Politica

Mattarella ricorda Marco Biagi: “Le Br sconfitte dalla sobrietà e dall’unità del nostro popolo”

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Agf

Sergio Mattarella

“Le Brigate Rosse sono state sconfitte dalla sobrietà, dall’unità del nostro popolo”: lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricordando a Modena la figura di Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle Br il 19 marzo 2002. “A noi – ha aggiunto il capo dello Stato – rimane il dovere della memoria di chi è rimasto vittima perché impersonava, interpretava, un ruolo di cucitura, di valorizzazione della coesione sociale”.

Aggiunge Mattarella: “Rappresentanze sociali e corpi intermedi sono realtà in cui i cittadini si riconoscono. La loro emarginazione e la loro attenuazione di ruolo rende più fragile la società ed espone maggiormente i cittadini ad essere vulnerabili rispetto alle incertezze, insicurezze, paure che inducono alla chiusura in se stessi. Vorrei sottolineare la grande importanza del ruolo della rappresentanza sociale e dei corpi intermedi – ha ricordato Mattarella – importanza che supera la pur fondamentale dimensione dell’ambito delle relazioni del lavoro perché riguarda, in realtà, anche la salute del tessuto democratico del nostro Paese”.

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La Flat Tax fa litigare (di nuovo) Lega e M5s

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Alessandro Serranò / Agf

Luigi Di Maio e Matteo Salvini

La lite è sui numeri – grandi numeri, per intenderci – della Flat Tax, ma la tensione in famiglia è più ampia, su fronti che si riscaldano o si raffreddano a seconda delle giornate. Così se non è la Via della Seta, è il caso Diciotti e se non è la Tav è, per l’appunto, la Flat Tax. Ora a creare malumori all’interno del governo è quella che viene definita la ‘Fase II‘ della ‘tassa piatta’, quel provvedimento al quale la Lega lavora da tempo e che, nelle parole di Matteo Salvini in campagna elettorale in Basilicata, vorrebbe portare “nelle case degli italiani”. 

“Ha un’incidenza di circa 12 miliardi e si riferisce ad un intervento di riduzione dell’imposta per tutte le famiglie fino a 50 mila euro di reddito” si legge in una nota della Lega, dove è detto inoltre che in particolare “la novità è data dall’introduzione del reddito familiare che attraverso un sistema di deduzioni garantisce la progressività dell’imposta.

La necessità di una puntualizzazione è venuta dopo le parole di Luigi Di Maio che aveva annunciato: “Sulla Flat tax familiare troveremo una soluzione insieme alla Lega, come abbiamo sempre fatto. L’importante è non fare facili promesse alla Berlusconi”. Una frase che ha stizzito il Carroccio, anche se il capo politico del M5s si è detto “molto fiducioso” e ha ricordato come il Movimento abbia “lavorato a una riduzione degli scaglioni e della pressione fiscale attraverso il coefficiente familiare”. Quello che duole, però, è quella puntualizzazione: “come rappresentanti dello Stato non dobbiamo mai dimenticarci di avere delle responsabilità nei confronti dei cittadini”. 

Il problema, ricorda il Corriere della Sera, è che fonti del ministero dell’Economia hanno fatto trapelare l’entità del mancato introito per lo Stato da una misura del genere: 59 miliardi all’anno, 25 se il nuovo regime riguardasse soltanto i redditi famigliari fino a 50 mila euro. “Sono numeri strampalati” ha replicato Salvini in una intervista a Rtl, “Non siamo al Superenalotto, i numeri li contiamo con più precisione. Per la prima fase della Flat Tax per le famiglie, per un primo colpo sostanzioso, non per tutti ma per tanti, servono 12-15 miliardi. Con 15 miliardi sarebbe una rivoluzione epocale. A partire dal primo scaglione, dal 23% da abbassare, stiamo facendo tutti i conti del caso”. 

La Flat Tax, tra i punti cruciali del programma leghista è stato quello che più ha sofferto i travagli della prima manovra, ricorda Repubblica. E secondo un leghista citato dal quotidiano, il fatto che la misura punta di diamante del M5s, il reddito di cittadinanza, sia già operativo, spinge il Carroccio a “offrire una prospettiva altrettanto visibile”. 

