Politica

Cosa è successo alla convention del M5s sul reddito di cittadinanza, Lino Banfi a parte 

Cosa è successo alla convention del M5s sul reddito di cittadinanza, Lino Banfi a parte 

 (Agf)

  Luigi Di Maio e Giuseppe Conte

È con un applauso – trasformato in standing ovation per il capo politico e ministro dello Sviluppo, Luigi di Maio, ‘star’ della mattinata a 5 Stelle, ma anche per Alessandro Di Battista – che la platea M5s, riunita per raccontare il reddito di cittadinanza, accoglie il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Il premier ‘mette la faccia’ di tutto il Governo sulla misura approvata dal Consiglio dei ministri e si presenta come “garante” del patto sociale con i cittadini. Siede in prima fila, proprio come il noto attore Lino Banfi. Li divide solo il corridoio dello ‘Spazio eventi’ di Roma che porta al palco.

Ed è il comico, alla fine, a rubare la scena mediatica, con tutti i siti web che rilanciano la convention 5 Stelle. È l’annuncio della sua nomina a componente della commissione nazionale per l’Unesco, infatti, a farla da padrona. Nè mancano critiche interne al Movimento: per il metodo e per il merito. ‘La nomina di Banfi avrebbe dovuto essere presentata in un altro momentò, osserva qualcuno, ma c’è anche chi riflette sul fatto che ‘se fosse stata indicata una personalità come Piero Angela, e avesse accettato, sarebbe stata tutt’altra cosa…’.

Il commento ironico di Salvini

Dall’esterno arriva poi la battuta dell’alleato di Governo: Banfi va bene, “e Jerri Calà, Renato Pozzetto e Umberto Smaila? Apriamo questo dibattito. Scherzi a parte, l’Italia è così bella che chiunque può difenderla e valorizzarla”, dice Matteo Salvini. Ma tant’è. Oltre due ore di interventi in cui è soprattutto Di Maio a raccontare la vittoria M5s con l’aiuto di slides e infografica molto stile Usa. Il vicepremier non manca di ricordare i padri nobili del Movimento, Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo.

Il primo appare in un video ricordo, mentre Grillo parla alla platea via Skipe. Di Maio insiste sul lavoro di tanti anni, sin da quando M5s era all’opposizione, per portare a casa quella che definisce una vera “rivoluzione”. “Se è vero o non è vero che andiamo verso un periodo di crisi economica, noi faremo esattamente il contrario di quanto è stato fatto in passato: metteremo in sicurezza le fasce più deboli”, assicura.

Conte difende il Reddito di Cittadinanza

Poi ringrazia il premier Conte perché ha sempre difeso questa norma e l’ha sempre raccontata anche di fronte a tante perplessità. Il premier, per parte sua, prende la parola e respinge ogni “sbeffeggiamento” del passato nei confronti della misura approvata dal governo.

“Non ci parlate di finalità assistenziale – ha aggiunto – non è questa la riforma che abbiamo pensato ma una riforma che rafforza l’investimento di fiducia dei cittadini” nelle Istituzioni. E ancora: “Mi sono presentato come avvocato del Popolo e l’avvocato è il mestiere che so fare meglio ma oggi mi presento come garante di un nuovo patto sociale tra cittadini e Stato”.

Tutto il governo con “determinazione” ha portato avanti il reddito di cittadinanza, aggiunge Conte, spiegando che la Costituzione spinge a lavorare per l’eguaglianza. “La povertà è un incantesimo, disincantiamola”, insiste invece il cofondatore del M5s, Beppe Grillo, che prosegue: Il reddito di cittadinanza “dal punto di vista economico è la più grande manovra economico finanziaria” messa in campo.

E, da genovese, scherza: “lasciate perdere la filantropia”, “noi aiutiamo – ha sostenuto – perché conviene a tutti”. Se le persone stanno meglio “noi risparmiamo”.

Dal palco interviene anche Davide Casaleggio: “Il lavoro sta cambiando rapidamente. Non possiamo più basarci su idee del ‘900. Per questo dobbiamo pensare alla tutela delle persone che sono indietro” e allo stesso tempo “all’innovazione che è già presente”. Da ‘motivatore’ si muove l’ex deputato Di Battista che annuncia di non aspirare a incarichi pubblici: “Aver costretto politicamente la Lega ad aver votato il reddito di cittadinanza è un ulteriore successo” e aggiunge: “In questo Paese c’è un mucchio di invidia, per questo sei attaccato. Da parte mia grazie Luigi”.

