Politica

Manovra: slitta pacchetto emendamenti governo, atteso nella notte

manovra emendamenti

Il governo non ha ancora depositato il pacchetto di emendamenti alla manovra in commissione Bilancio della Camera. Il termine per depositare le modifiche è scaduto alle 19 ma secondo quanto si apprende da fonti della maggioranza, l’esecutivo dovrebbe inviare le proposte nella notte. 

Domani alle 9,30 è in programma un ufficio di presidenza, convocato per valutare gli emendamenti dell’esecutivo e fissare il termine per la presentazione dei subemendamenti. Se le modifiche del governo non dovessero essere depositate entro quell’ora, i tempi d’esame potrebbero ulteriormente slittare con il rischio concreto di un nuovo rinvio dell’approdo in Aula, al momento previsto per mercoledì, con due giorni di ritardo rispetto alla tabella di marcia iniziale. Di fatto la Commissione, convocata per domani alle 14, sarebbe impossibilitata a proseguire le votazioni sui 500 emendamenti accantonati degli oltre 700 segnalati.

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Cosa ha fatto il governo nei suoi primi sei mesi

Cosa ha fatto il governo nei suoi primi sei mesi 

Francesco Fotia / AGF

 Luigi Di Maio-Giuseppe Conte-Matteo Salvini-Giovanni Tria (AGF)

Sei mesi di governo M5s-Lega. A 180 giorni dal giuramento, l’esecutivo di Giuseppe Conte si trova davanti allo scoglio più difficile e delicato, ovvero il percorso che porterà all’approvazione della legge di bilancio.

Nato dall’unione di due partiti con programmi diversi, contrapposti alle scorse elezioni politiche, il “governo del cambiamento” si presenta davanti alla ‘prova’ della manovra reduce da un percorso a tratti accidentato, spesso costellato da frizioni e tensioni interne che hanno spesso evidenziato le divisioni tra i due azionisti della maggioranza.

Divergenze che hanno riguardato temi più ampi, come la realizzazione delle infrastrutture (Alta velocità Torino-Lione e gasdotto Tap) e la gestione dei rifiuti (M5s e Lega si dividono sull’uso dei termovalorizzatori), ma anche provvedimenti specifici.

Il partito di Matteo Salvini ha inizialmente contestato ai 5 Stelle la parte del decreto emergenze sul condono a Ischia, mentre il capo politico dei pentastellati Luigi Di Maio ha puntato il dito contro la “manina” leghista responsabile di aver cambiato il decreto fiscale.

Altri fronti di scontro sono stati il disegno di legge anticorruzione contenente la riforma della prescrizione voluta dal ministro della Giustizia 5 stelle Alfonso Bonafede e il decreto sicurezza e immigrazione che porta il nome del ministro dell’Interno Salvini, con il governo che ha blindato il testo ponendo la questione della fiducia sia al Senato che alla Camera per superare la contrarietà dei dissidenti 5 stelle.

Diverse le contrapposizioni e gli ‘incidenti’ parlamentari, il governo però ha retto alle spinte centripete di due partiti i cui leader prima del voto avevano pubblicamente assicurato che non si sarebbero mai alleati.

A volte le tensioni sono state risolte evocando il rispetto del contratto di governo. Spesso grazie al confronto e al buon rapporto tra i due vice premier. Negli ultimi mesi, qualcosa nell’intesa, anche personale, tra Di Maio e Salvini è sembrato incrinarsi. In questo contesto ha assunto maggiore importanza il ruolo di mediazione del presidente del Consiglio, figura ‘terza’ di professore universitario, anche se indicata dai 5 stelle.

Anche nella fase ultima di confronto e scontro con la commissione europea, che ha bocciato la manovra italiana, Conte – libero dal ruolo di leader di partito con le elezioni europee alle porte – ha messo in campo doti di mediatore che hanno permesso portare avanti il negoziato per un dialogo con l’Ue. Un confronto costruttivo intessuto durante i tre Consigli europei dell’autunno e culminato con la cena con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker del 24 novembre che ha riaperto la trattativa sulla manovra.

La Manovra

Cosa ha fatto il governo nei suoi primi sei mesi 

JOHN THYS / AFP
 

 Giovanni Tria

In breve

  • Rapporto Deficit/Pil al 2,4%
  • Apertura del negoziato con l’Ue per evitare la procedura di infrazione

L’accordo è che il rapporto tra deficit e Pil sarà al 2,4% per tre anni (nei giorni successivi si deciderà di farlo scendere al 2,1% nel 2020 e all’1,8% nel 2021). Dieci miliardi per il reddito di cittadinanza, fondo ad hoc di 1,5 miliardi per “i truffati delle banche”, superamento della Fornero, pace fiscale, flat tax al 15% per oltre un milione di partire Iva. Da quel giorno si è aperto un conflitto con Bruxelles, con il presidente della Commissione Europea, Juncker, e il commissario Ue agli Affari economici, Moscovici, in prima linea nel chiedere subito modifiche alla manovra sul deficit e la riduzione del debito.

Scambi di accuse tra entrambi e il ministro dell’Interno, un muro contro muro che ha causato l’aumento dello spread (il differenziale di rendimento tra Btp italiani e Bund tedeschi è arrivato a superare i 330 punti), la sofferenza dei titoli bancari con il conseguente richiamo del presidente della Bce, Draghi a rispettare le regole.

