Politica

Le notizie del giorno (ore 11.30)

notizie del giorno 

CAOS PROCURE, IL CSM SOSPENDE PALAMARA
La sezione disciplinare dell’organo di autogoverno ha sospeso il pm di Roma dalle funzioni e dallo stipendio dopo lo scandalo delle nomine. Accolta la richiesta cautelare del Pg della Cassazione, Fuzio.

L’ALLARME DI VISCO, IN ITALIA L’ECONOMIA RISTAGNA
Il governatore di Bakitalia all’assemblea dell’Abi: risente della perdita di vigore del ciclo industriale. Atteso un rallentamento della domanda nei prossimi mesi e un’espansione molto modesta degli investimenti. Nell’area euro a maggio la produzione industriale a +0,9% ma sull’anno e’ a -0,5%.

SALVINI SUI FONDI RUSSI, “TUTTO RIDICOLO, I NOSTRI BILANCI SONO TRASPARENTI”
Il leader leghista respinge le accuse: “Mai chiesto un rublo, un dollaro, un gin tonic a nessuno”. Gentiloni insiste sulla commissione d’inchiesta: enorme problema politico. Mosca ha negato ingerenze nella politica italiana.

M5S: DI MAIO ANNUNCIA LA RIORGANIZZAZIONE, ARRIVANO I ‘FACILITATORI’
La nuova figura è prevista a livello nazionale, con una segreteria di 18 persone, e regionale. “Ne discuteremo su Rousseau”. Stasera il leader pentastellato a Torino per ricucire lo strappo con Appendino sul Salone dell’Auto.

SCUOLA: ACCOLTO IL RICORSO, VIA LIBERA AL CONCORSO PER I PRESIDI
Il Consiglio di Stato fa ripartire il reclutamento di 2050 dirigenti scolastici dopo lo stop del Tar del Lazio per presunte incompatibilità di membri delle sottocommissioni. “Assunzioni dal primo settembre”.

ALITALIA, TRIA E SALVINI APRONO ALL’INGRESSO DI ATLANTIA
Il ministro dell’Economia: auspicabile la sua partecipazione. Salvini: partner serio, si pensi all’occupazione.

LIBIA, IL GOVERNO SERRAJ SOSPETTA CHE HAFTAR ABBIA ALTRE ARMI FRANCESI
Il ministero degli Esteri: Parigi dica da che parte sta.

TRUMP CONTRO LA CRIPTOVALUTA DI FACEBOOK, “NON E’ AFFIDABILE”
Il presidente americano mette nel mirino Libra: se vogliono diventare una banca seguano le regole.

UBRIACO E SOTTO L’EFFETTO DELLA DROGA TRAVOLGE DUE BIMBI CON IL SUV E FUGGE, ARRESTATO
E’ accaduto nel Ragusano, un undicenne e’ morto sul colpo e al cuginetto dodicenne sono state amputate le gambe. Arrestato il conducente 34enne.

FRANCIA: TRAGEDIA DURANTE I FESTEGGIAMENTI PER L’ALGERIA, FALCIATA UNA FAMIGLIA
A Montpellier un 21 enne nordafricano che celebrava la semifinale in Coppa d’Africa sbanda con l’auto: muore una 42enne, grave il figlioletto di un anno. L’uomo e’ stato arrestato. Saccheggi e scontri a Parigi: 74 fermati, 20 poliziotti feriti. Castaner: è inaccettabile.

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Perché in Europa la Lega potrebbe dire sì a Von der Leyen 

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Raffaele Verderese / AGF 

 Lorenzo Fontana

“Non escludo che la Lega voti a favore di Ursula Von der Leyen alla Presidenza della Commissione Ue. Le sue parole sugli accordi di Dublino ci sono piaciute molto”. Il neo ministro per gli Affari europei, il leghista Lorenzo Fontana, mette il sigillo sulla virata della Lega verso la popolare tedesca Von der Leyen alla guida della Commissione Ue, in vista del voto dell’Europarlamento previsto per martedì 16 luglio.

Si tratta di un passaggio politico importante, se pensiamo alla campagna elettorale condotta dai partiti dell’estrema destra europea: Lega, Le Pen, Fpoe, Pvv, Alternative fuer Deutschland, Veri Finlandesi, Partito del popolo danese. E’ difficile però pensare che anche Le Pen e AfD votino per l’esponente Cdu. Si potrebbe quindi profilare una spaccatura del gruppo ‘Identità e democrazia’, che comunque incontrerà Von der Leyen prima del voto. 

