“Per la ripartizione dei migranti ci vuole un metodo con criteri oggettivi e chiari”, dice Moavero

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Enzo Moavero Milanesi illustrerà il piano italiano migranti lunedì 15 luglio a Bruxelles al Consiglio Affari Esteri per una riflessione con i colleghi europei: ci lavora dal giorno in cui fu nominato ministro degli Esteri, ne ha parlato giovedì scorso con il premier Giuseppe Conte e con il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Lo annuncia in un’intervista al Corriere della Sera. “Negli ultimi tempi – spiega – ci sono stati accordi sulla distribuzione dei migranti fra Paesi prima dello sbarco. Ma non possiamo continuare a procedere caso per caso, cercando ogni volta soluzioni d’emergenza. Bisogna trovare un meccanismo strutturato, di carattere stabile”.

Per il ministro, bisogna uscire “dalla tirannia delle emergenze e dell’emotività. Obiettivamente, sui flussi migratori sino ad oggi ogni Paese tende a reagire in maniera sovranista. Ma riusciremo a governarli solo con una vera politica europea equilibrata, fatta di molti elementi”.

Secondo Moavero, “il primo livello è fare di più prima che le persone inizino a migrare. Occorrono investimenti maggiori, con finanziamenti sufficienti, nei Paesi dai quali si parte”. Aggiunge il ministro: “Si può pensare anche all’emissione di appositi titoli europei di debito”. Inoltre, “è giusto che quei migranti che legittimamente chiedono asilo possano farlo in luoghi il più possibile vicini a quelli che sono costretti a lasciare”. Significa che ci sarebbe una distribuzione dei rifugiati in Europa? “Il sistema funziona – osserva il ministro – solo se un numero sufficiente e consistente di Stati Ue aderisce. Specie i più grandi. Per la ripartizione ci vuole un metodo con criteri oggettivi e chiari”.

Sulla possibilità di riportare missioni navali europee nel Mediterraneo, Moavero risponde positivamente ma la condizione è che vengano stabilite “regole idonee”: “le missioni europee nel Mediterraneo non possono continuare a prevedere che tutti i salvati siano portati in Italia”.

Per il ministro, inoltre, “c’è una strada per ridurre gli oneri per lo Stato dove sbarcano i migranti. Lo sbarco va scollegato dal concetto di ‘primo arrivo’ stabilito da Dublino e i migranti andrebbero accolti in ‘aree franché da crearsi nei vari Paesi Ue”. “Si tratterebbe di centri controllati”, “tutti i Paesi Ue affacciati sul Mediterraneo potrebbero averne. Ma il soggiorno di chi sbarca sarebbe di pochi giorni, perché poi le persone andrebbero subito distribuite anche in altri Stati Ue dove si verificherebbe il loro diritto all’asilo. Così, operando su numeri ripartiti e minori, tutto procederebbe meglio”.

Leggi qui l’intervista integrale al Corriere della Sera

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