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Di Maio: Ue e media vogliono farci cadere, mercati vogliono più bene all’Italia dell’Europa 

Di Maio: Ue e media vogliono farci cadere, mercati vogliono più bene all'Italia dell'Europa 

 (Agf)

 Luigi Di Maio

“Il sistema mediatico e il sistema europeo ormai hanno deciso che questo governo deve cadere il prima possibile, ma piu’ fanno cosi’ e piu’ ci compattano”: lo ha affermato il vicepremier Luigi Di Maio, durante un incontro con gli imprenditori a Potenza. “In questi giorni ho capito che i mercati vogliono molto più bene all’Italia di quanta ne voglia l’Unione Europea”, ha aggiunto. Di Maio ha aperto a un dialogo con Bruxelles se non ci sono “pregiudizi” verso l’esecutivo italiano che, ha sottolineato, ha scelto di fare “un po’ di deficit” per la crescita e non per soddisfare clientele. “Se c’è una volontà di dialogare con questo governo, noi siamo i primi: ci accampiamo a Bruxelles e gli spieghiamo tutto quello che vogliamo fare, gli spieghiamo i fondamentali dell’Italia”. Il vicepremier ha ribadito la convinzione che alle europee “ci sarà un terremoto politico” che avvantaggerà l’Italia.

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Non ci sarà né un rimpasto di governo, né l’uscita dall’euro, assicura Di Maio al Corriere

Non ci sarà alcun rimpasto nel governo gialloverde, assicura Luigi Di Maio in un’intervista al Corriere della Sera, con la quale il vicepremier risponde alle voci che vorrebbero Alessandro Di Battista in procinto di andare alla guida della Farnesina, Paolo Savona al posto di Giovanni Tria al ministero di via XX Settembre e fuori dalla compagine governativa Danilo Toninelli (Trasporti) e Giulia Grillo (Sanità). Ipotesi accreditata da diversi osservatori negli ultimi giorni e che presuppone le dimissioni del ministro Tria in caso di bocciatura della manovra da parte di Bruxelles.

Dice Di Maio al Corriere: “Chiesi ad Alessandro (Di Battista, ndr) di fare il ministro, ma lui stava partendo e non volle”, ricorda il vicepremier. “Né da parte mia, né da parte sua, c’è la volontà di sostituire alcun ministro”. Sui rapporti tesissimi con la Commissione sulla Manovra e su una possibile uscita dall’Euro di Maio dice: “No, non c’è nessun piano B. Per me l’appartenenza all’Unione europea non è in discussione così come non è in discussione l’uscita dall’euro. È la Commissione che ha sei mesi di vita, dopodiché nessuno di questi soggetti farà più il commissario”.

“Ci sarà in tutti i Paesi un tale terremoto contro l’austerity che le regole cambieranno il giorno dopo le elezioni. Ma il piano B non esiste, questa manovra noi la vogliamo discutere con le istituzioni europee. Loro non sono d’accordo con il nostro livello di deficit, però se è vero che sono aperti al dialogo anche noi lo siamo. C’è tutta la volontà di spiegare la manovra del popolo, che ripaga la gente di tanti torti e ruberie”.

“Con il premier mi confronto sempre e siamo d’accordo. Non so se Giorgetti ha cambiato idea. Ma a me interessa l’opinione di Salvini, con il quale ci siamo detti che non si torna indietro. Se andiamo in Parlamento con l’idea di cambiare il 2,4 di deficit, gli squali sentono il sangue e azzannano. Non c’è un piano alternativo”.

“Non è vero che i soldi non ci sono. Anche il governo Renzi fece il deficit al 2,4%, la novità è che lo facciamo noi”.

“I fondi non ti comprano se i titoli diventano spazzatura e noi non siamo a quel punto. Il declassamento c’è stato anche con Letta e Renzi e non dipende dalla manovra che fai, ma dall’andamento generale del Paese”.

“So che la visita di Draghi era prevista da tempo e non credo che il presidente si metta a mandare messaggi di preoccupazione utilizzando l’incontro con la Bce. Non lo dico in contrapposizione con Mattarella, ma il governo deve realizzare le promesse”.

“Parliamo di sei milioni di italiani sotto la soglia di povertà relativa o assoluta. È una misura seria che innescherà la crescita. Ma poiché sono stufo di facili ironie farò conoscere tutti gli strumenti insieme. Vedremo se servirà un testo collegato, o un decreto dove inserire tutto quello che non entra nella manovra”.