Nel manifesto di Milano Matteo Salvini immaginò “un’Europa completamente diversa rispetto a quella governata dai Popolari e dai Socialisti”. Se Von der Leyen riceverà la fiducia dell’emiciclo di Strasburgo, la Ue avrà una popolare tedesca alla Presidenza della Commissione, un socialista italiano (il dem David Sassoli) al vertice dell’Europarlamento, una francese di scuola Ump e Fmi (Christine Lagarde) alla guida della Bce. 

Le ragioni dell’apertura

Cosa ha spinto la Lega a cambiare posizione? Sicuramente ha contribuito la pressione del premier Conte. L’Italia vorrebbe un portafoglio di peso nella prossima Commissione Ue. Gli occhi sono puntati sul Commissario alla Concorrenza, ma si parla anche dell’incarico per Commercio, Industria e Artigianato. Il nome in pole position resta quello dell’attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, che però si è finora dichiarato non interessato. È certo però che nelle ultime ore si sono intensificati i contatti e gli incontri riservati tra Giorgetti e il cardinale Angelo Bagnasco, Presidente del Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d’Europa dal 2016.

Incontro “positivo” tra M5s e la candidata

Il Movimento 5 Stelle, altra gamba della maggioranza italiana, ha ieri incontrato Von der Leyen. Tiziana Beghin, capodelegazione degli eurodeputati pentastellati, ha definito la riunione “positiva”. Von der Leyen “ha puntualizzato alcune priorità del suo impegno che sono anche le nostre”, ad esempio sul salario minimo europeo. Beghin conferma che il Movimento 5 Stelle non dà il sì per scontato e deciderà dopo “una riflessione con il premier Conte”. Difficile però ipotizzare che il gruppo M5s a Strasburgo non dia ascolto alle indicazioni del Presidente del Consiglio.

Esclusa l’ipotesi di un rinvio a settembre, la conferenza dei capigruppo del Parlamento europeo ha deciso che l’assemblea si esprimerà martedì prossimo per eleggere o bocciare la ministra tedesca come prossimo presidente della Commissione europea. Von der Leyen prenderà la parola alle 9, pronuncerà il suo discorso programmatico e assistera’ al dibattito fino a fine mattinata. I gruppi avranno ancora diverse ore per elaborare le ultime mosse, il voto infatti è fissato per le 18.

Von der Leyen ha bisogno di una maggioranza di 374 voti per essere eletta. Gli eurodeputati infatti (751 sulla carta) sono in realtà 747, considerato che non vengono conteggiati i tre eurodeputati catalani non ancora ‘vistati’ da Madrid e una deputata danese che sarà proclamata solo dopo l’estate. Il voto è segreto e non ci sarà spazio per le astensioni: il non voto sarà di fatto considerato un voto contrario.

Chi è Ursula Von der Leyen

Sessantuno anni, medico, di sangue blu (discende da un barone di Brema diventato ricco commerciando con la Russia alla fine dell’ottocento), Ursula Von der Leyen è madre di sette figli, luterana praticante. Decisamente europea, visto che è nata a Ixelles ed è cresciuta nella capitale dell’Europa, parla tedesco, francese e inglese. Merkel la scelse come ministro per la Famiglia dal 2005 al 2009: lottò contro la pornografia online e fu la madre dell’Elternzeit, il congedo parentale per i papà.

Dal 2009 al 2013 fu ministro per il Lavoro, da dove approda al vertice della Difesa tedesca. Von der Leyen è sempre stata una federalista convinta: “La mia aspirazione – disse in una intervista – è arrivare agli Stati Uniti d’Europa: immagino l’Europa dei miei nipoti non come una Unione sfilacciata di Stati intrappolati nei loro interessi nazionali”. Un concetto agli antipodi del sovranismo.

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Scontro nella maggioranza su Autonomia e Decreto Sicurezza

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 Nicola Marfisi / AGF

Matteo Salvini e Luigi Di Maio

Nuovo stop sulla riforma delle Autonomie, sulle quali Giuseppe Conte resta fiducioso di trovare una “sintesi” e tutto fermo sul decreto Sicurezza bis. A chiedere la sospensione dei lavori alla Camera su quest’ultimo provvedimento, è la Lega che solleva un “problema politico” con il Movimento 5 stelle, anzi un “problema politico serio”, scandisce in serata Matteo Salvini. I lavori riprenderanno domani alle 12. 

A nulla servono le rassicurazioni offerte dal sottosegretario all’Interno, Carlo Sibilia, sull’intenzione di risolvere la questione: la Lega tiene il punto, non si va avanti finché non viene superato l’impasse sugli emendamenti sulle forze dell’ordine. E così appare ormai inevitabile, come ammette lo stesso presidente della commissione Affari costituzionali, il pentastellato Giuseppe Brescia, che l’approdo in Aula del provvedimento, previsto per lunedì prossimo, slitti di alcuni giorni.