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Violenze di genere: inasprimento delle pene e obbligo del braccialetto elettronico

Violenza genere: inasprimento pene e obbligo bracciali elettronici

 (Afp)

 Montecitorio

Inizia giovedì nella Commissione Giustizia della Camera il cammino del ‘codice rosso’, il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri che per i reati contro la violenza di genere prevede l’adozione di provvedimenti cautelari in tempi brevi e corsie preferenziali alle indagini.

Il testo – porta la firma dei ministri Bonafede e Bongiorno – verrà, viene riferito, integrato con altre proposte già sul tavolo. Si procederà ad unificarle per arrivare ad un provvedimento ‘bipartisan’ in tempi brevi. In Commissione maggioranza e opposizione lavoreranno insieme con l’obiettivo – viene spiegato – di inasprire le pene per i reati di stalking, violenza sessuale, violenza di gruppo, maltrattamento contro i minori in famiglia, prostituzione minorile. Su questo punto convergono sia M5s che FI e Pd.

Sono tre le proposte che verranno incardinate. La prima è della pentastellata Ascari, la seconda dell’azzurra Bartolazzi, l’ultima della dem Annibali.

Le prime due puntano soprattutto sul braccialetto elettronico. Una misura prevista ma fortemente disattesa. Per questo tipo di reati si punta a stringere sull’applicazione, a far sì che sia “imprescindibile”, se non obbligatorio. “Mentre – sottolinea la deputata di FI – ora il dispositivo è considerato una misura alternativa rispetto alla sola custodia cautelare o agli arresti domiciliari”.

Il Movimento 5 stelle mira poi ad allungare i tempi delle misure cautelari e ad agire su quelle misure, come l’ordine di allontanamento per le persone denunciate. Inoltre per il Movimento 5 stelle “la denuncia deve arrivare subito alla magistratura per incardinare in tempi brevissimi il procedimento”. I pentastellati mirano soprattutto ad intervenire nelle scuole: attraverso la costituzione di una vera e propria materia contro le violenze di genere, l’istituzione di linee guida e il coinvolgimento di una figura professionale ad hoc.

L’istituzione dell’insegnamento contro la violenza di genere come strumento di prevenzione, quindi. Anche negli istituti penitenziari dove – secondo quanto prevede la proposta M5s – dovranno essere avviati dei corsi di formazione e dove chi è stato condannato e lavora nelle carceri dovrà dare una parte dello stipendio alla propria vittima.

Oltre ad intervenire sull’applicazione delle misure cautelari per la prima volta di parla di “omicidio d’identità” per quelle persone condannate per aver sfregiato il volto del proprio partner, mentre il minore “viene considerato a tutti gli effetti persona offesa dal reato” e si istituisce un osservatorio permanente che dovrà studiare il fenomeno della violenza del genere.

Sia Bartolozzi che Annibali propongono “l’obbligo di comunicare al difensore e alla persona offesa tutti i provvedimenti di applicazione, revoca, sostituzione, proroga o cessazione delle misure cautelari o di estinzione del reato”. Inoltre l’esponente dem invoca un intervento anche sulla cosiddetta “recidiva”, ovvero per far si’ che chi si è macchiato di questi reati non li ripeta a distanza di tempo.

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Ritira la squadra di basket dopo gli insulti dei genitori, Giorgetti lo invita a Palazzo Chigi 

Ritira la squadra di basket dopo gli insulti dei genitori, Giorgetti lo invita a Palazzo Chigi 

“Ho invitato a palazzo Chigi Marco Giazzi, il giovane allenatore che ha deciso di ritirare la sua squadra di calcio dalla partita che stava giocando dopo che alcuni genitori dei giovanissimi calciatori hanno insultato violentemente, per aver fischiato un fallo, l’arbitro, anche lui poco più di un ragazzo, appena 14 anni. È accaduto in una palestra di Carpenedolo, un piccolo paese del bresciano”.

Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, Lega, sull’episodio raccontato da diversi media. “Dopo aver letto quest’ennesima storia di inciviltà, ignoranza e violenza da parte di chi dovrebbe educare alla correttezza anche nello sport – aggiunge Giorgetti – ho deciso che è ora di dare un segnale. E ho invitato i due protagonisti da me per conoscerli, parlare e stringer loro la mano. Sarò dalla loro parte e spero che accettino l’invito. Basta con la violenza nello sport. Mi attiverò per mettere in campo tutte le iniziative, culturali ma anche repressive per cambiare anche questa parte dello sport, che è gioia, socialità e allegria”.

