Politica

Meloni strappa sull’alleanza col Cav. Il centrodestra esiste ancora?

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 (Agf)

 Giorgia Meloni e Matteo Salvini, ad Atreju lo scorso 22 settembre

L’idea di Silvio Berlusconi per il dopo Europee è un ponte tra Popolari e la destra nazionalista, da Salvini a Le Pen, che sabato ha affrontato a Milano la prova della piazza, magari usando come raccordo i Conservatori, che a Strasburgo attualmente sono il terzo gruppo. Pazienza se due grandi azionisti del Ppe, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e il tedesco Markus Soeder, leader della Csu (la gamba bavarese della Cdu di Angela Merkel) hanno già respinto la proposta al mittente quando a sollevarla erano stati, da Budapest, lo stesso Matteo Salvini e il primo ministro magiaro Viktor Orban

Altrettanto noto l’obiettivo del Cav sul fronte interno: strappare il Carroccio all’alleanza con il M5s e riproporre a livello nazionale la tradizionale alleanza di centrodestra che governa in tante Regioni italiane. Sondaggi alla mano, i numeri ci sarebbero. Anzi, il margine sarebbe talmente largo, ben oltre il 40% necessario – con il Rosatellum – a governare in autonomia, che nella Lega e in Fratelli d’Italia in molti ritengono che, se il voto delle Europee li premierà, sarà proponibile una maggioranza sovranista che possa fare a meno di Forza Italia. 

Ciò che fino a ieri era una speranza è diventato improvvisamente un dato politico in seguito allo strappo, clamoroso, consumato da Giorgia Meloni in un’intervista al Messaggero rilasciata nel giorno della manifestazione napoletana del suo partito, che in Europa fa parte proprio della famiglia dei Conservatori. 

“FdI e Lega unica alternativa possibile”

“L’unica alternativa possibile è una maggioranza FdI-Lega come c’è già in molte regioni. Anche perché, per quanto mi riguarda, ci sono molte, troppe cose che ci dividono da Forza Italia. A cominciare dall’Europa ma, soprattutto, Forza Italia continua ad ammiccare al Pd con cui è andata al voto assieme in Sicilia contro FdI e la Lega. Senza contare l’ipotesi Draghi appena prospettata”, dice Meloni, “noi siamo pronti a governare in Europa e a costruire una maggioranza in Italia”, dato che “un governo composto da noi e la Lega sarebbe una sintesi ideale perché portiamo avanti battaglie simili”, assicura poi la leader di Fdi.

Si tratta di un cambio di registro notevole. Mentre, nei mesi scorsi, Salvini e Berlusconi si scambiavano frecciate e veleni, lei aveva sempre cercato di indossare le vesti della paciera, fedele alla vecchia formula del centrodestra, l’unica a non flirtare con altri “forni” (non avendone peraltro, va detto, la possibilità), che fossero i grillini o il Pd. Ma la campagna elettorale è tale per tutti. E la goccia che ha fatto traboccare il vaso è una: un antico ed estemporaneo tormentone berlusconiano che l’ex premier ha tirato di nuovo fuori ieri: offrire a Mario Draghi un posto nel governo.

Certo, Berlusconi lo ha detto tante volte. Ma, ora che il mandato di Draghi alla presidenza della Bce sta scadendo, non sono più parole che si possano pronunciare con leggerezza. E, nella retorica sovranista, Draghi ha un posto di vertice nel pantheon dei “cattivi”, insieme a Jean-Claude Juncker e all’immancabile George Soros

E tra gli azzurri c’è chi non vuole più stare con Salvini

Una dichiarazione di poco successiva del democristiano Gianfranco Rotondi, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, ha già i toni del “Liberi tutti”. A indispettire Rotondi sono stati i fischi di alcuni presenti al raduno di Milano a sentir pronunciare il nome di Papa Francesco che, per la destra più intransigente, un posto nel pantheon di cui sopra lo ha pure.

“Dopo gli attacchi milanesi a Papa Francesco, per noi democristiani non è piu’ possibile nessuna alleanza politica con Salvini. Rimane l’apprezzamento per tutti i dirigenti e gli amministratori leghisti,a cominciare da Fontana e Zaia, fino ai tanti sindaci e parlamentari cattolici della Lega. Ma è onesto dire che dopo venticinque anni l’alleanza tra la lega e noi democristiani di centrodestra è finita a Milano in piazza Duomo”, dice Rotondi, “ieri l’esibizione di simboli religiosi e i fischi al Papa hanno composto un affresco di blasfemie e bestemmie inaccettabili per i cattolici”.

Riportano la contesa su toni più concreti, ma non meno duri, due importanti esponenti di Forza Italia come Mara Carfagna e Anna Maria Bernini. “Lega e Fdi, concentrati sui sondaggi più che sul futuro del Paese, si assumono la responsabilità di demolire qual progetto e di consegnare l’Italia alle sinistre vecchie e nuove”, afferma Carfagna, “chi oggi vuole demolire questo progetto, lavora per i nostri avversari e finirà per consegnare loro la guida del Paese per i prossimi 20 anni, condannandolo al declino economico e sociale e all’irrilevanza internazionale. Non mi sembra un progetto da statisti”. 

