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AGI – Torna oggi in libreria, a 60 anni da quando uscì in Italia la prima traduzione (di Giulio de Angelis con la consulenza di Glauco Cambon, Carlo Izzo e Giorgio Melchiori per la Mondadori), ‘Ulisse’ di James Joyce pubblicato da La Nave di Teseo (pag. 1056, euro 25,00). Una versione ‘nuova’ tradotta da Mario Biondi che fa riferimento all’edizione inglese degli Oxford World Classics del 1922. Nel suo lavoro ha poi utilizzato, per incrociare le ricerche, il testo elettronico pubblico realizzato dal Project Gutenberg aggiornato al 30 ottobre 2018 che si basa sulle prime edizioni del libro (1922-1923), tenendo sempre come riferimento per risolvere i dubbi l’edizione Odissey degli anni Trenta, ritenuta la più attendibile fra quelle pubblicate quando Joyce era ancora in vita.
Uno dei romanzi più importanti del Novecento
Testo difficilissimo, originale, rivoluzionario nella forma, nello stile e nella struttura, ‘Ulisse’ è considerato uno dei romanzi più importanti del Novecento, una delle pietre miliari nella genesi del romanzo moderno. Caratteristica che rende quest’opera così unica è, oltre allo stile narrativo che varia su tutti i registri, una tecnica di scrittura denominata ‘monologo interiore’ che descrive il flusso di coscienza in cui i pensieri del protagonista scorrono in assoluta libertà, e finiscono su carta senza punteggiatura, per definire l’intricato procedimento cognitivo che è alla base dei processi mentali dell’io narrante.
Mario Biondi: progetto nato negli anni ’70
Mario Biondi, poeta, scrittore (con ‘Gli occhi di una donna‘ ha vinto il Campiello nel 1985) e uno dei nostri più apprezzati traduttori dall’inglese, racconta nella prefazione che il suo “progetto di tradurre l’Ulisse, avventurosamente e presuntuosamente avviato agli inizi degli anni Settanta, si era dovuto arenare al primo centinaio di pagine o giù di lì. Anzitutto, per campare dovevo tradurre quello che mi commissionavano gli editori, ma soprattutto l’Ulisse era troppo difficile. 
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