Politica

Il M5s vuole il voto elettronico per le prossime Politiche

Il M5s vuole il voto elettronico per le prossime Politiche

 (Agf)

 Luigi Di Maio

Il Movimento 5 stelle accelera sul voto onine alle prossime elezioni: l’idea per ora è quella di affidarsi a seggi elettronici in strutture pubbliche controllate dall’autorità. Ovvero di ricalcare alle Politiche il modello del referendum in Lombardia organizzato dall’allora governatore Maroni. Il presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, Brescia, nei giorni scorsi ha incontrato la società che gestì il voto online sull’autonomia regionale.

I pentastellati puntano a legare il percorso sui referendum propositivi – da martedì l’Aula della Camera è chiamata ad esprimersi – al cambio di passo anche sull’utilizzo delle tecnologie. A fine febbraio ci saranno degli eventi per cominciare a discuterne, mentre si è formato un tavolo tecnico al Viminale con il garante della Privacy, il ministero della P.a., l’agenzia per l’Italia digitale. Una delle idee appunto è quella di sperimentare sui referendum il voto elettronico e di studiare le modalità per avvicinarsi a Paesi baltici e scandinavi come l’Estonia e la Norvegia che da tempo usano l’e-voting. L’obiettivo è quello di arrivare alle Politiche con una “modernizzazione delle procedure elettorali”.

Elemento cruciale del sistema estone è che il voto online è collegato alle carte di identità elettroniche di ultima generazione che hanno tutti i cittadini e residenti. Le carte di identità digitali permettono l’autenticazione online del titolare in sicurezza e consentono di abbinare una firma digitale con l’account (quelle piu’ recenti includono una copia elettronica delle impronte digitali del proprietario).

Perché la Blockchain

In alcuni Paesi europei come la Germania si è deciso di non seguire questa strada proprio per i problemi legati alla sicurezza. M5s sta valutando una serie di proposte – nei giorni scorsi ci sono stati incontri anche con diversi costituzionalisti – per superare tutti i dubbi sul tavolo, assicurando che il voto sia sempre libero e segreto. Come? Si punta ad usare la Blockchain per la trasmissione dei dati e gli archivi digitali, ovvero la piattaforma che a detta del Movimento 5 stelle può garantire la sicurezza del voto in quanto non è mai stata violata dagli hacker. Lo scopo dei pentastellati è quello di aprire il confronto in sede parlamentare. Anche con le forze dell’opposizione. 

 L’11 ottobre scorso è stata approvata alla Camera la proposta di legge “elezioni pulite” che prevedeva un meccanismo a sostegno dei fuori sede, consentendogli di votare, già alle Europee, in un comune diverso da quello di residenza. La legge Nesci (dal nome della pentastellata che l’ha proposta) è pero’ ferma al Senato. L’obiettivo del Movimento è quello innanzitutto di agganciarsi a quel testo: ovvero far votare online alle Politiche gli studenti e i lavoratori fuori sede ma anche gli italiani all’estero. Si tratterebbe di una platea – secondo quanto è stato stimato – di circa un milione di persone, quante più o meno votano a votare in Estonia con l’e-voting.

Lo scopo innanzitutto è quello di combattere l’astensionismo, garantire che non ci siano brogli e anche ridurre le spese. Il percorso è partito proprio con il lavoro sui referendum propositivi. Ad ottobre un gruppo di deputati M5s ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno per chiedere “anche in via graduale” l’introduzione “tout court” del sistema del voto elettronico. A febbraio M5s accelererà, lavorando proprio sull’identità digitale che tra l’altro verrà utilizzata anche per usufruire del reddito di cittadinanza.

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Matera: Mattarella, realtà offerta all’ Europa per un domani migliore

matera sergio mattarella

“Matera è un esempio di quanto l’Europa debba alla preziosa originalità di luoghi così straordinari e ricchi di fascino. Di quanto la fatica e il genio di una comunità siano riusciti a produrre, e si coglie anche il legame con un cammino più grande, quello dei popoli europei, orientato da valori comuni, da una cultura che è sempre più feconda e che ha consentito a tutti noi europei di compiere passi decisivi verso la libertà, la pace, il benessere”. Lo sottolinea il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso a Matera.