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Unesco: il governo nomina Lino Banfi rappresentante italiano

Unesco: il governo nomina Lino Banfi rappresentante italiano

Lino Banfi verrà nominato dal governo per rappresentare il nostro Paese nella commissione italiana per l ‘Unesco. “Abbiamo fatto Lino Banfi patrimonio dell’Unesco”, è la battuta di Luigi Di Maio nel presentare, alla convention M5s sul reddito di cittadinanza, il noto attore.  “Voglio portare un sorriso ovunque”, ha detto Banfi. 

“Ora Luigi ha chiarificheto la mia presenza…”. Non rinuncia al suo classico stile pugliese, che ha fatto la sua fortuna in tanti anni, il comico Lino Banfi vip d’onore all’evento M5s sul reddito di cittadinanza.  “È una carica bellissima – ha sottolineato riferendosi alla sua nomina dal Governo per rappresentare il nostro Paese nella commissione Italiana per l’Unesco – Voglio portare un sorriso; le commissioni sono fatte con persone plurilaureate.. ma io voglio portare un sorriso ovunque. Il mio sogno è di vedere sorridere anche mentre si fa politica”. 

L’attore ha ricordato quando ha conosciuto Di Maio : “Questo ragazzo mi disse che sapeva tutti i miei film e mi disse interrogami … e poi si presentò al mio ristorante per il mio compleanno con un mazzetto di fiori. Luigi ha 32 anni ma quando parla con Salvini e Conte ne ha 55.. non so come fa”.  Poi, prosegue: “Non ti chiedo niente per chi voti, mi disse, ma io ti adoro perché hai fatto ridere 3 generazioni.. Ora abbiamo fatto 5 minuti faceti.. adesso parlate di cose serie”.

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Cosa intende Salvini quando dice che vuole una fase due del governo gialloverde

Cosa intende Salvini quando dice che vuole una fase due del governo gialloverde

 (AGF) 

 Matteo Salvini  

Riunione oggi tra Salvini e i membri del governo della Lega. Non si tratta del primo incontro governativo al Viminale e non era questa l’occasione per fare scelte politiche. Ma il ‘conclave’ – tenutosi al dicastero dell’Interno e durato quasi quattro ore, proprio alla vigilia della congiunta M5s che si terrà stasera – è servito al vicepremier per fare il punto della situazione, riferisce chi era presente (sottosegretari, ministri e vice ministri) e per far partire ‘la fase 2’.

Non c’è nessuna alternativa a questo esecutivo, avrebbe ribadito il segretario della Lega, ma serve – questo il ragionamento secondo quanto apprende l’Agi – una maggiore collegialità da parte del Movimento 5 stelle sulle scelte e sui ‘dossier’ sul tappeto. Il malessere da parte dello stato maggiore del partito di via Bellerio è legato soprattutto ad un deficit di comunicazione che si è creato tra i due contraenti del contratto. Sottosegretari a cui non è stata data ancora alcuna delega o a cui viene negato di andare in missione. Ma anche agli strappi che i pentastellati compiono e che poi – questa la tesi – è difficile ricomporre.

Per Salvini ora è necessario puntare alla crescita

L’ultimo, viene spiegato, sulla nomina dei vertici del parco del Circeo. E poi ci sono i provvedimenti sul tavolo. E non a caso Salvini ha messo in guardia i partecipanti all’incontro di cominciare già a studiare il Def perchè è “dietro l’angolo” ed è necessario puntare alla crescita, imporre una svolta in ambito economico. Anche oggi Salvini con i suoi, viene ancora riferito, ha difeso il rapporto con Di Maio e il reddito di cittadinanza, una misura – ha ricordato – che è nel programma e che dovrebbe portare a far muovere l’economia.

Ma – il giudizio unanime espresso dai dirigenti leghisti e condiviso dal ‘Capitano’ – la misura andrà migliorata, è di difficile attuazione, manca dell’aumento dei fondi per i disabili, e quindi in questi due mesi occorrerà lavorarci anche perchè la necessità è quella di dover tenere sotto controllo i conti. Ma l’input di Salvini nel puntare già al Def, è quello di accelerare su misure per la crescita e il lavoro.

