Radio Vaticana compie 90 anni

AGI – La Parola, per spandersi attraversi i cieli e raggiungere tutti gli angoli della Terra, deve per forza passare per l’etere. Non si scappa. Fu così che, novant’anni fa esatti, venne alla luce quel gioiellino di competenza tecnico-giornalistica accompagnato da altrettanta sottigliezza politico-diplomatica che oggi chiamiamo, per l’appunto come novant’anni fa esatti, Radio Vaticana. Piccola, sì, ma valla a far tacere se sei bravo: Laudetur Jesus Christus, Sia lodato Gesù Cristo. Nemmeno Goebbels riuscì ad imporle il silenzio. Nella Polonia occupata stenografavano le trasmissioni e ne distribuivano i testi, copiati anche a mano.

Non fu essa, la Radio, a sconfiggere il nazismo ma di certo dette molto ma molto fastidio al gerarca e ai suoi pari, così come oggi viene udita non dalle masse internettesche, ma da chi deve essere ascoltata. Vecchia regola del giornalismo: i lettori non vanno solo contati, ma pesati. Di là dal Tevere lo sanno, e lo tengono bene a mente. La cronaca ci dice del 12 febbraio 1931 e di un Guglielmo Marconi che – persino imbarazzato, lui abituato ad avere a che fare con principi e potenti – avvicina Pio XI al microfono e gli sussurra: “Santità, la potranno ascoltare simultaneamente su tutta la superficie della Terra”. Caspita, se avessero dato certa roba in mano a Paolo di Tarso sai che effetto. Del resto anche Papa Luciani sosteneva che, in tempi interconnessi come gli attuali, l’Apostolo delle Genti avrebbe scelto senz’altro di fare il giornalista.

Per capire come si arrivò a creare la Radio Vaticana, però, è bene leggere in controluce un testo scritto da uno dei migliori storici italiani contemporanei: Alberto Monticone. Si tratta de “Il Fascismo al microfono”: descrive bene come all’epoca dei fatti il regime fosse in vantaggio clamoroso sull’uso dell’etere a fini di propaganda e formazione delle menti. Per impedirgli di arrivare anche alle anime, una Chiesa già in collisione con

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