Un muro contro muro che si è risolto con la bocciatura della manovra da parte delle istituzioni europee. La svolta l’hanno impressa il presidente del Consiglio, Conte, e il ministro dell’Economia Tria. Entrambi hanno lavorato sotto traccia per trovare una soluzione. Soprattutto il primo, avocando a sé il diritto di trattare con la Ue, ha portato sul tavolo di Juncker un dossier con il piano di investimenti e le riforme che l’esecutivo intende attuare. Con lo scopo di ottenere un segnale di fiducia. “Non siamo in guerra con l’Italia”, il messaggio di Juncker. Di Maio e Salvini (pressato da Giorgetti) hanno preso la palla al balzo per dire che “non siamo attaccati ai numerini, noi vogliamo difendere gli italiani, non e’ un problema di decimali”. I numeri del rapporto deficit/Pil possono cambiare (si parla del 2,2%), si sta studiando come rimodulare le misure – reddito di cittadinanza e ‘quota 100′ – a cui pero’ M5s e Lega non vogliono rinunciare. La missione e’ quella di evitare la procedura di infrazione.

Reddito di cittadinanza e Legge Fornero

In breve

  • Stanziati 9 miliardi per il reddito di cittadinanza
  • Stanziati 6,7 per Quota 100

Con la legge di bilancio i due soci di maggioranza si giocano la loro credibilità rispetto alle promesse del contratto. I due cavalli di battaglia, ovvero il reddito di cittadinanza dei pentastellati e quota 100 per l’anticipo pensionistico cara alla Lega, non hanno ancora visto la luce.

Nel disegno di legge di Bilancio è stato stanziato un fondo di 9 miliardi l’anno dal 2019 per il reddito e la pensione di cittadinanza, rinviando a uno specifico provvedimento l’attuazione della misura che la Lega vorrebbe trasformare in uno sgravio per le imprese. Per accedere alla pensione anticipata con quota 100, ovvero la somma dell’età anagrafica e contributiva, il governo ha stanziato 6,7 miliardi per il prossimo anno che diventerebbero 7 a regime. Anche in questo caso la definizione della misura è rinviata a un provvedimento attuativo.

I due interventi rischiano però di essere ‘sgonfiati’, rispetto alle promesse, nel braccio di ferro tra il governo italiano e l’Unione europea. Per far fronte alle richieste di Bruxelles, che ha bocciato la manovra da 37 miliardi di cui 22 in deficit, l’esecutivo gialloverde punta a rimodulare le due misure, agendo, da un lato, sui vincoli per quota 100 in modo da ridurre la platea delle adesioni e, dall’altro, sui tempi di avvio del reddito di cittadinanza che potrebbe essere rinviato ad aprile. Una strada che consentirebbe di risparmiare tra i 3 e i 4 miliardi rispetto ai 16 miliardi stanziati.

Il ponte di Genova, Ischia e i terremotati

Cosa ha fatto il governo nei suoi primi sei mesi 

 Danilo Toninelli

In breve

  • Nomina di un commissario per la ricostruzione: Marco Bucci, sindaco di Genova
  • Stanziati 360 milioni per 12 anni

Nei primi sei mesi dell’esecutivo M5s-Lega a guida Giuseppe Conte c’è anche la vicenda, dolorosa, legata al crollo del Ponte Morandi sull’A10 a Genova, avvenuto il 14 agosto. Le misure decise dal governo sono indicate come “decreto Genova”, ma in realtà alla città la legge dedica meno di un terzo degli articoli, 16 su 46. Perché gli altri sono relativi a interventi nel centro Italia e sull’isola di Ischia, per i terremoti del 2016 e 2017. Le questioni più contrastate dalle opposizioni con centinaia di emendamenti in commissione e in Aula hanno riguardato la demolizione e ricostruzione del ponte genovese, la gestione delle pratiche di condono pendenti a Ischia e lo smaltimento dei fanghi di depurazione.

C’è un commissario per il Morandi, il sindaco di Genova Marco Bucci, incarico di 12 mesi rinnovabili per 3 anni. I lavori di demolizione dei due monconi del ponte Morandi inizieranno a metà dicembre, la costruzione del nuovo ponte ad aprile. Obiettivo è averlo, o almeno vederlo realizzato e in attesa di via libera all’esercizio, per Natale 2019. A pagare le spese sarà Autostrade in quanto “responsabile del mantenimento in assoluta sicurezza e funzionalità dell’infrastruttura concessa”.

E in caso di non pagamento o ritardo, provvederà un meccanismo di anticipazioni da parte dello Stato, complessivamente 360 milioni, pari a 30 milioni annui fino al 2029 come garanzia per l’avvio delle attività. E il ripristino non potrà essere affidato ad Autostrade o sue controllate se prima non sarà chiaro se la società sia stata o meno gravemente inadempiente sulla concessione, rispetto al crollo del ponte. Quanto a Ischia, il condono è rientrato dalla porta principale, l’Aula del Senato, dopo il blitz che in commissione con l’ok bipartisan a un emendamento di FI ne aveva ridotto sensibilmente la portata. Ora, per gli immobili danneggiati dal terremoto in 3 Comuni di Ischia si prevede che entro 6 mesi le amministrazioni dovranno rispondere alle richieste di sanatoria ancora pendenti applicando il condono ‘tombale’ del 1985 e quelli del ’97 e 2003.