“La città dei Sassi, che, nell’immediato dopoguerra, teneva insieme la sua struggente bellezza e condizioni di estrema povertà, la stessa Matera è la realtà – sottolinea – che l’Italia offre, oggi, all’Europa per mostrare come la propria storia, anche la più antica, possa aiutarci ad aprire le porte di un domani migliore”. “Matera, già definita dall’Unesco patrimonio dell’umanità, sarà per quest’anno immagine dell’Europa, perché ha dimostrato di saper ripensare le sue origini, di dar loro nuovo valore”, dice ancora il Capo dello Stato. 

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Migranti: Mattarella, profondo dolore per nuova tragedia nel Mediterraneo

Migranti Mattarella

 (@Quirinale)

 Sergio Mattarella

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione diffusa dal Quirinale ha espresso “profondo dolore per la tragedia che si è consumata nel Mediterraneo con la morte di oltre cento persone, tra donne, uomini, bambini”. 

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“Fiera di non avere un padre fascista”. Boschi risponde di nuovo a Di Battista

"Fiera di non avere un padre fascista". Boschi risponde di nuovo a Di Battista

 Afp

Di Battista e Boschi

Ieri, nel corso di un serrato botta e risposta su Facebook, le aveva rinfacciato di essere “figlia di un banchiere”. Oggi Maria Elena Boschi torna a rispondere per le rime ad Alessandro Di Battista e scandisce un “sono molto fiera di non avere un padre fascista” che rimanda alle posizioni del padre dell’ex deputato M5s. “Rispondo ancora a Di Battista che continua a chiamarmi in ballo – dice allora l’esponente Pd, sempre dalla propria pagina Facebook – Carissimo Alessandro, io ho sempre lavorato come avvocato e ho pagato le tasse. Attività che spero non ti suoni sorprendente, considerati i precedenti delle tue aziende. Quanto a mio padre: sono molto fiera di non avere un padre fascista. E la correttezza di mio padre – rimarca – è stata riconosciuta nei Tribunali che, a differenza della vostra squallida gogna mediatica, hanno ancora valore in una Repubblica Democratica”.

“Aspetto di conoscere la tua dichiarazione dei redditi – è la stoccata finale – dopo i soldi che hai ricevuto dal Fatto Quotidiano per il tuo lavoro di giornalista in Centro America: la mia la trovi online. E coi nostri 32 voti faremo opposizione a chi vuole riportare l’Italia in recessione, come nel tuo amato Venezuela”.

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Europee: Calenda, candidato se manifesto vedrà luce; andare oltre Pd

Europee Calenda

 Maria Laura Antonelli/Agf

 Carlo Calenda

“Mi candiderò alle Europee se il mio progetto vedrà la luce e se sarà di grande qualità”. Lo ha affermato Carlo Calenda intervistato da RaiNews24 sulla lista unitaria antisovranista da presentare alle elezioni. “E’ una scelta di vita importante ma sono assolutamente pronto a farlo” ha aggiunto l’ex ministro. “Non credo però di fare personalmente la differenza – ha aggiunto – questa la possono fare solo gli italiani facendo una scelta di campo netta, o dentro l’Europa o alla deriva”. Le primarie? “Non voterò – ha risposto Calenda – le rispetto ma sono coinvolto in questo progetto”.

“Io sono ancora nel Pd – ha detto anche Calenda – ma è molto chiaro che il Pd non basta. Noi non dobbiamo fare una lista ‘contro’ ma una lista ‘per’, per cambiare l’Europa”. In merito ai consensi suscitati: “Bisogna unirsi su contenuti precisi, non dobbiamo aggregare le forze che si vogliono alleare con la lega o con i Cinque stelle” ha detto l’ex ministro. “Mi piacerebbe avere nel progetto figure come Enrico Giovannini o Marco Bentivogli della Cisl, ma soprattutto avere molti cittadini italiani”.

