GTA, il videogioco cui si ispirava la baby-gang di Monza

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CREDITMARIO TAMA / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP 

Gta, Grand Theft Auto 

L’hanno chiamata “Gta – Monza”, e il nome dice già tante cose. Si tratta dell’operazione di Polizia con cui sono stati arrestati sei ragazzi appena maggiorenni accusati di almeno una decina di rapine e un tentato omicidio ai danni di loro coetanei tra il marzo 2018 e gennaio. E il riferimento al popolare gioco Grand Theft Auto non è casuale: secondo le forze dell’ordine infatti, la banda si sarebbe ispirata per le sue azioni al videogame.

Un gioco, o meglio una serie di videogiochi, che negli anni molte volte è uscita dalle pagine delle riviste e dei siti di settore per diventare protagonista o essere associata a fatti di cronaca violenti. Per due ragioni molto semplici: l’incredibile successo raggiunto dal gioco e i suoi contenuti spesso estremi adatti solo a un pubblico maturo. Ma facciamo un passo indietro.

Grand Theft Auto, che tradotto significa “Grande furto d’auto”, è una saga di videogiochi che tra serie principale e spin-off conta almeno una dozzina di episodi. Nasce oltre venti anni fa, nel 1997, dalle menti di una software house praticamente sconosciuta, la Dma Design. Una casa che poi cambierà nome per diventare forse lo studio più importante dell’intera industria: Rockstar North.

Sin dalle sue prime incarnazioni, in due dimensioni e con una grafica fumettosa, Grand Theft Auto mette il giocatore nei panni di un criminale che attraverso furti d’auto, rapine, guerre tra bande e omicidi, deve incrementare il suo patrimonio e diventare il boss della città. I primi due capitoli del titolo scatenano qualche piccola polemica per i contenuti violenti, ma le vendite comunque limitate contengono il problema.

Le cose cambiano nel 2001 con l’uscita di Grand Theft Auto 3 per PlayStation 2. Si tratta del primo gioco della serie in tre dimensioni, tecnicamente stupefacente per l’epoca e che rivoluziona l’intero settore, creando di fatto un “genere” (i free roaming o, appunto, “Gta like”) che negli anni sarà imitato infinite volte e riuscirà a influenzare come pochissimi altri titoli l’industria intera.

Gta 3 ottiene un successo con pochi precedenti sia di pubblico che di critica. Per la prima volta, o quasi, il giocatore viene lasciato quasi completamente libero di fare quello che vuole all’interno di una vasta mappa completamente esplorabile. Chi ha in mano il controller può quindi decidere di seguire la trama principale o perdersi tra i mille lavoretti e missioni secondarie di cui il titolo viene costellato. Tutti elementi che oggi sono diventati la normalità nelle produzioni più importanti ma che nel 2001 distruggono il concetto di linearità a cui erano costretti i videogiochi al tempo.

Con il successo globale arrivano anche i problemi: la libertà data al giocatore in Gta è per certi aspetti “estrema”. Il gioco ruota intorno a crimini come furti d’auto, omicidi e rapine, ma è possibile anche assoldare una prostituta per i suoi servizi, pagarla e poi ucciderla per potersi riprendere i soldi. Rimosse dal loro contesto videoludico, in cui comunque ad ogni azione illegale corrisponde un aumento del proprio stato di ricercato dalla polizia e quindi una maggiore probabilità di essere arrestato, queste possibilità attirano sul lavoro di Rockstar le critiche di stampa, istituzioni e associazioni. Mozioni per rimuovere il gioco dai negozi, richieste di leggi più restrittive sui contenuti dei videogame, interrogazioni parlamentari: in praticamente ogni paese Occidentale si attiva tutto questo e molto altro ancora.

La mole di polemiche sollevate dal gioco non fa che cementarne il successo, garantendogli una lunga discendenza. Gta Vice City, Gta San Andreas, Gta 4 escono negli anni successivi e ottengono numeri di vendite record: oggi la saga di Gta è infatti una delle più remunerative della storia dopo quella di Super Mario e i Pokemon. Un impero fondato non solo sulla violenza sia chiaro, ma su uno sviluppo sempre attento e su una formula di gioco di volta in volta migliorata e calibrata e capace, anche grazie a investimenti per decine di milioni, di costruire un universo interessante per il giocatore.

Si arriva così ai giorni nostri e all’uscita nel 2013 di Grand Theft Auto 5, uno dei videogiochi più venduti della storia che, come tutti i suoi predecessori, riceve una valutazione “Pegi 18” che lo rende sconsigliato ai minorenni. Salutato all’unanimità dalla stampa di settore come un capolavoro, questo titolo ancora oggi dopo quasi sei anni una presenza fissa dei piani alti delle classifiche: nella terza settimana del marzo scorso è stato addirittura il più venduto in Italia. Insieme a Gta 5 viene pubblicata anche la sua modalità in multiplayer: Gta Online. Una nuova rivoluzione per il settore e, soprattutto, per le casse di Rockstar. Grazie al sistema delle microtransazioni nel gioco (cioè l’acquisto di gadget e oeggetti virtuali) e a un continuo aggiornamento delle missioni e delle possibilità, ancora oggi milioni di persone popolano i server di Gta online dilettandosi in rapine con gli amici, corse d’auto e molto altro ancora.

E tra quelle decine di milioni di persone che, una volta spenta la console o il pc tornano serenamente alla vita di tutti i giorni, a quanto pare c’erano anche questi sei ragazzi di “Gta – Monza”.

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