Alitalia, Tim e Anas

In breve

  • Offerta vincolante di Fs per Alitalia
  • Aggregare Oper Fiber e Tim per una rete unica
  • Cancellazione della fusione tdi Fs e Anas
  • Nuovo vertice all’Agenzia spaziale italiana

Il governo ha intenzione di rilanciare Alitalia e dopo una serie di colloqui con potenziali partner industriali, il via libera è stato dato all’offerta vincolante presentata da Fs. Sarà ora nel prossimo piano industriale della società ferroviaria che si conoscerà nel dettaglio il futuro di Alitalia. Sarà presumibilmente pronto entro fine gennaio, e nel frattempo l’ad di Fs Gianfranco Battisti sta definendo le strategie della compagnia dal 2019 in poi: sembra scontato che nel nuovo piano si prevederanno treni veloci negli aeroporti e prime sinergie sull’orario.

Dopo l’ok dei commissari straordinari all’integrazione, la ‘partita’ con Fs entra dunque nel vivo: continua intanto il dialogo con diversi soggetti tra cui Easyjet e potrebbe tornare alla ribalta anche un coinvolgimento di Lufthansa. Ad ogni modo, l’obiettivo del Governo e’ quello di avviare un progetto integrato di mobilità del Paese e per far questo, ha spiegato Battisti, potrebbe essere creato un sistema che metta in collegamento porti, aeroporti e stazioni.

Altro dossier sul tavolo del governo è la rete unica: si punta a incentivare l’aggregazione fra quella di Tim e quella di Open Fiber, il player pubblico (50% Cdp, 50% Enel). Ancora non si conoscono i dettagli dell’operazione, che potrebbe anche delinearsi nella legge di bilancio. Attualmente ci sono emendamenti presentati che incentivano anche la nascita della newco con un sistema tariffario incentivante sul modello Rab di Terna e Snam. L’obiettivo è quello di varare una rete tlc unica nazionale, ossia di dotare il Paese di una rete infrastrutturale a banda ultralarga. Anche in questa chiave si legge l’avvicendamento ai vertici di Tim dove sulla poltrona di amministratore delegato è stato chiamato Luigi Gubitosi al posto di Amos Genish, fortemente voluto dal primo azionista di Tim, Vivendi, da sempre contraria allo scorporo della rete.

Grande rivoluzione anche all’Anas, con le dimissioni di Armani. Il governo Gentiloni puntava ad una grande fusione tra Fs e Anas, sul quale soprattutto i grillini hanno espresso sempre forti critiche arrivando alla conclusione che tale operazione servisse soltanto ad aumentare lo stipendio dei supermanager statali e a far uscire l’Anas fuori dal perimetro della pubblica amministrazione. Per il Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, l’Anas deve occuparsi ora “solo della gestione, costruzione, manutenzione e messa in sicurezza delle strade”.

Infine, uno scossone è stato dato anche all’Asi, l’Agenzia Spaziale Italiana, che è stata commissariata: l’ex presidente Roberto Battiston ha dovuto cedere il posto all’astrofisico Piero Benvenuti che è entrato come commissario straordinario dell’ente. Come ogni colpo di scena che si rispetti, anche questa decisione ha sollevato un mare di polemiche.

Anticorruzione

Cosa ha fatto il governo nei suoi primi sei mesi 

Foto: Maria Laura Antonelli / AGF 

Alfonso Bonafede  

In breve

  • Riforma della prescrizione
  • ‘Daspo a vita’ per i corrotti
  • Agente sotto copertura
  • Utilizzo di trojan per le intercettazioni.

Il disegno di legge anticorruzione, rinominato ‘spazzacorrotti’ da Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede, è uno dei provvedimenti bandiera del Movimento 5 stelle. Oltre alla riforma della prescrizione, prevede il cosiddetto ‘Daspo a vita’ per i corrotti, la figura dell’agente sotto copertura, l’utilizzo di trojan per le intercettazioni. Sono inoltre previste norme più stringenti su partiti e movimenti politici.

Approvato dalla Camera il 22 novembre dopo un iter travagliato, il ddl è ora all’esame del Senato, dove i pentastellati puntano a ripristinare il testo originario dopo l’incidente che si e’ verificato in Aula a Montecitorio, con il governo che e’ stato battuto su un emendamento a scrutinio segreto che ammorbidisce di molto il reato di peculato e che ha dato il via a una spaccatura interna alla maggioranza, con accuse e sospetti reciproci tra alleati di governo.

E’ stato necessario un vertice a tre, tra i due vicepremier e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per superare la spaccatura. Ma si è trattato solo dell’ultimo episodio in ordine di tempo: tutta la strada del ddl è stata infatti in salita, sin dall’approvazione del provvedimento in Cdm, dove non è passata inosservata l’assenza del vicepremier e titolare del Viminale, Matteo Salvini. Sono state molteplici le battute di arresto, gli accordi siglati e poi saltati tra M5s e Lega, il necessario e continuo intervento dei leader in persona per recuperare l’intesa, ad esempio sulla riforma della prescrizione.

