Sono passati due anni dal debutto sul mercato dei primi smartphone pieghevoli. A darsi battaglia sul fronte della nuova tecnologia erano i due big del mondo Android: Samsung e Huawei. Molti dubbi smorzarono gli iniziali entusiasmi – qualcuno ricorderà gli incidenti occorsi con la pellicola protettiva di uno dei modelli debuttanti – e l’imponente diffusione di tablet e computer portatili sempre più leggeri e performanti sembravano rendere pleonastici device così ingombranti e costosi come gli smartphone pieghevoli.
In questi due anni sono successe molte cose: la pandemia ha completamente stravolto il modo di lavorare da remoto e il bando imposto dagli Stati Uniti a Huawei ha di fatto messo nell’angolo uno dei due competitor.
Eppure, nel giorno in cui debutta la terza generazione dei pieghevoli di Samsung – i Galaxy Z – questa tecnologia che sembrava appannaggio di una elite disposta a spendere tra i mille i duemila euro, sembra più viva che mai. L’idea che fosse solo un modo per rivitalizzare un mercato impantanato nella ripetitività di modelli tutti uguali è stata ormai accantonata e la scommessa sui pieghevoli sembra essere più sensata di quanto non lo forse due anni fa.
Oggi gli utenti si aspettano smartphone pieghevoli progettati per durare nel tempo e per questo Samsung ha puntato a migliorare la qualità costruttiva ad esempio con la certificazione di resistenza dall’acqua IPX8, la scocca in Armor Aluminum e Corning Gorilla Glass Victus, oltre alla pellicola protettiva realizzata in PET elasticizzato, dell’80% più resistente rispetto a quello delle precedenti versioni e alle setole più corte.
Per capire quali siano i reali spazi di mercato e le prospettive di una tecnologia come quella degli smartphone pieghevoli, AGI ha intervistato Paolo Bagnoli, Head of Marketing della divisione telefonia di Samsung Electronics Italia.
Quando furono lanciati i primi pieghevoli sembravano un gadget destinato a rivitalizzare il mercato

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