
AGI – Nonostante le proteste e gli inviti a lasciare il suo incarico, Vito Petrocelli non indietreggia di un millimetro. “Non mi dimetto”, chiarisce il presidente della commissione Esteri del Senato, che ieri ha invitato il suo partito, il M5s, a uscire da un governo “interventista”. Venti giorni fa, a sorpresa, aveva anche votato contro la risoluzione sull’Ucraina.
In due giorni l’esponente dei 5 Stelle, un geologo con simpatie russe al suo secondo mandato, ha catalizzato l’attenzione dei partiti, che continuano a chiedergli di lasciare la poltrona dopo aver annunciato anche l’intenzione di non voler più votare fiducie al governo Draghi.
Primi attacchi del giorno da Iv: “Non è ammissibile che il presidente della commissione Esteri del Senato assuma una posizione non in linea con quella di tutto il Parlamento italiano. Come Italia Viva continuiamo a dire che il senatore Petrocelli debba fare un passo indietro e dimettersi” ha detto Laura Garavini.
Netta anche la vice presidente del Parlamento europeo Pina Picierno, che ha sottolineato come Petrocelli non sia “nuovo a esternazioni che sono assolutamente incompatibili con il ruolo che svolge”. Per questo “non è opportuno che rimanga nella posizione che ricopre”.
Ovviamente le tensioni attraversano anche il Movimento, con il leader Giuseppe Conte che ha espresso forti perplessità a che Petrocelli resti al suo posto dopo aver manifestato l’intenzione di togliere la fiducia al governo. Ma anche il Pd tentenna. Per più di un parlamentare dem nel M5s c’è una ‘terra di mezzo’ che non risponde più a nessuno. La parola d’ordine rimane “non entriamo nelle vicende interne agli altri partiti”. Tuttavia nel Pd cresce il timore che le fibrillazioni pentastellate si allarghino alla coalizione.
“è indubbio che non si possa rimanere nel ruolo di presidente di Commissione dopo aver detto di non voler più votare le fiducie al governo. Significa venire meno al bilanciamento

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