I 5 stelle hanno infatti voluto inserire in corso d’opera lo stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio nonostante la ferma contrarietà degli alleati. Contrarietà superata solo dopo un vertice a palazzo Chigi, con i leghisti che hanno ottenuto il rinvio al 2020 dell’entrata in vigore della riforma. Tensioni proseguite fino all’ultimo, con i deputati M5s in piedi in Aula ad applaudire l’approvazione del ddl a cui ha fatto da contraltare la freddezza leghista. Il via libera finale è atteso entro il 2018.

Sicurezza

In breve

  • Abolito il permesso umanitario 
  • Nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza
  • Stretta alle leggi antiterrorismo
  • Daspo sportivo ai sospetti terroristi
  • Via la cittadinanza italiana in caso di condanna definitiva per terrorismo 
  • Maggiori poteri ai Comuni

Un iter parlamentare complicato e spesso in salita, con tensioni all’interno del governo e fibrillazioni tra i 5 stelle destinate però ad infrangersi contro il muro innalzato da Matteo Salvini, che non ha concesso alcun passo indietro agli alleati di governo. è la cornice che accompagna il via libera definitivo al decreto Sicurezza, provvedimento bandiera della Lega giunto al rush finale in zona Cesarini: diventerà legge a pochissimi giorni dal rischio scadenza. Il decreto segna anche un primato per il governo Conte: è infatti il primo provvedimento che affronta le aule parlamentari blindatissimo, licenziato con una doppio voto di fiducia, prima al Senato e poi alla Camera.

Approvato all’unanimità dal consiglio dei ministri a fine settembre, il decreto modifica la normativa in materia di accoglienza dei profughi, abolendo il permesso umanitario. Introduce nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza. Imprime una stretta alle leggi antiterrorismo estendendo il Daspo sportivo anche ai sospetti terroristi. Toglie la cittadinanza italiana in caso di condanna definitiva per terrorismo. E concede maggiori poteri ai Comuni.

Quanto al sistema Sprar, è stato notevolmente ridimensionato. Il decreto rientra in un piu’ ampio ‘pacchetto sicurezza’, dove figura un altro cavallo di battaglia leghista: la legittima difesa. Approvata dal Senato a fine ottobre, anche questa riforma ha creato alcune tensioni nella maggioranza, con i pentastellati che inizialmente hanno tentato di ‘attenuarne’ le norme per poi ‘riallinearsi’. Il provvedimento ha incassato anche i voti di Forza Italia e FdI. La difesa è sempre legittima e non è punibile chi si è difeso in “stato di grave turbamento”, sono i punti principali della riforma che ora dovrà essere approvata dalla Camera. Infine, è iniziata i primi di settembre la sperimentazione del taser, la pistola ad impulsi elettrici, in dotazione alla polizia municipale di 12 comuni italiani (Genova, Torino, Milano, Padova, Reggio Emilia, Bologna, Firenze, Caserta, Napoli, Brindisi, Palermo e Catania). La norma e’ contenuta nel decreto Sicurezza.

Migranti

Cosa ha fatto il governo nei suoi primi sei mesi 

 Matteo Salvini

In breve

  • Riduzione del numero degli sbarchi
  • Nuovo contratto per la gestione del’accoglienza

“Buon viaggio, possono andare dove vogliono gli amici delle Ong ma in Italia non arrivano”. E’ il refrain del ministero dell’Interno, Matteo Salvini, che sulla linea dura sui migranti non ha esitato a polemizzare con Malta e con la Francia. Non ha mancato di attaccare Macron per la vicenda dei profughi riportati in territorio italiano dalla gendarmeria francese, come avvenuto a Claviere, oppure di criticare La Valletta, accusata di aver abbandonato un gommone con 150/200 immigrati in mezzo al Mediterraneo e in direzione dell’Italia. “A Bruxelles sono troppo impegnati a scrivere letterine contro l’Italia per occuparsi di questi problemi”, ha commentato il titolare del Viminale.

E l’aggiornamento sui flussi migratori registrati dice che “l’anno scorso erano arrivate via mare 117 mila persone, oggi siano fermi a 23 mila”. Gli sbarchi sono intorno all’81% in meno rispetto a un anno fa. Dal primo gennaio al primo giugno 2018 ci sono stati 13.589 migranti sbarcati; nello stesso periodo di un anno fa erano stati 60.228, quindi un calo di quasi il 78%. Gli sbarcati dal primo gennaio al 4 novembre scorso sono stati 22.167, contro i 114.356 dello stesso periodo di un anno fa, per l’appunto un calo di quasi l’81%. Se si prende il solo periodo riferito a questo governo, dal primo giugno al 4 novembre si sono registrati 8.468 sbarchi, contro i 54.128 dello stesso periodo di un anno fa.

Nei centri di accoglienza 183.732 ospiti a gennaio, 167.723 a giugno, 148.875 al 15 ottobre. Le domande di asilo sono passate da circa 100.000 a quasi 40.000. A proposito di strutture di accoglienza, ad esempio il primo gennaio 2018 il Cara di Mineo ospitava 2.585 migranti, che oggi sono scesi a 1.726. Il calo è del 33% e si e’ accompagnato a una progressiva riduzione dei costi.

