Politica

La giornata decisiva per Autostrade. In cui forse non si deciderà nulla

La giornata più calda per il futuro della concessione della rete autostradale ad Aspi si consuma tra un consiglio di amministrazione della società in mattinata e un Consiglio dei ministri in tarda serata.

Quella a Palazzo Chigi doveva essere una informativa in Cdm in mattinata, in modo che “tutti i ministri potessero essere a conoscenza del dossier”. Ma qualcosa è ancora da mettere a punto nella linea comune del governo, se è vero che è stato necessario uno slittamento di 11 ore. 

Il rischio che il governo possa spaccarsi (sia in Cdm che in Parlamento) è dietro l’angolo anche se la decisione finale non arriverà oggi. Anche il ministro De Micheli dovrebbe portare in Cdm una relazione, prefigurando le due strade, una che prevede la revoca e l’altra no, indicando quali potrebbero essere le conseguenze delle decisioni da prendere.

Quali sono le posizioni nel governo?

Fonti parlamentari del Pd sottolineano che a questo punto deve essere il premier Conte ad indicare il percorso da seguire. “Noi non freniamo, né ostacoliamo. Chi vuole assumersi delle responsabilità lo faccia“, osserva un ‘big’ dem. Italia viva è sulle barricate, i ministri renziani si schiereranno contro la revoca.

Per Rosato Conte “sta cedendo al populismo”. “Il populismo urla slogan, la politica propone soluzioni”, dice Renzi che attacca: “Sapete perché non hanno mai scritto il documento di revoca? Perché ci sono scritti sopra i miliardi che devono dare a Benetton. Questo giochino rischia di costare ai nostri figli 20/30 miliardi“.

Il presidente del Consiglio intende in ogni caso chiudere al più presto il dossier e mantiene una linea dura: fuori i Benetton o c’è la revoca. Renzi e anche il Pd, secondo quanto sottolineano fonti parlamentari dem, puntano sull’ingresso di Cdp, convinti che le novità sull’azionariato possano ammorbidire la posizione del Movimento 5 stelle. La strada della ‘nazionalizzazione’ viene invocata insomma da più parti.

Quanto costerebbe la

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Italia-Slovenia, Mattarella mano nella mano con Pahor: “La sofferenza sia patrimonio comune”

Mano nella mano davanti alla Foiba di Basovizza. Mano nella mano, davanti al monumento che ricorda quattro antifascisti sloveni fucilati nel 1930 per ordine del Tribunale speciale fascista. Insieme, mentre consegnano le più alte onorificenze dei due Stati allo scrittore ultracentennnario Boris Pahor. 

Vicini, ancora, mentre assistono alla sigla del memorandum d’intesa che restituisce il Narodni Dom alla minoranza slovena in Italia, e quando visitano quei luoghi distrutti dai fascisti esattamente cento anni fa, il 13 luglio del 1920. Sergio Mattarella e Borut Pahor hanno compiuto oggi a Trieste nuovi passi sul cammino della riconciliazione tra due popoli che nel corso del Novecento sono stati spesso avversari sul confine orientale.

“La storia non si cancella e le esperienze dolorose, sofferte dalle popolazioni di queste terre, non si dimenticano”, dice il presidente della Repubblica invitando tutti a guardare avanti senza dimenticare i drammi della storia. “Il tempo presente e l’avvenire chiamano al senso di responsabilità, a compiere una scelta tra fare di quelle sofferenze patite, da una parte e dall’altra, l’unico oggetto dei nostri pensieri, coltivando risentimento e rancore, oppure, al contrario, farne patrimonio comune, nel ricordo e nel rispetto, sviluppando collaborazione, amicizia, condivisione del futuro”. 

Mattarella non ha dubbi: “Sloveni e italiani sono decisamente per la seconda strada, rivolta al futuro, in nome dei valori oggi comuni: libertà, democrazia, pace”, anche peché, osserva, il significato di frontiera come separazione “è ormai, per fortuna, superato per effetto della comune scelta di integrazione nell’Unione Europea”. 