Intanto si consuma lo scontro tra il vicepremier Matteo Salvini e il presidente di Montecitorio, Roberto Fico: il titolare del Viminale attacca frontalmente la terza carica dello Stato, accusandolo di fatto di bloccare le proposte di modifica targate Lega. La presidenza della Camera replica senza fare sconti: Salvini è confuso e non conosce come funzionano i lavori parlamentari.

Gli emendamenti della discordia

La tensione tra alleati di governo torna a salire in mattinata, tema del ‘contendere’ il pacchetto di emendamenti leghisti al decreto Sicurezza bis che riguardano la polizia di Stato, dichiarati inammissibili dai presidenti delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia, i due M5s Giuseppe Brescia e Francesca Businarolo, in quanto non attinenti al contenuto del provvedimento. La Lega fa ricorso ma viene respinto. Degli 8 emendamenti solo 2 vengono ‘salvati’, resta invece fuori l’emendamento sui buoni pasto dei poliziotti aumentati da 4 euro a 7 e altre norme sempre riguardanti le forze dell’ordine. Ma anche un emendamento che accorcia i termini per le espulsioni (abbassando da oltre due a oltre un anno gli anni di carcere a cui uno straniero deve essere condannato per poter essere espulso).

I leghisti non ci stanno e per tutto il giorno ‘bombardano’ gli alleati, ma nel mirino finisce soprattutto Fico. Il primo a sferrare l’affondo è Salvini: “Pasti per i poliziotti, straordinari per i vigili del fuoco, vestiario per la Polizia di Stato, assunzioni di personale della Polizia locale, destinazione di immobili pubblici a presidi di polizia. Sono gli emendamenti proposti al decreto Sicurezza bis e per ora incredibilmente bloccati dal presidente della Camera Fico”, afferma il titolare del Viminale che, poco dopo, rincara la dose via Facebook: “Mi stupisce che il presidente della Camera Fico stia bloccando in queste ore otto emendamenti. E mi auguro che non ci sia una parte dei 5 stelle che tifa per l’antipolizia”. 

La replica di Fico

Replica la presidenza della Camera: “Spiace per la confusione del titolare del Viminale riguardo al funzionamento delle Camere”. La decisione sull’ammissibilità degli emendamenti spetta infatti ai presidenti delle commissioni. Solo quando i deputati fanno nuovamente ricorso, questo va indirizzato al presidente di Montecitorio.

Quanto al contenuto degli emendamenti, Fico – attraverso la presidenza – fa notare: “Se il ministro avesse avuto a cuore davvero le forze dell’ordine gli sarebbe bastato inserire le misure già nel decreto, cosa che invece non ha fatto”. E i due presidenti M5s delle commissioni rilanciano: “Dalla Lega attacchi ingiustificati”.

Intanto nei 5 stelle si prova a correre ai ripari e il ministro Riccardo Fraccaro assicura: “La volontà politica non c’entra con il regolamento della Camera. Non confondiamo i livelli. I parlamentari del Movimento stanno lavorando come sempre per trovare formulazioni che rispettino i criteri di ammissibilità, è solo questo il nodo”. Stessa garanzia offerta successivamente dal sottosegretario Sibilia: “Nessun problema politico, siamo pronti a qualsiasi soluzione” e ripresentare gli emendamenti, magari anche come proposte del governo. Tecnici, esponenti di governo e relatori sono già al lavoro, viene riferito, per riscrivere le norme e ripresentare gli emendamenti. Ma la Lega per ora non cede e insiste: “Da Fico atteggiamento ostruzionistico”.

“Un problema politico serio”

Insomma, nervi tesi tra alleati con un crescendo di dichiarazioni e botta e risposta che di fatto bloccano i lavori in commissione, dove era iniziato l’esame del provvedimento. “C’è un problema politico serio, è necessaria una riflessione”, annuncia il leghista Igor Iezzi, che chiede la sospensione dei lavori. Tutto si ferma per un’ora, ma alla ripresa lo stesso Iezzi è categorico: “Non c’è accordo, non ci sono le condizioni per andare avanti”. L’esame del decreto viene quindi rinviato a domani, mentre i 5 stelle insistono a garantire che “non c’e’ nessun problema politico”, scandisce Brescia, “non so perché si sta creando questo caso”. Per il Pd è in atto “un braccio di ferro fortissimo tra M5s e Lega, sembra quasi un thriller”, afferma Emanuele Fiano.