Bernini parla invece di “menzogne spudorate”: “La leader di Fratelli d’Italia oggi sostiene in un’intervista che l’unica alternativa possibile è una maggioranza tra Fdi e Lega ‘come c’è già in molte regioni’. Ci dica dove, di grazia, visto che in tutte le regioni governate dal centrodestra senza Forza Italia non sarebbe possibile alcuna maggioranza. Ma la menzogna più grossa è che Forza Italia intenderebbe allearsi col Pd, mentre tutto, dico tutto il gruppo dirigente forzista ha liquidato l’episodio siciliano una scelta locale e irripetibile. Se Fdi dice mai più con Berlusconi sia conseguente, e faccia cadere le giunte regionali in cui governa con Forza Italia: non ne resterebbe in piedi nemmeno una”. 

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Migranti, Di Maio: surreale commento Onu su dl Sicurezza bis prima del Cdm

Dl Sicurezza bis: Di Maio, surreale commento Onu 

Cosimo Martemucci / AGF 

Luigi Di Maio

Il vicepremier M5s Luigi Di Maio commenta le critiche dell’alto commissario Onu per i diritti umani sul decreto sicurezza bis: “A me sembra surreale che l’Onu commenti un decreto che non abbiamo ancora discusso in Consiglio dei Ministri e che io neanche ho letto nel suo testo ufficiale, da vice presidente del Consiglio”, dice Di Maio.  

“È ancora allo studio dei tecnici che lo stanno vagliando in pre-consiglio e lo stanno ri-organizzando dove ci sono delle questioni tecniche da affrontare. Credo che su questo abbiamo raggiunto un livello tale per cui c’è una critica preventiva di un testo che non è stato ancora, non dico approvato, ma nemmeno discusso in consiglio dei ministri. Questo mi sembra un po’ assurdo”, aggiunge il leader 5 stelle.

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Salvini a Milano mostra il volto rassicurante del sovranismo europeo

salvini europee manifestazione milano

“Estremisti del buonsenso”. Matteo Salvini ricorre a un ossimoro per descrivere la piazza di Milano, dove, per la prima volta, è riuscito a raccogliere i ‘sovranisti’ europei.

Siamo la piazza del “sorriso” e della “speranza”, ha sostenuto il segretario leghista, “non dell’ultradestra”, qui “non ci sono razzisti o fascisti. Gli estremisti sono quelli che hanno rovinato l’Europa per vent’anni nel nome della povertà e della precarietà”, ovvero l’asse Popolari-Socialisti europei.

Chi sfila con Matteo

Ed è proprio per la battaglia contro quest’asse, a difesa di un’idea di Europa con al centro le nazioni, che si schiera ‘l’Internazionale sovranista’ che ha sfilato in piazza Duomo insieme alla Lega: dalla francese Marine Le Pen, al tedesco di AfD Jeorg Meuthen all’olandese Geert Wilders, tutti a tessere le lodi del ministro italiano per quanto fatto nel contrasto all’immigrazione illegale.

Tutti gli interventi delle dieci delegazioni presenti si sono concentrati contro l’attuale ‘cabina di comando’ europea, contro il presidente della commissione Ue Jean Claude Juncker, e contro i due ‘dominus’ Angela Merkel e Emmanuel Macron (largamente fischiati dalla piazza, mentre qualche fischio si è levato quando Salvini ha citato Papa Francesco sul tema accoglienza dei migranti).     Questo è il “momento in cui daremo a tutta Europa il segnale della resistenza, giustizia e riconquista”, ha promesso Le Pen.

“Potremmo essere maggioranza al Parlamento europeo lasciando a casa la sinistra dopo anni”, ha auspicato Salvini. “E’ vero che siamo Davide contro Golia ma la storia insegna che a volte i piccoli motivati sconfiggono i poteri forti”.

Non la pensa così il collega di governo Luigi Di Maio. “Bisogna essere preoccupati delle ultradestre europee”, ha scandito il vice premier M5s rispondendo a chi gli chiedeva della manifestazione leghista.

Pronta la replica di Salvini: “Ma l’avete vista la piazza? C’erano mamme, papà, disabili. Non ho visto ultrà. Siamo estremisti del buon senso ‎questo si'”‎.

Si srotola un lenzuolo e compare Zorro

In una piazza Duomo non completamente piena anche per via della pioggia battente durante la parte centrale del comizio, è apparso a un certo punto uno striscione, srotolato da un terrazzo della parte della Galleria Vittorio Emanuele II che si affaccia sulla piazza.

‘Restiamo umani’, recitava il lungo lenzuolo, che è saltato subito agli occhi della piazza. Dopo poco è apparso sulla terrazza un uomo vestito da Zorro, a fare ironia anti-Salvini (la citazione è riferita al libro intervista di Chiara Giannini, edito da Altaforte, vicina a CasaPound, in cui la giornalista racconta che Salvini ha subito in passato angherie, come quella volta in cui all’asilo gli rubarono il pupazzetto di Zorro).

Lo striscione è stato rimosso, senza che il ministro dell’Interno se ne accorgesse (almeno stando a quanto da lui riferito ai cronisti). “Viva Zorro”, ha detto Salvini, “le cose ironiche e scherzose mi piacciono, non mi piacciono le minacce di morte”.