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Immigrati, clochard e la guerra dei poveri a Milano secondo l’assessore De Corato

I clochard italiani “dormono all’aperto piuttosto che andare nei centri di accoglienza” del Comune di Milano, dove “hanno paura di essere derubati dagli stranieri”. Non le manda a dire l’assessore lombardo alla Sicurezza e immigrazione, Riccardo De Corato (Fratelli d’Italia), ex vicesindaco di Milano, intervistato dall’AGI. Per l’esponente della giunta Fontana negli storici centri di accoglienza milanesi che ospitavano i senzatetto oggi “c’è un’elevata presenza di stranieri” e “i clochard italiani muoiono di freddo” all’aperto “perché hanno paura di essere derubati”. 

Assessore De Corato qual è la situazione di questi invisibili?

“I senzatetto italiani sono in aumento, non c’è dubbio. Del resto basta andare in giro per Milano di notte e vedere sotto i portici che cosa c’è”. 

Alcuni sindaci si sono lamentati che il decreto Sicurezza potrebbe ‘mettere’ sulla strada anche molti extracomunitari…

“Non mi sembra, anzi. Siamo la regione italiana con il più alto numero di immigrati: 1,2 milioni e circa 112 mila clandestini. Siamo in una situazione di enorme afflusso e il decreto Sicurezza pone dei freni”. 

Ad esempio?

“In Lombardia ci sarà un centro rimpatri, quello di via Corelli a Milano. Finalmente si comincia a parlare di rimpatri perché le Prefetture respingono le domande di asilo ma poi queste persone rimangono qui, quindi noi abbiamo una marea di immigrati presenti sul territorio lombardo che sono stati respinti dalle Prefetture e che dovrebbero essere rimpatriati. Poi è stata modificata la durata massima del trattenimento nei Centri di identificazione ed espulsione, da 90 a 180 giorni e vengono tolti i permessi di protezione umanitaria”. 

Negli ultimi mesi in Lombardia ci sono stati diversi incendi scoppiati in discariche abusive. La Regione cosa farà?

“Attiveremo dei nuclei di polizia locale che si occuperanno di tutela ambientale ecologica. Saranno coordinati dalla Regione e si confronteranno con i soggetti preposti a prevenzione e controllo. Opereranno nel contrasto allo sversamento illegale dei rifiuti. Cominceremo da Pavia, dove si sono sviluppati molti di questi incendi”. 

Il ministro Salvini ha lanciato la candidatura di un leghista come sindaco di Milano. Lei, da ex vicesindaco della città, che ne pensa?

“Credo che sia utile per tutti fare le primarie del centrodestra, si darebbe la possibilità di mobilitare un po’ di forze della coalizione. Anche se con le cifre che i sondaggi danno alla Lega non credo ci siano dubbi su chi dovrà esprimere il candidato sindaco che sfiderà il centrosinistra. A Milano possiamo tranquillamente tornare a vincere, ma bisogna mobilitare il centrodestra e dare visibilità a tutti i partiti facendo le primarie”. 

La nuova candidatura di Berlusconi sposterà gli equilibri nel centrodestra? 

La nuova candidatura di Berlusconi sposterà gli equilibri nel centrodestra? 

 Afp

 Silvio Berlusconi
 

Silvio Berlusconi scende, ancora una volta, in campo. Dopo la sentenza dell’anno scorso che lo ha “riabilitato”, restituendogli il diritto a ricoprire incarichi pubblici che gli mancava dal 2013 (anno della sua decadenza da senatore per effetto della legge Severino), il fondatore di Forza Italia punta così a farsi nuovamente rieleggere: questa volta a Strasburgo, in qualità di eurodeputato. In molti si sono chiesti se la candidatura di Berlusconi riuscirà a rivitalizzare Forza Italia, in crisi di consensi e sovrastata dalla Lega salviniana, ad oggi di gran lunga il primo partito del centrodestra con oltre il 30% dei suffragi virtuali.

La nuova candidatura di Berlusconi sposterà gli equilibri nel centrodestra? 