“Non usiamo bot o algoritmi, la Bestia di Salvini è Salvini stesso”, spiega Luca Morisi

"Non usiamo bot o algoritmi, la Bestia di Salvini è Salvini stesso", spiega Luca Morisi

 YouTrend

 Luca Morisi

“Rifiuto la definizione di ‘spin doctor’, la verità è che Matteo Salvini è lo spin doctor di se stesso”. Non usa mezzi termini Luca Morisi, social media strategist di Matteo Salvini e speaker della terza giornata di Election Days, il corso di comunicazione politica di Quorum/YouTrend presso la Scuola Holden di Torino. “La forza di Salvini – sostiene Morisi – è il fatto di essere padrone della sua comunicazione. È un campione della disintermediazione ed è un perfezionista assoluto”.

"Non usiamo bot o algoritmi, la Bestia di Salvini è Salvini stesso", spiega Luca Morisi

  YouTrend

Lorenzo Pregliasco e  Luca Morisi

Lo staff di Salvini è finito più di una volta sotto i riflettori della stampa, che ha dipinto la comunicazione del ‘capitano’ come qualcosa di generato automaticamente da un diabolico sistema di algoritmi che minaccia la privacy degli utenti dei social network. “Su questo – afferma Morisi – ho letto delle assolute corbellerie. La ‘Bestia’ è un insieme di software per il lavoro collaborativo, per l’automazione di attività di cross-posting, creazione di grafiche, pubblicizzazione di eventi, monitoraggio di news. Non c’è nessuna attività di “sentiment analysis”, nessun algoritmo che decide in modo automatico cosa debba uscire e cosa no. C’è sempre una valutazione ‘analogica’ fatta da persone in carne ed ossa”.

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"Non usiamo bot o algoritmi, la Bestia di Salvini è Salvini stesso", spiega Luca Morisi

  Luca Morisi

Nessun rischio di una comunicazione sempre più disumanizzata dalle nuove tecnologie, quindi? “Alcuni giornali e alcuni presunti ‘esperti’ di parte hanno creato una storia allarmante in cui si legano oscuri algoritmi, hacker stranieri e altre cose strane: una vera e propria fake news. A decidere gli argomenti da trattare è il nostro ascolto continuo della realtà, e Salvini ha un talento naturale nell’intuire le tendenze nelle opinioni della gente”, è la versione di Morisi.

I canali social del ministro dell’Interno, in particolare Facebook, si sono fatti notare per la loro crescita esponenziale negli ultimi mesi (a giugno, quando ci fu la vicenda della nave Aquarius, in un solo giorno i fan di Salvini su FB aumentarono di 50.000 unità). Ma il segreto di alcune ‘trovate’ deve poco alla tecnologia e agli algoritmi e tanto all’improvvisazione: “Quando Salvini fece la diretta FB dai tetti di Roma sembrò chissà quale mossa diabolica – racconta Morisi – ma la realtà è che dentro quegli uffici il segnale 4G era troppo debole per fare una diretta video, e quindi andammo sul tetto a cercare più segnale”.

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Le accuse però riguardano anche l’utilizzo di ‘bot’ e profili falsi su Twitter. Su questo Morisi è molto netto: “Noi non usiamo bot o profili falsi e non li abbiamo mai usati. Qualche anno fa abbiamo sperimentato un programma con cui gli utenti davano il consenso a retwittare automaticamente dei contenuti di Salvini, ma erano persone in carne ed ossa che accettavano liberamente di farsi ‘portavoce’. E comunque quel programma non lo usiamo più, da gennaio ormai. Ma ne ho sentito davvero tante e sto pensando di querelare qualcuno, perché io non ho mai creato o gestito dei profili falsi per aumentare artatamente l’engagement di Salvini”.

"Non usiamo bot o algoritmi, la Bestia di Salvini è Salvini stesso", spiega Luca Morisi

Infine Morisi risponde anche alle accuse di ‘hate speech’: “Noi non facciamo campagne d’odio, noi fotografiamo la realtà. Certo, usiamo tinte forti, ma se si esce per strada ci si rende conto che questi sentimenti sono già tra le persone, non siamo noi a crearli. Anche noi subiamo degli attacchi violenti, Salvini è vittima di una continua campagna di hating, tutti i giorni c’è qualcuno sui social che gli augura la morte pubblicamente”. Nessun rapporto con Putin e la Russia? “Né io né altri dello staff di Salvini abbiamo mai avuto rapporti “tecnologici” con la Russia o col partito di Putin, l’unico evento russo per me è stato accompagnare una volta Salvini in una visita a Mosca per suoi incontri istituzionali da Ministro”.