Sull’Autonomia Conte non vede “nessuno strappo”

La riforma dell’ Autonomia differenziata delle Regioni, da parte sua, ha registrato un nuovo stop in giornata, nonostante le forze di maggioranza continuino a ripetere che vogliono andare avanti. Ma fra M5s e Lega è stato ancora scontro di posizioni. Mentre il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si è fatto garante: la riforma “rispetterà la Costituzione”. Ed ha aggiunto: “Non consentirò mai che questo strumento previsto dalla Costituzione possa costituire il divario tra le regioni prospere e quelle meno prospere”. Su questi paletti “non posso transigere. Introdurremo meccanismi di salvaguardia o meglio ancora di solidarietà”.

Affermando di non aver “assistito a nessun strappo”, in serata il presidente del Consiglio prova ancora a gettare acqua sul fuoco: “Ci stiamo confrontando, non abbiamo ancora trovato una sintesi ma sono assolutamente fiducioso che anche su questo, sulla scuola, sul l’istruzione, la troveremo”.

“La Lega ha proposto di inserire le gabbie salariali, ovvero alzare gli stipendi al Nord e abbassarli al Centro-Sud. Per M5s è totalmente inaccettabile. Una simile proposta spaccherebbe il Paese e la consideriamo discriminatoria e classista. Impedirebbe ai giovani di emanciparsi, alle famiglie di mandarli a studiare in altre università. Diventerà difficile e costoso anche prendere un solo treno da Roma a Milano”, hanno denunciato fonti M5s a proposito del vertice che si è svolto stamani a Palazzo Chigi.

Per Salvini “così non si va avanti”

“Cosi’ non si va avanti, non è possibile. Prima si fa un passo avanti e poi si fanno due passi indietro. Prima avanziamo e ora vogliono bloccare tutto punto”, ha detto, invece, Salvini. Ed ha proposto che al prossimo incontro “vengano convocati anche i governatori delle Regioni, cosi’ chiariamo una volta per tutte”, ha spiegato. Per unire il paese “conta il merito, la trasparenza,e tagliare gli sprechi” ha aggiunto.

“Una cosa che la Lega non può tollerare è il fatto che si torni indietro nelle cose. Questi passi del gambero fanno male un po’ a tutti. Il mio auspicio è che si superi tutto, questa mattina ho visto posizioni molto distanti”, ha notato il ministro per la Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno. “Siamo noi che vogliamo sapere se la Lega ha cambiato idea. C’era un accordo sul fondo di perequazione. Questo testo ancora non lo abbiamo visto”, ha invece sottolineato il ministro per il Sud, Barbara lezzi, che è esponente del Movimento.

I paletti di Di Maio

“Per me il tema non è l’Autonomia. Il tema è che stamattina il tavolo si eè bloccato sulla regionalizzazione della scuola. Noi crediamo che un bambino in Italia non scelga in quale regione nascere e non eè giusto che si dica che, siccome una regione ha più soldi, i bambini che nascono lì hanno più diritto all’istruzione di altri bambini che nascono in una regione in cui ci sono meno soldi”, ha detto Luigi Di Maio, spiegando quali sono i paletti invalicabili secondo M5s. E sul tema eè poi ritornato: “Vogliamo un’Autonomia per tutti non per pochi e pari diritti su scuola e sanità”. Non cosi’ il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, in quota Lega, che ha dichiarato che non ci sono rischi per l’unità del Paese. 

Intanto, l’opposizione non ha smesso di attaccare: “Emergono tutte le contraddizioni di una maggioranza senza una visione del futuro. Sul fisco, sull’immigrazione, sullo sviluppo, sulla sicurezza e ora sull’Autonomia. Salute, scuola, welfare sono diritti costituzionali da difendere. L’Italia deve migliorare, non puo’ essere distrutta”, ha scritto il segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

“La riforma dell’Autonomia è la goccia che fa traboccare il vaso della maggioranza: un punto qualificante del contratto di governo – che i Cinque Stelle hanno firmato ma evidentemente mai condiviso – viene fatto saltare dando uno schiaffo a dodici Regioni in attesa. Ma se salta l’Autonomia regionale deve saltare anche il governo, perché è impossibile andare avanti col ritmo di uno e più scontri quotidiani”, ha dichiarato la capogruppo di Forza Italia, in Senato, Anna Maria Bernini.

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Autonomia: Conte, “nessuno strappo, troveremo una sintesi”

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JOHN THYS / AFP

Giuseppe Conte

“Ci stiamo confrontando, non abbiamo ancora trovato una sintesi ma sono assolutamente fiducioso che anche su questo, sulla scuola, sul l’istruzione, la troveremo”. Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al termine di un incontro privato con il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, durato circa un’ora, a palazzo Lombardia sulla riforma dell’autonomia. I tempi per la sintesi? “Brevi, brevissimi” replica il premier. 

