
AGI – Sono trascorsi due anni pandemici, la storia cominciò a Wuhan, in Cina, nel dicembre del 2019, quando Pechino comunicò (in ritardo) all’Oms l’esistenza di un nuovo coronavirus. Da quel momento la storia è cambiata e non si tornerà più indietro, siamo già immersi in un “nuovo mondo” di cui molti – anche tra noi – non hanno piena coscienza. Parlerà il tempo, che come sempre è galantuomo, saranno i fatti a curvare il nostro spazio (è già successo), chi vive nel “prima” è inesorabilmente fuori tempo nel “dopo”. Ultimo avviso ai naviganti, siamo nell’oceano del “domani” e nella tempesta devono remare tutti.
Il 2021 è stato l’anno della battaglia, abbiamo inventato l’arma (il vaccino) con un balzo in avanti della ricerca scientifica (un solo anno per produrre l’anti-virus), il mondo ha riaperto l’economia, l’industria della cultura ha ripreso la lunga marcia dell’immaginario che sempre anticipa il reale.
Molti libri hanno segnato il percorso di questo periodo eccezionale, ne fissiamo qui il carattere nell’epilogo dell’anno, mentre si chiude il sipario, per lasciare una traccia del vissuto, accendere una luce, far volare una lucciola nella notte (la scomparsa delle lucciole e delle api è un cattivo segno per tutti noi, la poesia della natura ha una metrica che abbiamo alterato). Ringrazio i colleghi che hanno raccolto l’invito a scrivere, è un modo per stare insieme in un momento in cui questa parola, “insieme”, è stata travolta dall’ondata della variante della storia.
La mia vita è notizia e impaginato, titolo e sommario, foto e didascalia, il quotidiano consumarsi del fatto e misfatto in cronaca, un distillato su penna e taccuino, ciclo senza fine, logorio di ogni giorno che poi decanta in una Terra Felix dove trova pace e nuova linfa in romanzo e saggio, politica e storia, filosofia e scienza, poesia e

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