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Governo, Di Maio: Di Battista? Nessun rimpasto né volontà di sostituire qualcuno

Governo, Di Maio: Di Battista? Nessun rimpasto né volontà di sostituire qualcuno

Ravaglifoto 

Luigi Di Maio 

Non ci sarà alcun rimpasto nel governo Lega-pentastellato: parola del vicepremier, Luigi Di Maio. “Nessun rimasto”, assicura al Corriere della Sera che gli chiede conto delle voci che vorrebbero Alessandro Di Battista in procinto di andare alla guida della Farnesina, Paolo Savona al posto di Giovanni Tria al ministero di via XX Settembre e fuori dalla compagine governativa Danilo Toninelli (Trasporti) e Giulia Grillo (Sanita’). “Chiesi ad Alessandro (Di Battista, ndr) di fare il ministro, ma lui stava partendo e non volle”, ricorda il vicepremier. “Né da parte mia, né da parte sua, c’è la volontà di sostituire alcun ministro”. 

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Genova, Toninelli: anticiperemo i risarcimenti per gli sfollati e Autostrade pagherà

Genova, Toninelli: anticiperemo i risarcimenti per gli sfollati e Autostrade pagherà

I risarcimenti per gli sfollati del ponte di Genova saranno nel decreto e lo Stato anticiperà i soldi che poi però Autostrade gli risarcirà: lo ha annunciato il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, spiegando a La Stampa i dettagli delle novità nel provvedimento. “Autostrade risarcirà fino all’ultimo centesimo gli incredibili danni che ha arrecato”, assicura il ministro. “Noi dobbiamo garantire che queste persone possano tornare alla normalità e nonostante le difficoltà legislative penso e spero che già nel decreto ci saranno le somme e i modi per far acquistare loro una casa”. E “tutto ciò che lo Stato anticiperà ci verrà rimborsato da Autostrade”. Toninelli ha annunciato anche che nel decreto ci sarà la cassa integrazione in deroga: “I soldi devono andare a chi ha davvero bisogno, ma la cassa in deroga è necessaria e dovremo metterla”. 

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Di Maio: sulla manovra non c’è nessun piano B, questa Europa tra sei mesi è finita

di maio governo manovra ue

Sul fronte dei conti pubblici, il Governo non fa retromarcia e continua la sua strada: lo stesso ministro dello Sviluppo Economico e vicepremier Luigi Di Maio dice senza mezzi termini che non c’è “nessun piano B”. Questo perché da parte dell’esecutivo “non c’è alcuna volontà di arretrare” né si vuole assolutamente “tradire i cittadini italiani. Non si torna indietro”. 

Dopo la lettera scritta dal vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, e dal titolare agli Affari economici Ue Pierre Moscovici – che hanno manifestato “seria preoccupazione” per un Def ritenuto “una deviazione significativa dal percorso di bilancio indicato dal Consiglio Ue – il governo insomma non cambia idea: Di Maio ribadisce che, pur non volendo sfidare Bruxelles, l’obiettivo della manovra è un altro e cioè quello di “ripagare il popolo italiano di tanti torti subiti”. E proprio questo verrà ribadito quando il presidente della Camera Roberto Fico si recherà alla Commissione Ue: “Faremo lavoro di squadra – ha detto Di Maio – per spiegare che gli italiani hanno bisogno di queste misure che non sono spot ma finalmente cambiamo la vita delle persone”.

Juncker: l’Italia è in una posizione difficile

Che a Bruxelles non vedano di buon occhio la manovra, in quanto rallenta il rientro dal deficit di bilancio, è cosa nota, tant’è che il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, pur escludendo qualsiasi similitudine tra il nostro Paese e la Grecia, ha ribadito che “l’Italia è in una posizione difficile”. “Ho detto a Friburgo che l’euro era in pericolo se tutti avessero richiesto regole speciali in modo tale da non rispettare gli accordi precedenti nel contesto del coordinamento delle politiche economiche e di bilancio” ha aggiunto ricordando la prossima scadenza. L’Italia, ha aggiunto, “dovrà presentare il proprio bilancio alla Commissione entro il 15 ottobre. Valuteremo, e, se necessario, proporremo modifiche ‘sine ira et studio’. Siamo in una procedura normale”. 

