Il restauro del mosaico della battaglia di Isso permetterà di scoprire qualcosa di Pompei

AGI –  Indizi per comprendere storie di artigiani ma anche storie di vita. Non solo elementi per tutelare e preservare una straordinaria testimonianza dell’antico. Il restauro del mosaico della battaglia di Isso, capolavoro che pesa 7 tonnellate, ha una superficie di eccezionale estensione (5,82 X 3,13 metri) ed è costituito da milioni di tessere, è appena all’inizio.

La sala che lo ospita nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli è piena di persone, anche se il museo è chiuso. Il direttore scientifico dei lavori, Antonio de Simone, archeologo e docente universitario, spiega all’AGI: “Partiamo da indagini già fatte in passato che ci danno elementi di base, ma dobbiamo agire ancora per la identificazione e caratterizzazione dell’opera in modo da poter intervenire per la sua conservazione. Sapevamo da tempo che su questo fronte era necessario intervenire”.

Ci sono infatti analisi “ripetute a distanza di circa due anni e abbiamo quindi la certezza che si sono accentuate alcune criticità, ma anche una visione di come e quali. Solo “l’ispezione diretta sulla superficie potrà dirci di più”. 

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Al via il restauro del mosaico

“Con la caratterizzazione dell’opera ci aspettiamo di capire meglio i materiali che compongono il mosaico – esplicita ancora De Simone – già le prime indagini ci dicono che i materiali pregiati di cui sono fatte le piccole tessere in parte sono provenienti dall’Italia e in parte da paesi che secoli fa già commerciavano con Roma, quelli cioè dell’ Africa settentrionale. Ma ci sono anche pietre che provengono da cave greche”. “Noi vorremmo capire bene anche come si sono generati lacune e distacchi di tessere, perché sarebbe un ulteriore contributo alla storia di Pompei”, aggiunge. 

Il mosaico infatti, trovato nel 1831 nell’imponente atrio della domus del Fauno della Regio VI, “era in quella casa da almeno 170 prima da essere seppellito durante l’eruzione

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