Sull’autonomia oggi “Non ho assistito a nessuno strappo. Non per sminuire quelle che possono essere anche delle divergenze”, ha proseguito Conte commentando la ‘frenata’ di oggi del M5s sulla riforma dell’autonomia. Conte spiega che oggi “si è ragionato di scuola. Potete immaginare che è un capitolo che suscita grande sensibilità da parte di tutti, anche dei cittadini italiani perché ragioniamo di un modello di scuola, di formazione, di reclutamento. Sono temi molto importanti. Sarei sorpreso se ci fosse stato un pensiero unico su tutto”.

 “C’è ancora qualcosa da limare, da lavorare un poco, ci sono alcune criticità che stiamo affrontando – aggiunge Conte – Ma l’obiettivo è molto chiaro: come realizzare e portare a termine l’impegno che io personalmente ho preso, e che è messo nero su bianco nel contratto di governo”.

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La Lega rimane fuori dalle nomine Ue. Salvini: “Esclusione vergognosa”   

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Ravagli 

Matteo Salvini

Roberto Gualtieri del Partito Democratico confermato alla guida della commissione Economica, Antonio Tajani di Forza Italia eletto alla Affari costituzionali, mentre Popolari, Socialisti, Liberali e Verdi confermano il ‘cordone sanitario’ nei confronti del gruppo ‘Identita’ e Democrazia’ per isolare l’estrema destra.

La decisione fa infuriare la Lega: “il vergognoso e antidemocratico cordone sanitario contro la Lega e il nostro gruppo colpisce ancora – dice l’europarlamentare leghista, Mara Bizzotto – non soltanto ci hanno negato la vicepresidenza del Parlamento Ue, ma oggi hanno anche stoppato le 2 presidenze e le 9 vicepresidenze delle Commissioni che, numeri alla mano e come da prassi, spettavano al nostro gruppo”.

Anche Matteo Salvini ha definito “vergognosa” l’esclusione della Lega dalle nomine Ue. “Che per razzismo o preclusione ideologica o pregiudizi ci siano presidenze o vice presidenze al PD o a Forza Italia o Fratelli d’Italia o ai 5 stelle e non al Movimento politico piu’ votato in Italia e in Europa mi sembra il modo peggiore di iniziare questa nuova Europa”, ha aggiunto il segretario leghista

Le due presidenze sono quelle della commissione Giuridica e Agricoltura, mentre Antonio Maria Rinaldi è stato bocciato come vicepresidente alla commissione Economica. I posti che dovevano occupare i deputati della Lega di Matteo Salvini, del Rassemblement National di Marine Le Pen e di Alternativa per la Germania sono stati ridistribuiti tra popolari, socialisti, liberali e verdi.

La sorpresa arriva invece dall’allargamento del cordone sanitario al partito polacco PiS, che fa parte del gruppo euroscettico dei Conservatori e Riformatori Europei (Ecr), più moderato rispetto a Identità e Democrazia. L’ex premier di Varsavia, Beata Szydlo, è stata umiliata vedendosi bocciare come presidente della commissione Occupazione, ma almeno un paio di suoi colleghi hanno ottenuto delle vicepresidenze. Un altro europarlamentare di Ecr, il belga Johan Van Overtveldt, è stato eletto alla presidenza della commissione Bilancio.

Complessivamente, il Partito Popolare Europeo incassa 8 presidenze di commissione, Davanti ai Socialisti&Democratici (5 presidenze) e ai liberali di Renew Europe (4 presidenze). Grazie al metodo di ripartizione D’Hondt, anche i Verdi sono stati premiati con 2 presidenze, mentre all’estrema sinistra della Gue e ai conservatori dell’Ecr ne sono andate una ciascuno.

I voti di oggi, con l’elezione di Gualtieri e Tajani, confermano la maggiore influenza dei partiti italiani che fanno parte della maggioranza europeista che si sta formando all’Europarlamento. La commissione Economica è particolarmente strategica, vista la sua competenza sulla governance economica della zona euro e sulle riforme nel settore bancario.

Tra gli italiani il Pd incassa altre 4 vicepresidenze di commissione con Caterina Chinnici alla Controllo di bilancio, Patrizia Toia all’Industria, Giuseppe Ferrandino alla Pesca e Pietro Bartolo alla Libertà civili, giustizia e affari interni. Anche Fratelli d’Italia, che è parte del gruppo Ecr, ha eletto un vicepresidente con Raffaele Stancanelli alla Giuridica. Il Movimento 5 Stelle e gli altri non-iscritti, per contro, non hanno ottenuto altri incarichi dopo l’elezione a sorpresa alla vicepresidenza dell’Europarlamento di Fabio Massimo Castaldo

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C’è stato un duro scontro in Senato tra Parrini (Pd) e la presidente Casellati

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 Afp

 Elisabetta Casellati, presidente della Camera

Duro scontro in Aula al Senato, in apertura di seduta, tra il Pd e Elisabetta Casellati. Accade quando prende la parola, sull’ordine dei lavori, il senatore Dem Alan Ferrari, prima delle dichiarazioni di voto sulle riforme, per toccare la vicenda dei presunti finanziamenti russi alla Lega, chiedendo al presidente del Senato un “definitivo ed essenziale chiarimento a tutela di questa Camera”.

