6 Regioni a statuto ordinario (Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto) e 1 a statuto speciale (Valle d’Aosta).

Per le elezioni suppletive del Senato della Repubblica, gli aventi diritto al voto sono 467.122 per la Sardegna (Collegio plurinominale 01 – Collegio uninominale 03 Sassari) e 352.696 per il Veneto (Collegio plurinominale 02 – Collegio uninominale 09 Villafranca di Verona). Le elezioni amministrative interessano, invece, 962 comuni e coinvolgono 5.725.734 elettori.

Tra i Comuni figurano diversi capoluoghi di provincia, tra cui Aosta, Arezzo, Bolzano, Chieti, Crotone, Fermo, Lecco, Macerata, Mantova, Matera, Nuoro, Reggio Calabria, Trani, Trento e Venezia, di cui tre sono anche capoluoghi di regione. Per cinque nuovi Comuni si voterà per la prima volta. Si tratta di Borgo d’Anaunia, Novella, San Michele all’Adige e Ville di Fiemme nella provincia autonoma di Trento e del nuovo comune di Presicce-Acquarica in provincia di Lecce. Il comune di Marcetelli, in provincia di Rieti, è quello con il minor numero di elettori, solo 74, mentre Venezia, con i suoi 200.700 elettori è il più grande.

Lo scrutinio: prima le suppletive

Gli scrutini saranno ‘scaglionati’: le prime schede che saranno scrutinate sono quelle delle elezioni suppletive, il cui spoglio inizierà lunedì subito dopo la chiusura dei seggi. Si prosegue con lo scrutinio del referendum costituzionale e successivamente, senza interruzione, si terra’ lo scrutinio delle Regionali. Lo scrutinio

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Come saremo protetti dal contagio quando andremo a votare?

AGI – Decreti, circolari e protocolli: è ricca la messe di disposizioni tra le quali si dibattono presidenti e scrutatori in occasione dell’election day di domani e lunedì. Una produzione normativa resa necessaria da una epidemia di Covid-19 che, dopo la tregua estiva, sembra rialzare il capo. Ma non sono solo gli addetti ai seggi a doversi adeguare. Un ruolo fondamentale lo giocheranno gli elettori: il protocollo sanitario predisposto dal ministero dell’Interno e dal Ministero della salute il 7 agosto, indica all’elettore tutte e procedure da seguire prima, durante e dopo il voto.

Misurare la temperatura a casa

Prima di andare a votare, prima di tutto, si raccomanda di misurare la temperatura corporea e di rimanere a casa se si superano i 37,5 gradi. Stessa cosa se si ha tosse o mal di gola o se ci si rende conto di respirare con difficoltà: rimanere a casa. Si raccomanda, inoltre, di non andare a votare se si è stati in quarantena o in isolamento domiciliare negli ultimi 14 giorni o se si è entrati in contatto con persone risultate positive ai test anti Covid. “Per tali ragioni”, si legge nel protocollo, “il Comitato tecnico Scientifico non ritiene necessaria la misurazione corporea durante l’accesso ai seggi”. Necessaria è invece la mascherina, “da parte di tutti gli elettori e di ogni altro soggetto avente diritto all’accesso al seggio (es rappresentanti di lista)”. 

Igienizzarsi per tre volte

Nei seggi che prevedono più sezioni elettorali, al fine di evitare la formazione di assembramenti, sono previste delle aree di attesa all’esterno. Al momento dell’accesso nel seggio, l’elettore dovrà procedere alla igienizzazione delle mani con gel idroalcolico messo a disposizione in prossimità della porta. Quindi l’elettore, dopo essersi avvicinato ai componenti del seggio per l’identificazione e prima di ricevere la scheda e la matita, provvederà ad igienizzarsi nuovamente le

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Election Day, la serata conclusiva della campagna elettorale  

AGI – Domenica e lunedì si vota in sette regioni e per il referendum sul taglio dei parlamentari. I big sono scesi in piazza per i comizi finali o hanno parlato a programmi televisivi e telegiornali. Le posizioni finali prima dell’appuntamento elettorale dei principali leader di partito.

Zingaretti: “Pd pilastro contro le destre”

“È una partita molto difficile, ma sono contento che siamo gli unici presenti ovunque e a livello locale siamo il pilastro di una possibile alleanza di alternativa alle destre. È un problema rispetto alle politiche nazionali ma è l’unica certezza per chi si oppone alle destre e mi dispiace per chi non l’ha capito”. Lo ha detto Nicola Zingaretti al Tg di La7 nella serata di chiusura della campagna per le elezioni regionali. “La battaglia è aperta, apertissima” ha proseguito il segretario del Pd che ha confermato la richiesta di un voto per i candidati che possono sconfiggere le destre. 

Zingaretti ha poi aggiunto: “Altro che subalternità, noi siamo saldi perché abbiamo ricollocato l’Italia in Europa”. E afferma di non avere rimpianti. “È stato fatto davvero tutto: candidature eccellenti e una campagna elettorale veramente pancia a terra, fatta con le persone e con i toni giusti, che parlano di lavoro, crescita, sviluppo e di futuro per il nostro Paese”.