 Cameo annunciato la presenza dell’ex ministro Carlo Calenda che ha deciso di andare in piazza Duomo, dopo la pubblicità dei leghisti in cui la sua immagine è stata usata come testimonial negativo sotto lo ‎slogan ‘Lui non ci sarà”.    

salvini europee manifestazione milano

MIGUEL MEDINA / AFP

Salvini a Milano

Per il resto, nel comizio, formalmente chiusura della campagna elettorale per le europee, Salvini è stato netto nell’assicurare che se la Lega sarà il “primo partito in Italia e in Europa”, lui “non mollerà” sul progetto di estendere “a tutti” la flat tax al ‎15 per cento e nel contrasto all’immigrazione clandestina.

Il governo ha fatto tante “cose buone” e “tante altre ne farà, perché la Lega è garanzia di lealtà e stabilità”, ha assicurato parlando della tenuta dell’esecutivo con i 5 stelle.

Salvini ha aperto il comizio con i sindaci “eroi’ della Lega che avevano guidato il corteo dai bastioni di Porta Venezia dietro lo striscione ‘Salvini ministro dei sindaci’.

Sul palco anche i governatori del partito, ai quali ha fatto un tributo; in particolar modo al lombardo Attilio Fontana, definito “amico e fratello”. ‎

“Noi lotteremo fino alla fine: non ci faremo spaventare da niente‎”, ha detto Fontana, indagato per abuso d’ufficio dalla Procura di Milano. Oltre alle già sentite citazioni di Oriana Fallaci e di pontefici vari, ‎il segretario leghista ha citato Winston Churcill e due volte Alcide De Gasperi.

New entry nel Pantheon del ‘capitano’ il cardinale guineano Robert Sarah, Galileo, Leonardo, Giovanni Falcone.

Chiusura con evocazione, uno per uno, di tutti i santi patroni dell’Europa, bacio al rosario e affidamento “al cuore immacolato di Maria” che “porterà la Lega alla vittoria‎”.

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Il grande ritorno di Berlusconi su Twitter (ma è boom per gli hashtag su Salvini)

berlusconi sfotti stressa salvini twitter social voli di stato

È stata la settimana di Silvio Berlusconi attivissimo su Twitter: sulla crisi di Governo, declinata su diversi temi (spread e possibile aumento dell’IVA), l’account del cavaliere ha prodotto il 15% dei contenuti totali. Proprio le sorti del Governo hanno appassionato l’audience con oltre 10 mila conversazioni, il tema più discusso assieme alla polemica sui voli istituzionali di Salvini e la rimozione degli striscioni (10mila conversazioni) precedendo il decreto sicurezza (8 mila tweet). Sono alcuni dei dati che emergono da un’indagine svolta da Kpi6 per Agi tra il 10 e il 16 maggio. 

Le percentuali delle condivisioni dei contenuti di Salvini sulle materie economiche sono schiaccianti: 73% dei retweet sul superamento del rapporto deficit/Pil e 85% sull’IVA.
Sulla bocciatura della proposta di abbassare l’IVA sulla vendita di assorbenti si è scatenata una polemica sorprendente, generando grossi volumi di conversazioni (oltre 6.500 tweet), un nuovo hashtag molto popolare come #TamponTax.

Laura Boldrini che ha dato visibilità e peso politico alla protesta, con più di 3.300 condivisioni, e un tasso di engagement all’1,55%.
Infine il Decreto Sicurezza sul quale Salvini + Lega hanno scritto più del 60% dei contenuti, mentre Berlusconi è perplesso sui numeri: “Mi stupisce che i 500mila clandestini in Italia siano diventati 90mila in una notte”. E’ stata anche la settimana delle interazioni, dell’ironia e degli hashtag insoliti: oltre al 9% engagement su #TamponTax, da segnalare il 7% interazioni sulla polemica dei voli istituzionali di Salvini e la rimozione degli striscioni, con hashtag di successo come #SfottiSalvini e #StressaSalvini.

Crisi di governo tra IVA e spread: si fa spazio il Cavaliere

Sui temi economici è un testa a testa tra Salvini, Berlusconi e Brunetta: la discussione dell’IVA vede Berlusconi protagonista col 28% dei contenuti prodotti, ma Salvini domina le condivisioni all’85%. Mentre sullo spread sebbene Renato Brunetta sia attivissimo con più della metà dei contenuti prodotti, è ancora una volta Salvini a ottenere il maggior volume di consenso col 73% delle condivisioni, discutendo i limiti europei sul deficit: “Sforare il 3% deficit/Pil? È una cosa che si deve fare”.

Salvini: “Mi tappo la bocca…” ottiene il 65% delle condivisioni

In totale Berlusconi, Brunetta, Gasparri e Gelmini hanno pubblicato il 40% dei tweet sulla crisi. Ma il vero contenuto che conferma la crisi di Governo lo lancia Salvini stesso, che ottiene il maggior volume di condivisioni (oltre il 65%): “Io mi tappo la bocca ma è difficile alzarsi per fare il proprio lavoro…”. Il top engagement invece lo ottiene Berlusconi (23%), col tasso di interazione più alto, che chiede “elezioni anticipate”. Anche Carlo Cottarelli è puntuale su spread e deficit: “Tria dice che il nervosismo dei mercati è ingiustificato… boh con il debito pubblico che abbiamo forse dovrebbe essere un po’ nervoso anche lui”.

