Quanto sono profonde le crepe nel governo Conte

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 (Agf)

 Il premier Giuseppe Conte e il sottosegretario Giancarlo Giorgetti 

Passaggi stretti. E sfilacciamenti. Ma anche strappi. “L’unico tema è se il governo durerà”, scrive Francesco Verderami sull’edizione cartacea del Corriere della Sera in un passaggio dell’odierno retroscena politico. Incentrato sul vertice casalingo dei ministri leghisti, qualche giorno fa sul terrazzo di casa Salvini (quello che ritraeva il gruppone di governo nell’ultimo selfie, per intenderci).

Perché al termine della riunione casalinga con la sua squadra, Salvini ha dovuto prendere atto che “questo è il primo caso di governo dove i ministri vogliono andarsene a casa” preferendo il voto anziché vivacchiare. Con il sottosegretario Giorgetti che invita il suo leader a prendere quanto prima un appuntamento con il presidente della Repubblica per spiegargli “come stanno per noi le cose”.

L’ultima rottura tra M5s e Lega (che vota con il Pd) per il finanziamento di 3 milioni che salva Radio Radicale non agevola affatto la compattezza della compagine. “Così il ‘decreto crescita’ diventa il nuovo terreno di scontro tra il Movimento 5 Stelle e la Lega” osserva Il Sole 24 Ore, tra emendamento all’emittente e le critiche del Carroccio alla norma sull’ex Ilva. Punti e temi che “preannunciano complicazioni in vista del prosieguo dell’esame da parte delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera”.

Senza contare, chiosa il quotidiano confindustriale, che “nel frattempo il provvedimento destinato a spingere la crescita economica sta crescendo di giorno in giorno, e non è un gioco di parole. È invece l’effetto degli emendamenti approvati nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera: sono oltre 40 gli articoli aggiuntivi, che portano il totale vicino a ‘quota 100’ e l’esame non è ancora finito”.

Tensioni aggiuntive si sono registrate anche sulla norma per evitare il commissariamento dell’Inpgi, l’Istituto di previdenza dei giornalisti. E poi c’è la Rai. Con uno scontro, anche in questo caso Lega-5S, in Commissione Vigilanza sul doppio incarico del Presidente Marcello Foa, come evidenzia Il Fatto Quotidiano. “La Lega è dell’idea che non esista un divieto al doppio incarico, tanto più che Foa ha rinunciato al secondo stipendio. I Cinque Stelle – così come il Pd – sono del parere opposto, convinti si tratti di un ‘eclatante conflitto di interessi tra controllore e controllato’”. Con un ribaltamento del fronte: i 5S in sintonia con il Pd rispetto all’emendamento su Radio Radicale…

Così se scaramucce, intemperanze e tensioni delle scorse settimane potevano sembrare prove di forza ad uso esclusivo della campagna elettorale per lucrare consensi e alzare l’asticella del prezzario di governo, facendo presagire che il voto avrebbe posto fine ai contrasti, gli strappi di questi giorni appaiono invece come segnali importanti di un progressivo sfilacciamento che mette a dura prova la tenuta del governo. Così risuona profetica la battuta di Giorgetti secondo il quale “bisogna sempre stare pronti alle elezioni”. Più che un ammonimento, una strategia.

E poi c’è l’Europa. Dove “Tria è sotto assedio”, come titola Il Messaggero in una delle pagine interne, per via del fatto che i ministri europei chiedono a gran voce al governo italiano la manovra correttiva dei conti. E all’Europarlamento è un muro contro muro. Il Commissario Moscovici chiede “fatti nuovi” per evitare la procedura di infrazione mentre il titolare dell’Economia mantiene la sua linea assicurando che saranno centrati i risultati “senza interventi” straordinari e aggiuntivi.

Per dirla con linguaggio grillino, il governo è sulla “graticola”. Nella doppia accezione: frigge ed è anche un osservato speciale. Sempre sotto esame e giudizio, da parte dell’Europa e del Quirinale.

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