AGI – A circa 10 chilometri da Agrigento, precisamente dentro la città di Favara, si trova Farm Cultural Park, un luogo in cui elefanti disegnati sui muri, pareti coloratissime e istallazioni contemporanee convivono con le storiche abitazioni della città.
Nato con l’obiettivo di diventare il secondo polo turistico della provincia di Agrigento (dopo la Valle dei Templi), Farm Cultural Park viene costruito nel 2010 a seguito di un episodio terribile: il crollo di una palazzina nella città di Favara che causò la morte di due bambine. Un episodio isolato che però fotografava lo stato di abbandono della città, fatiscente e lasciata a sé stessa.
“La tragedia avvenuta a Favara ha in realtà soltanto accelerato un processo di realizzazione di un’idea che nelle nostre teste era già nata. Oggi può sembrare una cosa normale, ma 11 anni fa la rigenerazione urbana non era scontata, soprattutto in un contesto povero e depauperato come il nostro”. A dirlo è Florinda Saieva, founder insieme al marito Andrea Bartoli del Farm Cultural Park e ospite al Festival di Internazionale a Ferrara domenica 21 febbraio alle 16 per parlare, nel panel promosso da Fondazione Unipolis, di come poter ripartire dalla cultura.

Un’esigenza a cui Saieva e Bartoli si sono trovati di fronte molto tempo fa. “Tutto è partito di corsa e all’inizio c’erano solo due piccoli spazi dedicati alle mostre. Oggi, Farm Cultural Park si estende su una superficie di 3mila metri quadri e produce progetti per tutta la città di Favara. L’ultimo è spaB, un progetto utopistico che riguarda l’intera città – dice Saieva – SPAB è l’acronimo di società per azioni buone e ha l’obiettivo di abilitare i cittadini a diventare leader civici. Abbiamo chiesto di investire 1 decimo

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