
AGI – Messaggi brevi ma storia lunga e turbolenta, arrivata a una svolta clamorosa. Con l’acquisizione da parte dell’uomo più ricco al mondo e troller più celebre del globo, Elon Musk, Twitter entra ufficialmente in una nuova dimensione dove “regneranno” “libertà di parola senza confini”, “algoritmi più aggressivi” e messaggi più politicamente scorretti. Cioè tutto ciò da cui si era tenuto alla larga Jack Dorsey quando ebbe l’ispirazione, mentre si gustava un tacos messicano seduto su un’altalena al parco.
Era il 2006. Dorsey immaginò una rete che permettesse a una persona di comunicare a un ristretto numero di persone e di farlo con testi brevi. Il primo nome del progetto fu ‘twttr’, che sembrava preso da una lingua aliena, in realtà scopiazzato da Flickr, sistema che permetteva l’invio facile di sms negli Usa.
Gli sviluppatori scelsero il numero “10958” come codice breve per l’invio di messaggi, poi rimpiazzato da “40404”, fino a quando Dorsey non si imbatté su una parola del dizionario, “Twitter”, che indicava una “breve raffica di informazioni irrilevanti” e un “cinguettio di uccelli”.
Piazza e presidenti
Il prodotto a cui Dorsey aveva pensato era esattamente questo: una “piazza digitale” dove scambiarsi messaggi brevi e inutili. Ma nei sedici anni successi Twitter è diventato tutt’altro: seppure con un seguito molto minore rispetto a Facebook o Instagram – poco più di duecento milioni di utenti, 65 milioni di messaggi al giorno – il social del cinguettio è diventato la piattaforma d’elite, quella preferita dai leader politici di tutto il mondo, e terreno su cui si sono scontrati Donald Trump e Joe Biden, al punto che subito dopo l’annuncio dell’acquisizione da parte di Elon Musk, il primo ha detto “Musk è un bravo ragazzo, ma io andrò su Truth”, il suo social personale non ancora decollato in pieno. Mentre

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