“Non so se esista uno studio perché non l’ho mai visto, ma se anche esistesse non può riferirsi alla nostra proposta di Flat Tax: Fase II che ha un’incidenza di circa 12 miliardi e si riferisce ad un intervento di riduzione dell’imposta per tutte le famiglie fino a 50 mila euro di reddito”, ha detto il sottosegretario alle infrastrutture Armando Siri che, in una intervista a La Stampa ha assicurato che “la proposta leghista di Flat Tax familiare è fattibile e fa parte del contratto di governo”.

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Come sarà il nuovo Pd di Zingaretti

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Un partito nuovo, con nuova struttura e nuovo statuto, per arginare la ‘salvinizzazione‘ del Paese. Nicola Zingaretti riceve l’imprimatur dell’Assemblea sulla sua elezione a segretario e quello che lancia dal palco dell’Ergife è un appello all’unità, quasi un grido d’aiuto al popolo dem e non solo. Apre metaforicamente la porta all’associazionismo, al volontariato, ai movimenti che hanno animato strade e piazze italiane negli ultimi mesi, contro il razzismo, contro il surriscaldamento globale e contro le politiche del governo sulla famiglia, sulle donne. 

Una relazione durata un’ora e dieci minuti, dalla quale Zingaretti sembra uscire stremato, la camicia madida di sudore, la voce incrinata dalla fatica. Il ragionamento del 53enne governatore del Lazio parte dalla necessità di opporsi ad un “imbarazzante governo dei Ni‘” e alla cultura delle destre che sta permeando il Paese e l’Europa e che rimette in discussione la stessa democrazia liberale “come luogo in cui la politica deve agire”. Un compito che appare, oggi, con le destre saldamente al governo di molti Paesi europei e non solo, quanto mai proibitivo.

Da Tsipras a Macron

Eppure il segretario del Pd invita tutti a crederci. La sua ricetta è sempre quella del “campo largo” di centro sinistra – “da Tsipras a Macron” è lo slogan – che gli ha consentito di vincere sue volte la corsa alle regionali contro Forza Italia, Fratelli d’Italia e M5s. Passa da qui la “risposta democratica alla Lega”, ma soprattutto da “un partito diverso e più inclusivo”.

La nuova sede nazionale sarà il ritratto di questo partito, aperto e trasparente, ma soprattutto “riformista”, parola che Zingaretti non rinnega, ma rilancia declinandola attraverso i concetti di “giustizia sociale”, “uguaglianza”, “compartecipazione”: la lotta alla povertà, sostiene il segretario del Pd, “è la condizione per stare meglio tutti. Il riequilibrio tra chi soffre e chi vive nel lusso interessa tutti”. Per questo la priorità “è il lavoro” e la riapertura del dossier delle riforme, dopo la bocciatura referendaria del pacchetto Renzi-Boschi.

Per guidare questa ‘riscossa’ democratica, Zingaretti sarà affiancato da Paolo Gentiloni nel ruolo di Presidente del partito, con le due vice presidenti di minoranza Anna Ascani e Deborah Serracchiani. Ma è il Partito democratico, sottolinea ancora il segretario, che dovrà darsi delle strutture: a partire da quella interna, con una revisione dello Statuto, passando per una “room data” e una “piattaforma web” per “aumentare la democrazia interna e il coinvolgimento delle persone”.

Il primo banco di prova per questo nuovo Pd saranno le elezioni in Basilicata, dove il segretario andrà domani e venerdì per chiudere la campagna elettorale. Ma soprattutto le elezioni europee. Tramontata la possibilità di un listone anti sovranista, Zingaretti apre ad alleanze con la società, il mondo dell’associazionismo, i territori e anche le Ong, tenendo il manifesto di Carlo Calenda come base e motivo ispiratore della politica europea del Pd. 

Infine, una risposta a Roberto Giachetti che, prendendo spunto da una frase di Zingaretti riferita al governo Conte, aveva accusato il segretario di non riconoscere quanto di buono fatto dai governi Pd: “No a caricature sugli altri che generano confusione anche involontaria. Voltiamo pagina, gli avversari non sono tra noi ma sono fuori di noi. Abbiamo bisogno di tutti e la sintesi è di avere idee chiare fondate sulla capacità di essere inclusivi, sottolinea Zingaretti: “Il giudizio su di noi e la nostra storia: avete un segretario che è anche un testimone oculare,da amministratore di quello che è stata la storia della repubblica negli ultimi anni. Non ho dubbio alcuno di essere contento e orgoglioso dell’esperienza dei governo del nostro Paese”. 

