Perché si torna a parlare di clausola di supremazia in tema di sanità

La Costituzione italiana, agli articoli 116 e 117, regola la suddivisione della potestà legislativa per materia tra Stato e Regioni. Sono articoli su cui il Parlamento è intervenuto nel 2001 con la ormai famosa riforma del Titolo V, che ha modificato proprio la competenza a legiferare su determinate materie, indicando espressamente su quali materie lo Stato ha competenza esclusiva e su quali, invece, ha competenza concorrente con le Regioni.

La sanità è una materia concorrente. La riforma costituzionale del 2016, la cosiddetta riforma Boschi, approvata dal Parlamento ma poi bocciata dagli elettori con il referendum, introduceva una ‘clausola di supremazia’, così da consentire allo Stato di intervenire anche su materie sulle quali non ha la competenza esclusiva, in casi eccezionali, ovvero quando si tratta di interventi che riguardano l’interesse nazionale.

L’emergenza coronavirus ha riacceso i riflettori sui ‘limiti’ del Titolo V e la necessità che, in casi di emergenza appunto, lo Stato possa intervenire su materie di cui non ha la competenza esclusiva, come la sanità, per avere una normativa uniforme ed omogenea su tutto il territorio ed evitare, così, che ciascuna Regione decida autonomamente e in difformità rispetto alle altre.

In questi giorni il dibattito politico è tornato a rispolverare l’antica questione delle materie concorrenti, riproponendo la necessità di intervenire sulla Carta per introdurre una clausola di supremazia. Il Pd ha presentato, ad inizio marzo, una proposta di legge ad hoc, sia alla Camera che al Senato.

L’articolo 120 della Costituzione

In realtà, secondo alcuni costituzionalisti, tra cui Valerio Onida, ex presidente della Corte costituzionale, nella Costituzione è già prevista una sorta di clausola di supremazia, contenuta nel secondo comma dell’articolo 120, che recita: “Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la

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