Salvini: “O cambiano le regole o è inutile stare in una gabbia in cui ti strangolano”

Sembra durata 72 ore la ‘svolta moderata’ della Lega di Matteo Salvini. Giardini milanesi sullo sfondo, poco dopo mezzogiorno, il segretario leghista si collega infatti per una diretta Facebook – non annunciata dallo staff – e in pochi minuti rischia di ‘polverizzare’ la tela che il suo vice, Giancarlo Giorgetti, ha cominciato a tessere da qualche settimana per “rassicurare” i mercati e l’Europa sulle posizioni della Lega.

Con la figlioletta impegnata sui giochi, Salvini comincia a lamentarsi del governo: “E la prescrizione, e l’Autonomia no, e la Flat tax no, e il Mes sì …”. Per poi attaccare subito sull’Europa: “Ragazzi, o l’Europa cambia, o non ha più senso di esistere – scandisce – Gli inglesi hanno dato dimostrazione che volere è potere”; “O si sta dentro, cambiando le regole, aiutando i nostri lavoratori e le nostre imprese o, come mi ha detto un pescatore a Bagnara Calabra, allora facciamo gli inglesi”. “O cambiano le regole o è inutile stare in una gabbia in cui ti strangolano”, aggiunge evocando, quindi, l’Italexit.

“Italexit? Noi siamo per il Conte-exit”

Parlando, in seguito, con i cronisti, a un gazebo della Lega in piazza San Babila, a Milano, poi si correggerà, spiegando che il suo partito non è al lavoro “per l’Italexit, ma per il Conte-exit”. “Stiamo lavorando per cambiare le regole europee da dentro. Se uno ti dice no e ti prende a pernacchie, poi il popolo fa le sue scelte”, precisa. Ma il dado ormai è tratto.

In poco tempo, Salvini sembra vanificare tutti gli sforzi messi in campo nelle scorse settimane, la ‘svolta moderata’ (mai termine è più lontano dalla terminologia ‘salviniana’) avviata prima e dopo la sconfitta in Emilia-Romagna: l’indicazione del ‘saggio’ Giorgetti a responsabile Esteri del partito, la strutturazione della Lega in dipartimenti da affidare a ex ministri e sottosegretari, ma soprattutto l’operazione di comunicazione di ‘rassicurazione’ rivolta a establishment italiano ed estero.

La linea Giorgetti non piace a tutti

Solo giovedì, in una conferenza stampa con i cronisti stranieri, proprio insieme a Giorgetti, Salvini sembrava aver chiarito una volta per tutte che la Lega non vuole l’uscita dall’Euro o strumenti in passato criticati come i mini-Bot. Tutte tesi ribadite con ancora più forza da Giorgetti, in un’intervista uscita venerdì sul ‘Corriere della Sera’. 

Certo questa ‘svolta’, all’interno del partito può aver sollevato qualche mal di pancia. Per esempio, in un’intervista al Giornale, giusto oggi, Claudio Borghi, tra le menti della campagna ‘no Euro’ delle Europee del 2014, aveva indirettamente criticato la linea di Giorgetti. “Il pragmatismo di Giorgetti non è una semplice soluzione – aveva avvertito – i programmi si decidono nei congressi”.

Contattato al telefono, il presidente della commissione Bilancio della Camera, ridimensiona l’affaire: “Salvini non ha cambiato idea, dice quello che dice da sempre. Noi non lavoriamo per uscire dall’Euro, ma per cambiare l’Ue”. “L’Unione europea la vogliono cambiare tutti. La differenza tra noi e gli altri – precisa poi – è cosa quali prospettive vediamo, l’Ue non cambia. Siamo disposti a ingoiare tutto, anche il Mes, o arriva a un punto dove si dice ‘Ciao’? Questo è il tema”.     

Resta il nodo delle candidature

Quanto al resto, nell’incontro coi cronisti, il segretario leghista si è detto “preoccupato” per l’epidemia di Coronavirus. “Alcune informazioni che arrivano da medici oltre frontiera riportano il fatto che i numeri che arrivano nelle nostre case non sono quelli veri”, ha osservato. Infine, Salvini è tornato a puntellare gli alleati sui candidati alle Regionali.

“Se ci sono persone anche al di là dei partiti, perché dire di no e chiudere la porta spartendosi i territori a livello di partito? Secondo me è un tentativo che va fatto”, ha affermato. “Visto che non si vota domani ma probabilmente a fine maggio – ha aggiunto – non vedo perché dire ‘no, tu no’. Usciamo dai recinti dei partiti, andiamo oltre. Secondo me il centrodestra ha non il diritto ma il dovere di allargare”.

Domenica appuntamento al Palazzo dei congressi dell’Eur per l’incontro ‘Roma torna capitale’ con esponenti della società civile e delle associazioni di categoria. Lunedì riunione di coordinamento romana con tutti gli amministratori leghisti. 

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