
Saranno possibili le passeggiate ma non si potrà correre nei parchi che rimarranno chiusi. Sarà possibile spostarsi tra i comuni ma non tra le regioni, andare a trovare i parenti o recarsi alle seconde case ma divieto assoluto di assembramenti.
Dovrebbero restare ancora off limits i bar e i ristoranti che potrebbero riaprire dopo seconda metà maggio. Potrebbero alzare prima le saracinesche i negozi al dettaglio, come quelli di abbigliamento ma sempre nel rispetto di regole ferree.
Per tutta la giornata il premier Giuseppe Conte ha avuto davanti a se il piano della task force guidata dall’ex ad di Vodafone Colao. Ne ha discusso con i ministri, con il comitato tecnico-scientifico, con le parti sociali e infine con le regioni e i comuni.
Frenata sulla possibiilità di riaperture già dal 27 aprile. Poche deroghe – con decreto dei ministri dello Sviluppo economico e dell’Economia – verranno concesse solo a chi ha il permesso dei prefetti sui protocolli di sicurezza. È dal 4 maggio che tra i 2,7 e i 2,8 milioni di lavoratori (ma c’è la possibilità di arrivare anche a 3,9 milioni) vedranno la fine del lockdown.
La priorità è far sì che anche le possibili riaperture delle fabbriche prima della data indicata – si ipotizzano i comparti del manifatturiero, il made in Italy, l’export, il settore edile, la produzione di macchinari per l’agricoltura – avvenga solo alla presenza di rigidi sistemi di sicurezza, come per esempio sta facendo la Ferrari. Ma i sindacati hanno frenato proprio per la difficoltà di reperire strumenti di protezione sanitaria per tutte le aziende.
Pure nel governo ci sono ministri che ritengono sbagliata la possibilità di ‘differenziare’ le aperture per settori. Gli scienziati sono stati molto cauti, hanno sconsigliato il presidente del Consiglio a dare un via libera totale. Ecco il motivo per il quale il 
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