
AGI – “Io di certo non sono uno di quelli che quando si sente un malanno va a cercare la malattia su Google per poi curarsi da solo. Io sono uno che va dal suo medico curante e lascia che sia lui, con competenza, a cercare su Google”. È con un mix di sorpresa, tenerezza, allegria e attenzione verso espressioni di antica sapienza che chi legge accoglie il libro “Volevo essere Mogol”, di Angelo Simone Cannatà pubblicato da Armando Curcio Editore.
E questo perché girando le pagine, colpisce la capacità genuina e la bontà con cui l’autore ha messo sul foglio i tanti pensieri che gli sono “frullati” in testa nel corso degli anni in molti dei quali, ci ritroviamo. Eh si, perché sono pensieri che in pochi abbiamo il coraggio di rendere noti, di confessare. Cannatà lo ha fatto e il risultato è eccellente: ne esce un libro a dir poco delizioso, una sorta di autobiografia fatta di tanti racconti brevi, briciole di riflessioni, come quella sulla ricerca delle malattie con Google, “flash” di ricordi di bambino e perle di saggezza delle mamme, il vero centro del mondo e della vita dell’autore.
“La Madonna t’accompagna” o meglio “‘A Maronna t’accumpagna”, gli diceva la mamma ad ogni uscita da casa, “uno scudo contro il male” quell’espressione, la definisce l’autore, utile anche solo per tirare due calci al pallone, non certo per andare in guerra. Uno scudo che ancora oggi, quando metti il naso fuori casa e mamma magari non c’è più, ogni ex bambino o bambina sente ancora di avere, grazie al ronzio nelle orecchie di quella fatidica frase.
Ci scappa la risata leggendo la riflessioni di Cannatà, si insinua nostalgia e anche un po’ di malinconia nel racconto di quel ragazzo che, assetato, torna a casa e beve al rubinetto. “Acqua

Continua a leggere – Fonte dell’articolo
Messaggi simili:
- None Found









