AGI – La prima è la diva del muto Lydia Borrelli, per la quale, grazie alla sua recitazione ricercatamente artificiosa, i critici dell’epoca crearono il neologismo “borelleggiare”. L’ultima Julia Roberts la star di ‘Pretty woman’ e di ‘Erin Brockovic’. In mezzo leggende come Greta Garbo e Marylin Monroe, ma anche le nostre Virna Lisi, Sophia Loren e ovviamente Monica Vitti, per un totale di settantadue dive, soprattutto italiane, americane, francesi e tedesche, trentaquattro delle quali immortalate nei ritratti d’epoca che chiudono il libro.
È un inno alle grandi star del cinema del Novecento e soprattutto al divismo come motore che ha messo il turbo al processo di emancipazione femminile ‘Dive del cinema’ (Giulio Perrone editore) appena uscito in libreria e negli store digitali.
Nella sua carrellata sulle grandi attrici che hanno lasciato il segno nel Novecento Francesco Costa, scrittore, sceneggiatore, critico nonché docente di storia del cinema, raccontando fasti professionali, interpretazioni, amori e vite da montagne russe che sembrano a loro volta dei film, fornisce un prezioso manuale (ogni scheda è condita dalla filmografia parziale).

Ma, soprattutto, nella sua compilazione punta ad esaltare la portata del modello esistenziale delle dive per le donne che il cinema invece lo hanno solo guardato. “Il mio è un inno alla forza e al coraggio di quelle attrici che hanno portato alla luce la forza e la creatività femminile nella cultura occidentale e che, riuscendo a farsi strada in un settore dove la strada riservata alle attrici era a dir poco impervia hanno illuminato il cammino di tutte le donne” spiega all’AGI Costa che colloca la nascita del divismo e della carica eversiva delle attrici all’epoca del cinema muto italiano , a cui è dedicato il primo capitolo del libro con la Borrelli e Francesca Bertini.
Libro ad alto tasso femminista, ‘Dive del cinema’ sottolinea il potere

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