 (Afp)

Matto Salvini e Silvio Berlusconi 

Ma è possibile quantificare l’ipotetico “valore aggiunto” della candidatura di Berlusconi? Quanto potrebbe aspirare a ottenere Forza Italia con il ritorno nella mischia del suo fondatore e leader indiscusso? In assenza di dati appositamente realizzati, cioè di uno o più sondaggi in cui si indagano le intenzioni di voto potenziali verso Forza Italia in due differenti scenari (con e senza Berlusconi candidato), si possono solo fare delle stime, basandosi su quelli che sono stati i dati del passato, sia pure con tutte le cautele del caso.

La crisi di Forza Italia

Prima di tutto, è bene sottolineare che la crisi di consenso di Forza Italia non è iniziata certo ieri: le fortune del partito hanno cominciato a declinare ben prima che Silvio Berlusconi decadesse da parlamentare dopo la condanna in via definitiva per corruzione. Già alle Politiche del febbraio 2013 l’allora Popolo della Libertà aveva registrato un clamoroso arretramento, quasi dimezzando i propri voti rispetto a cinque anni prima e passando dal 37,5% al 21,5. La decadenza e l’incandidabilità di Berlusconi, sopraggiunte più avanti nel corso di quello stesso anno, minarono fortemente l’appeal elettorale del partito, tornato a chiamarsi Forza Italia dopo la rottura con Alfano e la fuoriuscita dal Governo Letta.

Alle Europee 2014, le prime elezioni nazionali dal 1994 senza Silvio Berlusconi candidato, Forza Italia si fermò al 16,8% dei voti, il peggior risultato della sua storia. Negli anni successivi il centrodestra ha recuperato competitività, ma solo grazie all’esplosione della Lega di Matteo Salvini: alle Politiche 2018 Forza Italia è scesa al 14%, nonostante i voti assoluti (4,6 milioni) rimanessero pressoché invariati rispetto al 2014 a causa di una maggiore partecipazione al voto. E dopo la formazione del Governo Conte, stando ai sondaggi, i consensi sono ulteriormente calati.

Al momento della nascita del nuovo esecutivo, secondo la Supermedia YouTrend/Agi, Forza Italia era all’11,9%. Negli ultimi mesi, i consensi del partito di Berlusconi sono scesi al di sotto del 10 per cento. L’ultimissimo dato stima gli azzurri intorno a un mesto 9%.

Non possiamo sapere con certezza se il ritorno in campo di Silvio Berlusconi riuscirà a invertire la tendenza. Quello che sappiamo è che in passato il “contributo diretto” di Berlusconi alle fortune elettorali di Forza Italia non è stato indifferente. E a rivelarcelo sono proprio i dati delle precedenti consultazioni per il rinnovo dell’Europarlamento. Il Cavaliere, infatti, pur non avendo mai ricoperto il ruolo di eurodeputato, si è sempre candidato con successo alle Europee, raccogliendo milioni di preferenze in tutta Italia e risultando – formalmente – eletto in tutte le circoscrizioni.

In queste occasioni, i voti raccolti direttamente da Berlusconi hanno costituito una percentuale estremamente significativa sul totale di quelli raccolti da Forza Italia (o dal PDL). Sia nel 1994 che nel 1999 il leader azzurro ha sfiorato i tre milioni di preferenze, pari a circa un terzo dei voti complessivamente ottenuti dal partito. Nel 2004 le preferenze calarono a 2,3 milioni, ma nel 2009 vi fu una nuova risalita a 2,7 milioni (il che significò “solo” il 25% dei voti totali del PDL: ma solo perché quest’ultimo era il frutto di una fusione con Alleanza Nazionale, e dunque di un bacino di elettori di centrodestra più ampio rispetto alla singola Forza Italia).

Non possiamo sapere quanti di questi voti sarebbero mancati al partito se Berlusconi non si fosse candidato. Sappiamo però che alle Europee 2014 (quando il leader risultava incandidabile, nonostante sul logo di FI restasse in bella evidenza la parola “Berlusconi”) Forza Italia ha ottenuto, come si è visto, un risultato molto peggiore rispetto al passato. Se la possibilità di votare direttamente per Berlusconi con le preferenze dovesse rivelarsi un forte stimolo per tornare a scegliere Forza Italia da parte di chi non lo ha fatto negli ultimi anni, è lecito attendersi per FI un risultato migliore, rispetto ai sondaggi attuali, alle Europee.