Soddisfatto anche il presidente sloveno: “Oggi come disse qualcuno, viviamo quei sogni proibiti che si avverano, come se dopo cento anni tutte le stelle si fossero allineate. Ma non lo hanno fatto da sole, siamo stati noi a farlo”, afferma. 

La giornata è stata caratterizzata da una serie di gesti simbolici che in molti non hanno esitato a definire storici. Il primo – come detto – è stata la deposizione di una corona di fiori, con i nastri delle Bandiere dei

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Scontro sullo stato d’emergenza: ipotesi di una proroga a fine ottobre​

AGI – Tra le ipotesi sul tavolo del governo vi è quella di non prorogare lo stato di emergenza nazionale per la pandemia da Covid 19 di altri sei mesi, dal 31 luglio fino a fine anno, ma di procedere per ‘step’ e intanto estendere l’emergenza fino al 31 ottobre. E’ quanto riferiscono fonti parlamentari di maggioranza. Ma nessuna decisione definitiva sarebbe stata presa. 

“Duecentoventimila contagi Covid in un solo giorno a livello mondiale. Mai prima un numero così alto in sole 24 ore. Questo ci dice che non è vinta e che serve ancora attenzione da parte di tutti”, avverte il ministro della Salute Roberto Speranza. “Dobbiamo continuare a seguire la linea della prudenza e della gradualità”. Speranza illustrerà in Parlamento martedì i contenuti del nuovo Dpcm che rivedranno le misure anti-contagio in scadenza e che potrebbe aumentare i controlli in spiaggia e nei luoghi pubblici dove si possono verificare assembramenti come discoteche, sagre e feste.

Come anticipato da Giuseppe Conte, il governo poi va verso la proroga dello stato di emergenza in scadenza a fine mese. E le comunicazioni del ministro alle Camere, martedì, potrebbero essere una occasione per aprire il dibattito in Parlamento sulla proroga, contro la quale si è schierata l’opposizione di centrodestra. Intanto, l’intervento, improvvisato, ieri sera, al termine del concerto della banda della polizia, è stata una occasione per il presidente del Consiglio per tracciare una sorta di bilancio di questi mesi, alla vigilia di una settimana cruciale per il destino dell’Unione europea che si chiuderà con il summit dei capi di Stato e di governo di venerdì e sabato sul piano ‘Next generation Ue (Conte è atteso a Bruxelles già giovedì sera per in incontri preparatori al vertice, mentre domani volerà in Germania per un bilaterale con Angela Merkel).

“E’ stata una prova molto difficile per tutto il Paese,

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​E’ scontro al governo sullo stato d’emergenza

AGI – Si apre il confronto nel governo sul piano di Aspi recapitato nel tardo pomeriggio. Piano che è sul tavolo di palazzo Chigi e sarà al centro del Cdm di martedi’ (ma è possibile che l’esecutivo si prenda ancora altro tempo). Ma il confronto nell’esecutivo è partito tra nuove tensioni perché i penastellati restano sulle barricate. “Sono state accolte tutte le richieste avanzate, sarà difficile dire di no”, spiega un ministro del Pd che esprime soddisfazione per il cambio di marcia dell’azienda. Secondo fonti parlamentari della maggioranza lo stesso premier avrebbe apprezzato il passo avanti nella trattativa ma nella sede del governo non filtrano commenti. “A questo punto – dice un’altra fonte dem dell’esecutivo – non si pò’ pensare di chiudere la porta in faccia ad Aspi”. Silenzio da parte del Movimento 5 stelle che considera la revoca della concessione come la via maestra da portare avanti. Ma nel merito oggi le carte sono cambiate, rilanciano anche i renziani (“si guardi agli interessi dei cittadini”, l’appello della Boschi).

