
Hollywood si ferma, ma non è la prima volta. Era il mese di ottobre del 1918, la Prima guerra mondiale stava per terminare e la nascente industria del cinema muto stava per esplodere con la distribuzione delle immagini in oltre 20mila teatri d’America, quando l’influenza spagnola bloccò ogni attività.
Secondo le previsioni quello delle produzioni cinematografiche, sarebbe presto diventato il quinto settore degli Stati Uniti dopo agricoltura, carbone, acciaio e trasporti. La grande influenza, che avrebbe provocato complessivamente circa 50 milioni di vittime in tutto il mondo, costrinse studi e teatri a fare i conti con i maggiori rischi per il proprio sostentamento e la vita dei propri dipendenti.
Per mesi, gli studi di Los Angeles e le catene di teatri pensarono che la cosiddetta “spagnola” fosse solo un problema della costa orientale. Ma in realtà l’influenza si stava già spostando verso ovest. All’inizio di ottobre, come ricostruito dal The Hollywood Reporter, la National Association of the Motion Picture Industry, l’organizzazione americana dei produttori, che perdeva denaro per il semplice fatto che negli Usa i teatri erano semivuoti, annunciò un embargo per l’uscita di nuove pellicole, per un mese, precisamente a partire dal 14 ottobre.
Fu l’inizio di uno stop che si trovava a fare i conti anche con una buona dose di sottovalutazione del pericolo. Sid Grauman, leggendario impresario teatrale, ricordato per avere creato a Hollywood il Chinese Theatre e l’Egyptian Theatre, al Los Angeles Times dichiarò di avere “parecchi film a portata di mano, che nessuna parola era arrivata da nessuno per chiudere e che non aveva sentito un solo starnuto dai suoi spettatori”.
L’11 ottobre fu il municipio di Los Angeles a ordinare la chiusura di tutti i teatri, le case cinematografiche, sale e luoghi di divertimento fino a nuovo avviso. In tutto furono chiuse 83 sale cinematografiche che accoglievano diverse migliaia di spettatori 
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