Il Fattore Berlusconi

Già, ma quanto migliore? Fino a dove può “allargarsi” Forza Italia? Qual è il suo potenziale massimo? Ci sono essenzialmente due modi per rispondere a questa domanda. Il primo è guardare alla fiducia personale nei confronti di Silvio Berlusconi. Se il consenso verso un partito è dovuto in gran parte – come in questo caso – al consenso del leader, il tasso di fiducia verso Berlusconi ci suggerisce una stima di quanti sono gli italiani che potrebbero votare il suo partito: infatti, se è vero che non tutti coloro che esprimono fiducia verso Berlusconi indicherebbero automaticamente FI come prima scelta di voto, è altrettanto vero che nessuno (o quasi) voterebbe quel partito se non avesse fiducia nel suo storico presidente. Ultimamente, però, la fiducia verso Berlusconi non è certo elevata: secondo i dati rilevati negli ultimi due anni dall’istituto Ixè, il numero di italiani che hanno dichiarato di avere “molta” o “abbastanza” fiducia nel Cavaliere non ha mai superato il 25%.

A febbraio 2018, alla vigilia delle Politiche, il dato registrato da Ixè era del 22%. Il fatto che il 4 marzo Forza Italia abbia ottenuto il 14% sembrerebbe confermare l’ipotesi che gli elettori di FI costituiscono un sotto-insieme di coloro che hanno fiducia in Berlusconi. Ma quanti sono, ad oggi questi elettori? I dati Ixè disponibili si fermano a settembre, ma secondo un sondaggio dell’istituto EMG di pochi giorni fa, la fiducia verso Silvio Berlusconi è passata in un mese dal 15% (dicembre 2018) al 14% di oggi. Fatte le dovute proporzioni tra la fiducia rilevata da Ixè e il risultato delle Politiche 2018, il dato di EMG sembra perfettamente compatibile con la Forza Italia poco sotto il 10% che emerge dai sondaggi.

Elettorato potenziale

Ma c’è un altro modo di stimare l’elettorato potenziale di un partito, ed è quello di misurare la cosiddetta PTV (Propensity to vote). In pratica, si fa un sondaggio chiedendo agli elettori di indicare quanto si sentono vicini, o quanto è probabile che votino, un determinato partito (ad esempio su una scala da 1 a 10). È ciò che ha fatto, da ultimo, un’indagine del Cise condotta lo scorso dicembre. Secondo questa ricerca, il consenso elettorale effettivo di Forza Italia sarebbe di poco superiore all’8 per cento; ma il suo bacino potenziale – ossia gli elettori che indicano una PTV per Forza Italia pari o superiore a 7 su 10 – sarebbero maggiore, e pari all’11,6% degli elettori totali.

In conclusione, sembra di poter dire che per Forza Italia gli spazi continuano ad essere piuttosto ristretti. La candidatura di Silvio Berlusconi incontrerà quasi certamente – come avvenuto più volte in passato – un forte sostegno tra gli elettori (effettivi o potenziali) di Forza Italia. Ma l’analisi della fiducia verso Berlusconi e dell’elettorato potenziale del partito sembra porre l’asticella dell’obiettivo minimo di FI per le prossime Europee intorno al 10%.

Se, anche grazie a Berlusconi, Forza Italia dovesse ottenere un risultato superiore a questa soglia “psicologica” (sotto la quale staziona nei sondaggi ormai da molti mesi), gli azzurri potranno legittimamente dichiararsi soddisfatti, visto l’attuale quadro politico. Se invece Forza Italia dovesse restare sotto il 10% anche con il ritorno in campo dello storico e indiscusso leader, saremmo probabilmente di fronte ad una crisi irreversibile.