Il contratto in vigore il primo di gennaio 2018 prevedeva una spesa da 33,06 euro a testa al giorno per migrante, per un costo quotidiano di 85.460 euro. A ottobre è entrato in vigore un nuovo contratto, con una spesa giornaliera scesa a circa 22 euro per migrante al giorno. Con le presenze attuali, il costo quotidiano è di 37.972 euro. Se ci fosse già in vigore il nuovo capitolato previsto da Salvini, la spesa scenderebbe ulteriormente. La base d’asta, infatti, sarà di 19,33 euro per migrante al giorno, con un esborso complessivo quotidiano massimo (ipotizzando le presenze attuali) da 33.364 euro. Ed è evidente che l’appalto sarà aggiudicato a un costo più basso di 19,33 euro, con ulteriore risparmio.

Rai

In breve

  • Nomina di presidente e ad
  • Nomina dei nuovi direttori di testata

La coincidenza ha voluto che andasse in scadenza il Cda scelto con la precedente legge e con il precedente governo a trazione Pd-renziana. E cosi’ la nomina del nuovo organismo di gestione del servizio pubblico radiotelevisivo è stato il primo impegno, anche se direttamente il governo ha detto la sua – per legge – solo su due dei sette componenti del Cda: gli altri 5 sono stati scelti dal Parlamento (due per parte da Senato e Camera) e dai dipendenti Rai. I due nomi del governo sono stati quelli di Marcello Foa e, tramite il Tesoro che è l’azionista di riferimento Rai con il 99 e passa per cento, Fabrizio Salini, chiamato ad essere l’amministratore delegato (figura che subentra al direttore generale della precedente governance).

In Parlamento, secondo uno schema legato all’alleanza M5s-Lega, Beatrice Coletti (M5s), Igor De Biasio (Lega Nord), poi c’è Giampaolo Rossi, considerato vicino a Fratelli d’Italia. Formazione questa che ha consentito a Lega e M5s di avere i voti necessari, assieme a quelli di Forza Italia in seconda battuta, per il via libera in commissione di Vigilanza a Marcello Foa (dopo un primo stop perche’ mancavano appunto i voti forzisti) alla presidenza di viale Mazzini in seguito all’indicazione in tal senso a maggioranza in Cda. Di questo fanno parte anche Rita Borioni (in quota Pd) e Riccardo Laganà (tecnico del montaggio eletto dai dipendenti Rai).

A cascata, dal Cda ecco le nomine alle direzioni dei tg: Giuseppe Carboni, appoggiato da M5s, al Tg1; Gennaro Sangiuliano, in quota Lega e sostenuto da FI, al Tg2; Giuseppina Paterniti, proposta da M5s, al Tg3. Al Gr e Radio Rai è stato spostato Luca Mazza (dal Tg3 e dato in quota Pd), mentre alla Tgr e’ andato Alessandro Casarini, dato come vicino alla Lega. E, nella logica dello spoil system, dopo quelle ai tg, arrivano le nomine alle reti: Teresa De Santis, con il sostegno della Lega a Rai1; Carlo Freccero, molto apprezzato da M5s, che torna – da pensionato e per un anno – a Rai2; conferma invece per Stefano Coletta, considerato vicino alla sinistra.

Vaccini

Cosa ha fatto il governo nei suoi primi sei mesi 

 Giulia Grillo

In breve

  • Obbligo vaccinale su base regionale
  • Piano speciale per il morbillo

L’obbligo vaccinale per i bambini è un’esagerata coercizione o una sacrosanta misura sanitaria di prevenzione? Su questo dilemma si sono consumati i primi sei mesi di governo gialloverde in tema sanità. La ministra Giulia Grillo, che peraltro è un medico, ha dovuto districarsi tra gli appelli unanimi della comunità scientifica a non abolire la legge Lorenzin, che fissa a 10 i vaccini obbligatori pena l’esclusione del bimbo dal nido o, per i più grandi, salate multe per i genitori, e la piccola ma agguerrita frangia no-vax, che si fa sentire sui social ma che trova sponde anche negli stessi 5 stelle.

E se già a giugno persino Matteo Salvini sentenziava che “dieci vaccini obbligatori sono inutili e dannosi”, pediatri, medici e infettivologi sottolineavano a gran voce: “Abolire l’obbligo sarebbe irresponsabile, le coperture sono aumentate e la legge ha funzionato”. La prima deadline era quella del 10 luglio, data entro la quale, come previsto dalla legge Lorenzin, occorreva presentare i certificati alle Asl. Ma solo in meno della metà delle regioni era partita l’anagrafe vaccinale, indispensabile per i controlli incrociati. Per questo il 5 luglio è stata pubblicata la circolare Grillo-Bussetti, che consentiva ai presidi di “accontentarsi” dell’autocertificazione, sollevando un vespaio di polemiche.

L’obiettivo dichiarato è quello di superare l’obbligo come concepito dalla Lorenzin: la legge incardinata in Senato prevede infatti un obbligo “flessibile”, pensato per singoli vaccini e regione per regione, in base alle coperture e ai dati epidemiologici. Proprio tenendo conto dei dati ancora allarmanti (nei primi nove mesi del 2018 quasi 2.300 malati, con due morti), è allo studio in particolare un nuovo piano contro il morbillo, che prevede l’offerta vaccinale per 800 mila giovani e adolescenti, anche attraverso un sistema premiale ancora tutto da studiare (agevolazioni all’università, ad esempio, o nell’iscrizione nei centri sportivi, o persino per i punti della patente).