“Tre interrogazioni – incalza l’esponente dem – dei senatori Parrini, Stefano e ancora Parrini, tra il febbraio ed il maggio di quest’anno trattavano i legami tra persone vicine al ministro dell’Interno e alla Lega ed importanti dirigenti russi legati al partito del Presidente Putin. Si tratta di interrogazioni che riguardano la sicurezza nazionale, l’indipendenza del nostro Paese da quelli che appaiono come inaccettabili condizionamenti esterni, la garanzia di libere elezioni e la stessa credibilità delle istituzioni. Atti di sindacati ispettivo che non sono mai stati pubblicati. Non vogliamo pensare male ma vogliamo far sapere a Casellati che il Pd andrà in fondo con tutti i mezzi possibili perché l’Italia sia tutelata”.

Durissima quanto immediata la replica della presidente del Senato, che tra le proteste vibranti e le urla che arrivano dai banchi dei senatori Pd, spiega di avere negato l’ammissibilità delle interrogazioni citate “perché il Senato non può essere luogo del dibattito sui pettegolezzi giornalistici. Non siamo in un luogo dove si può discutere di questioni che – ribadisce più volte – non hanno un fondamento probatorio”.

A questo punto, mentre le proteste dei senatori dem salgono di tono, Casellati si rivolge al capogruppo Pd, Andrea Marcucci, scandendo che “non possiamo ridurre questa Assemblea alta a discorsi che emergono da cosiddette inchieste giornalistiche” e sottolineando che “le vostre interrogazioni usano tutte il condizionale, le ho lette. Per me rimangono inammissibili. Non permetto di dire che non sono un presidente di garanzia. Smettetela di urlare”. 

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 “Abbiamo fatto più di tutti sulla raccolta differenziata”, dice Ignazio Marino

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ANTONIO MASIELLO / NURPHOTO

Ignazio Marino

Riecco Ignazio Marino. E si infila dritto dritto nella diaspora dei rifiuti che da settimane attanaglia Roma. Con una lettera all’edizione cartacea de Il Fatto Quotidiano inviata dagli Stati Uniti dove vive, insegna e opera, il chirurgo ex sindaco di Roma rivendica di aver fatto “più di tutti” – predecessori e venuti dopo di lui – in merito alla raccolta differenziata della monnezza.

Marino si dice “colpito” per un articolo del direttore Travaglio del 9 luglio, in cui tra le altre cose si può leggere che “trovai la differenziata al 31% e durante il periodo di governo Marino e Raggi ha raggiunto il 45%. Nel luglio 2013 si insedia la giunta Marino, allontanata a fine 2015. La percentuale di raccolta differenziata crebbe dal 31,1 % (bilancio Ama 2013) al 41,2% (bilancio Ama 2015)”. Dunque? Insomma, “nei due anni dell’amministrazione Marino – seguita il chirurgo – la raccolta differenziata a Roma è cresciuta dello stesso valore percentuale dei 9 anni precedenti”.

Pertanto A Roma il sistema di raccolta porta a porta viene implementato su 925 mila abitanti dalla metà del 2013 alla fine del 2015. In altre parole, durante l’amministrazione Marino, vengono intercettati 370 mila abitanti medi/anno: un unicum nel panorama nazionale” rivendica l’ex sindaco.

marino travaglio rifiuti roma

TIZIANA FABI / AFP

Rifiuti a Roma

Il quale aggiunge anche: “Con il 41,2 % di raccolta differenziata del 2015, l’Ama proietta Roma tra le capitali europee più virtuose, peraltro, quest’ultime, dotate di ben altri impianti: viene pressoché eguagliata Berlino al 42% e distanziate sia Londra al 34% che Vienna al 35%. Madrid e Parigi si collocano rispettivamente al 17% ed al 13%. Sfortunatamente, però, la raccolta differenziata a Roma rallenta con le successive amministrazioni. Nel 2016 passa dal 41,2% al 42,88%: solo 1,7% di incremento. Nel 2017, dal 42,88% al 44,33%: solo il 3,4% in più”.