Il timore degli alleati dei pentastellati è che ci possa essere una posizione ideologica, ovvero un no preventivo da parte M5s. Si riaffacciano insomma i fantasmi del Mes, anche se il dossier Autostrade non si potrà rinviare, come invece si farà sul possibile utilizzo del fondo Salva Stati. Da parte di Aspi c’è stata una apertura sul piano tariffario e sulle compensazioni.

L’azienda ha aperto sul possibile ingresso di nuovi investitori. Per chiudere la pratica della revoca sul tavolo ci sarebbero 3,4 miliardi come risarcimento per il crollo del Ponte. Bisognerà vedere se si riuscirà a convincere il Movimento 5 stelle ad accontentarsi di mettere i Benetton in minoranza (si parla della possibilità di scendere al 30% delle azioni). La partita comunque è entrata dunque nel vivo e “si deve

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Il mal di pancia dentro il governo sulla proroga dello stato di emergenza

AGI – Scontro in maggioranza sul probabile rinnovo dello stato di emergenza per fronteggiare l’epidemia di coronavirus. All’annuncio del presidente del Consiglio, il Partito democratico e Italia viva hanno immediatamente replicato chiedendo un intervento di Conte in Parlamento. “Lo stato di emergenza – ha spiegato il premier – serve per tenere sotto controllo il virus. Non è stato ancora deciso tutto, ma ragionevolmente si andrà in questa direzione”, ha confermato a Venezia dove si trovava per la prova del Mose.

Il Pd è stato il primo tra i partiti che sostengono il governo a chiedere spiegazioni. “Non si può dubitare che l’esecutivo, se ha questo orientamento, abbia solide motivazioni – ha affermato Stefano Ceccanti – Per questo motivo ci attendiamo che venga a esporre preventivamente le sue ragioni, anche per raccogliere indirizzi delle Camere, in particolare rispetto alla durata della proroga e alle concrete modalità, dando seguito all’ordine del giorno bipartisan dei componenti del Comitato per la Legislazione accolto ieri”.

Marco Di Maio, capogruppo di Italia viva in commissione Affari Costituzionali, è sulla stessa linea: “Se ci sono le condizioni e le necessità di prorogare il provvedimento fino al 31 dicembre (e non abbiamo motivo di dubitare che sia così), c’è un dovere che il Presidente del Consiglio ha prima di tutti gli altri: recarsi in Parlamento e confrontarsi sulle ragioni e le modalità”.

L’esponente di Iv ha anche chiesto che “il Parlamento venga adeguatamente coinvolto in questa decisione. Non per compiacere i parlamentari, ma perche’ in una democrazia rappresentativa come la nostra è quella la sede in cui fornire queste informazioni”.

Protesta l’opposizione. “Allungare lo stato di emergenza fino al 31 dicembre? No, grazie“. Ha risposto il segretario leghista, Matteo Salvini. “Gli italiani – ha aggiunto – meritano fiducia e rispetto, donne e uomini eccezionali che hanno dimostrato buon senso e generosità che adesso vogliono vivere, lavorare, amare. Con tutte

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Conte: “Nessun rimpasto di governo all’orizzonte. Non lavoro a fare un mio partito”   

AGI – “No, non vedo all’orizzonte un rimpasto di governo. Io sono soddisfatto della squadra dei ministri”. Il premir Giuseppe Conte ha rilasciato una lunga intervista al canale spagnolo Nius parlando della situazione che sta vivendo il governo e rispondendo ad una domanda sulla crisi di agosto che ha portato alla formazione del governo giallo-rosso: “Il Movimento 5 stelle come il Pd e le altre forze hanno dimostrato grande responsabilità”. Per poi aggiungere: “Non chiedete a me perché hanno deciso” di chiedermi di rimanere in questo ruolo”. 

Tra i temi toccati ci sono anche quelli relativi alle misure europee contro la crisi economica causata dalla pandemia da coronavirus: “Non dobbiamo parlare di compromesso” perché la risposta europea “deve essere forte, solida, adeguata alle circostanze eccezionali che stiamo vivendo”.

