Salvini e la Fase 2: “Rimettere al centro libertà e fiducia”

“Domani è il 4 maggio e ci saranno diversi problemi. La gente non ha ancora capito chi può uscire lavorare, chi può andare a trovare, il congiunto, il cugino di terzo grado, gli amici. C’è troppa confusione: regole confuse sulle aperture, sull’asporto. Noi chiediamo al governo poche indicazioni, ma chiare e precise: escono quelli con i capelli biondi, non escono quelli coi capelli neri. Temo che ci sarà un caos totale”. Così Matteo Salvini, in un’intervista all’AGI.

“E temo che ad andarci di mezzo saranno le forze dell’ordine cui spettano i controlli. Anche come mobilità, sulla presenza sui mezzi, c’è troppa confusione – continua il segretario leghista -. So che tutti i sindaci si stanno attrezzando ma occorrono indicazioni chiare da Roma. Fosse per me, la prima cosa che eliminerei sarebbe l’autocertificazione. L’inizio della fase 2 dovrebbe essere la fine della fase delle autocertificazioni, anche per semplificare la vita a poliziotti e carabinieri”. 

Per Salvini occorre “rimettere al centro la libertà. Libertà di uscire, libertà di movimento, libertà d’impresa, libertà educativa, libertà di culto. Gli italiani hanno dimostrato di meritare fiducia, il loro comportamento è stato disciplinato e responsabile, ora lo Stato restituisca questa fiducia ed elimini la burocrazia inutile, a partire dalle autocertificazioni. Gli italiani si sono dimostrati adulti, di buon senso e generosi, non bambini egoisti e capricciosi. Adesso quindi basta trattarli da bambini, fidiamoci di loro”. 

“Bombardati da un diluvio di dpcm astrusi”

 “La scuola è uno dei buchi neri di questa vicenda. Il ministro ha dichiarato tutto e il contrario di tutto. Sia insegnanti che studenti non capiscono questa cosa dei tre giorni a casa, tre giorni a scuola. La didattica on line, tranne poche meritevoli eccezioni – diciamocelo chiaramente -, non è scuola: funziona due ore al giorno, poi c’è la mancanza di connessioni Internet, le verifiche fatte come sono fatte”, prosegue Salvini, “mi rifiuto di pensare

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