Oggi al Viminale ogni partecipante all’incontro ha poi illustrato le proprie priorità e i provvedimenti portati avanti. Il sottosegretario al Lavoro Durigon, per esempio, ha fatto un resoconto su ‘quota cento’. Ma la fase due del governo si aprirà soprattutto con uno sguardo all’economia (Salvini oggi ha reagito contro l’affondo del Fondo monetario internazionale), il punto fermo sulla politica dell’immigrazione, la legittima difesa e l’autonomia. Non arretreremo di un millimetro, occorre difendere i nostri cavalli di battaglia, il ragionamento del vicepremier leghisti. In diversi hanno posto il tema anche delle infrastrutture, in particolare sulla Tav.

“Nessuna intenzione di mettere in fibrillazione l’esecutivo”

“Anche sulle leggi del Movimento 5 stelle ci sarebbe da fare un’analisi costi/benefici…”, la battuta di un sottosegretario, “nessuna intenzione di mettere in fibrillazione questo governo ma le scelte vanno condivise”, il ‘leitmotiv’, “occorre per evitare fratture superare le incomprensioni”, anche quelle sorte riguardanti il capitolo delle nomine.

“Il Movimento 5 stelle soffre perché nei sondaggi la Lega è avanti ma è un errore se qualcuno punta a strappare”, dice un altro sottosegretario. Nella riunione si è deciso, secondo quanto si apprende, di costituire dei gruppi di lavoro e di stringere sui provvedimenti in agenda. Non solo legittima difesa e autonomia, ma anche per esempio la riforma tributaria, il ‘dossier’ sulla distribuzione dei tribunali per area geografica, misure per i piccoli comuni, la semplificazione negli appalti.

Salvini – spiegano altre fonti – ha confermato la volontà di andare avanti con M5s ma l’invito, rivolto anche ai suoi e non solo ai pentastellati, è quello di non tirare troppo la corda. La riunione quindi è servita per stilare una sorta di ‘cronoprogramma’ e di mettere a fuoco la campagna elettorale per le Europee. 

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Il governo dirà di sì all’acquisto degli F35, ma rimodulato 

Il governo dirà di sì all'acquisto degli F35, ma rimodulato 

 (Afp)

 F35  

L’orientamento dell’esecutivo è quello di dire sì all’acquisto di 90 F35 ma rimodulando costi e tempi. Martedì parte la ‘missione’ del governo negli Stati Uniti. Il sottosegretario Tofalo che sugli F35 ha avuto la delega dal ministro della Difesa, Trenta, tra i vari appuntamenti in agenda sarà – riferiscono fonti ben informate – al Pentagono e poi incontrerà Lockheed Martin, l’azienda attiva nei settori dell’ingegneria aerospaziale e della difesa.

Il diretto interessato conferma il viaggio negli Usa ma aggiunge che al momento non ci sono novità. “Io mi occupo degli studi tecnici, poi ci sono le decisioni politiche”, osserva. Il tema degli F35 non è una priorità del governo, ribadisce. Però resta un argomento ‘sensibile’ per i Cinque stelle mentre altre fonti governative sottolineano che si punta a breve a definire la situazione.

Lo stesso Tofalo prima di Natale sottolineò l’impossibilità a sottrarsi dagli impegni presi, “non possiamo – questa la tesi – rinunciare per la nostra Aeronautica”. Frasi estrapolate da un contesto più ampio ma che provocarono comunque polemiche, con molti pentastellati – da Mantero a Corda – che ribadirono la necessità di rivedere la posizione dell’esecutivo.

A fine dicembre l’ulteriore spiegazione di Tofalo che citò anche l’articolo 52 della Costituzione secondo il quale “la difesa della Patria” è “un sacro dovere del cittadino”. “Gli Stati Uniti sanno di poter fare affidamento della nostra parola”, rimarcò il sottosegretario aggiungendo poi che “il programma verrà rivisto”, la “valutazione tecnica è ancora in corso”.