La minoranza è divisa

La giornata si apre all’alba, con le trattative estenuanti per i posti in direzione, l’organo di indirizzo politico del partito. Le quattro aree della nuova minoranza interna non trovano la quadra e le trattative vanno avanti fino a un minuto prima del voto. I numeri a favore del segretario sono implacabili e lasciano ben poco spazio a Maurizio Martina, Luca Lotti, Matteo Orfini e Roberto Giachetti: i votanti sono stati 1.582.083, 7 mila i seggi, 10.214 cittadini che hanno votato all’estero nei 142 seggi in tutti i continenti. Le schede bianche o nulle sono state 12.455, mentre i voti validi sono stati 1.569.628.

Per Maurizio Martina hanno votato in 345.318 persone pari al 22% del totale; per Nicola Zingaretti hanno votato 1.035.955 persone pari a 66%; per Roberto Giachetti 188.355 persone, il 12%. In virtù di questi dati, sarà composta l’assemblea nazionale con 451 donne e 549 uomini. Sono 119 i delegati per Roberto Giachetti, pari all’11,9% dell’assemblea; 228 i delegati per Maurizio Martina, pari al 22,8%; 653 delegati per Nicola Zingaretti, pari al 65,30%. Stesse proporzioni per la direzione.

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Il caso Diciotti arriva al Senato

salvini diciotti senato

Il caso Diciotti, con la richiesta del Tribunale dei Ministri di Catania di procedere contro Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona aggravato, tornerà ad infiammare il dibattito parlamentare. Martedì, infatti, l’Aula del Senato avvierà la discussione generale sul parere espresso della Giunta delle immunità, che il 19 febbraio scorso ha deciso (con i voti di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Movimento 5 stelle) di non consentire l’autorizzazione ad avviare un procedimento penale a carico del ministro dell’Interno. Maurizio Gasparri, presidente della Giunta e relatore del caso, illustrerà la proposta votata dall’organismo di Palazzo Madama su cui si dovranno esprimere i senatori.

Salvini, confermano fonti della Lega, non solo parteciperà ai lavori dell’Assemblea – il voto è atteso l’indomani, per mercoledì 20 marzo – ma ha anche intenzione di intervenire in Aula. “Mercoledì vado a testa alta in Senato”, ostenta tranquillità il leader della Lega, che rivendica quanto fatto. “Se mi arrestassero perché ho difeso i confini e la sicurezza del mio paese ne sarei orgoglioso, perciò facciano come credano, non è un problema, figurati se mi fanno paura”, ha aggiunto durante alcune iniziative elettorali in Basilicata.

Per ribaltare il verdetto della Giunta, e dare il via libera alla magistratura ad intervenire, sarà necessaria la maggioranza assoluta dei componenti dell’Assemblea, ma non dovrebbero esserci problemi per il vicepremier leghista: i numeri sono infatti dalla sua parte e difficilmente l’Aula si esprimerà in maniera difforme dal responso pronunciato dalla Giunta, tanto più alla luce di una votazione palese. Resta qualche incognita sulla compattezza dei 5 stelle, visto che alcuni senatori pentastellati hanno criticato il ‘no’ alla’autorizzazione a procedere. 

Il vicepremier, in un primo momento, si era detto pronto ad affrontare un processo senza, quindi, invocare l’immunità parlamentare, difendendo appunto l’operato del governo e lo stop allo sbarco dei 177 migranti dalla nave Diciotti, bloccata il 20 agosto al porto di Catania. In un secondo momento, invece, con una lettera aperta il vicepremier aveva chiesto di negare il sì all’istanza dei giudici siciliani: “La mia vicenda giudiziaria è strettamente legata all’attività di ministro dell’Interno e alla ferma volontà di mantenere gli impegni” presi, aveva detto.

“Non rinnego nulla e non fuggo dalle mie responsabilità di ministro. Sono convinto di aver agito sempre nell’interesse superiore del Paese e nel pieno rispetto del mio mandato”. In Giunta Salvini ha depositato una memoria difensiva alla quale aveva allegato anche due documenti: il primo firmato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il secondo dal vice premier Luigi Di Maio e dal ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli. Partito democratico e Liberi e uguali hanno annunciato il loro voto favorevole in Aula alla richiesta dei giudici. Pietro Grasso, componente della Giunta ed ex capo della Procura nazionale Antimafia, anche nei giorni scorsi è tornato a ribadire la necessità di concedere l’autorizzazione. Un diniego, ha sostenuto, rischia di creare un “pericoloso precedente”.