Poi Marino si lamenta perché Travaglio ha scritto che “venni costretto a chiudere la discarica più grande d’Europa (in realtà, Malagrotta era nel 2013 la più grande del mondo) dall’Unione europea, da indagini giudiziarie e da pressioni popolari”. È erroneo, dice Marino, perché “io non ho mai ricevuto alcuna comunicazione giudiziaria relativa a Malagrotta, né atti dall’Ue e personalmente promossi, piuttosto che subire, azioni popolari nella campagna elettorale del 2013 in cui promisi la chiusura di Malagrotta (che in base della direttiva Ue avrebbe dovuto essere eseguita entro il 31 dicembre 2007)”. E poi non è affatto vero che “Marino chiuse Malagrotta senza un piano alternativo”.

marino travaglio rifiuti roma

 ANDREAS SOLARO / AFP

Malagrotta

“In realtà, avevo ben definito un piano alternativo e individuato i fondi” si può leggere ancora nella lettera a Il Fatto. “Ad esempio, acquistai un nuovo tritovagliatore. Venne definito dai media ‘il giocattolo di Marino’ e l’opposizione del M5S affermò che non lo avrebbe utilizzato. Oggi è a Ostia ed è utilizzato al massimo regime per la crisi in atto (senza di esso ci sarebbero ogni giorno altre 300 tonnellate abbandonate sul suolo di Roma)”.

Aggiunge ancora Ignazio Marino: “Ma soprattutto feci approvare la realizzazione di nuovi Ecodistretti iniziando con un biodigestore per la produzione di gas dai rifiuti umidi (come i rifiuti alimentari) che a Roma ammontano a quasi 500.000 tonnellate/anno. Con essi si sarebbe trasformato un problema in ricchezza. Mi sorprese che quei progetti vennero cancellati dalle amministrazioni straordinarie e ordinarie che hanno seguito la mia, senza sostituirli con null’altro che l’affermazione più volte ripetuta che Marino chiuse Malagrotta senza un piano. Se un concetto falso viene ripetuto molte volte, diventa vero nell’immaginario collettivo”.

Nella replica, Marco Travaglio nega di aver scritto “che tu abbia chiuso la discarica di Malagrotta perché tu fossi indagato dalla magistratura (lo era semmai il proprietario Manlio Cerroni)” e di aver scritto semmai il contrario e cioè che “facesti bene ad adottare quel provvedimento, atteso da anni e sollecitato da una procedura d’infrazione Ue”.

“Il guaio – conclude Travaglio – è che Roma tutt’oggi ricade sotto il Piano Rifiuti regionale della Polverini (2012: pre-chiusura della discarica), perché le due giunte Zingaretti non ne hanno mai varato uno nuovo, che sopperisse alla mancanza di un impianto di smaltimento nella Capitale. Perciò, a Roma, il ciclo dei rifiuti non si chiude dal lontano 2013”. E per quel che riguarda l’attuale raccolta differenziata al 45% “è ancora insoddisfacente” chiosa il direttore. 

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Berlusconi frena sulle primarie, ma sonda alcuni imprenditori per guidare Forza Italia

berlusconi forza italia 

Agf

Silvio Berlusconi

La ‘caccia’ a un imprenditore che possa ripetere le sue gesta e prendere in mano il partito non è certamente cominciata ora. Ma, raccontano fonti parlamentari di FI, Silvio Berlusconi è tornato a cercare una figura che possa rappresentare il mondo delle aziende che non solo possa prendere in mano un movimento di centrodestra ma anche fare da contraltare a Di Maio e Salvini.

Il Cavaliere, del resto, lo ha sempre ripetuto pubblicamente: servono persone – questo il suo ‘refrain’ – che siano competenti e possano rilanciare il Paese. Intanto l’idea è di rilanciare FI. Qualche anno fa Berlusconi incontrò l’ex Ceo di Vodafone, Colao. Qualche giorno fa sarebbe ritornato alla carica con Cairo, durante un colloquio telefonico. Dall’editore e da molti interlocutori incontrati nel corso del tempo è sempre arrivato un ‘no grazie’.

Ma l’ex premier starebbe continuando a sondare esponenti della società civile. Lunedì ha fatto una cena a villa Gernetto con investitori legati al mondo della pubblicità. Ha visto anche recentemente alcuni manager legati al comparto alberghiero ma soprattutto un incontro viene ritenuto nel mondo di FI più inusuale del solito.

Diversi dirigenti azzurri riferiscono che Berlusconi abbia incontrato Stefano Domenicali, dal 2016 presidente e ad di Lamborghini, che ha portato l’azienda a nuovi record di vendite, fatturato e redditività. Assunto in Ferrari nel 1991 è divenuto, nel 1996, team Manager della casa di Maranello, e nel 2008 ha ricoperto il ruolo di direttore della gestione sportiva, andando a sostituire Jean Todt.

