
“Non cedete all’effetto rebound. Ciò chiaramente non significa evitare di informarsi, ma spegnete i social network. Leggere più volte e ossessivamente le stesse cose conduce solo a un accrescimento dell’ansia e del panico”.
E’ questo – mentre l’attenzione collettiva è monopolizzata dall’epidemia di coronavirus – il consiglio di Paolo Legrenzi, uno tra i massimi esperti internazionali in psicologia del pensiero, professore emerito di Psicologia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha appena pubblicato (reperibile in e-commerce dal 18 marzo scorso) ‘Paura, panico, contagio. Vademecum per affrontare i pericoli’ (Giunti Editore). “Confrontare ossessivamente sempre gli stessi articoli non solo non produce soluzioni, ma serve soltanto – spiega Legrenzi – a farci stare peggio. Anche un bambino piccolo, ormai, ha capito quali sono le regole da seguire: lavarsi le mani, evitare gli assembramenti, non mettere a rischio chi ci è prossimo anche se abbiamo sintomi in apparenza banali. Altro, per ora, non c’è in vista. Allora evitiamo di farci del male accrescendo il nostro disagio da soli”.
Sono stati molteplici, nei giorni scorsi, i comportamenti irresponsabili di cui le cronache hanno riferito. Non c’è forse stato un corretto inquadramento del pericolo che la nazione sta correndo con l’epidemia? “C’è probabilmente una spiegazione: troppe comunicazioni e troppo discordanti”, afferma Legrenzi. “Troppo contraddittorie e da troppe fonti e in troppo poco tempo. Non percepire più la realtà del pericolo è drammatico, ma è esattamente quello che è accaduto”. Anche perché “non si fanno dibattiti intorno ad un virus. Un virus si combatte e basta e non si fa la critica della virologia sui giornali. Capisco la necessità dei diversi media di portare nuovi spunti, nuove notizie, nuovi approcci. Ma a tutto c’è un limite. Dietro l’angolo c’è sempre il rischio (a cui non si è saputo resistere neanche questa volta) di buttarla in politica. Ed è folle 
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