(Salvatore Borghese)

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La lista unica contro i populisti è un grande favore ai populisti, dice Enrico Letta

L’ex premier Enrico Letta è convinto che creare un blocco unico contro i populisti sia un grande favore ai populisti. Lo dice in una intervista alla Stampa e all’inizio di una campagna elettorale per le Europee di maggio che è già entrata nel vivo. Letta negli ultimi 5 anni è rimasto ai margini della politica italiana, preferendo dedicarsi agli studi di politica ed economia in Francia. In questi giorni è in libreria con un saggio (“Ho imparato”, Il Mulino) ed è tornato a parlare di politica, nel momento in cui Carlo Calenda da dentro il Pd lancia un suo manifesto anti-populismo annunciando una possibile candidatura. “Il decennio dello smartphone ha indebolito le democrazie e aumentato le diseguaglianze in modo insopportabile. La gente è insoddisfatta: alterna noia a rabbia e vota contro la democrazia”, ha detto Letta. Che sulla crisi di immagine delle democrazie parlamentari dice: “I Parlamenti si svuotano ovunque, Brexit manifesta la crisi della democrazia più solida del mondo». Che fare?, chiede la Stampa: “Adeguare i tempi della decisione a quelli della vita. Nel libro propongo legislature ridotte a tre anni e un termine massimo di tre settimane tra elezioni e nuovo governo”.

Su Renzi: “In fondo devo ringraziarlo: grazie alla cacciata da Palazzo Chigi sto trascorrendo il periodo più bello della mia vita. La ferita della campanella è chiusa da tempo”.

Su Salvini e Di Maio: “Mi stupisce che stiano rifacendo il peggiore errore della seconda repubblica: credersi unti del signore e delegittimare il dissenso, considerandolo immorale”.

Su Juncker e l’autocritica sull’austerità: “Distinguerei. Nella prima fase della crisi l’Europa è stata miope. Dal 2012 fondo salvastati e bazooka di Draghi hanno impresso una svolta. Anche per l’Italia negli ultimi mesi, quando stava esplodendo lo spread”. (…) “Juncker ha salvato il governo e l’Italia da una crisi senza ritorno: di fronte alla sfida del balcone, avrebbe potuto – lui sì – usare la ruspa. Invece ha convinto il premier a tornare al tavolo e a trovare un compromesso. A maggior ragione è vergognoso che sia sbeffeggiato dai nostri governanti alla stregua di un ubriaco da bar di paese”.

Sugli elettori del M5s: “Non è più tempo di teorizzare che altri partiti sono “costole della sinistra”. Bisogna distinguere le leadership dalle motivazioni del voto. Ci sono milioni di persone che il 4 marzo hanno votato M5S, ma oggi sono in silenzio e chiedono qualcos’altro. Con loro bisogna parlare… Con umiltà, non certo dicendo: avete visto che avevamo ragione noi? Leviamoci dalla testa che a un certo punto, all’ennesima “toninellata” o stufi delle divise indossate da Salvini, gli italiani diranno “Ops, ci siamo sbagliati, richiamiamo quelli di prima””.

Su Calenda e il fronte repubblicano: “Ho apprezzato molto il suo libro. L’unica cosa che non mi convince è il frontismo antipopulista, perché è il favore più grosso che puoi fare ai populisti: offri un nemico, l’unica cosa che li unisce”.

Sui professionisti della politica: “La politica dovrebbe riscoprire la professionalità, ma senza diventare professione. La decadenza inizia quando il Parlamento s’è riempito di politici di professione. Ai miei allievi dico: in politica entri e a un certo punto esci… E poi magari torni”.

Leggi qui l’intervista integrale alla Stampa

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Carlo Calenda, l’uomo ‘controcorrente’ che prova a riunire il Pd 

Carlo Calenda, l'uomo 'controcorrente' che prova a riunire il Pd 

 Afp

 Carlo Calenda

Dalla scelta di tesserarsi tra le fila del Pd dopo la disfatta elettorale, allo spegnere la tv invece di guardare la partita della Nazionale. E ora, quando soffia un forte vento antieuropeista, decidere di lanciare una lista unica delle forze politiche e civiche europeiste alle elezioni europee. Insomma, seguire le mode non è mai stato nell’indole di Carlo Calenda.