Sgomberi

In breve

  • Accelerazione nelle demolizioni

Un’accelerazione negli sgomberi di alloggi e luoghi anche pubblici occupati abusivamente e nell’esecuzione di provvedimenti di demolizione di costruzioni abusive confiscate e sequestrate o passate nella disponibilità di enti pubblici. C’è anche questo nel primo semestre di attività del governo gialloverde M5s-Lega.

Nel giro di pochi giorni l’attenzione mediatica è stata attirata da quanto avvenuto a Roma. Dapprima il via alle demolizioni da parte del Comune di Roma di una schiera di abitazioni nella zona del Quadraro riconducibili al clan Casamonica, con una mega operazione che ha visto impegnati 600 appartenenti al Corpo della Polizia di Roma Capitale arrivati sul posto all’alba, con il sindaco Virginia Raggi, e dove dopo sia il premier Giuseppe Conte che il ministro dell’Interno Matteo Salvini hanno ribadito il ripristino della legalità. Poi, in territorio di Frascati ai confini con quello della capitale, i bulldozer dell’Esercito hanno ridotto in macerie una villa, disabitata, anche questa appartenente alla famiglia Casamonica. E anche qui il titolare dell’Interno è stato netto nel dichiarare che l’azione del governo non avrà sosta nella lotta all’abusivismo e nell’attacco alle proprietà frutto del malaffare.

Campagna ‘plastic free’

In breve

  • Riordino delle competenze
  • Messa al bando delle plastiche monouso

Nell’agosto 2018 è diventato legge il decreto per il riordino dei Ministeri. Nel testo, le competenze in materia di Terra dei Fuochi sono passate dal dicastero dell’Agricoltura all’Ambiente, con particolare riferimento a quelle sulle bonifiche delle discariche scoperte che inquinano le falde e il terreno rendendo pericolose le coltivazioni ad uso alimentare. Ancora, con la nuova legge il Ministero assume competenze sull’economia circolare e dissesto idrogeologico. Su quest’ultimo aspetto, passano al ministero dell’Ambiente le competenze sul dissesto che nel 2014 andarono alla struttura di missione di Palazzo Chigi.

E’ stata lanciata la campagna “plastic free” per la messa al bando dell’uso della plastica, in particolare la monouso, anche nelle amministrazioni pubbliche a cominciare dal ministero dell’Ambiente. Infine, il ministro Sergio Costa, alla guida del dicastero, ha portato a casa il decreto sulla commissione Via/Vas che ridefinisce i criteri di selezione dei componenti della Commissione Tecnica di Verifica dell’impatto ambientale.

Precari

In breve

  • Bonus per le assunzioni stabili degli under 35
  • Stretta sui contratti a terine
  • Stretta sulle delocalizzazioni

Il decreto Dignità è stato approvato in via definitiva dal Senato il 7 agosto scorso sostanzialmente per modificare alcune norme sul mondo del lavoro previste dal Jobs Act. Il provvedimento prevede, tra le altre misure, l’estensione al 2021 del bonus per le assunzioni stabili degli under 35, una stretta sui contratti a termine e sulle delocalizzazioni, nuove disposizioni sui contratti in somministrazione e l’aumento delle indennità in caso di licenziamento illegittimo. Il decreto contiene, inoltre, la disciplina dei nuovi voucher per i piccoli alberghi e il settore agricolo, multe più salate per chi viola il divieto di sponsorizzazioni e pubblicità dei giochi d’azzardo, il messaggio “nuoce gravemente alla salute” apposto su gratta e vinci e slot. 

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Salvini pubblica una lettera di minacce ricevute, in un italiano un po’ incerto

Salvini pubblica una lettera di minacce ricevute, in un italiano un po' incerto

“Letterina di minacce, soprattutto alla grammatica italiana, arrivata al ministero… Si tira dritto, baci e abbracci! Sabato prossimo, 8 dicembre alle 11 a Roma in piazza del Popolo, risponderemo con i sorrisi di un mare di italiani perbene!”. Così su twitter il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che posta la foto della lettera di minacce ricevuta.

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Centrodestra: Meloni, Salvini non è venuto al vertice per non far arrabbiare l’amante

meloni salvini

Cristiano Minichiello / AGF 

 Giorgia Meloni

“Salvini dice che si incavola Di Maio, e che quindi l’incontro doveva rimanere segreto. Questo è il problema degli uomini che hanno l’amante…”. La presidente di FdI Giorgia Meloni ironizza sulla mancata partecipazione del leader leghista Matteo Salvini al vertice del centrodestra che si è tenuto oggi a Milano, intervistata a Nemo in onda stasera.

“Salvini – ha aggiunto – dice che si è arrabbiato perché si è saputo che doveva essere un incontro clandestino, ma era una riunione in calendario da settimane, per parlare di una cosa che sanno tutti, e cioè dei candidati del centrodestra per le regioni in cui si voterà, in alcune addirittura a febbraio. Con Berlusconi e con Giorgetti, che comunque era presente per la Lega – ha concluso – abbiamo parlato delle regionali, siamo andati un po’ avanti e poi vedremo”.

