AGI – La campagna elettorale sui referendum e per sette regioni è in pieno svolgimento. Il Pd, impegnato per il sì, considera il referendum uno dei tasselli del cambiamento e lancia la sua proposta per le riforme costituzionali, da esaminare a partire dal 22 settembre.
Non si tratta solo di cambiare la legge elettorale per adeguarla all’eventuale nuovo numero dei seggi parlamentari, il Pd propone:
- Introduzione, in analogia con il modello tedesco, dell’istituto della sfiducia costruttiva, e attribuzione al presidente del Consiglio dei ministri del potere di proporre al Presidente della Repubblica non solo la nomina bensì anche la revoca dei ministri. Due riforme in grado di rafforzare la stabilità dei governi in presenza di una legge elettorale proporzionale ad alta soglia come quella alla base dell’accordo di maggioranza
- Valorizzazione del Parlamento in seduta comune, al quale sarebbero affidate competenze quali il voto di fiducia del presidente del Consiglio dei Ministri entro dieci giorni dalla sua nomina da parte del Presidente della Repubblica; la votazione di mozioni di sfiducia costruttiva; l’approvazione della legge di bilancio e del rendiconto consuntivo; l’autorizzazione all’indebitamento; la formulazione di indirizzi al Governo nell’imminenza di riunioni del Consiglio Europeo; l’approvazione delle leggi di revisione costituzionale e delle altre leggi costituzionali; l’approvazione dei trattati internazionali.
- Differenziazione delle funzioni delle due Camere, nel senso di prevedere che il Senato, che continua ad essere eletto a suffragio universale, sia permanentemente integrato con la presenza di un Senatore per ogni Consiglio Regionale o di Provincia Autonoma, eletto con maggioranza qualificata e titolare di tutte le prerogative proprie degli altri senatori salvo quelle relative al Parlamento in seduta comune. In questo quadro si avrebbe una parziale specializzazione del Senato (che sarebbe caratterizzato non soltanto dall’avere nel suo seno un numero di rappresentanti delle Regioni e delle Province Autonome pari a circa il dieci per cento
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