#TamponTax scatena la polemica: engagement alle stelle (9%)

La Camera boccia la proposta di abbassare l’IVA sulla vendita di assorbenti e su Twitter si scatena la polemica contro il Governo: oltre 6mila conversazioni, un tasso di engagement al 9% (mai rilevato in precedenza così alto), più di 40mila retweet e sentiment negativa al 100% con una distribuzione di genere al 70% femminile. Il Tweet più apprezzato dall’audience è di Laura Boldrini che da visibilità e peso politico alla protesta, con oltre 3.300 condivisioni, tasso di engagement all’1,55%.  

Decreto Sicurezza: Salvini il più apprezzato, ma Berlusconi dubita sui numeri

l Decreto Sicurezza bis, targato Lega, è pronto, ed è proprio la Lega a parlarne su Twitter (Salvini + Lega hanno scritto più del 60% dei contenuti sul tema). E’ del Ministro dell’Interno il contenuto più condiviso con oltre 1.200 retweet, mentre sono scarsissimi i contributi delle restanti forze politiche. Berlusconi rimprovera il leader leghista sull’immigrazione: “non ha fatto accordi coi Paesi di origine e non ha impresso un’accelerata nel rimpatrio dei clandestini”. L’ex Premier è perplesso sulle cifre: “Mi stupisce che i 500mila clandestini in Italia siano diventati 90mila in una notte”. Le conversazioni degli utenti sono quasi 8mila, l’engagement è molto alto (3,2%) con oltre 40mila retweet a conferma di quanto il tema sicurezza sia centrale nella discussione pubblica.

Voli e striscioni: #sfottiSalvini #StressaSalvini diventano virali

Matteo Salvini ha usato voli istituzionali per fini privati ed elettorali? La Corte dei Conti indaga e apre un fascicolo. Se poi aggiungiamo gli striscioni rimossi dalle case di alcuni manifestanti durante i comizi del Ministro, le discussioni su Twitter esplodono con più di 10mila conversazioni, oltre 34mila retweet con un tasso di engagement altissimo (7%). Ovviamente l’account del Ministro dell’Interno è il più menzionato dagli utenti e spuntano persino hashtag nuovi, ma molto voluminosi come #sfottiSalvini #StressaSalvini #Nonseiilbenvenuto, oppure #SalviniTogliancheQuesto riferendosi agli striscioni.  

Speciale – Se si votasse su Twitter

Nel corso della prima settimana di monitoraggio abbiamo notato una flessione considerevole nei potenziali elettori e sostenitori di Matteo Salvini. I sostenitori della Lega sono passati, in pochi giorni, dal 51% al 47.6%, dopo le dichiarazioni sul PIL/deficit, gli striscioni rimossi, le minacce di crisi di Governo, le indagini sui voli di stato e gli arresti di sindaco, vicesindaco e assessore del comune di Legnano.

Leggi qui il rapporto integrale

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L’adunata sovranista a Milano

adunata sovranista

Oggi è il giorno dell’adunata sovranista a Milano. Con e intorno a Matteo Salvini, leader della Lega, undici capi-partito dell’ultradestra” che “sperano in un corteo di centomila persone” scrive la Repubblica, oggi la manifestazione di Milano rappresenta una “Sfida tra due Europe”, dando però voce alla protesta e al crescente movimento dei “lenzuoli della libertà” cominciato dopo che i pompieri di Brembate ne rimossero uno. Libero Quotidiano invece titola la sua edizione cartacea così: “Milano si tinge di verde”, perché “Il capo del Carroccio convoca il suo popolo per il comizio sulle Europee”. “Parlerà a famiglie e gente normale, mentre giudici, giornali e poteri forti lo attaccano”. Sono i due fronti opposti.

Ma al di là dell’aspetto simbolico della manifestazione, di quel che si muoverà nella piazza, degli slogan, dei cartelli pro e contro, delle lenzuola di protesta alle finestre e di quel che accadrà nel concreto, “il raduno di oggi a Milano dell’internazionale dei sovranisti europei potrebbe essere un’occasione ghiotta per Matteo Salvini: per ascoltare non solo quello che i colleghi nazionalisti dicono sull’Europa ma anche quello che i colleghi nazionalisti dicono sull’Italia” scrive Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio. Perché il leader leghista “sa che il governo di cui fa parte viene considerato anche dai sovranisti la pecora nera dell’Europa”.

adunata sovranista

Nicola Marfisi / AGF

Milano, Lenzuola appese ai balconi con messaggi contro il Ministro dell’Interno Matteo Salvini 

In pratica, analizza ancora Cerasa, “su molte cose, sull’Europa, sull’euro, sui migranti, sulla globalizzazione, sul protezionismo, i sovranisti raccontano fesserie. Ma c’è un punto sul quale buona parte degli alleati e degli amici di Salvini ha dimostrato di non aver paura a raccontare la verità. E quel punto riguarda un tema che in teoria dovrebbe stare a cuore al leader della Lega: le condizioni dell’Italia, la sua traiettoria, il suo futuro economico. E quando parlano d’Italia, i sovranisti europei, purtroppo per l’Italia, spesso ci azzeccano”. Come il dissenso espresso dallo “splendido ministro delle Finanze austriaco Hartwig Löger” per commentare proprio le parole con cui Salvini ha annunciato di essere pronto a sforare la regola del tre per cento e di essere pronto ad arrivare fino al 130- 140 per cento del debito: “Noi non siamo pronti a pagare per i debiti dell’Italia. Spingendo in modo deliberato la spirale del debito italiano, non si può più escludere che l’Italia diventi una seconda Grecia” ricorda il direttore de Il Foglio.