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Le ragioni politiche dietro la frase di Renzi sulle ‘scuse dovute’ a Berlusconi  

Le ragioni politiche dietro la frase di Renzi sulle 'scuse dovute' a Berlusconi  

Non ha destato grande sorpresa dentro FI la decisione di Matteo Renzi di ‘sdoganare’ in qualche modo il Cavaliere. “Amici lo dico forte: la sinistra italiana che oggi sta zitta su Salvini dovrebbe chiedere scusa a Berlusconi. Rispetto alle norme ad personam di Salvini Berlusconi era un pischello”, ha spiegato ieri.

L’ex segretario dem, riferiscono fonti azzurre, in questi giorni ha avuto diversi contatti con senatori di FI. Soprattutto con quegli esponenti delusi dall’intenzione di Silvio Berlusconi di non staccarsi dal segretario del partito di via Bellerio. Ieri ha incontrato per esempio l’ex capogruppo a palazzo Madama, Paolo Romani.

Gli anti-Salvini in Forza Italia

Con l’intenzione di capire quanti in FI si attestano sulla sponda anti-Salvini. L’ex segretario dem non pensa che il governo possa cadere a breve. Fino alle Europee l’esecutivo – ha spiegato ai suoi interlocutori secondo quanto viene riferito – andra’ avanti ma poi potrebbe essere necessario unire le forze in Parlamento. Una rete anti-sovranista quindi. “È arrivato il momento – osservava ieri alla Camera Ivan Scalfarotto, incaricato da Renzi di coordinare i comitati civici per la resistenza civile – di mettere insieme tutti coloro che non vogliono che l’Italia diventi l’Ungheria.

Dando rappresentanza a chi va in piazza come a Roma e Torino. Guardando soprattutto a chi non ha tessere ma anche a tutti quelli che non si riconoscono in questo governo, da FI a Leu”.

Renzi al momento gioca su un doppio fronte. Il primo è quello nel Pd: Sostegno a Minniti ma senza metterci la faccia, l’obiettivo è quello di rivolgersi non tanto al partito (e ai partiti) ma alla gente comune. Ma la vera partita è sul dopo. Da qui la domanda che, riferiscono fonti parlamentari, Renzi ha rivolto agli azzurri ma anche ad altri esponenti fuori dal Pd: tra non molto possiamo trovarci sulla stessa sponda: mettere insieme le forze per salvare l’Italia dalla rovina.

Un’unione di interessi, all’occorrenza

Nessuna nuova riedizione del ‘Renzusconi’, come in maniera ironica i detrattori dell’ex premier hanno definito l’ormai celebre patto tra FI e Pd sulla legge elettorale. Lo sguardo di Renzi è rivolto verso un orizzonte lungo e, nonostante i rapporti siano rimasti buoni soprattutto con Gianni Letta, non prevede – secondo quanto ha riferito nei suoi incontri – un asse con il Cavaliere.

Non c’è un piano insomma per andare insieme alle Europee, tantomeno alle Regionali. Ma si intravede la possibilità – questa la tesi – di unire le forze qualora la situazione lo dovesse richiedere. Il senatore di Scandicci guarda anche nel campo del centrodestra, sonda il terreno, cercando di capire quanto ‘appeal’ possa avere nell’area moderata un suo eventuale futuro partito. Per ora frena, tenendo conto anche delle opinioni dei suoi fedelissimi.

Ma dopo il congresso i comitati civici potrebbero non essere solo un elemento di affiancamento al Pd. Un bivio che al momento è stato allontanato. Del resto Renzi ha messo nel mirino la coppia Di Maio-Salvini. Si sta concentrando solo, dicono i suoi, in questa direzione.

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Papà di Maio, la Procura indaga per abusi edilizi e violazioni in materia ambientale

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 Afp

 Luigi Di Maio

Abusi edilizi e violazioni in materia ambientale sono le due ipotesi di reato nell’inchiesta su Antonio Di Maio, il padre del vicepremier Luigi. Sono contenute nel fascicolo aperto dalla procura di Nola dopo la relazione spedita questa mattina in busta sigillata dai vigili urbani del comune di Mariglianella, alle porte di Napoli. Giovedì pomeriggio la polizia locale ha sequestrato aree del terreno di proprietà al 50 % di Antonio Di Maio e di sua sorella Giovanna. Nella relazione ci sono segnate le misurazioni di quattro pertinenze legate a una vecchia masseria in disuso, usata dal padre del ministro al Lavoro come deposito per la sua ditta edile, la Ardima costruzioni. Le pertinenze sono risultate abusive, almeno nel confronto tra lo stato dei luoghi e i dati catastali presenti.

Cosa succederà adesso? Ci sono diverse possibilità. Innanzitutto la prima, che sanerebbe tutto, è che i tecnici di Antonio Di Maio, da lui nominati ieri e che hanno presenziato all’operazione di polizia giudiziaria nel casolare, presentino un’autorizzazione a edificare, dimostrando che quei manufatti potevano essere costruiti. Se invece i manufatti risultassero abusivi si può arrivare al loro abbattimento che la procura dovrebbe autorizzare e il comune di Mariglianella eseguire salvo poi rivalersi, per i costi, al padre di Luigi Di Maio. C’è poi la questione rifiuti. Sul terreno sono stati trovati rifiuti classificati come speciali che vanno smaltiti con procedure particolari. Si tratta di materiali di risulta, masserizie e vernici che comunque non dovevano essere in quel posto. In questo caso si può avere una sanzione pecuniaria con l’obbligo di bonificare la zona. La procura a breve potrebbe emettere un provvedimento con il quale convaliderà o meno il sequestro d’iniziativa eseguito giovedì mattina.

