AGI – Agli albori degli smartphone, ZTE tentò un timido approccio al mercato italiano. Non andò bene e la casa cinese decise di alimentare altrove il proprio mercato device e di concentrarsi, per l’Italia, su quello delle infrastrutture. In uno scenario da Risiko degli smartphone, Huawei era destinata a prendersi la fetta più grossa del mercato Android nel nostro Paese e Zte, risolta la dolorosa querelle con gli Stati Uniti sulla vendita di tecnologia alla Corea del Nord, si sarebbe divisa con il colosso di Shenzhen quello della tecnologia 5G. Poi è arrivato Trump e per Huawei sappiamo tutti come sta andando a finire, sia sul fronte dei device che del 5G. Intanto Zte ha continuato a lavorare, fornendo tecnologia agli operatori italiani interessati a sviluppare sia le reti di quinta generazione che le altre.
Oggi che la guerra tra gli Usa e Huawei sembra aver raggiuto lo zenit e che secondo alcuni analisti il colosso cinese è destinato a soccombere sotto la lenta manovra di soffocamento attuata da Washington attraverso il mercato dei semiconduttori, Zte potrebbe trovarsi con un territorio immenso da conquistare.

Nessuno li ha esplicitamente menzionati tra i fornitori da tenere alla larga dalle reti europee – il monitoraggio delle loro azioni da parte del dipartimento del Commercio Usa è strettissimo, in base all’accordo siglato a chiusura dell’affaire nordcoreano – e se davvero la quota di Huawei sarà ridimensionata (e parecchio) sul fronte degli smartphone c’è un vasto mercato da spartirsi con Samsung e i marchi che fanno capo alla conglomerata Bkk (Oppo, OnePlue e realme).
Per imporsi all’attenzione, però, ci vuole un colpo da maestro e Zte sembra averlo messo a segno con una delle 
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