La Repubblica fa leva sull’afflato europeista e resistente del suo lettorato andando a intervistare il delfino di Marin Le Pen, Jordan Bardella, capolista del Rassemblement national, che invece confessa: “L’Italia è un modello per chi vuole meno Ue”. Per il portavoce di Le Pen alle presidenziali le europee costituiscono la prima prova elettorale “dall’arrivo al potere di Macron”. Il voto è quindi rappresenta “un referendum sulla sua politica” per il quale si dice certo che “i francesi manderanno un messaggio chiaro e forte contro il suo governo”. “È l’inizio dell’alternanza. Sono certo che anche la Francia seguirà la primavera dei popoli cominciata altrove in Europa” confida, ammettendo però ciò che Il Foglio nega, e cioè che sul Vecchio Continente, l’economia e il rischio di recessione in Italia “pesano le regole europee, a cominciare dall’assurdo diktat del 3% deficit/Pil che noi vogliamo abolire. Salvini ha raccolto una eredità pesante, ci vuole tempo”.

adunata sovranista

Nicola Marfisi / AGF 

Milano, Lenzuola appese ai balconi con messaggi contro il Ministro dell’Interno Matteo Salvini 

L’uscita dall’euro è in discussione? Risponde Bardella “Ci siamo evoluti sulla questione europea perché il contesto europeo si è evoluto. Prima la scelta era tra sottometterci all’Ue, o andarcene. L’avvento al potere di Salvini, del Fpo in Austria, l’inflessione di Orbán sull’immigrazione, ci permettono adesso di riorientare la costruzione dell’Europa”. E per quale Europa? “Vogliamo un’Europa à la carte, basata sulla libera collaborazione tra nazioni solo quando è necessario. È quello che ha funzionato con progetti come Airbus o Arianespace”. E le tante differenze e sfumature della galassia sovranista?  “Siamo alleati, non cloni” è la risposta.

Anche Il Messaggero sottolinea le differenze del fronte, meglio: dell’”Internazionale sovranista” che si raduna oggi a Milano come la definisce il quotidiano romano: “Uniti sui migranti, divisi sui conti”. Un fronte che sfila “tra scandali e indagini sui fondi UE” titola La Stampa nello scattare questa fotografia: “L’Europa del buonsenso usa i fondi pubblici del Parlamento europeo per cene di gala innaffiate da champagne. Fa affari con le lobby dell’industria in cambio di ricche consulenze. Accetta donazioni da quelle del tabacco per eliminare il divieto di fumo negli esercizi pubblici (a Vienna). E si oppone fermamente alla creazione di un’Autorità Ue per la lotta all’evasione fiscale”.

Insomma, secondo il quotidiano sabaudo, per poter tracciare una radiografia completa dei partiti sovranisti che oggi scendono in piazza Duomo a Milano accanto a Matteo Salvini, “la cosiddetta ‘Europa del buonsenso’, bisogna seguire la più basilare delle regole investigative: ‘Follow the money’, segui il denaro. Sia esso in arrivo dalla Russia (chiedere a Marine Le Pen), da alcune società con sede in Svizzera (ne sanno qualcosa i tedeschi di AfD) o in uscita verso un conto segreto in Lussemburgo (vedi l’inchiesta sui 49 milioni del Carroccio)”.

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Nicola Marfisi / AGF 

 Milano, Lenzuola appese ai balconi con messaggi contro il Ministro dell’Interno Matteo Salvini

Ovvero? Ovvero “I compagni di viaggio della Lega- scrive il quotidiano torinese – dicono di battersi contro le élite economico-finanziarie, puntano il dito contro gli sprechi dei fondi Ue e promettono di rivoltare come un calzino l’Europa delle lobby e delle banche. Salvo poi dimostrarsi a loro agio in affari illeciti o nell’uso dei fondi europei anche per acquistare 150 portadocumenti in pelle da regalare agli amici (valore 5.000 euro), come ha fatto l’eurodeputato olandese Auka Zijlstra, del Pvv guidato da Geert Wilders (anche lui oggi a Milano). ‘Predicano bene e razzolano male’, dice il report ‘Le due facce delle destre autoritarie’” realizzato da Corporate Europe Observatory.

“A guardarla in modo meno superficiale – chiosa Cerasa su Il Foglio a chiusura di analisi – la sfilata ci ricorderà quali sono tutte le pericolose contraddizioni incarnate dal sovranismo in versione salviniana. Primo: essere irrilevante nel prossimo Parlamento europeo, pur avendo buone probabilità di essere il partito con più deputati. Secondo: essere considerato punto di riferimento dei sovranisti, che però allo stesso tempo sbertucciano il governo di cui Salvini è alla guida. Terzo: essere alla guida di un’internazionale sovranista che più avrà successo e meno farà gli interessi dell’Italia. La verità sull’Italia la dicono i sovranisti europei. E per una volta forse bisognerebbe ascoltarli”.