Ma Di Maio, sollecitato dai giornalisti, non sembra ammorbirdirsi: “Questa Europa qui tra sei mesi è finita”, ha detto riferendosi alle prossime elezioni europee. Ancora più duro il Ministro dell’Interno Matteo Salvini: “L’Europa dei banchieri, quella fondata sull’immigrazione di massa e sulla precarietà, continua a minacciare e insultare gli italiani e il loro governo? Tranquilli, fra sei mesi verranno licenziati da 500 milioni di elettori, noi tiriamo dritto”. Da Juncker arriva indirettamente la replica: il presidente della Commissione Ue, da parte sua, invita i due vicepremier italiani a prestare maggiore attenzione alle parole: “Il fatto che due vicepremier ministri italiani usino un linguaggio sboccato sull’Unione europea come istituzione nella struttura generale del continente va guardato con molta attenzione”.

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Aborto: il Pd di Verona sfiducia la capogruppo, “non più compatibile”

Aborto Pd Verona capogruppo sfiducia dimissioni legge 194

I consiglieri comunali del Partito Democratico hanno sfiduciato di fatto (chiedendone le dimissioni) la capogruppo Carla Padovani per “quanto di grave e inaccettabile accaduto nel corso del Consiglio comunale di Verona di giovedì 4 ottobre durante la votazione della mozione antiabortista sostenuta dalla Lega e dal Sindaco di Verona”. La decisione è stata comunicata attraverso una nota ufficiale dallo stesso Pd.

“La posizione di adesione alla mozione espressa dalla capogruppo – si legge – è inaccettabile perché tale mozione mistifica principi e risultati della Legge 194, che ha svolto e svolge un ruolo fondamentale nell’emancipazione non solo della donna ma della società italiana intera; tenta in modo strumentale di colpevolizzare la figura della donna riconducendo la dolorosa scelta dell’aborto all’origine del processo di calo demografico del Paese; attacca gratuitamente la credibilità di presidi di salute fondamentali come i consultori e ospedali; bolla come ‘uccisioni  nascoste’ lo scarto di embrioni in uso nelle tecniche di procreazione medicalmente assistita; strumentalizza la funzione di un consiglio comunale chiamato ad amministrare le risorse pubbliche e non a fare propaganda”. “Per tutti questi motivi crediamo che la consigliera Padovani non sia più compatibile con il ruolo di capogruppo di una forza che vuole essere d’alternativa e sconfiggere i beceri populismi, pertanto ne chiediamo formalmente le dimissioni” si legge infine. La nota porta in calce le firme dei consiglieri comunali del Pd Elisa La Paglia, Stefano Vallani e Federico Benini.

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Mattarella: “La nostra forza è non retrocedere su diritti persona”

Mattarella: "La nostra forza è non retrocedere su diritti persona"

Alessandro Serrano’ / AGF 

Sergio Mattarella 

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella sottolinea il valore dei diritti della persona in un messaggio inviato al Coordinatore del Comitato promotore della Marcia Perugia-Assisi, Flavio Lotti. “La nostra forza – scrive il capo dello Stato – poggia sulla capacità di mobilitare le coscienze e di non retrocedere per nessuna ragione sui diritti della persona. La pace coinvolge e sfida la cultura, l’economia, la politica, l’educazione, interpella ciascuno. L’apporto creativo dei giovani è indispensabile per dare sostanza alla pace”. Il presidente rileve che “viviamo un tempo di cambiamenti epocali e più che mai le nostre società continuano ad avere un gran bisogno di donne e uomini di pace”, e rivolge quindi il suo “incoraggiamento” “a tutti coloro che decidono di camminare insieme sulle strade dell’impegno e della solidarietà”.

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Salvini: “Saviano va a Parigi? Macron se lo tenga”

Salvini Saviano Parigi Macron

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini torna a polemizzare su Twitter con lo scrittore Roberto Saviano. “Saviano promuove il suo libro andando a Parigi ad abbracciare Macron. Chi si somiglia si piglia. Speriamo solo che Emmanuel non ce lo rimandi indietro come fa con gli immigrati. Liberté, pubblicité, tieniloté…”. scrive Salvini. 

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