“Noi stiamo elaborando una risposta che viene da noi stessi, europea, non è più un piano che ci viene proposto dall’esterno”, ha risposto a chi gli ha chiesto se veda assonanze fra il Recovery fund e il piano Marshall. “Lo stiamo elaborando noi perché dobbiamo essere consapevoli del momento che stiamo vivendo e dobbiamo coordinare gli sforzi, tutti insieme, per poterci riprendere e dare una prospettiva ancora più rafforzata alla stessa Unione europea, alla nostra casa comune”.

Quanto ai tempi di attuazione, “credo – ha detto – che i tempi siano determinanti, io, e anche con il presidente Sanchez siamo d’accordo: ci batteremo perché si possa formalizzare questo negoziato già al prossimo vertice o comunque nel mese di luglio. Una risposta può essere adeguata ma se tardiamo diventa inadeguata, rischiamo di dover moltiplicare gli sforzi economici”. 

Il presidente del Consiglio ha poi ribadito la sua posizione sul Mes: “Non è mai stato un tabù, ho semplicemente detto che noi non puntiamo sul Mes perché non è la risoluzione dei nostri problemi”. E ancora: “C’erano alcune posizioni che mi spingevano ad accettare il Mes nel momento in cui

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Il Dl Rilancio ha avuto la fiducia alla Camera con 318 sì, giovedì voto finale

Via libera della Camera alla fiducia posta dal governo sul decreto Rilancio. I voti favorevoli sono 318, i contrari 231, 2 gli astenuti. Ora l’Aula passerà ad esaminare gli ordini del giorno, le cui votazioni si svolgeranno domani mattina. Sempre domani, dalle 12 ed entro le 14, si svolgeranno le dichiarazioni di voto e il voto finale sul provvedimento, che passerà all’esame del Senato.

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“Noi voteremmo sì al Mes per il bene del Paese”, dice Berlusconi

In un’intervista al Corriere della Sera il leader di Forza Italia Silvio Berlusocni dice che se dovesse arrivare in Parlamento il voto sull’utilizzo di quelle risorse da destinare alla sanità, cioè il Mes, Forza Italia voterebbe “certamente a favore, ma solo perché è il bene dell’Italia, perché sarebbe assurdo privare proprio in questo momento, solo per fare due esempi, la sanità della Campania di 2.725 milioni e quella della Puglia di 2.450 milioni” e che in questo caso specifico “gli schieramenti, le tattiche politiche, le alleanze non c’entrano” assolutamente nulla perché “il voto sul Mes non ha alcun significato di politica interna”. 

In quest’ambito, quello dell’esecutivo, Berlusconi resta invece persuaso che “le contraddizioni” tra Pd e 5Stelle “prima o poi si riveleranno insanabili e l’inadeguatezza di questo governo di fronte alla drammaticità dei problemi del Paese indurrà i parlamentari o le forze politiche più responsabili a staccare la spina”. Quanto alle ipotesi di profferte da parte di Forza Italia di fare da stampella all’attuale compagine, Berlusconi sostiene che “come ho già più volte dichiarato, non sono affatto convinto che un governo di unità nazionale sarebbe una scelta responsabile”.

Lui infatti resta dell’idea che “questa legislatura ha già conosciuto governi fra forze politiche incompatibili e il risultato è stato pessimo” pertanto “la strada più responsabile – a suo avviso – sarebbe quella di lasciare agli italiani la possibilità di indicare da chi vogliono essere governati”. Dunque la via del voto resta la strada maestra e “anche la subordinata al governo di unità nazionale, quella di un’altra maggioranza in sintonia con la volontà del Paese e capace di realizzare un programma per far ripartire l’Italia a cui avevo qualche volta accennato, non solo appare a oggi assolutamente improbabile, ma è altresì ritenuta inaccettabile dai nostri alleati di centrodestra”, dice risoluto il leader

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Via libera al dl Semplificazioni ‘salvo intese’, accordo sull’abuso d’ufficio

AGI – Un Consiglio dei ministri notturno durato sei ore ha approvato il Decreto Semplificazioni ma ‘salvo intese’: nella maggioranza è stato trovato un compromesso su abuso d’ufficio e opere da commissariare. E’ stata stilata una lista di opere prioritarie, ferroviarie e stradali, che potranno essere commissariate con appositi dpcm entro fine anno.