Ma secondo il politologo Usa Francis Fukuyama, gli strappi alla democrazia “non nascono dalla crisi economica, ma da una ricerca di dignità umana che il mercato non riesce a soddisfare”. Ovvero? “Tutta colpa dell’autostima” come ha titolato lo scorso 24 febbraio Il Sole 24 Ore nell’anticipare un capitolo del suo ultimo libro, Identità. La ricerca della dignità e i nuovi populismi.

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Quanto si può ricucire lo strappo tra Di Maio e Salvini?

di maio salvini insulti

La verità adesso è capire come riusciranno a sedersi uno di fronte all’altro nel Consiglio dei ministri di lunedì. E non solo Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ma tutti i ministri di Lega e M5s. Per via degli insulti che si sono lanciati uno con l’altro nelle ultime ore. Se riusciranno a sedersi, poi. Perché non è neppure detto che lunedì sarà giornata di Consiglio.

Almeno stando alle previsioni dell’edizione cartacea de La Stampa di Torino, dove in un retroscena si può leggere: “Alle otto di ieri sera dal Viminale confermano che sono stati risolti tutti i nodi tecnici sul Decreto sicurezza bis. ‘Il testo – si dice – dovrà essere all’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri’. Non ‘sarà’ ma ‘dovrà’”. Si tratta d’una terminologia che trasuda preoccupazione, perché a Palazzo Chigi si sta alzando una vera e propria muraglia per boicottare la norma voluta da Matteo Salvini all’ultimo giro del tour elettorale. “È il premier, dopotutto, a mettere in dubbio che il Cdm si terrà davvero lunedì come previsto: ‘Non è stato ancora fissato e vedremo quali sono le priorità’” riporta il quotidiano torinese, che titola così la sua prima pagina: ”Conte boccia il decreto Salvini”. Per la Lega un affronto: “Non risulta alcun rinvio”.

Per Il Giornale siamo ormai alla “Rissa totale”. Mentre il Corriere della Sera titola: “L’ora delle offese tra gli alleati”. Linguaggio che viene poi esplicitato in altri titoli interni: “Matteo, pugile suonato, arrogante come Renzi. Aiuti per la famiglia o il governo è a rischio” l’aut-aut di Luigi Di Maio. A cui fa eco un Matteo Salvini più che mai incollerito, su altro tema: “Il caso Sea Watch? Nessuno mi ordina di far sbarcare i migranti, non c’è Conte che tenga” tirando per la giacchetta il premier e mettendo a dura prova la sua presunta neutralità.

Ma nel mezzo si inserisce anche un’intervista ad Alessandro Di Battista, ala sempre rientrante all’uopo del M5S, al Corriere della Sera in edicola e per il quale “Salvini fa marketing, ora lavori. Anch’io pago il suo stipendio”, il titolo. Per poi dire: “Non vedo litigi, ma un Movimento intransigente davanti agli scandali di corruzione che hanno toccato tutti i partiti. Salvini pensava che il Movimento, in quanto alleato, tacesse davanti alla corruzione? Siamo legati da un contratto, non siamo complici. Ma lasci che le dica: a mio avviso politicamente non è questa la fase delicata”. Che sarebbe? “In estate si voterà il taglio definitivo di 345 parlamentari e quello sarà un passaggio storico: lì si dovrà sceglier e tra prima gli italiani o prima i parlamentari”.

I capitoli della contesa sono più d’uno: c’è lo scontro sui migranti, poi la rovente questione della corruzione e del crescere degli indagati tra le fila leghiste, poi la questione della famiglia e degli aiuti, non meno spinosa e sulla quale il vicepremier pentastellato non sembra disposto a cedere: “Lo dico forte e chiaro, sugli aiuti alle famiglie non transigo. Sulle famiglie si regge il futuro di questo governo”. Dichiarazione alla quale fa eco Salvini che strapazza il premier Conte. “Dichiarazioni a valanga, per uno scontro ormai in campo aperto” sottolinea il quotidiano milanese. E Il Fatto sottolinea che “nel pre-Cdm i grillini bloccano il dl Sicurezza, i leghisti quello Famiglia”.

E ha poco gioco Sergio Mattarella a lanciare “l’allarme” sull’intolleranza, come riportano quasi tutti i quotidiani, “rischi che, nella stagione pre-elettorale, si accentuano”, sottolinea il cronista del Corriere nel resocontare il messaggio de capo dello Stato sul clima che pervade la Ue, che “sembra essersi fermata, ma per gli anziani e i più giovani è una casa comune”.

“In queste ore tutto ruota intorno al braccio di ferro tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, cosa già in sé bizzarra visto che i due sono soci di maggioranza. Polarizzare l’attenzione su di loro credo sia anche una scelta mediatica che ha l’obiettivo di oscurare gli altri concorrenti alle elezioni europee. Che si parli bene o male non importa, basta che si parli solo di loro, il resto non deve esistere. Eppure il resto c’è, eccome. Ed è un resto che conta molto più di quanto dicano i sondaggi. Se si pensa che il governo tra Lega e Cinque Stelle sia il migliore possibile e che i due debbano andare avanti a lungo (a rovinare l’Italia, diciamo noi) allora ok così. Ma se immaginiamo una soluzione alternativa – parlamentare o elettorale si vedrà – è ovvio che il risultato delle europee traccerà il solco da percorrere”, analizza il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti che tifa “Forza Italia e il voto utile per le Europee”, il titolo del suo editoriale.

