La nobile arte del pugile editore

AGI – Tarderà a nascere un altro napoletano tan claro, tan rico de aventura come Tullio Pironti: pugile per inclinazione, libraio per dinastia, editore dal talento che può spiegarsi solo in parte con volontà e fortuna. Il resto è consegnato al mistero della cifra individuale. Come per molti talenti.

Se per cantare il multiforme Ignacio Sánchez Mejías (torero, pilota, giornalista, drammaturgo) prese la penna García Lorca, a celebrare l’esistenza elegante e scugnizza di Pironti ci pensò lui stesso con un’autobiografia pubblicata nel 2005 e appena riportata in libreria da Bompiani, pochi mesi dopo la scomparsa dell’autore. Libri e cazzotti (208 pp., 12 euro) si legge o rilegge d’un fiato perché ciascun capitolo è un frammento sufficiente a brillare.

Che tu lo tenga infilato nella collana o che lo guardi da solo, ti chiedi come avrà fatto quest’outsider a competere con i giganti dell’editoria. Come sarà riuscito a pubblicare per primo in Italia Don DeLillo, Bret Easton Ellis, Nagib Mahfuz. Come avrà conquistato l’ammirato affetto di Fernanda Pivano, la ritrosa stima di Giulio Einaudi, la calorosa simpatia di Fellini, la generosità di Sciascia. Con quale faccia avrà detto di no a Giulio Andreotti e a Licio Gelli. Per quale distratta fiducia avrà illuso Tahar ben Jelloun di essere più furbo di lui. Tullio Pironti lo spiega in quei brevi capitoli, che per cabala hemingwayana ammontano a quarantanove. Non tiene i trucchi per sé però, pure svelati, ti rendi conto che soltanto a lui potevano riuscire.

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Tullio Pironti (sulla destra) con l’imprenditore Giancarlo Buontempo

Prima dell’editoria, ugualmente vivide sono le sue impressioni sull’infanzia in tempo di guerra, sugli incontri pugilistici e i cazzotti di cui confessa la paura, ma in fondo di quell’adrenalina gli perdurò il bisogno e da editore lo portò

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