Una settimane di trattativa non è bastata per trovare la quadra finale anche il “salvo intese” riguarderebbe alcuni aspetti “tecnici, non politici”. L’elenco, che dovrebbe includere tra le 40 e le 50 opere, non entra comunque nel testo del decreto e ci sarà tempo fino a fine anno per nominare i commissari. Il decreto interviene, in particolare, in quattro ambiti principali: semplificazioni in materia di contratti pubblici ed edilizia semplificazioni procedimentali e responsabilità misure di semplificazione per il sostegno e la diffusione dell’amministrazione digitale semplificazioni in materia di attività di impresa, ambiente e green economy.

Contratti pubblici ed edilizia

Tra le principali misure in materia di contratti pubblici, al fine di incentivare gli investimenti nel settore delle infrastrutture e dei servizi, si introduce in via transitoria, fino al 31 luglio 2021, una nuova disciplina degli affidamenti di lavori, servizi e forniture. Le nuove norme prevedono:
l’affidamento diretto per prestazioni di importo inferiore a 150.000 euro;
una procedura negoziata, senza bando, previa consultazione di un numero di operatori variabile sulla base dell’importo complessivo, per tutte le prestazioni di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria 

E’ previsto che l’aggiudicazione o l’individuazione definitiva del contraente avvenga entro due mesi, aumentati a quattro in specifici casi. Il mancato rispetto di tali termini, i ritardi nella stipulazione del contratto e quelli nell’avvio dell’esecuzione dello stesso possono essere valutati ai fini della responsabilità del responsabile unico del procedimento per danno erariale e, qualora imputabili all’operatore economico, costituiscono causa di esclusione dello stesso dalla procedura o

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Franceschini: “La maggioranza non si tocca, Conte lavora bene”

“Apprezzo moltissimo il lavoro di Conte, come ha guidato il governo in uno dei passaggi più difficili della storia della Repubblica e come cerca sempre il punto di equilibrio in una coalizione inevitabilmente complicata, perché nata tra avversari alle elezioni”. Quindi, “mai pensato” a sostituirlo in corsa. E’ quanto dichiara il ministro per i Beni culturali e capo delegazione dem al governo Dario Franceschini in un’intervista a la Repubblica.

Secondo il ministro del Collegio Romano, pertanto, per i dem allo stato attuale e “in questa legislatura non esistono né un altro premier né un’altra maggioranza” e quindi “ogni nostra parola, anche quando appare critica, è per migliorare l’azione del governo, non per indebolirla”. Tanto che anche il segretario Nicola Zingaretti, secondo Franceschini, ha detto “con chiarezza che intende rafforzare l’azione di governo nel suo ruolo di segretario e di presidente di Regione”.

Il punto per il capodelegazione Pd a Palazzo Chigi è semmai un altro: “Il controsenso politico – dice Franceschini – è che una squadra che sta governando l’Italia poi si presenti divisa alle elezioni regionali. Chi puo’ capire il perche’?”, si chiede.

“Non insieme contro la destra ma gli uni contro gli altri”, quindi divisi. “Politica e semplice buonsenso dicono che è un errore gravissimo e – secondo Franceschini – in questa direzione vanno le parole di Zingaretti e Conte su cui sarebbe utile un supplemento di riflessione di 5 Stelle e Italia viva” è l’invito del ministro per l’unita’ politica ed elettorale.

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