AGI – La donna (ri)diventa albero, il suo corpo nudo (ri)disegna il paesaggio di una citta’, un sentiero nel bosco ha al centro un bivio e al centro del bivio c’e’, ancora, lei, la donna. Nerina Toci, fotografa siciliana di origine albanese, torna, dopo quattro anni da “L’immagine e’ l’unico ricordo che ho”, a raccontare il suo punto di vista sull’esistenza e lo fa in un volume denso, ampio, completo, ma non definitivo, dei suoi scatti, raccolti e pubblicati dalla Fondazione Mudima in “Un seme di collina” (con testi di Davide Di Maggio, Achille Bonito Oliva, Lorand Hegyi, Dominique Stella, Andrea Lissoni e Lisetta Carmi, reperibile su www.mudima.net).
Il titolo, spiega all’AGI, arriva “da un testo che ho scritto e che riprende i temi del mio immaginario”. “Il seme – prosegue – rappresenta in qualche modo la vita o, meglio, la possibile nascita della vita. La maggior parte del lavoro, ancora non concluso, e’ un continuo rapportarsi con la natura e, in alternanza, ad accogliere alcune geometrie che tendono a contenuti e intuizioni della coscienza”.
Nel bianco e nero di Toci, cosi’, un angolo parla attraverso un volto e un incrocio di rette prende vita in un corpo, in un rincorrersi costante e intrigante tra il mistero e il suo svelarsi. “Quando il corpo e’ nudo – afferma la fotografa – esso si da’ all’osservatore, si offre in modo piu’ o meno esplicito. La nudita’ e’ funzionale anch’essa a un discorso, il corpo ha un suo linguaggio e racconta da se’ una storia, e’ nella storia ed e’ storia”.
Coprire il corpo, come Toci propone in scatti sorprendenti, puo’ “rappresentare anche la seguente di una narrazione interiore interrotta, oscura, enigmatica”. “E’ la composizione della foto nel suo complesso – sostiene – a determinare l’estetica. Le figure antropomorfe di Toci accompagnano – “come Alice

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