Non c’è una conferma ufficiale dell’incontro ma anche esponenti vicini all’ex premier sottolineano come l’ex presidente del Consiglio sia sempre convinto della sua idea di cercare un imprenditore che possa buttarsi in politica. Non perché non creda nelle persone a cui ha affidato la barca azzurra, ma – spiegano le stesse fonti – si tratterebbe di un discorso di prospettiva.

Il dibattito sulle primarie in Forza Italia

Il presente di FI è, invece, legato al dibattito sulle primarie. Il Cavaliere vorrebbe semplicemente un congresso con gli iscritti e gli eletti. Niente primarie, sicuramente non ‘aperte’. E soprattutto niente fretta. Da tre settimane ha nominato Toti e Carfagna coordinatori, a loro ha affidato la gestione del partito in vista della kermesse che nelle sue intenzioni dovrebbe tenersi a metà dicembre.

Ma i dubbi sulle primarie volute da Toti restano, non solo perché non appartengono al partito azzurro, ma anche perché – questa la tesi – si rischierebbe un flop. Berlusconi non ha gradito le accelerazioni imposte dal governatore della Liguria ma in primis non concepisce che qualcuno, osservano fonti di FI, possa dettargli i tempi.

Non è il momento di forzare la mano, anche perché – ecco il ragionamento – non sono in ballo le elezioni anticipate. Anche per questo motivo assiste alle diatribe interne con un certo distacco. Non intende fare alcun passo indietro, ora e’ concentrato sul suo nuovo ruolo nell’Europarlamento e soprattutto, ribadiscono i suoi, non vuole che siano altri ad ‘impossessarsi’ dei consensi di FI che, anche se ridotti rispetto al passato, a suo dire sono legati soprattutto alla sua leadership.

Per domani Tajani ha convocato il tavolo, al quale parteciperanno i capigruppo Bernini e Gelmini, Toti e Carfagna. Berlusconi – spiega una fonte di FI – non vuole che Toti abbandoni il partito e cercherà di gestirne le mosse. E anche la vicepresidente della Camera non si è unita al coro di chi vorrebbe il governatore della Liguria fuori dalla casa azzurra.

Il 6 luglio Toti ha fatto la sua kermesse, è vero che vi hanno partecipato pochi parlamentari ma – osserva anche un ‘big’ di FI – in questo momento non ci possiamo permettere un’altra spaccatura. Tuttavia, qualora venisse confermata la linea del no alle primarie oppure di una competizione low profile (il tavolo delle regole dovrà portare la proposta a Berlusconi), non è escluso che il governatore – che spinge per primarie aperte entro novembre – scelga un’altra strada. E Ghedini è sceso in campo per mediare.

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Chi è Alessandra Locatelli, il nuovo ministro della Famiglia

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Matteo Salvini ha scelto una ex direttrice ed educatrice di comunità come nuovo ministro della Famiglia e disabilità. Legata al segretario leghista anche da un rapporto di amicizia personale, Alessandra Locatelli, la 42enne comasca che prenderà il posto di Lorenzo Fontana, passato agli Affari europei, è una leghista doc, militante del Carroccio dal 1993. Al partito di via Bellerio, Locatelli si è avvicinata fin dai tempi di Gianfranco Miglio, ideologo, prima della lite con Umberto Bossi, e ‘anima’ del partito nel Comasco, suo territorio di origine e di residenza.

Nella Lega di Bossi, passata poi a Roberto Maroni e Matteo Salvini, il nuovo ministro ha percorso tutti i gradini tradizionali: ha militato nei Giovani, diventando poi segretaria cittadina nel 2016, dopo il periodo di commissariamento guidato da Eugenio Zoffili.

Prima di diventare assessore alla Politiche sociali e vice sindaco di Como nel 2017, incarico che tuttora ricopre, ha avuto esperienze professionali nel sociale: è stata prima educatrice e poi responsabile di una comunità per disabili Anffas Onlus, a Como. Il 4 marzo 2018 l’elezione alla Camera dei deputati.

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Libia: Salvini all’Agi, “Missili Francia?, Sarebbe gravissimo”

libia salvini francia

Agf

Matteo Salvini

“Sarebbe un fatto gravissimo, chiederemo spiegazioni: dobbiamo lavorare tutti insieme per pacificare la Libia, non per armare gruppi che poi attaccano obiettivi civili”. Lo dice all’Agi il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in merito all’ammissione di Parigi sulla presenza di suoi missili in una base usata da forze leali all’uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar.

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