
AGI – “Basta con la dittatura dei vertici e con le decisioni calate dall’alto”. E’ un fuoco di fila quello partito da deputati e senatori durante l’assemblea M5s. Il segnale che i parlamentari non ci stanno più a sopportare scelte che non sono chiamati a determinare.Il capo politico Crimi ha avanzato tre proposte per cercare di abbassare la tensione. Nelle sue interlocuzioni prima della riunione con i gruppi alla quale non hanno partecipato ‘big’ e ministri (presente solo il responsabile della scuola Azzolina) ha indicato una strada di compromesso. La costituzione di una sorta di ‘Commissione’ formata da dieci persone, espressione del Movimento della Camera, del Senato, della delegazione in Europa, nelle regioni e nei comuni. Indicherebbe l’indirizzo politico, vaglierebbe le iniziative e le strategie, comprenderebbe di fatto tutti i vari livelli del Movimento in attesa degli Stati generali il cui percorso a livello territoriale partirebbe il 15 ottobre ma per completarsi dopo qualche mese, attraverso una consultazione sulla rete dei progetti e delle idee avanzate.
Per i gruppi bisogna evitare che sia Casaleggio a determinare le scelte
E’ un meccanismo che andrebbe nella direzione di evitare uno scontro aperto nel Movimento, siglare una sorta di ‘pax interna’ per non scaricare le fibrillazioni sull’attività parlamentare e sul governo. Un’idea che ha trovato un’apertura da parte dell’ala governista ma sulla quale occorrerà ancora ragionare, magari nel vertice che Crimi terrà con i ministri e i sottosegretari M5s lunedì. Le altre due strade indicate prevedono un voto su ‘Rousseau’ di un capo politico o di un organismo collegiale. Gli ultimi due scenari sarebbero stati accolti con maggiore freddezza, la volontà dei gruppi M5s è soprattutto quella di evitare che sia ancora la Casaleggio Associati a determinare le scelte del Movimento. Non è un caso che molti di quelli intervenuti – a partire da Morra – abbiano chiesto di mettere 
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