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Con chi vuole allearsi Zingaretti

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Instagram / Nicola Zingaretti

Assemblea Pd

Dopo l’appello all’unità del Pd, è il tempo di parlare di alleanze. Proclamato segretario durante l’assemblea del partito, Nicola Zingaretti ha affrontato con la platea il tema degli schieramenti da scegliere, al di là di un discorso strettamente politico. “Dobbiamo costruire una nuova ipotesi di governo che si radichi nelle coscienze italiane” ha detto.

“Vogliamo una lista europeista e aperta. Dialogheremo e ci alleeremo con la società che si organizza contro il cambiamento climatico, con i giovani che non trovano lavoro, con uomini e donne di cultura e di scienza, con coloro che credono che la battaglia contro le mafie non è solo una battaglia italiana. Ci alleeremo con gli amministratori e con l’altra Italia che è apparsa all’improvviso la scorsa settimana con i cooperanti morti nel tragico incidente aereo. L’Italia delle Ong che per noi è importante”.

“La nostra collocazione in Europa sarà nel gruppo dei Socialisti e dei Democratici grazie anche alla scelta che Matteo Renzi ha fatto. Da anni non ci chiamiamo più solo socialisti, ma anche democratici”, ha aggiunto: “Dobbiamo marcare ora una più netta innovazione e coraggio nel cambiare l’Europa”.

“Sono sicuro che troveremo il modo di arginare la destra e i sovranisti già alle elezioni europee. Per questo rilancio da segretario una parola d’ordine semplice ma che dà l’idea: da Tsipras a Macron“. “Del grande campo democratico che si batte contro destra e M5s potranno fare parte anche forze diverse, forze civiche ma anche di orientamento liberale, persino nobilmente conservatrici che sono ugualmente lontane da Salvini. Noi non dobbiamo aprire con queste forze moderate una concorrenza distruttiva ma portare a una responsabilità comune delle forze di opposizione. Non possiamo sei giorni a settimana urlare contro il pericolo della destra di Salvini e poi non provare a comporre nei territori un’alleanza competitiva per vincere”. 

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Salvini dice a Berlusconi: “Eccomi”.  Ma in un altro senso

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Cosimo Martemucci / Agf

Matteo Salvini

Matteo Salvini si dà del “coglione”. In una dura replica a Silvio Berlusconi, che aveva definito “coglioni” quanti hanno fiducia nel governo gialloverde, il leader leghista da Melfi, in Basilicata, dice: “Eccolo quel coglione”.

“A livello nazionale la mia parola, il mio impegno non solo con gli alleati, ma con gli italiani, vale più di ogni sondaggio o insulto. Quello che facciamo bene, lo facciamo bene in due” ha detto il vicepremier. “Con Berlusconi governiamo bene a livello locale, però se mi si dà del ‘coglione’ se sono al governo nazionale…”.

“E’ chiaro che non sono permaloso, però ritengo che in questi nove mesi abbiamo fatto tanto per gli italiani e continueremo a farlo nei prossimi anni, a livello locale governiamo meglio della sinistra”.

Ma cosa aveva detto Berlusconi?  “Dovremmo essere tutti preoccupatissimi e invece c’è il 50 per cento delle persone che non è preoccupato” aveva affermato a Matera, “Svegliatevi, aprite gli occhi e domandatevi: sono coglione o sono una persona intelligente? Risposta: sono un coglione”.

“Il blocco delle opere pubbliche blocca di conseguenza 600 mila addetti” aveva aggiunto il leader di Forza Italia, “non vedo come si possa continuare ad avere fiducia nel governo. Non posso pensare che ci sia, dati alla mano, un italiano su due che ancora guardi con rispetto a queste persone. Abbiamo messo l”aeroplano Italia’ in mano a gente che non ha mai guidato un aereo”

A Berlusconi aveva già risposto Beppe Grillo con un tweet dal titolo emblematico – “peti d’autore” – accompagnato dalla clip video del comizio di Matera. “Finalmente qualcosa ha slatentizzato lo psiconano, la frase ‘sono numeri che mi fanno andare di testa’ confessa implicitamente il tentativo di usare la bile come biocarburante elettorale. Come sempre originale, lo psiconano è sincero…”, concludeva. 