Il governo punta al rallentamento degli acquisti dei velivoli 

I novanta F-35 sono destinati a sostituire gli AV-8 Harrier, i Tornado Panavia e gli AMX in dotazione all’Aeronautica ed alla Marina italiana. Il governo dovrebbe quindi puntare al rallentamento delle acquisizioni dei velivoli di quinta generazione ma senza prevedere alcuna riduzione della flotta. Bisognerà capire quale sarà nei dettagli l’accordo con gli Stati Uniti che, tra l’altro, si aspetta il sostegno del nostro Paese su alcuni dossier, in particolare Libia e Medio Oriente. Non è escluso che a fine febbraio ci possa essere un incontro informale tra il presidente americano Trump e il vicepremier Salvini (di sicuro il ministro dell’Interno vedrà il vicepresidente Pence) in occasione del Cpac 2019, la grande convention annuale dei conservatori americani (missione preparata nei giorni scorsi dal sottosegretario Picchi) mentre la visita negli Usa del vicepremier Di Maio è stata rinviata.

La decisione, assunta “in considerazione della peculiare situazione dello ‘shutdown’ governativo che sta interessando alcuni Dipartimenti dell’Amministrazione Usa”. Nella legge di bilancio è comunque previsto un taglio di mezzo miliardo alla spesa militare ma sugli F35 recentemente lo stesso Di Maio aveva espresso perlessità sul programma.

Durante la missione del sottosegretario della Difesa Tofalo negli Usa, riferiscono altre fonti parlamentari della maggioranza, verrà illustrata in maniera informale la posizione del governo sugli F35, ribadendo il sì italiano ai 90 velivoli ma rimodulando costi e tempi dell’acquisto. Tra i deputati e i senatori M5s, secondo quanto spiegano fonti parlamentari pentastellate, restano le perplessità sull’operazione. Nessuna ufficialità sul via libera del governo all’acquisto degli F35 ma la missione del sottosegretario negli Stati Uniti dovrebbe servire proprio a definire gli accordi tecnici.

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Un tweet sui “Savi di Sion” di Lannutti ha messo in serio imbarazzo il M5s 

Un tweet sui "Savi di Sion" di Lannutti ha messo in serio imbarazzo il M5s 

(Afp)

 Luigi Di Maio e Elio Lannutti 

Il senatore del Movimento 5 stelle Elio Lannutti ha scatenato un’accesa polemica dopo un suo tweet in cui condivideva un articolo in cui si parla della creazione dei “Protocolli dei Savi di Sion”. Scrive Lannutti:

“Il Gruppo dei Savi di Sion e Mayer Amschel Rothschild, l’abile fondatore della famosa dinastia che ancora oggi controlla il Sistema Bancario Internazionale, portò alla creazione di un manifesto: “I Protocolli dei Savi di Sion”.

Il tweet ha causato una serie di reazioni politiche. A partire dal deputato del Pd Emanuele Fiano, che sempre su Twitter scrive: “Un senatore del M5S cita i Protocolli dei Savi di Sion, l’emblema dei falsi alla base del l’antisemitismo moderno come fonte per spiegare il controllo bancario. Siamo veramente ad un punto grave. Ma dove stiamo andando a finire? Dovrò espatriare io, in quanto ebreo? Orribile”.

Cosa sono i protocolli dei Savi di Sion

I protocolli dei Savi di Sion sono un falso documentale creato dalla polizia segreta zarista per diffondere l’odio anti semita all’interno dell’Impero russo nei primi anni del XX secolo. Fu attribuito ad una cospirazione globale ebraica e massonica che avrebbe avuto come obiettivo quello di conquistare il mondo attraverso il controllo dei media e della finanza. Il falso storico è considerato il primo documento ad aver dato origine alla letteratura complottista di stampo antisemita, ed ebbe una grande diffusione nel radicalismo islamico e nella propaganda nazista in Germania e fascista in Italia. A svelare il falso fu un’inchiesta del Times nel 1921 e sull’inautenticità dei documenti gli storici sono tutti concordi. Ma tutt’ora le sue teorie sono molto diffuse negli ambienti di estrema destra ed antisemiti.

Per questo il tweet di Lannutti ha fatto così tanto scalpore. Tanto da portare lo stesso Di Maio a prenderne nettamente le distanze: “Come Vicepresidente del Consiglio e come capo politico del M5S prendo le distanze, e con me tutto il Movimento, dalle considerazioni del Senatore Elio Lannutti” ha detto Di Maio in una nota ufficiale. Subito dopo la presa di distanza del capo politico dei 5 stelle, Lannutti si scusa: “Ieri ho pubblicato un link sui banchieri Rothschild, senza alcun commento. Poiché non avevo alcuna volontà di offendere alcuno, tantomeno le comunità ebraiche od altri, mi scuso se il link ha urtato la sensibilità. Condividere un link non significa condividere i contenuti, da cui comunque prendo le distanze. Ci tengo a sottolineare – conclude – che non sono, né sarò mai antisemita”.