Il leader democratico ha anche ricordato che alle spalle della campagna elettorale ci sono stati “trecento giorni di impegno per salvare l’Italia”. “Quello di cui si discute poco è che la strada indicata dalla destra italiana in questi giorni era fallimentare – ha aggiunto -: picconare l’Europa, isolare l’Italia, mentre noi abbiamo lavorato per conquistare oltre 300 miliardi di euro per il lavoro, per le imprese, per il commercio, per gli artigiani, per ricostruire quello che vogliono gli italiani, cioè una speranza”.

Salvini: “C’è voglia di cambiamento ma la sinistra cerca solo nemici”

“Noi portiamo in piazza proposte, idee e

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Mattarella e l’asse con Steinmeier per rafforzare la Ue e superare la crisi

AGI “Dopo tanti mesi che non ci siamo visti era la volta buona per abbracciarci ma ancora non si può”. Il presidente della Repubblica Federale di Germania, Frank-Walter Steinmeier arriva a Palazzo Reale a Milano per incontrare Sergio Mattarella e subito si capisce che tra i due Capi di Stato il feeling è forte. Un rapporto coltivato negli anni, intensificato in questi mesi di crisi causata dall’epidemia e che ha portato a una solidarietà concreta da parte della Germania verso l’Italia. Più di quaranta sono stati i malati di coronavirus curati dai medici tedeschi, centinaia i respiratori giunti da Berlino nelle settimane di crisi  delle nostre terapie intensive. E soprattutto un rinnovato asse che ha legato il nostro Paese al duo di testa di Germania e Francia per spingere la Ue a rispondere a suon di miliardi alla crisi che ha travolto l’intero continente.  

Steinmeier riconosce a Mattarella che i suoi dubbi e il suo pungolo a Bruxelles nelle settimane più drammatiche della pandemia hanno indicato di fatto la direzione di marcia che l’Unione europea ha poi imboccato approvando il Next generation Ue. E il Capo dello Stato ha gioco facile, durante un panel sulla ripresa, a sottolineare che in realtà l’Italia non è la Cenerentola d’Europa e ha molti numeri per essere ancora tra i paesi guida. “Negli ultimi 25 anni, tra i paesi del G7 – ha fatto notare il Presidente – solo Germania e Italia hanno avuto un avanzo primario costante, e questo va sottolineato rispetto all’uso di categorie arbitrarie come paesi cultori della frugalità o non frugalità nella Ue”. 

Alla fine dunque la visita di Steinmeier a Milano segna un nuovo passo avanti nella amicizia “solida in maniera assoluta” tra i due Paesi. Lo testimoniano le centinaia di gemellaggi tra i comuni italiani e tedeschi, che sono importanti perché “il rapporto di amicizia tra i governi nazionali è fondamentale ma l’importante è il concorso sociale e il gemellaggio è simbolo dell’amicizia popolare”. Verso l’Italia, ricorda il Capo dello Stato, “c’è stata una grande

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La Lega vuole sfiduciare il ministro Azzolina

Il leader della Lega Matteo Salvini ha presentato una mozione di sfiducia contro il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina.

È “vero che ogni anno la scuola è ripartita sempre a singhiozzo, con supplenze e vuoti. Ma quest’anno è particolare. C’erano sei mesi per potere lavorarci, perché la scuola ha chiuso i primi di marzo”. “Io mi domando”, ha proseguito Salvini “cosa hanno fatto per sei mesi al ministero, di che cosa si sono occupati?”.

Azzolina, ha aggiunto Salvini, “è riuscita a litigare con insegnanti, presidi, studenti, coi sindaci, con le famiglie… È arrivata a me la richiesta da papà, ma anche a migliaia di genitori: portate la mascherine da casa, i gel, i guanti… ma come: non aveva promesso che c’erano mascherine per tutti?”.

“Detto questo”, ha concluso “noi non lavoriamo per recriminare ma per risolvere i problemi, la proposta continua ad essere stabilizzare i precari che sono in classe da anni invece di fare concorsoni nuovi”.

Anche i sindacati presnetano il conto al ministro e chiedono al governo più trasparenza. Oltre alla ripresa di un dialogo che porti a risolvere i problemi ancora presenti – carenze di organico in primis, ma anche classi pollaio e banchi insufficienti – e cinque sigle sindacali – Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda – fanno un primo bilancio a tre giorni dalla riapertura di buona parte delle scuole. Anche se, ricordano, sono ancora 7 le regioni in cui le lezioni non sono ripartite

Laddove la scuola è ripresa il 14 settembre, molte sono ancora le difficoltà, denunciuano i sindacati: nel Lazio, sostengono, un terzi degli istituti è chiuso e in Sicilia porte ancora serrate per le scuole del primo ciclo.

Primo tasto dolente, l’immissione in ruolo dei docenti. Nel loro reclutamento, lamentano i sindacati, sono state effettuate finora 30 mila immissioni in ruolo su un contingente di 85 mila (il 35,3%) dato “peggiore” del 2019/20, quando a fronte di un contingente pari a

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