Tuttavia, secondo il notista politico di via Solferino, Massimo Franco, “comincia a prender e corpo il dubbio che dopo le Europee del 26 maggio non scoppierà la pace tra Movimento Cinque Stelle e Lega. Non significa che romperanno. Ma gli insulti che si scambiano sembrano proiettarsi oltre quella soglia temporale. E aprono alla possibilità di qualsiasi scenario. Quando il premier Giuseppe Conte prevede che dal 27 maggio le cose si rimetteranno a posto, esprime una speranza legata anche alla permanenza a Palazzo Chigi. In realtà, la frattura su Europa e inchieste giudiziarie tra i vicepremier Luigi Di Maio, del M5S, e il leghista Matteo Salvini, scava solchi profondi” e “con una maggioranza in pezzi e parole in libertà sull’Unione europea, le probabilità di isolarsi aumentano”. Ue, che sui conti pubblici il 27 maggio recapiterà la lettera all’Itali per avvisarla che è un’”osservata speciale” preannuncia Il Sole 24 Ore.

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Secondo Di Battista, Salvini deve lavorare di più

Di Battisti Salvini

“Suggerisco a Salvini di essere meno arrogante e chiedere una mano al presidente Conte, dato che vanta una maggiore credibilità a livello internazionale rispetto a lui” dice Alessandro Di Battista in un’intervista al Corriere della Sera. “E’ una questione politica, non personale”, ha assicurato l’esponente M5s, “sono un semplice cittadino, lo stipendio a Salvini lo pago anche io. Vorrei che lavorasse di più: meno marketing e più sicurezza sui territori”.
Quanto alle inchieste giudiziarie delle ultime settimane, Di Battista si chiede: “Salvini pensava che il Movimento, in quanto alleato, tacesse davanti alla corruzione? Siamo legati da un contratto, non siamo complici”. 

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La crisi della Roma e il caso De Rossi sono arrivati in Parlamento 

crisi roma parlamento 

PATRICIA DE MELO MOREIRA / AFP
 

Daniele De Rossi

Una stagione decisamente al di sotto delle aspettative, con la prospettiva concreta di restare fuori dalla Champions League e uno stadio nuovo ormai ridotto a chimera. Poi la doccia fredda dell’inaspettato e brusco congedo annunciato dai vertici societari alla bandiera Daniele De Rossi. La rabbia dei tifosi romanisti è esplosa negli ultimi giorni in tutta la sua veemenza, complice forse la concomitante vittoria in coppa Italia dei ‘cugini’ biancocelesti della Lazio, ed è sfociata in proteste plateali, come striscioni e flash-mob per contestare la proprietà americana.

Accanto alle contestazioni piu’ ‘di pancia’, c’è un settore particolare del tifo romanista che si sta coordinando per sollecitare uno sbocco ‘istituzionale’ alla crisi della As Roma: i politici. Da quando sono stati fondati, i Roma club Montecitorio e Palazzo Madama sono di gran lunga i club di tifosi che vantano più iscritti all’interno dei palazzi istituzionali, e lo stesso premier Giuseppe Conte non fa mistero della sua fede giallorossa, per non citare presidenti del Consiglio del passato come Giulio Andreotti e Massimo D’Alema.

Ebbene, alcuni parlamentari (ed ex-parlamentari) hanno deciso, dopo l’ennesimo flop stagionale e il mancato rinnovo di De Rossi, di passare all’azione, convocando una riunione ‘bicamerale’ dei club parlamentari a Sant’Ivo alla Sapienza per mercoledì 22 maggio alle 17, per “dare voce alla delusione che attraversa i tifosi giallorossi e promuovere tutte le iniziative, anche istituzionali, per tutelare questa grande passione popolare”, stando alla convocazione ufficiale.

All’inedito tentativo – rigorosamente bipartisan – di ‘parlamentarizzazione‘ della crisi romanista hanno già dato la propria adesione, oltre naturalmente al presidente del club Montecitorio Paolo Cento e del Senato Stefano De Lillo, la senatrice Loredana De Petris, l’ex-senatore Gerardo Labellarte, l’ex-sottosegretario Davide Faraone e Fabrizio Cicchitto.

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Matteo Salvini ha parlato con Agi di reddito di cittadinanza, conti dell’Italia e alleanza con M5s

matteo salvini intervista 

Michele Amoruso / AGF

Matteo Salvini

Matteo Salvini chiude formalmente la campagna elettorale della Lega domani, ultimo sabato disponibile prima del weekend di silenzio per il voto europeo di domenica 26. In piazza Duomo, a Milano, il leader della Lega raccoglie i sovranisti europei: undici delegazioni estere, guidate dalla francese Marine Le Pen, i partiti già membri del gruppo Enf in Europarlamento e le ‘new entry’ che hanno aderito al suo progetto.

Per la prima volta, noi populisti “abbiamo una chance”, sostiene Salvini, in un’intervista all’Agi, vedremo i “numeri dopo il 27”. Il capo di via Bellerio esclude a priori ogni collaborazione post elettorale a Strasburgo con gli alleati al governo del Movimento 5 stelle, colpevoli a suo giudizio di aver “votato spessissimo con la sinistra” in materia di immigrazione.