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Boldrini e Salvini hanno discusso negli studi di Sky per i commenti sessisti a un tweet

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Laura Boldrini ha chiesto a Matteo Salvini di rimuovere i commenti sessisti comparsi in calce a un post sul profilo Twitter del ministro. Non lo ha fatto usando un social, come è ormai abitudine nell’arena politica, ma di persona, incrociandolo negli studi di Sky, dove entrambi erano ospiti in due diverse trasmissioni.

Ma cosa c’è nel tweet del ministro dell’Interno e perché la parlamentare di Leu si è impegnata in prima persona perché vengano rimossi i commenti che lo accompagnano?

Per comprendere questa storia bisogna andare a un paio di settimane fa, per l’esattezza al 16 novembre, quando a Milano sfila una manifestazione di studenti. I ragazzi hanno proclamato il #NoSalviniDay: formalmente per protestare contro le condizioni dell’edilizia scolastica, ma il corteo assume subito una forte connotazione politica come del resto le occupazioni di quei giorni in alcuni licei romani. Si urlano slogan contro le diseguaglianze e le politiche migratorie del governo e vengono bruciate bandiere della Lega e del M5s. 

Tre giorni dopo il ministro dell’Interno posta sul suo account Twitter una foto di un gruppo di ragazze che, nel corso di un corteo, regge un cartello che recita: “Il mio sogno nel cassetto non è stato rimosso. Salvini sappia che a Piazzale Loreto c’è posto”. Un riferimento evidente al 29 aprile 1945 quando i corpi di Mussolini, di Claretta Petacci e di alcuni gerarchi fascisti furono appesi a testa in giù alla pensilina di un distributore di benzina.

Il tweet, ricostruisce Repubblica, innesca una valanga di insulti sessisti da parte dei follower del vicepremier. Le tre studentesse sono minorenni e questa è una ragione in più per non lasciarle in balia dell’odio online, come fa notare la deputata del Pd Giuditta Pini.

A ruota l’ex presidente della Camera presenta una interrogazione alla Camera che rimane senza esito e per questo decide di diffondere il video del fuori onda a Sky in cui chiede a Salvini di cancellare i messaggi sessisti anche dalla pagina Facebook. Il vicepremier risponde: “Ma tu hai visto che cartello avevano in mano queste? Parlano di piazzale Loreto”.  “Mi dissocio da questo – risponde Boldrini – ma sono minorenni. Sei ministro, hai una responsabilità aggiuntiva”, conclude.

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Manovra: Juncker, progressi con l’Italia, buona atmosfera

manovra jean claude juncker

JOHN THYS / AFP 

Jean-Claude Juncker (Afp) 

Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ha detto che si sono compiuti passi in avanti nel negoziato con l’Italia sulla manovra. Lo riferisce la Reuters. “L’atmosfera è buona, stiamo facendo progressi”, ha affermato durante una conferenza stampa a Buenos Aires dove si trova per la riunione del G20.

Secondo Di Maio intelligenza artificiale e blockchain daranno lavoro ai giovani

30 novembre 2018,13:48

“Le nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale e la blockchain offriranno nuovi posti di lavoro per i giovani italiani.”Così il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio intervenendo alla consegna della borsa di studio #InvestYourTalent 2018 intitolata a Fabrizia Di Lorenzo, la ragazza rimasta vittima nel 2016 all’attentato al mercatino di Natale a Berlino. Courtesy Facebook/Luigi Di Maio

Manovra: Salvini, troveremo accordo con Ue, il 2,4% non è scritto nella Bibbia

Manovra: Salvini, troveremo accordo con Ue, il 2,4% non è scritto nella Bibbia

Foto: Pierpaolo Scavuzzo / AGF 

 Matteo Salvini

 “Con l’Europa sono convinto che l’accordo lo troveremo, perché a noi non interessa litigare e neanche a Bruxelles interessa mandare i commissari e gli ispettori in giro per l’Italia”. Lo ha detto il ministro dell’Interno e vicepremier, Matteo Salvini, a Porta a Porta in onda stasera, rispondendo a una domanda sul rapporto deficit-Pil previsto dalla legge di bilancio. 

“Non è mica scritto nei dieci comandamenti della Bibbia che dobbiamo fare il 2,4 per cento” di rapporto deficit-Pil. Ha aggiunto. “I tecnici sono a lavoro. Ci diranno che su quota 100 ci sono uno, due, tre miliardi in più, vorrà dire che li metteremo sugli investimenti”. “Il reddito di cittadinanza -a continuato – è un contributo che incentiva a tornare nel mondo del lavoro. Si stanno comunque mettendo dei paletti, non sono tanti quelli che avranno il totale dell’importo: se uno per esempio ha il macchinone, la casa ed altro non l’avrà”.

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