Serafina Ignoto e il Mediterraneo, mare di piccole storie di vita e di morte

Serafina Ignoto e il Mediterraneo, mare di piccole storie di vita e di morte

Serafina Ignoto è al suo esordio narrativo, e ha scattato venti ‘fotografie’ di un Mediterraneo mare di piccole storie, di morte e vita, che incrociano la Storia e disegnano l’affresco di un tempo in cui solo ai bambini è dato “riconoscere l’amore”.

“Pane e mare” (pubblicato da Navarra e reperibile nello stand dell’editore alla Fiera Più libri piu’ liberi in corso a Roma in questi giorni) le raccoglie, con una prefazione in cui Paolo Restuccia, regista de “Il ruggito del coniglio”, autore e direttore della scuola di scrittura ‘Omero’, scrive del modo in cui “i sommersi e i salvati, le storie e la cronaca, la politica e l’amicizia, l’eros e l’amore si mescolano riga dopo riga” in un “tono uniforme e compatto, che rende vicine narrazioni diverse per epoca area geografica, personaggi e azioni”. Diverse tra queste trovano lo scenario a Palermo, in cui Serafina Ignoto e’ nata 51 anni fa e ha frequentato la scuola teatrale di Franco Scaldati.

È dalla Sicilia che “Pane e mare” arriva, con una copertina sognante del fotografo siciliano Petra Sappa. “Arriva dalla mia terra la Sicilia, ma priva di confini geografici netti”, ribadisce l’autrice, insegnante in una scuola elementare, in questa intervista con l’Agi.

“In fondo – continua – la Sicilia è sempre stata il centro nevralgico di una storia millenaria che ha superato le sue stesse frontiere fisiche. Il Mediterraneo è da sempre il crocevia che ha portato di tutto, in quello che oggi chiamiamo Occidente, dalle guerre al progresso. Penso ai Fenici, a cui si attribuisce la fondazione di Palermo: un popolo che già conosceva i sistemi di navigazione notturni, orientandosi con le stelle. E se pensiamo al ruolo che ebbe la Sicilia nelle guerre puniche, contro i CartAginesi, possiamo scorgere una legge costante di quello che ancora oggi avviene: una parte di mondo che preme sull’altra per cercare benessere, progresso. Il pane, sebbene cambi forma e tipologia, è l’alimento per antonomasia, comune a ogni popolo. È simbolo di nutrimento necessario, basilare. È simbolo di vita”.

Cercano ‘pane’ i bambini che attraversano il Mediterraneo, e che nel racconto ‘Terramare’, tramite un efficace salto temporale, si trovano insieme ai piccoli zolfatari nelle miniere siciliane di fine Ottocento. “Non sempre – spiega Ignoto – c’e’ un motivo razionale in cio’ che si racconta. A volte affiorano delle immAgini mentali che premono per farsi parola scritta. Il fil rouge che lega i carusi delle zolfare e questi bambini di oggi, morti nel nostro mare, e’ l’infanzia negata. I primi perche’ venduti dalle famiglie per fame; i secondi mandati a morire nel tentativo estremo di salvargli la vita, al di qua del Mediterraneo. Come vedi, il Mediterraneo torna, dopo millenni, a emergere come nucleo vitale, a essere ponte: la possibilita’ di superarlo, di oltrepassarlo equivale alla salvezza, al riscatto”. Il fil rouge e’ anche linguistico, nell’uso del dialetto, qui e solo qui, sporco e lacero come i bambini; poetico e brusco, come nella lezione di Scaldati.

Poetica, è la stessa Palermo di Serafina Ignoto, che abbiamo visto insanguinata per decenni e oggi ci viene restituita teatro di amicizie, amori, erotismo: tragedia e farsa. Si è appena lasciati alle spalle Antonio Gramsci che in “Nino e l’isola” tesse a Ustica, dove si trova al confino, un innamoramento selvaggio come la natura intorno, che ci si imbatte in Giovanni e Luigi, “Per sempre amici”.

La Storia entra in quell’amicizia, che supera le barriere ideologiche del Novecento, in una città in cui la mafia non ha sempre e comunque la meglio sulla vita di chi vi abita. Anzi, talvolta sembra scomparire: “In realtà – sottolinea l’autrice – il tema viene appena sfiorato, corre sottotraccia: i due protagonisti sono stati due noti avvocati palermitani, uno dei quali si e’ anche occupato del primo maxiprocesso. L’altro personaggio, però, in tempi di molto precedenti quegli anni, fa una scelta precisa di carriera, rifiutandosi consapevolmente di avere punti di contatto con gli ambienti mafiosi, sebbene non vi fosse ancora, in quegli anni, una vera e propria coscienza antimafia.

I due amici attraversano un altro momento cruciale della storia italiana: la “primavera di Palermo”, in cui si materializza nei comportamenti collettivi un nuovo corso: da una parte la cultura mafiosa, per la prima volta manifestamente ritenuta come corpo estraneo; dall’altra un rinnovato senso dello stato che vede nella forza del rispetto delle leggi il mezzo per abbattere lo strapotere sanguinario della mafia”. Luigi e Giovanni, diversi fin nella fede calcistica (juventino il primo, interista il secondo) credono nel diritto, e nell’amore per il diritto saldano quel “per sempre” che vive fin dall’inizio del racconto.

Serafina Ignoto

In ‘Pane e mare, scrive ancora Restuccia, “non si ha mai la sensazione di saltare di palo in frasca”, perfino quando, dopo aver letto della lacerazione di un aborto o di un nonno innamorato dei libri, si arriva alla comicita’ di Simone, playboy invidiato dal condominio in cui abita e a quella di una famiglia che brinda e fa festa dopo la quotidiana rissa: “Spesso – dice Serafina Ignoto – la realtà supera la fantasia. Il parossismo lo riscontriamo ovunque, nelle situazioni di ogni giorno. I fatti trAgici presentano tratti così incredibili da trasformarsi sovente in fatti comici. La capacità di ridicolizzare persone o situazioni negative o dolorose, è un modo per sconfiggerle, per depotenziarne la capacità di offesa. Mi piace ridere, a cominciare da me stessa”.

La capacità di sorridere delle cose ci riporta ai bambini: cosa ci possono insegnare? Cosa ne stiamo facendo, noi adulti, del progetto di futuro che è in loro? “Siamo tutti parte – risponde Ignoto – di quella che Bauman definiva “la società liquida”. Una società che ha perso ogni punto di riferimento: umano, geografico e normativo. Non ci sono più sentieri tracciati entro cui muoversi e guidare i bambini. Non hai più un patrimonio collettivo di sapere da consegnare. Oggi abbiamo a che fare con i saperi, al plurale. E spesso sono saperi molto contraddittori. Cerchi di dar loro i codici di accesso di un fortino molto complicato che oltretutto e’ in costante cambiamento. E in questo mondo così complesso, i bambini sono in grado di disarmarti con un sorriso, con un’espressione di meraviglia. O con la gratitudine, quando ti percepiscono come guida salda. Riconoscono l’amore che dedichi loro, tutto qui”.

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