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Le parole di Zingaretti all’assemblea del Pd

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Nicola Zingaretti / Twitter

Nicola Zingaretti all’Assemblea Pd

Nicola Zingaretti ha lanciato un appello all’unità del Pd e alla lotta, insieme, per tutelare la democrazia “messa in discussione”. “Tutto ciò che ci accade intorno ci dice che dobbiamo muoverci. Insieme, io mi auguro, dobbiamo metterci di nuovo in cammino” ha detto nel suo discorso di apertura dell’Assemblea Nazionale del partito che, con il 66% delle preferenze, lo ha proclamato segretario. “Noi dobbiamo conoscere il passato per fare bene nel presente e nel domani e vivere bene il futuro grazie al nostro passato, del quale siamo orgogliosi. Mettiamo definitivamente alle spalle le contese tra le componenti interne. Un ragazzo che era al Friday for Future non sa nemmeno di cosa parliamo”.

“Il Pd non è spezzato, non è sconfitto. Molti avversari e anche qualche amico prevedevano un disastro. Non è stato così. Non è affatto scontato che quegli elettori tornino a guardare a noi. Il centro destra si sta salvinizzando, il governo si sta salvinizzado. E’ un pericolo ma, a certe condizione, anche una opportunità. E’ la Lega di Salvini la principale responsabile del crollo dei fatturati al Nord. E’ il M5s il principale responsabile della svendita del Sud. Dunque un campo più largo per una risposta democratica alla Lega, non è solo auspicabile, ma all’improvviso è di nuovo possibile e credibile”.

“Noi dobbiamo riprendere subito l’iniziativa e rimettere in campo una nuova fase della battaglia democratica“, ha aggiunto. “In primo luogo dobbiamo cambiare noi, tutti noi. Occorre un partito diverso, più inclusivo”. “Dobbiamo voltare pagina, dobbiamo cambiare tutti noi, Occorre un partito diverso, più aperto inclusivo, realmente democratico”. “Siamo un po’ stanchi di dover costantemente subire esami da chi pratica il due pesi e due misure, da chi giudica una grande prova di democrazia 50 mila click e insufficiente un milione di votanti ai gazebo. C’è un disperato bisogno di ricostruire una nuova classe dirigente della Repubblica. 

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Tra una settimana si vota in Basilicata, Zingaretti cambia modulo al Pd

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 Afp

 Nicola Zingaretti e Paolo Gentiloni

L’inizio ufficiale dell’Assemblea è previsto per le 10,30 ma la giornata dei leader del Partito Democratico comincerà, come da tradizione e salvo sorprese, all’alba con le ultime riunioni delle correnti per assegnare i posti in direzione.

Zingaretti ha infatti voluto accelerare l’iter per la formazione di tutti gli organi statutari dopo la sua vittoria alle primarie. Un modo per farsi trovare subito pronti alla campagna elettorale per le europee, ma non solo.

Il 24 marzo si vota in Basilicata e il neo segretario sogna di debuttare con una vittoria. Per questo, la prima uscita ufficiale di Zingaretti segretario sarà in Basilicata, lunedì 18 marzo.

Prima di quel momento, però, occorre rendere il Partito democratico pienamente operativo, insediando l’assemblea nazionale, eleggendo il suo ufficio di presidenza, votando la direzione nazionale.

Poi, arriverà la segreteria, sulla quale Zingaretti sembra avere già le idee chiare con, tra gli altri, Paola De Micheli vice segretaria, Andrea Martella responsabile organizzativo, Giuseppe Provenzano al Welfare, Michele de Pascale agli Enti Locali.

Nuovo tesoriere sarà il senatore Luigi Zanda, mentre Paolo Gentiloni è stato indicato quale prossimo presidente dell’Assemblea e, per estensione, del partito.

Le correnti, dunque, mettono a punto le loro liste di candidati alla direzione. Ma non si procederà immediatamente al voto.

Il primo passo sarà la lettura dei risultati definitivi delle primarie e la proclamazione di Nicola Zingaretti nel ruolo di segretario da parte del presidente della Commissione Congresso, Gianni Dal Moro.

Nel segno di Greta

A quel punto Nicola Zingaretti salirà sul palco e presenterà la sua prima relazione da segretario con i punti programmatici del suo mandato: un intervento della durata di 40 minuti, al netto degli innesti ‘a braccio’ del segretario.