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Lega e M5s si dividono sulla partecipazione di Luxuria ad un programma Rai

Lega e M5s si dividono sulla partecipazione di Luxuria ad un programma Rai

 (Agf)

 Vladimir Luxuria

Lega contro Vladimir Luxuria in Rai. “Lezioni di transgenderismo a bambini di appena 10 anni? Inaccettabile. Ancor di più se questo accade nel corso di una trasmissione televisiva andata in onda su Rai 3 i cui protagonisti sono giovanissimi alunni ed a spiegare temi come l’omosessualità ed il cambio di sesso è una mancata ‘soubrette’ la cui vita personale dovrebbe restare tale”, attacca il deputato Paolo Tiramani, capogruppo della Lega in Vigilanza Rai.

“Stiamo parlando di argomenti di una tale complessità – avverte – che non possono essere trattati in maniera così leggera con piccoli ragazzi all’interno di un programma televisivo. Ogni bambino ha, giustamente, i propri tempi e non può essere forzato ad affrontare argomenti non appropriati per la propria età e dei quali non si sente pronto”.

“Quanto trasmesso nel corso della puntata ‘Alla lavagna!’ è quindi inaccettabile. Non solo e’ da rivedere la scelta, a mio avviso sbagliatissima, degli autori ma come Lega – anticipa – ci informeremo su quanto ammonta il compenso destinato a Vladimir Luxuria per questa puntata a dir poco surreale”.

“Ritengo che, come ha già sottolineato il Sottosegretario Spadafora, parlare di tematiche come quelle dell’omosessualità sia fondamentale, soprattutto per evitare episodi di emarginazione e di bullismo che possono portare anche a gesti inconsulti”. Lo dichiarano Conny Giordano e Carmen Di Lauro, PortaVoce M5S alla Camera e componenti della commissione Vigilanza Rai, rispondendo alle polemiche relative alla partecipazione di Vladimir Luxuria alla puntata ‘Alla lavagna’ in onda su Rai 3.

“Coprire con un velo di ipocrita mistero determinati argomenti, non può far altro che emarginare e colpevolizzare ancora di piu’ chi vive situazioni di difficoltà, che possono trasformarsi così in vere e proprie tragedie. Prima di scatenare polemiche sul nulla, sarebbe opportuno rendersi conto che non siamo più nel Medioevo e che la Santa Inquisizione ha lasciato il posto ad una società laica”, concludono Giordano e Di Lauro. 

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La polemica sul franco Cfa, spiegata dall’inizio 

La polemica sul franco Cfa, spiegata dall'inizio 

Le frasi di Di Mio e Di Battista sulla Francia che sfrutta l’Africa e ne frena la crescita anche grazie alla moneta coloniale, il franco delle Colonie francesi d’Africa (CFA) sono diventate un caso diplomatico. Il governo francese ha convocato l’ambasciatrice d’Italia Teresa Castaldo al ministero degli Esteri per avere chiarimenti.

Le accuse di Di Maio alla Francia

Tutto è cominciato ieri, quando il vicepremier ha accusato Parigi di “impoverire l’Africa”, aggravando la crisi migratoria: “Se vogliamo continuare a parlare degli effetti continuiamo con la retorica dei morti in mare che ovviamente sono una tragedia e hanno tutto il mio cordoglio, ma dobbiamo parlare delle cause perché se oggi c’è gente che parte è perché alcuni Paesi europei con in testa la Francia non hanno mai smesso di colonizzare l’Africa”. E ancora: “La Ue dovrebbe sanzionare la Francia e tutti quei paesi che come la Francia stanno impoverendo l’Africa e stanno facendo partire quelle persone”, aveva aggiunto il capo politico dei 5 stelle.

L’eco di Di Battista, e il post sul Blog delle Stelle

Parole che hanno trovato eco nell’intervista data da Alessandro Di Battista a Che tempo che fa, ribadite poi in un post sul Blog delle stelle: “Attualmente la Francia, nei pressi di Lione, stampa la moneta utilizzata in 14 paesi africani, quasi tutti paesi della zona subsahariana. I quali – prosegue l’esponente M5s – non soltanto utilizzano una moneta stampata dalla Francia, ma per mantenere il tasso fisso, prima con il Franco francese e oggi con l’Euro, sono costretti a versare circa il 50% dei loro denari in un conto corrente gestito dal Tesoro francese. Conto corrente con il quale – dice ancora Di Battista – viene finanziata una piccola parte del debito pubblico francese, ovvero circa lo 0,5%”.

