Giorgetti frena sul voto: “Gli aiuti del governo come morfina per la campagna elettorale”

“Come democratico, penso che le elezioni siano sempre una cosa positiva, ma questa non è una situazione normale”, gli aiuti del governo “sono morfina distribuita alla popolazione, qualcosa che può anche avvelenare una campagna elettorale”.

È l’avvertimento lanciato dal vice segretario federale della Lega Giancarlo Giorgetti, in un’intervista al ‘Wall Street Journal’. Nel corso del colloquio con il quotidiano finanziario statunitense – confluito in un articolo di analisi della situazione politica italiana – Giorgetti è definito “un conservatore moderato” che si pronuncia a favore dell’ipotesi un governo di unita’ nazionale.

Il vice di Matteo Salvini chiede un “momento di tregua istituzionale con le migliori risorse del Paese in campo e solo dopo le elezioni”. Il nome fatto circolare dai leghisti nei mesi scorsi – ricorda il ‘Wsj’ – è quello dell’ex governatore della Banca centrale europa Mario Draghi, che pero’ non ha mai commentato in pubblico questa ipotesi, ne’ “l’animosita'” della politica italiana fa presagire che l’ipotesi di un esecutivo di larghe intese sia al momento possibile.

Nel lungo articolo, il quotidiano riporta come, nella situazione attuale di emergenza per pandemia, i consensi attorno al presidente del Consiglio Giuseppe Conte siano cresciuti, apparso come “una figura rassicurante a italiani nervosi”, mentre sono scesi quelli della Lega di Salvini, che, però, insieme alla coalizione di centrodestra, vincerebbe comunque le elezioni se si tenesse ora alle politiche anticipate.

E dipinge la fase 2 dell’emergenza, come una fase 2 anche per la politica italiana, in bilico tra “una ingombrante coalizione di governo litigante, la cui mancanza di unita’ fa sollevare dubbi sulla sua capacità di evitare la depressione economica” e una “opposizione di destra che e’ tornata ad attaccare sul tema immigrati e sulla Unione europea”.

“La possibilità per l’Italia di uscire dall’euro esiste in teoria, ma non esiste in pratica. Il debito pubblico italiano è nelle mani dei suoi detentori che proclamerebbero immediatamente

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