Sul governo italiano, Salvini è netto nel criticare una misura di bandiera degli alleati, il reddito di cittadinanza, sostenendo che, dalle rinunce, “è evidente che qualcosa non va”, e tira dritto nella difesa dei ‘suoi uominì, definendo “folle” la richiesta presentata con anticipo da Luigi Di Maio di dimissioni di Edoardo Rixi in caso di condanna per peculato e confermando che non ha alcuna intenzione di espellere dalla Lega il sindaco di Legnano Gianbattista Fratus, ai domiciliari per corruzione elettorale.

Che foto di gruppo si aspetta dal palco di domani a Milano, la manifestazione ‘Prima l’Italia. Verso l’Europa del buonsensò?

“Domani è piazza della speranza, siamo riusciti a riunire undici delegazioni estere e altre manderanno messaggi. Sicuramente qualcuno a Bruxelles è preoccupato. Diciamo che non siamo mai stati uniti così. Per la prima volta abbiamo la possibilità di creare un’alternativa all’Europa. Per la prima volta nella storia dell’Europa ce la giochiamo, possiamo puntare a smontare l’accordo sinistra-democristiani. È la prima volta che c’è una alternativa, in Italia, in Francia Germania, in Austria a altrove. I numeri li contiamo il 27”.

Questo può portare benefici anche all’Italia?

“Assolutamente sì, l’asse popolari e socialisti ha affamato l’Europa con le sue politiche sul lavoro. Ed è sempre stato l’asse Parigi-Berlino a sostenerlo, lo abbiamo visto”.

Avete avviato contatti con il britannico Nigel Farage?

“Ho letto le interviste di Farage in cui parla bene di noi e lo ringrazio. Conto dal 27 maggio si possa avviare una collaborazione”.

Anche coi 5 stelle che sono nel gruppo con l’Ukip?

“Assolutamente no. Proprio ieri, mi sono riguardato molti voti sul tema immigrazione, a Strasburgo. E i 5 stelle hanno votato spessissimo con la sinistra”.

Veramente teme che questa assonanza in Europa traslochi a Roma e vi sia la possibilità di “accoppiamenti” tra Pd e M5s come ha denunciato nei giorni scorsi?

“Spero di no. Però alcuni ‘no’ dei 5 stelle mi hanno stupito. Da ultimo sul decreto sicurezza bis. Io lo porto in Consiglio dei ministri lunedì, se ci sono proposte migliorative sono disponibilissimo come successo per il primo decreto sicurezza, che abbiamo cambiato rispetto alla versione originale. Se qualcuno ha suggerimenti aggiuntivi positivi, sono pronto ad accoglierli. Non accetterei un rinvio del provvedimento a dopo il voto per motivi elettorali. Ieri sono stato a Napoli. E un decreto per portare più sicurezza a Napoli non può aspettare”.

La litigiosità interna al governo ha toccato livelli altissimi durante questa campagna scemerà dopo il voto europeo?

“Speriamo tornino toni civili dalla settimana prossima. L’intervista di Beppe Grillo che mi vuole ‘mandare a calci’ a lavorare uno non se l’aspetta da un alleato, visti i risultati sulla sicurezza e sull’immigrazione”.

Il M5s chiede che la Lega espelli il sindaco di Legnano Gianbattista Fratus ai domiciliari per corruzione elettorale, e Luigi Di Maio ha già detto che pretende le dimissioni del sottosegretario leghista Edoardo Rixi, se condannato per peculato.

“Questo è irrispettoso nei confronti del lavoro dei giudici. Non faccio il giudice: spero che facciano in fretta non commento le indagini e le inchieste. è folle chiedere le dimissioni in anticipo”.

Espellerà Fratus come chiede il M5s?

“Io aspetto di sapere chi è colpevole. E in questi ultimi otto giorni di campagna elettorale mi occupo di immigrazione e di Europa”.

Gli alleati di governo sono scesi in campo anche in difesa dell’insegnante sospesa a Palermo per il video realizzato dai suoi studenti in cui la legge su sicurezza e immigrazione viene accostata alle leggi razziali.

“Non ne so assolutamente niente, ho letto la vicenda sui giornali. Ma vi pare normale parlare di morti, regimi, stragi, e olocausti mettendoci di fianco la mia faccia? A me non pare normale, è disgustoso. Ma non sono un dirigente scolastico. Non mi occupo di striscioni sui balconi o di temi scolastici”.

Come commenta le notizie di stampa in merito ai casi di rinuncia al reddito di cittadinanza?

“Chiedete a Di Maio, forse hanno sbagliato i conti. Su ‘quota 100’ seguo giorno per giorno l’evolversi e sono molto soddisfatto perché riesce ad abbracciare una platea vasta. Sul reddito mi sembra evidente che c’è qualcosa che non va, avranno sbagliato i conti”.

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Governo: fonti Chigi, Conte coordina, ministri tengano toni giusti

conte governo ministri 

Il presidente del Consiglio Conte non partecipa alla competizione elettorale e non si lascia certo coinvolgere nella dialettica che la sta caratterizzando. Piuttosto invita tutti i ministri a mantenere toni adatti a chi rappresenta le istituzioni. E quanto sottolineano da fonti di Palazzo Chigi che aggiungono che il presidente del Consiglio non dà e non ha mai dato ordini, come previsto dall’articolo 95 della Costituzione dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile, coordina l’attività dei ministri, Di tutti i ministri, nessuno escluso. 

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