La Francia, per Di Battista, tramite il controllo geopolitico di un’area dove vivono 200 milioni di persone “che utilizzano banconote e monete stampate in Francia, gestisce la sovranità di interi paesi impedendo la loro legittima indipendenza, la loro sovranità monetaria, fiscale, valutaria e la possibilità di fare politiche espansive”. E ha concluso: “Fino a quando non si ‘strapperà’ questa banconota, che in realtà – accusa – è una manetta nei confronti dei popoli africani, noi potremo continuare a parlare a lungo di porti aperti o porti chiusi, ma le persone continueranno a scappare, a morire in mare, a cercare altre rotte e a provare a venire in Europa”.

Le parole di Di Battista hanno trovato ampia eco mediatica, hanno suscitato l’ira delle opposizioni che hanno accusato i due leader di irresponsabilità politica nei confronti di Parigi, ma hanno ottenuto il sostegno da parte del fondatore dell’Unione delle comunità africane in Italia Otto Bitjoka, che ha sottolineato in un post come occorra “costruire un nuovo paradigma sulla questione immigrazione africana nera in Italia. Dobbiamo realizzare le condizioni di un confronto dialettico partendo dalle cause e non gli effetti”. E tra le cause, annovera la moneta stigmatizzata da Di Maio e Di Battista.

Cos’è e come funziona il franco CFA?

Ma cos’è il franco CFA? Il franco CFA, ha spiegato all’Agi Marco Magnani, professore di Monetary and Financial Economics alla Luiss di Roma, rientra in un “accordo tra la Francia e 14 Paesi africani, siglato diversi decenni fa e rimasto in vigore anche dopo l’indipendenza delle colonie. E’ un’intesa che le parti coinvolte possono tranquillamente smontare, nel senso che non e’ un’imposizione”.

Non una imposizione quindi, spiega Magnani, perché “I governi africani interessati, qualora volessero uscire da questo accordo, per utilizzare ognuno una loro moneta, oppure utilizzare una moneta comune che non sia garantita dal Tesoro francese, lo possono sempre fare”.

Le critiche verso questa moneta si sono sollevate negli ultimi anni sia da sinistra che da ambienti sovranisti e di destra. “Certo – aggiunge – immagino che qualcuno potrebbe avere difficoltà a comprendere come mai esponenti del governo italiano esprimano in modo così spinto opinioni su questo tema, a partire dal problema dell’immigrazione, che dunque coinvolgerebbe anche l’Europa. Direi che sono collegamenti molto stiracchiati”.

Perché quindi parlare oggi dei presunti danni causati da questa moneta? “Potrebbe venire il sospetto che”, spiega Magnani, “trovandoci alla vigilia di elezioni europee, i politici si pronuncino su questo per motivi di posizionamento. Questa potrebbe essere una spiegazione. L’altra possibilità potrebbe essere che il M5s, legittimamente, per contrapporsi alla Lega su un tema come quello sull’immigrazione, che i sondaggi ci dicono faccia guadagnare voti, stia cercando un suo angolo originale di posizionamento”. 

Il numero reale di persone che da queste aree arrivano in Italia

Ma se il dibattito sul franco CFA e le sue conseguenze è aperto, in queste ore qualcuno ha provato a fare chiarezza su quanti migranti arrivino in Italia da queste aree. David Carretta su Twitter ha citato i dati del ministero dell’Interno e Frontex per smentire che ci sia alcuna correlazione tra le partenze dall’area CFA e gli arrivi sulle coste italiane.

Nell’elenco dei paesi da cui sono arrivati i migranti in Italia, al primo posto c’è la Tunisia, poi l’Eritrea, che è un’ex colonia Italiana, e ancora l’Iraq, il Sudane, il Pakistan, la Nigeria, e l’Algeria. Il primo dei paesi che hanno come moneta il franco CFA è la Costa d’Avorio: in totale su 23.370 arrivati in Italia nel 2018, circa 2.000 vengono da questi Paesi.