L’inizio della carriera politica

La sua carriera politica inizia nel 2013 con Scelta Civica: anche se non lo porta a essere eletto, l’ormai ex inquilino del ministero di Via Veneto è nel dicastero dal maggio 2013 al marzo 2016 come viceministro, prima con il governo Letta e poi con il governo Renzi, viene successivamente riconfermato da Gentiloni, come ministro, dopo una parentesi di qualche mese come rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue a Bruxelles.

“Quando a Bruxelles hanno fatto un po’ di battutine sull’Italia per impaurirmi, ho pensato: ‘Se vogliono uno più rissoso di me vi mando Calenda” diceva Matteo Renzi nel gennaio 2016 quando è nominato capo della Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea.

Tra i due, entrambi dotati di una personalità molto forte, il rapporto non è facile, come non lo è con il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano sulla questione Ilva e Tap. Alla vigilia delle elezioni, però il filo che unisce Calenda al Partito Democratico, è sembrato più forte. All’ex ministro dello Sviluppo economico fare il politico non è mai piaciuto. E lo ricorda spesso quando gli si chiede se l’intenzione sia quella di scendere in campo per prendere in mano la segreteria del partito.

La sconfitta elettorale, i battibecchi con Renzi

A metà gennaio 2018 Calenda scrive con Marco Bentivogli, il segretario generale Fim Cisl, il suo manifesto repubblicano che, neanche due mesi dopo diventa una vera e propria agenda politica. Il 6 marzo 2018, l’ex inquilino del Mise passa dalle parole ai fatti e dal suo profilo twitta: “Non bisogna fare un altro partito ma lavorare per risollevare quello che c’è. Domani mi vado ad iscrivere al Pd”.

Dopo i battibecchi con Renzi dei mesi precedenti, le pressioni da parte dei suoi follower che gli chiedono di prendere posizione, Calenda lo fa e si iscrive al Pd. Una discesa in campo in netta contrapposizione con l’ex segretario dem e più aperta verso Paolo Gentiloni.

Con Calenda si riaccendono così le speranze di quei militanti del Pd che, dopo l’iniziale sconforto post elezioni, vedono in lui una figura nuova. Un politico che ritorna nei circoli, parla con la gente. Qualcosa che nel Pd non si vedeva da un po’ perché, mentre i Cinquestelle si prendono le piazze, i dem si riuniscono nei teatri.

Ma dopo l’entusiasmo iniziale sembrava che l’ardore di Calenda si fosse un po’ spento. Anche i suoi tweet erano diventati meno pressanti.

Ma il colpo di scena è arrivato nel pomeriggio di oggi: è proprio intorno al manifesto per la costituzione di una lista unica delle forze politiche e civiche europeiste alle elezioni europee di Calenda che il Pd torna unito. E l’annuncio non poteva che arrivare via Twitter, strumento tanto caro all’ex ministro. 

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Bankitalia: Palazzo Chigi, “Stime indicano validità dell’impostazione della manovra”

Bankitalia: Palazzo Chigi, "Stime indicano validità dell'impostazione della manovra"

Andrea Ronchini / NurPhoto 

 Palazzo Chigi

“Le ultime stime di Banca d’Italia sull’ultimo trimestre del 2018 e le prime previsioni per il 2019 indicano che l’impostazione di una manovra espansiva, sottolineata dal governo e sostenuta anche nel corso del negoziato con le istituzioni europee, mantiene tutta la sua validita'”. È quanto si legge in una nota diffusa da Palazzo Chigi.

“Il rallentamento economico che sta investendo tutto il continente europeo – si legge ancora – necessita di una risposta coraggiosa anche in Italia, rendendo particolarmente opportuno un rilancio della domanda interna, dei consumi e degli investimenti pubblici e privati”.

“Siamo fiduciosi – ribadisce Palazzo Chigi – nel fatto che le misure qualificanti del contratto di governo introdotte nella manovra, i 15 miliardi di investimenti aggiuntivi nel prossimo triennio e la profonda azione riformatrice intrapresa dal governo, volta a sbloccare l’enorme potenziale produttivo del Paese, assicureranno al Paese una crescita sostenuta”. 

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