I temi portanti saranno quelli legati all’Europa, anche in vista delle elezioni di maggio, ma soprattutto l’apertura del Partito Democratico all’esterno, al mondo dell’associazionismo, ai movimenti, con particolare attenzione alle donne che si sono mobilitate contro il disegno di legge Pillon e alle centinaia di migliaia di cittadini che, con il corte People di Milano, si sono mobilitate contro la recrudescenza razzista nel Paese.

Inoltre l’ambiente: tema centrale nell’agenda di Nicola Zingaretti che ha voluto dedicare la vittoria alle primarie alla giovane Greta Thunberg.

Al termine della relazione si voterà l’Assemblea, il suo presidente e l’ufficio di presidenza con i due vice. L’Assemblea Nazionale del Pd è composta, da Statuto, da mille persone.

Il numero dei componenti dell’Assemblea, però, aumenta per la presenza dei membri di diritto: gli ex segretari, i segretari dei partiti fondatori, gli ex premier, gli ex ministri, i titolari di cariche istituzionali e di quelle interne al partito.

Fanno parte dell’Assemblea, poi, i segretari regionali del partito, i 300 delegati regionali, i 100 delegati dai gruppi parlamentari (60 per la Camera dei deputati, 30 per il senato e 10 per l’Europarlamento), quelli delle mozioni non ammesse alle primarie. In tutto, la platea di delegati dovrebbe essere composta da 1.130 persone circa.

La forza del segretario

Visto che le forze in campo “fotografate” dalle primarie parlano del 67% dei delegati per Zingaretti, 23% per Maurizio Martina e 11% per Roberto Giachetti, il neo segretario potrà contare su circa 670 persone più i membri di diritto a lui vicini. Dunque, circa 700 persone in tutto.

assemblea pd zingaretti basilicata

(Agf)

Nicola Zingaretti

Una volta insediata l’assemblea e votato l’ufficio di presidenza, questo prende posto sul palco e si procede all’elezione del tesoriere e della commissione di garanzia.

Infine il voto sulla direzione: non è ancora chiaro se si procederà al voto palese o a scrutinio segreto. Nel secondo caso si procederà all’allestimento dei seggi.

La direzione nazionale è composta da 120 membri eletti con metodo proporzionale in base ai risultati delle primarie.

Anche la Direzione, come l’Assemblea, conta una serie di membri di diritto come il segretario, il presidente, i vicesegretari, il tesoriere, i capigruppo, i titolari di cariche istituzionali.

Il segretario, tuttavia, può allargare la direzione a 20 personalità del mondo della cultura, del lavoro, dell’associazionismo, delle imprese.

La direzione ha il compito di elaborare l’indirizzo politico del partito stesso, nonché di votare a maggioranza il meccanismo con cui l’Assemblea eleggerà una segreteria (e un segretario) nazionale.

La Direzione è diretta dal presidente dell’Assemblea, che la convoca di norma ogni due mesi o in casi eccezionali. Solo a questo punto il Partito Democratico ‘zingarettiano’ si potrà considerare varato.

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Sono sorpreso dalle posizioni ‘schiacciate’ Lega, dice Di Maio a proposito di Cina

Via della Seta Di Maio

(Afp)

Luigi Di Maio in visita ufficiale in Cina, settembre 2018

“Mi auguro che la Lega sia della stessa idea” del Movimento 5 stelle per quel che riguarda il memorandum Mou e l’autonomia dell’Italia nell’assumere determinate decisioni, “perché negli ultimi giorni ho visto posizioni diverse, un po’ schiacciate su quello che chiedono gli altri Paesi e non su quello che vuole e fa bene all’Italia. Mi ha sorpreso, non lo nascondo. Su ogni punto dei precedenti governi continuo a sentire ‘dobbiamo andare avanti’. Ma non dimentichiamoci che siamo arrivati al governo per provare a cambiare il Paese (e mi sembra che qualcosa la stiamo facendo), non certo per lasciarci trascinare da misure prese da chi ci ha preceduto. Per questo non servivamo certo noi”. Lo scrive Luigi Di Maio in un post su Facebook. 

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Mai conosciuto questa persona, dice Berlusconi di Imane Fadil

Ruby Berlusconi

Olivier Morin / Afp

Imane Fadil, teste chiave nel processo Ruby

“Mi spiace che muoia sempre qualcuno di giovane. Non ho mai conosciuto questa persona e non le ho mai parlato”. Così il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, a Melfi (Potenza), nel corso di una iniziativa elettorale, a chi chiede un commento sulla morte di Imane Fadil, testimone nel processo cosiddetto Ruby. 

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