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E ora cosa c’è da aspettarsi nelle elezioni regionali in Sardegna?

elezioni regionali sardegna

Alessandro Serranò / AGF 

 Schede per il voto regionale

Il centrosinistra esulta in Sardegna e in Italia per l’inattesa vittoria di Andrea Frailis alle suppletive di Cagliari e qualcuno azzarda proiezioni in vista delle elezioni regionali in programma il 24 febbraio.

Al di là della sorpresa per un centrosinistra che si è dimostrato vitale, in modo insospettabile per i più, occorre innanzitutto considerare che si tratta di un successo in una competizione che ha fatto registrare un astensionismo record con poco più di 38.000 votanti sugli oltre 240.000 aventi diritto.

Difficile dire se nella competizione abbia avuto buon gioco uno ‘zoccolo duro’ di sinistra che non manca mai agli appuntamenti elettorali. Come non è possibile stabilire se i cagliaritani e gli abitanti dell’hinterland abbiano voluto manifestare in questo modo una delusione nei confronti dei partiti di governo.

La strategia del sindaco Zedda

Di fatto, molti in città non sapevano neanche che ci fossero le elezioni e hanno approfittato della giornata di sole per una passeggiata sulla spiaggia del Poetto. Sulla vittoria del centrosinistra può anche aver pesato un ‘effetto traino’ del sindaco Massimo Zedda, certamente benvoluto in città, che si è candidato alla presidenza della Regione dove però la competizione sarà sicuramente più dura. Se da un lato il successo di Frailis ha scombinato le carte a centrodestra e grillini, dall’altro ha sicuramente compromesso l’effetto sorpresa sul quale sembrava poter contare Zedda che, forte del suo solito basso profilo, mira alla conquista della presidenza della Regione con una campagna elettorale basata più sul ‘porta a porta’ che non sulle parate nell’isola di big di partito.

Se per molti versi la mini-consultazione dei Cagliari ha mostrato alcuni limiti del centrodestra, i cui leader erano abbastanza certi dell’affermazione della candidata di FI Daniela Noli che però non è andata oltre il terzo posto, dall’altro ha confermato un radicamento del M5s il cui candidato Luca Caschili, nonostante la difficoltà di presentarsi dopo l’espulsione e conseguente abbandono del seggio del velista Andrea Mura, è arrivato secondo con quasi il 29% dei consensi.

Partita a tre per le regionali

Per le elezioni di febbraio si profila dunque sempre di più una partita a tre tra il primo cittadino del capoluogo che, più che sul centrosinistra pare voler puntare sul ‘partito dei sindaci’, il senatore del Psd’Az  Christian Solinas, forte dell’appoggio del centrodestra unito con la Lega, e il grillino Francesco Desogus, per il quale sono pronti a spendersi tutti i leader del movimento.

Ma oltre agli schieramenti principali – che già si sono confrontati a Cagliari – c’è l’incognita di altri quattro candidati, tre dei quali puntano con forza sulla componente identitaria come l’ex assessore della Giunta regionale Paolo Maninchedda, leader del Partito dei Sardi, l’ex governatore di centrodestra Mauro Pili, oggi in campo alla guida di Sardi liberi, e Andrea Murgia di Autodeterminatzione. A questi si è aggiunto pochi giorni fa  Vindice Lecis di Sinistra Sarda-Rifondazione mentre si è defilata l’unica candidata donna, il magistrato Ines Pisano.

L’inutile parata dei leader

Se quest’ultima ha annunciato di voler aiutare Zedda, è anche vero che l’ultimo arrivato potrebbe rosicchiargli qualche consenso a sinistra. Dall’altra parte occorre capire quanti voti ‘sardisti’ perderà Solinas a favore dei partiti indipendentisti o sovranisti a causa dell’alleanza con la Lega e quanto peserà il sostegno dei leader di governo che, peraltro, nelle suppletive di Cagliari non sono sembrati in grado di incidere più di tanto sul voto. Un discorso che vale anche per il candidato del M5s Desogus che dovrà fare inoltre i conti con i malumori interni dopo il forfait di Mario Puddu, l’ex sindaco di Assemini vincitore delle prime ‘regionarie’ che si è dovuto ritirare a causa di una condanna a un anno per abuso d’ufficio. 

Il quadro delle elezioni regionali si presenta dunque ben più complesso di quello delle suppletive di Cagliari per il maggior numero di candidati in campo e per l’incognita rappresentata dai partiti identitari.

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