Mattarella: il titolo di resistente va a tutti coloro che si oppongono a una invasione straniera

AGI – “Questa mattina mi sono svegliato e ho trovato l’invasor”. Sergio Mattarella cita Bella ciao celebrando ad Acerra la festa della Liberazione. Il suo pensiero va ai tanti resistenti italiani che si opposero all’invasione nazista ma anche al popolo ucraino, perché “il valore della Resistenza – la resistenza all’aggressione, all’odio, alle stragi, alla barbarie contro i civili – supera i suoi stessi limiti temporali e geografici”.

E “il titolo di resistente va a tutti coloro che, con le armi o senza, mettendo in gioco la propria vita, si oppongono a una invasione straniera“. “Nelle prime ore del mattino del 24 febbraio siamo stati tutti raggiunti dalla notizia che le Forze armate della Federazione Russa avevano invaso l’Ucraina” ricorda il Presidente della Repubblica, che racconta di aver avvertito quel giorno “un pesante senso di allarme, di tristezza, di indignazione” e di aver rammentato immediatamente “le parole ‘Questa mattina mi sono svegliato e ho trovato l’invasor'”.

Già nei giorni scorsi il Capo dello Stato ha chiarito il senso di resistenza, superando le polemiche di queste settimane, i distinguo e le ipotesi più fantasiose su quale dovrebbe esserne il senso più profondo. Oggi fa notare che anche “tra gli storici c’è concordia nell’assegnare il titolo di resistente” a chi si oppone a una invasione straniera “frutto dell’arbitrio e contraria al diritto, oltre che al senso stesso della dignita'”.

La conseguenza è che la guerra in Ucraina va fermata “subito, con determinazione” perché “questo tornare indietro della storia rappresenta un pericolo non soltanto per l’Ucraina ma per tutti gli europei, per l’intera comunità internazionale”.

Il conflitto va fermato “prima che possa ulteriormente disarticolare la convivenza internazionale, prima che possa tragicamente estendersi”. Questo, non altre vie ipotizzate da alcuni “è il percorso per la pace, per ripristinarla; perché possa tornare ad essere il cardine della vita d’Europa”.

Guardando al nostro passato è chiaro che “la storia della nostra

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