La decisione di ‘far fuori’ Trump dai social, vista dagli storici

AGI –  Donald Trump censurato dai Social Network dopo i fatti di Capitol Hill diventa un caso. Se ne discute anche in Italia. La questione è chiara: può una società privata decidere di ‘oscurare’ il presidente degli Stati Uniti per le sue opinioni? Lo abbiamo chiesto a tre importanti storici italiani che, concordi nel condannare in linea teorica ogni forma di censura, hanno dato risposte differenti.

Gotor: Trump trattato come semplice cittadino

“Dal punto di vista teorico, il problema sussiste: ogni forma di censura costituisce sempre un trauma. Ma da quello pratico, occorre ricordare che i social sono piattaforme private che hanno codici di comportamento. Regole che, magari, non vengono lette al momento dell’iscrizione. Ma i regolamenti vanno rispettati”. Lo ha detto all’AGI lo storico Miguel Gotor, riferendosi al blocco dei social operato nei confronti di Trump. 

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© AFP

Donald Trump

“Così come viene oscurata l’utenza del semplice cittadino che non rispetta le policy delle società private che realizzano i social, lo stesso si fa con quella del Presidente Usa. Mi sembra improprio – ha sottolineato Gotor – teorizzare che si debba avviare una sorta di costituzionalizzazione di Twitter o Facebook…”. 

Si rischia di perdere dati utili agli archivi? “Ma no, c’è una tale sovrabbondanza di fonti nella nostra società – ha aggiunto ancora l’esperto – che non vedo proprio dove sia il problema. Il punto, invece, è decidere se l’ultimo degli iscritti a Twitter debba essere trattato come Trump: io credo di sì. E dico che il fatto che Trump sia stato censurato da Twitter avrà certamente un rilievo sotto il profilo storico, ma mi interessa molto di più il fatto che lo abbiano bloccato piuttosto che quello che scriveva. La censura, ripeto, è comunque un trauma. Ma la questione è: Trump, iscritto a un social con delle regole, deve essere trattato

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